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lunedì 20 maggio 2019

Padiglioni nazionali ( 1 puntata)




Facciamo ora un giro nei Padiglioni della Biennale nei giardini.

Iniziamo da quelli che più affascinano come la Romania con l’intervento di Belu-Simion Fainaru, Dan Mihaltianu e Miklós Onucsán, e l’Olanda con Remy Jungerman Iris Kensmil, se poi una certa monotonia di video affossa un poco tutti i luoghi, come sempre non penso che la proiezione di un video sia la cosa più interessante da proporre in questi spazi così ampi e fruibili per altri interventi più coraggiosi.











Esempio evidente col Padiglione Francia che propone la modaiola Laure Prouvost che nel complesso piacevole allestimento perde completamento senso nelle immagini sconclusionate del finto giovanilista video, venti minuti privi di atmosfera ma ricchi di banalità, forse se era su youtube si risparmiava l’inutile coda.













Molto deluso dal progetto del Canada che anziché cogliere l’occasione di parlare dell’arte inuit ci annoia con la solita filippica simil-buonista datata 1961, a quale pro? Tanto oggi stiamo sfruttando/distruggendo tante altre culture per cui almeno essere realistici e attuali, facile parlare del lontano passato.

Interessanti quelli del Cile sul maschilismo o le centinaia di forme naturalistiche di Zahrah Al Ghamdi, per il Padiglione Arabia Saudita, validi quelli della Cina, il Ghana, Giappone e Albania.









Elegante il Padiglione USA con le opere di Martin Puryear.








continua  -->  27/05/2019



venerdì 17 maggio 2019

A o B pari sono




Due spazi due mostre, un gioco di confronto che il curatore, Ralph Rugoff, ha ideato in forma aperta, svincolandosi dai tanti progetti utopici spesso troppo fragili nel contenere le opere proposte.

Si potrebbero vedere come un rimando di specchi in cui ci sono due riflessi, punti diversi di una visione sul nostro intenso presente.

Spesso hanno forti similitudini, spesso sono completamente diversi, come è diversa ogni esperienza artistica che viene creata da un’artista che si evolve e sviluppa la sua riflessione produttiva.

Nel complesso il risultato è un poco confuso, la vicinanza fra opere tecnologiche e tradizionali mettono in risalto il grande distacco dei percorsi artistici e una certa consapevolezza che le cose stanno trasformandosi in modo inevitabile su strade forse troppo complesse per l’arte.




Come sempre l’Arsenale è uno spazio difficile che la soluzione a moduli non pare ottimale, troppi punti in cui si formano imbuti e altri troppo vasti, ma anche lo spazio del Padiglione Esposizione risulta molto confuso, ci saranno pochi artisti ma ci sono sempre troppe opere.

Nel complesso si ha una sensazione generale di tempi folcloristici, che siano le etnie o che manifestano sottogruppi sociali, quasi sempre con risultati più documentativi che artistici.

Costante la sensazione generale di un futuro dalle tinte oscure ma che cose sempre possono sorprenderci con altri sviluppi.

Fra i lavori che più mi hanno colpito sicuramente il grande impatto dell’opera/robot Kuka di Sun Yuan e Peng Yun ma sono poi moltissimi i lavori più profondi e delicati, opere fragili come la barriera corallina di Christine e Margaret Wertheim, lo spazio poetico di Shilpa Gupta, il fragile fiume di Otobong Nkanga, la scultura di Liu Wei il diradarsi delle nuvole di Tomás Saraceno o i brevi video di ultra pop di Alex Da Corte.

Proprio sui video si nota un grande ritorno, ma non capisco il perché visto il tedio che propongono, grande inutile recupero anche per la pittura di cui non si vede il motivo visto la bassa qualità e banalità compositiva. 



Eccovi ora un poco di foto 



































domenica 12 maggio 2019

Prossimamente a Venezia ...



Sarà la quindicesima volta che vengo alla Biennale di Venezia, sia per visitare la città, che mi ha sempre incantato, sia per la grande rassegna d'arte contemporanea che è sempre la più ampia e affascinante del mondo. 

Questa nuova edizione è particolarmente innovativa con una serie di proposte che evitano i soliti artisti "famosi" per tante proposte più rischiose e forse anche più interessanti, per dipanare la matassa degli eventi ecco la solita raccolta di informazione che condivido con te.

Se ci andrai fammi sapere le tue impressioni, 

grazie 

Domenico 




venerdì 10 maggio 2019

even more Friends




Ancora più amici. Un progetto espositivo di Spazio Thetis in occasione della vetrina internazionale costituita dalle inaugurazioni di Biennale Arti Visive 2019.

L’appuntamento fissato per il 10 maggio a partire dalle 16.30 nello Spazio Thetis, all’Arsenale Novissimo, segue il successo dell’anteprima di aprile, con gli artisti, i curatori, i galleristi, ovvero i Friends che danno il titolo alla Mostra, che si sono uniti in una grande festa a oltre 400 visitatori e in particolare ai residenti che hanno avuto l’occasione di tornare a godere liberamente di uno dei luoghi più affascinanti della Città d’acqua.



29 artisti che hanno disseminato con le loro Opere lo splendido parco, ubicato all’interno dell’Arsenale storico di Venezia.


giovedì 9 maggio 2019

Artivism: The Atrocity Prevention Pavilion




The Auschwitz Institute for Peace and Reconciliation is honoured to invite you to the grand opening of Artivism: The Atrocity Prevention Pavilion, an exhibition highlighting the connection between art, human rights and the prevention of genocide.

For a special letter of invitation to the opening from Tibi Galis, the Executive Director of The Auschwitz Institute for Peace and Reconciliation, please click here.