La prima tesa ospita un silenzioso bosco di figure: oltre venti statue in ceramica
– poco più alte rispetto alla scala umana eppure ieratiche, monumentali
per la loro postura, dotate di densità e intensità tali da far
avvertire a chi le osserva di essere al cospetto di qualcosa di grande –
punteggiano l’intera tesa lasciata in penombra.
Modellate a colombino o composte di una miriade di piccoli elementi di
terracotta che danno forma a corpi in potenziale metamorfosi, appaiono
nella semioscurità come divinità minori arrivate da un passato molto
lontano per interrogare il nostro presente. Sono tutte diverse le une
dalle altre: alcune hanno lineamenti più definiti, un volto, un corpo
riconoscibile, mentre altre hanno una forma aperta. Sono fatte di
argilla, adornate con arbusti, conchiglie, pietre ma anche frammenti di
plastica e rifiuti trovati negli immediati dintorni dello studio
dell’artista. Questa foresta di figure minerali e vegetali si fa
attraversare dagli spettatori e dalle spettatrici, invitando a cercare
una relazione tra il proprio corpo e quello della scultura, a prendere
posto di fronte alle figure e cercarne lo sguardo, in un dialogo muto. Dalla
sospensione del primo ambiente – un mondo ctonio vivificato dagli
spiriti ancestrali chiamati a raccolta dall’artista – si entra nel
flusso del tempo umano: la seconda tesa appare in piena luce, come un mondo in costruzione
composto di elementi naturali, artefatti e oggetti riciclati che
proseguono e ampliano la riflessione dell’artista sulla materia. A partire da alcune grandi figure femminili reclinate, modellate dall’artista in terracotta, che fanno da raccordo
tra primo e secondo ambiente, si entra in un’architettura potenziale
che sembra affiorare da terra e diventare pavimento, contenitore,
parete, seduta, un palazzo, diviso in stanze, corridoi e giardini, la cui costruzione è in divenire. A
partire da una pratica consolidata che testimonia la risonanza e
intimità di Camoni con altri artisti vicini per sensibilità o percorsi
di vita, queste architetture domestiche accolgono al loro interno Dialoghi: una
punteggiatura di opere che mettono in relazione il lavoro di Camoni
con altri linguaggi, figure e cronologie, concepita e progettata da Fiammetta Griccioli e Lucia Aspesi, tra cui Fausto Melotti, Alberto Martini, Marisa Merz, artefatti come un’anfora databile alla fine del VII secolo a.C, oggetti e due commissioni inedite. La prima, creazione della coreografa e danzatrice Annamaria Ajmone, è Canti fossili,
un invito ad abitare la seconda tesa in una dimensione performativa
dedicata alla relazione tra coreografia e voce, concepita come materia
viva e relazionale in cui i danzatori costruiscono un dialogo tra
materia organica e inorganica all’interno di un accumulo di memorie
sedimentate. La seconda è Che cosa resta, prodotto per l’occasione da Alice Rohrwacher attraverso la rielaborazione di estratti filmici inediti e spunti dal film La Chimera
del 2023, in cui le sequenze mostrano volti scultorei provenienti dalle
collezioni del museo etrusco di Tarquinia sovrapposti ai visi di
persone — uomini, donne e ragazzi — più vicini al nostro presente, tra
cui anche i ritratti dei protagonisti del film originale. Al centro dello spazio della seconda tesa si apre infine una piazza circondata da sedute sulle quali si può sostare e trovare riposo. Il punto di fuga di questo luogo è il giardino:
il fluire delle ore del giorno e l’avvicendarsi delle stagioni,
l’incontro tra il tempo eterno della scultura, quello della vita umana e
quello ciclico della natura si incontrano su questa soglia e si offrono
alla contemplazione. Il giardino, inquadrato dalla cornice del
portone, è la materia vivente, che nel mutare dei colori e della luce
ora per ora e stagione dopo stagione, ci restituisce la connessione che
tutti i corpi hanno con il tempo. Il Padiglione Italia, per tutta la durata della mostra, sarà accompagnato dal public program affidato a Angelika Burtscher e Daniele Lupo (Lungomare),
un invito a considerare la voce come manifestazione di presenza, ma
anche strumento di dissenso e trasformazione, partecipando a un processo
condiviso in cui ascolto, gesto e parola generano connessioni e
riflessione. Attraverso performance, processi di co-creazione, momenti
di ascolto e condivisione di saperi transdisciplinari, il programma –
che si apre alle realtà culturali della città di Venezia – attiva
relazioni dirette con i lavori esposti di Chiara Camoni, estendendone le
risonanze nel tempo e nello spazio. Il programma delle attività aperte al pubblico sarà comunicato successivamente e aggiornato costantemente. Per
il Padiglione Italia, l’accessibilità è una dimensione importante, una
pratica che contribuisce a rendere l’esperienza artistica uno spazio
realmente condiviso. La collaborazione con il progetto Ciao!
di Fondazione Amplifon permetterà a 30mila anziani residenti 330 case
di riposo di sette paesi (Italia, Australia, Belgio, Francia,
Portogallo, Spagna, Svizzera) di visitare da remoto l’esposizione e
prenderne attivamente parte. Inoltre, il team del progetto Con te con tutto si è potuto avvalere della consulenza della Scuola Nazionale Patrimonio Attività Culturali nell’ambito di Personeper. Accessibilità nei luoghi della cultura, per la propria formazione e il monitoraggio delle azioni volte a implementare accessibilità e inclusione nel padiglione. Il catalogo è edito da NERO Editions con il progetto grafico di Lungomare. Il
Padiglione Italia, promosso dalla Direzione Generale Creatività
Contemporanea del Ministero della Cultura, è stato realizzato anche
grazie al sostegno del main sponsor ZEGNA e dello sponsor Banca Ifis, insieme al contributo di numerosi donor. |
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