mercoledì 6 maggio 2015

La voce dell'arte - un primo sguardo sulla Biennale

“C’è un quadro di Klee che s’intitola Angelus Novus. Vi si trova un angelo che sembra in atto di allontanarsi da qualcosa su cui fissa lo sguardo. Ha gli occhi spalancati, la bocca aperta, le ali distese. L’angelo della storia deve avere questo aspetto. Ha il viso rivolto al passato. Dove a noi appare una catena di eventi, egli vede una sola catastrofe che accumula senza tregua rovine su rovine e le rovescia ai suoi piedi. Egli vorrebbe ben trattenersi, destare i morti e ricomporre l’infranto. Ma una tempesta spira dal paradiso, che si è impigliata nelle sue ali, ed è così forte che egli non può chiuderle. Questa tempesta lo spinge irresistibilmente nel futuro, a cui volge le spalle, mentre il cumulo delle rovine sale davanti a lui al cielo. Ciò che chiamiamo il progresso, è questa tempesta”.
Walter Benjamin, Tesi di filosofia della storia


Dal 1985 a oggi sono trascorsi 120 anni di storia, raccontati nella Biennale da centinaia di opere a cui, da oggi, si aggiungono nuove suggestioni.

Il grande progetto culturale di Okwui Enwezor mi colpisce con l’Arena, spazio per l’omaggio alla Biennale del 1974 dedicata agli eventi del Cile, progettata David Adjaye, qui si svolgerà la lettura, diretta da Isaac Julien, completa di “Das Kapital” di Karl Marx, fulcro degli eventi circostanti, letto come un rito sikh dell’Akhand Path.
Questo sarà il luogo dell’espressione orale.
Olaf Nicolai rielabora i suoni Luigi Nono e le parole di Cesare Pavese, Joana Hadjithomas, Mathieu Kleyebe Abonnenc, Charles Gaines e Khalil Joreige operano con performance quotidiana, Jason Moran  e Jeremy Deller esplorano la memora del lavoro e Lili Reynaud Dewar il tema dell’epidemia di Aids.
All’Arsenale incrociamo diversi lavori dai forti caratteri come nelle Corderie il Theaster Gates di Martyr Construction un’installazione sulla questione del ripetuto smantellamento di numerose chiese appartenenti a quartieri con etnie afroamericane e ispaniche negli States.
C’è anche un “Laguna’s Tribute: A Corner Speaker“ proposto da Saâdane Afif sul Viale Garibaldi prossimo ai Giardini della Biennale e all’Arsenale dove ci sono le performance di Jennifer Allora e Guillermo Calzadilla, che ripensano il “Die Schöpfung” (La Creazione) di Joseph Haydn.”
Si conferma così un gran vociare; che come sempre nell’ambito delle arti visive mi lascia un poco perplesso, sia perché le includerei più nell’ambito del teatro sia per il reale valore di trasformazione, visto che spesso sembrano dei vacui remake del passato proposto ad un pubblico sempre più impermeabile a queste istanze, così evidente in questi giorni di party, lusso sfrenato, feste e notti tarde che stridono con i temi affrontati.
Ma cogliamone le positive istanze e speriamo che incidano un poco sulla sensibilità dei visitatori.
Questa attenzione alla tradizione orale dovrebbe essere il viatico per i diversi progetti nazionali, che vedremo nel prossimo articolo.

Sicuramente il progetto di Okwui Enwezor è di carattere storico, basta vedere la presenza di Bruce Nauman, lo sguardo sulla filmografia di Harun Farocki, declinato ad un’attenzione a figure di ricerca come Walker Evans, con un set completo tratto dall’edizione originale di Let Us Now Praise Famous Men; Sergej Ejzenstejn; l’artista multimediale Chris Marker; l’installation artist Isa Genzken; lo scultore-compositore Terry Adkins; l’autore-regista Alexander Kluge; l’installation artist Hans Haacke; l’artista concettuale Teresa Burga; il performance artist Fabio Mauri; lo scultore Melvin Edwards; la pittrice Marlene Dumas; l’artista-attivista Inji Efflatoun; il land artist Robert Smithson; la pittrice Emily Kngwereye; il regista Ousmane Sembène; lo scultore Ricardo Brey; l’artista concettuale Adrian Piper, e altri pittori come Tetsuya Ishida e Georg Baselitz.”
Approfondendo il progetto curatoriale la riflessione sul passato risulta molto stimolante, è importantissimo avere rapporti con Mnemosyne, ma ancora più significativo poter andare oltre, prepararsi al futuro, per poterlo scorgere o almeno pensare.
La presenza italiana non è folta ma in compenso c’è quella nigeriana, paese d’origine del curatore, e si manifesta con “The Invisible Borders Trans-African Project” un’organizzazione fondata nel 2009 in Nigeria che riunisce artisti africani – soprattutto fotografi, scrittori e cineasti – con l’impegno e la passione del cambiamento sociale, per riflettere sulla questione delle frontiere e sulle implicazioni connesse nell’Africa del 21° secolo. Invisible Borders presenterà alla 56. Esposizione il suo Trans-African Worldspace, una panoramica della produzione fotografica e audiovisiva più recente e attuale realizzata dalla piattaforma. Tale produzione sarà generata e inclusa nella presentazione con una cadenza regolare, durante i sette mesi di apertura dell’Esposizione. Inoltre, il gruppo presenterà nell’ARENA il documentario Invisible Borders 2011, The Film, che sarà seguito da una discussione sullo stato delle cose nella scena dell’arte contemporanea trans-africana e le idee critiche poste al centro dell’attività.”
Ci sarà anche il collettivo siriano “Abounaddara” gruppo di cineasti che lavora su documentari estemporanei, altrimenti conosciuto come “cinema di emergenza”, e che hanno riflettuto a lungo sul diritto all’immagine. Il gruppo impiega un’estetica di disorientamento e do-it-yourself, autoproducendo i propri film e distribuendoli online per evitare la censura politica e i costrittivi dettami dell’industria dei media e dell’entertainment. Dalla sua fondazione, nel 2010, Abounaddara ha realizzato una serie di brevi documentari che celebrano la vita quotidiana della gente comune in Siria. In seguito alla sollevazione popolare del marzo 2011, il collettivo ha iniziato a produrre un breve film ogni venerdì, un’iniziativa tuttora in corso, realizzata grazie a una rete di cineasti volontari che operano in segreto per motivi di sicurezza. Nell’ARENA della 56. Esposizione Abounaddara presenterà ogni venerdì, in prima rappresentazione, un’installazione video di una selezione di film tratti dall’ampio corpus dei lavori già realizzati dal collettivo e anche una nuova pellicola.
E' siamo solo all'interno del progetto curatoriale!
Come sempre tantissimo materiale che bisognerà lasciar sedimentare per poterlo approfondire.
Per cui ora concludo qui e riprenderò prossimamente.
d.o)

#biennalearte2015

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