domenica 27 gennaio 2013

Impressioni sull'intervista a Gioni per Sette



L’intervista a Gioni, via skype, realizzata per l'ultimo numero del settimanale Sette, Corriere della Sera, sulla futura Biennale di Venezia, di cui è il direttore artistico, è molto blanda.

Invia alcune lieve tracce senza però dare chiari segnali, non si dice nulla di significativo, rischiando così questa concentrazione sul curatore a scapito degli artisti che vengono tenuti nell’ombra.

Anche se dichiara che la scelta si indirizzerà verso quegli artisti fuori dal sistema, “perché negli ultimi anni c’è stata una forte identificazione tra mercato, valore e artisticità”.

Traccia sicura è il titolo / tema Il Palazzo Enciclopedico, ispirato all’artista, auto-didatta italo-americano, Marino Auriti che “il 16 novembre 1955 depositava presso l’ufficio brevetti statunitense i progetti per il suo Palazzo Enciclopedico, un museo immaginario che avrebbe dovuto ospitare tutto il sapere dell’umanità, collezionando le più grandi scoperte del genere umano, dalla ruota al satellite. L’impresa di Auriti rimase naturalmente incompiuta, ma il sogno di una conoscenza universale e totalizzante attraversa la storia dell’arte e dell’umanità e accomuna personaggi eccentrici come Auriti a molti artisti, scrittori, scienziati e profeti visionari che hanno cercato – spesso in vano – di costruire un’immagine del mondo capace di sintetizzarne l’infinita varietà e ricchezza. Queste cosmologie personali, questi deliri di conoscenza mettono in scena la sfida costante di conciliare il sé con l’universo, il soggettivo con il collettivo, il particolare con il generale, l’individuo con la cultura del suo tempo.” 

Mi incuriosisce l’idea di inserire questi “oggetti che appartenevano agli artisti” …

Peccato che poi dichiara come artisti giovani che vorrebbe nel suo spazio “Familly Business Gallery” Cuoghi, Pivi e Perrone (giovani?????????????)

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