domenica 7 aprile 2019

2019 - Un anno d'arte col Muve




Come sempre per l'anno della Biennale di Arti Visive il Muve organizza una ricca messe di eventi artistici puntando su diverse proposte allestite nei meravigliosi musei veneziani.

Siamo così alla quarta edizione, quest'anno vede anche il supporto del gruppo Lavazza, del Muve Contemporaneo che la Fondazione Musei Civici organizza nelle sue sedi museali con una particolare attenzione al contemporaneo, fra i tanti progetti primeggia la prima ampia retrospettiva italiana dedicata a Arshile Gorky. Una mostra inedita e esaustiva su un artista dalle vicende personali e artistiche complesse, con una storia singolare ed esemplare allo stesso tempo. Ciò che ha caratterizzato, e caratterizza, la figura di Gorky è il legame tra arte, artista e società, un tema non a caso presente in molte delle esposizioni in calendario per Muve Contemporaneo.

Per Arshile Gorky 1904-1948 torneranno in laguna in periodo non casuale anche i pezzi che già furono esposti i quella prima Biennale del dopoguerra, nel 1948, che segnò molta dell'arte italiana degli anni Cinquanta. Non solo quei pittori già indirizzati verso l’astrazione in un percorso senza ritorno, ma un'interagenerazione, di artisti e di critici, che scopriva allora davvero il lavoro di Jackson Pollock, di Willem de Kooning, e dello stesso Arshile Gorky, che in quell'anno moriva suicida. La sua presenza alla Biennale si è poi ripetuta nel 1950 e nel 1962. Questa a Ca' Pesaro – Galleria Internazionale d'Arte Moderna è la sua presenza più significativa. Gorky ha segnato la storia dell'espressionismo americano dopo essere approdato negli Stati Uniti, turco di 15 anni in fuga dal Genocidio armeno, con un'altro nome. Seppe raccogliere l'insegnamento dei maestri della pittura moderna europea e creare una sua personale cifra."Gorky non ha bisogno di essere originale rispetto a Miró, come il cubismo analitico non aveva bisogno di essere originale rispetto all’ultimo Cézanne. Quando si è rivoluzionari non c’è bisogno di essere originali”, scrisse di lui Toti Scialoja, fra i primi in Italia a comprenderne la grandezza. 



A Palazzo Fortuny si celebra il 70° anniversario della scomparsa di Mariano Fortuny y Madrazo, figlio di Mariano Fortuny yMarsal, con una mostra dedicata a entrambi. I Fortuny. Una storia di famiglia indaga i due temi che li accomunano: la pratica della pittura e la passione del collezionismo. Fortuny Marsal ha coltivato la propria passione per l'antiquariato circondandosi di tessuti antichi, vasellame, statue, mobili, tappeti, ma alla sua morte la gran parte della collezione fu dispersa nei maggiori Musei europei e non solo. Ora molte diquelle opere tornano a “casa”, compreso il celebre Vaso del Salar, noto anche come Vaso Fortuny, che per la prima volta viene concesso dal Museo Statale Ermitage di San Pietroburgo. E poi gli abiti che fecero conoscere al mondo Fortuny Madrazo, e i dipinti, tra la mano felice del padre e l'eclettismo del figlio.

Negli stessi giorni a Palazzo Fortuny è allestita la prima grande retrospettiva internazionale dedicata a Yun Hyong-keun dopo la sua morte (2007), con 55 capolavori che coprono l'intera carriera del grande artista coreano e un'ampia documentazione, compresa la riproduzione del suo atelier. Legato alla tradizione pittorica e capace di dialogare con il suo minimalismo con artisti e opere della storia a lui contemporanea dell'astrazione americana e europea, Yun Hyong-keun trova in Venezia un ambiente affine alla sua poetica pittorica composta di pochi essenziali elementi, di campiture di pigmenti terra d'ombra bruciata e blu oltremare, tra terra e cielo.

Alla produzione di Tapio Wirkkala è dedicata la grande mostra del Museo del Vetro di Murano, che omaggia il designer finlandese che tra i primi provocò l'attenzione del mondo versoil nuovo codice linguistico nordico. Legato a Venezia, alle vetrerie di Murano e a Venini in particolare, Wirkkala è stato designer, grafico e scultore del legno: il vetro è stato fin dall'inizio al centro del suo lavoro, ma il suo genio ha elaborato i materiali più diversi e ha creato oggetti, unici o industriali, per i più diversi usi, attraversando sempre tutte le fasi di produzione,dalla progettazione alla realizzazione. Nella mostra muranese vengono identificate due anime dell'artista: quella legata alla trasparenza del vetro e alla sua matericità profondamente connessa con la natura finlandese, e l'altra colorata connessa con il virtuosismo artistico-esecutivo di Murano.

Sempre al Museo del Vetro di Murano, nello stesso periodo, apre Matthias Schaller. Leiermann, una serie che sviluppa i temi dello specchio e di Venezia, con opere fotografiche che si riallacciano alla composizione di Franz Schubert “DerLeiermann” per soffermarsi su cosa e come gli specchi del passato riflettano di questa Venezia. 

Il legame tra la rappresentazione, l'artista e la società sottende il lavoro di tutti e tre gli artisti italiani di nuova generazione ospitati per Muve Contemporaneo in altrettante sedi museali.

Con oltre trenta immagini e still life Brigitte Niedermair portanelle sale del Museo di Palazzo Mocenigo una selezione del suo ventennale lavoro di fotografa di moda, con una installazionesite-specific. Le opere di Niedermair cercano e trovano il loro posto nell'alternarsi di spazi intimi e monumentali, prendendo talvolta il posto dei dipinti della collezione Mocenigo, in ambienti un tempo privati. Le immagini interagiscono con lo spazio in modo poetico, talvolta provocatorio, creando un cortocircuito intorno ai temi dell'identità e del genere, tra la“classicità” della figura femminile e la potente rappresentazione delle donne nel lavoro contemporaneo della fotografa.

Con Flavio Favelli a Ca' Rezzonico va in scena la sovrapposizione, l'assemblaggio, la composizione di immagini, trame e materiali con tema centrale il segno-scritta-logo alterato e sofisticato. Il bello inverso è la bellezza che è parte del lavoro dell'artista, esposta nella città d'Arte più famosa al mondo, dotata di un propria storica e soverchiante bellezza. Loghi di pubblicitaria memoria, resti di interventi urbani transitori,oggetti desueti di uso comune, per 15 opere inedite tridimensionali assemblate ed esposte in un luogo, il Museo del Settecento Veneziano, dove come nota l'artista “non ci sono pareti da bucare”: l'intervento di Favelli è site specific nel senso più pratico. 

Chiara Dynys da un suo viaggio nel campo profughi di Sabra e Chatila in Libano riporta nella Sala delle Quattro Colonne del Museo Correr la rappresentazione di un'infanzia che resiste,della "solidarietà tra bambini, necessaria per sopravvivere in un contesto ostile e capace di creare una dimensione diversa, un mondo a misura di piccoli ma con tutte le regole di un sistema complesso", come spiega l'artista. Le foto di quei bambini e del loro quotidiano sono racchiuse in tabernacoli dorati, per un totale di 37 pezzi, testimoni della difficoltà per l'artista di guardare al mondo e della contemporanea necessità di farlo. Una teca di cristallo con la citazione del pensiero di Sant'Agostino "Non c'è nulla al di fuori" completa l'installazione.

La Galleria Internazionale d'Arte Moderna custodisce un importante nucleo di sculture di Medardo Rosso, la cui opera è da tempo studiata e rielaborata da Barry X Ball nel Medardo Rosso Project. Un progetto complesso e quasi enciclopedico, con scansione in 3D delle opere del maestro torinese conservate in collezioni pubbliche e private italiane, dalle quali nascono le nuove opere dell'artista statunitense. A Ca' Pesaro vengono esposte le 12 sculture di pietra di Barry X Ball derivate dagli originali di cera, gesso e argilla di Medardo Rosso e realizzate con sofisticate tecnologie in materiali traslucidi, preziosi, esotici come la calcite dorata a nido d'ape o l'onice iraniano.

Sempre a Ca' Pesaro -Galleria Internazionale d'Arte Moderna,nell'area esterna, prende posto Meteorite Narvalo, dello scultore Bizhan Bassiri, rappresentante della Repubblica dell'Iran alla Biennale di Venezia nel 2017. Il Meteorite è una scultura in bronzo alta dieci metri, dalla punta in platino, che ha origine concettuale nel Manifesto del pensiero magmatico elaborato dall'artista a Roma alla fine degli anni Ottanta, ispirato all'idea diarte come meteorite che “non appartiene alla terra ma le appare”.

Con Carnet de voyage. Il profumo illustrato il viaggio nell'artesi fa olfattivo, e nelle stanze de Museo di Palazzo Mocenigo,Centro Studi di Storia del Tessuto, del Costume e del Profumo si seguono le vicende dei mercanti veneziani di essenze e spezie disegnate dalle sapienti mani di Guido Fuga, assistente di una vita di Hugo Pratt, accompagnato dai racconti di Jean Giacomin e con lui immerso in un allestimento interattivo e multisensoriale dedicato al profumo, invisibile protagonista. Progetto Mavive e Merchant of Venice. 


Nessun commento:

Posta un commento