venerdì 13 maggio 2011

Novantesimo Venini - mostre in contemporanea alla Biennale




I novant’anni di una delle ditte più famose di Murano, la Venini, vengono ricordati con una mostra antologica - parte di un progetto espositivo itinerante comprendente alcune tra le più importanti città del mondo - che ripercorre le fasi più rilevanti della sua produzione, legata e collegata a famosi designer.

Allestita negli spazi al primo piano del Museo del Vetro di Murano, presenta, attraverso un percorso espositivo organizzato cronologicamente in nove decenni, dal 1921 al 2011, un centinaio di opere di artisti che hanno dato al celebre marchio, famoso in tutto il mondo, il segno della loro genialità.

Secondo un intento che mira a proporre una sorta di “galleria dell’eccellenza”, per ogni decennio è stata scelta un’opera-simbolo che ne “sintetizza” e identifica gli stilemi. Si tratta di capolavori di celebri artisti come Vittorio Zecchin (1921-30), Carlo Scarpa (1931-40), Fulvio Bianconi (1941-50), Tobia Scarpa e Ludovico Diaz de Santillana (1951-60), Tapio Wirkkala (1961-70), Toni Zuccheri (1971-1980), Alessandro Mendini (1981-90), Gae Aulenti (1990-2000) e Fernando e Humberto Campana (2001-10).

1921 – 2011, ovvero novant’anni di passione nel vetro che portano riflessi nel marchio le sue più pure caratteristiche: ricerca, innovazione, qualità.

Fin dal suo nascere Venini si è rivelata un’assoluta protagonista nell'opera di rinnovamento e riqualificazione dell'arte del vetro veneziano, sinonimo di altissimo prestigio e di immutato fascino.

La sua creatività, e il saper gestire il patrimonio nella lavorazione di questo particolare materiale, si sono consolidate nel tempo e per questo motivo le più importanti collezioni artistiche pubbliche e private di tutto il mondo, tra cui lo stesso Museo del Vetro di Murano, hanno al loro interno opere ideate in Venini.

Per celebrare l’importante traguardo dei novant’anni di vita, Murano e il suo Museo non potevano che rappresentare il capitolo espositivo iniziale, quasi a rappresentare “l’alfa e l’omega” di un’avventura cominciata tanti anni fa con la fornace Cappellin Venini & C., nata dall’unione di due personaggi piuttosto “atipici” nel panorama vetrario dell’epoca: Giacomo Cappellin, antiquario veneziano con bottega in piazzetta dei Leoncini, in piazza San Marco e Paolo Venini, avvocato milanese.

I primi successi, conseguiti alla Biennale del 1922 e alla Prima Esposizione Internazionale di Arti Decorative di Monza, l’anno dopo, danno un’idea ben precisa del rinnovamento che stava per smuovere il mondo produttivo muranese: dal 1923 non ci fu manifestazione italiana all’estero alla quale manchi l’apporto sempre pronto, fervido, creativo ed impeccabile di Paolo Venini. Una vivacità operativa e una coraggiosa tenacia che si sono identificati in un “nome” riconosciuto in tutto il mondo.

Stile, creatività e tradizione, unite a progettualità, innovazione e sperimentazione, rappresenteranno il liet motiv dell’azienda anche in futuro, sotto la guida di Ludovico Diaz de Santillana, succeduto allo scomparso Venini, o durante le proprietà Gardini e Ferruzzi (1985-1998), del Gruppo Royal Scandinavia (1998-2001), o, dal 2001 a oggi, di Italian Luxury Industries (gruppo italiano che fa capo agli imprenditori Giancarlo Chimento, Gabriella Berti, Giuliano e Guglielmo Tabacchi).

Nella ricostruzione della vicenda storica di Venini, in quell’articolato percorso espositivo organizzato in decenni che ben si relaziona alle avanguardie artistiche che ritrovano nel vetro una materia ad alta espressività, non possono certo mancare quelle “personalità” - in alcuni casi, vere e proprie icone delle arti del Novecento - che attraverso il marchio Venini si sono adoperate per dare nuova vitalità, originalità e bellezza a una tradizione unica al mondo.

Il tutto si evidenzia in nove opere “simbolo” di altrettanti decenni, scelte per motivi legati a design, tecnica e colori: si va dal vaso Veronese di Vittorio Zecchin (direttore artistico di Venini dal 1921 al 1925), fino ad oggi logo dell’azienda, ispirato all’ “Annunciazione” di Paolo Veronese alla Murrina del serpente con la quale Carlo Scarpa sbanca alla Biennale di Venezia e alla Triennale di Milano nel 1940; dal celeberrimo Fazzoletto capovolto che Fulvio Bianconi plasma nel 1945 alle Bolle (1966/68) del finlandese Tapio Wirkkala, una delle più fortunate serie del secondo dopoguerra, giungendo via via fino ad oggi, al vaso perfettamente sferico Geacolor (’95) di Gae Aulenti ed alla collezione Esperança (2010) dei brasiliani Fernando e Humberto Campana, che ripropone bambole in vetro da applicare a vasi e lampadari.

Fino al 10 Luglio 2011


Museo del Vetro - Fondamenta Giustinian 8 - Murano,

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