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venerdì 1 maggio 2026

Santa Sede


Il Dicastero per la Cultura e l’Educazione ha annunciato i 24 artisti del Padiglione della Santa Sede alla 61ª Mostra Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia. Il progetto, intitolato “L’orecchio è l’occhio dell’anima”, si sviluppa tra il Giardino Mistico dei Carmelitani Scalzi, a Cannaregio, e il Complesso di Santa Maria Ausiliatrice, a Castello cn la curatela di Hans Ulrich Obrist e Ben Vickers con Soundwalk Collective. Una proposta che conferma l’impegno della Santa Sede nel dialogo con l’arte contemporanea, ponendo al centro un gesto essenziale: ascoltare. 


Un Padiglione ispirato a Ildegarda

Curato da Hans Ulrich Obrist e Ben Vickers, in collaborazione con Soundwalk Collective, il Padiglione propone nuove opere commissionate a 24 artisti, ispirate alla vita e all’eredità di Ildegarda di Bingen, proclamata santa e Dottore della Chiesa nel 2012 da Benedetto XVI. L’esposizione nasce in dialogo con la proposta curatoriale della Biennale 2026, configurandosi come una “preghiera sonora” e un invito all’ascolto contemplativo.



Il Giardino Mistico: ascolto e contemplazione

Nel Giardino Mistico, spazio monastico del XVII secolo custodito dai Carmelitani Scalzi, sono presentate nuove opere sonore di venti artisti tra musicisti, poeti e compositori, da Brian Eno a Patti Smith, da Jim Jarmusch a Meredith Monk, fino alle monache benedettine di Eibingen. Le opere dialogano con i canti e le visioni di Ildegarda attraverso voce, strumenti e silenzio. I visitatori sono invitati ad ascoltare tramite cuffie queste creazioni, realizzate con Soundwalk Collective, insieme a uno strumento site-specific che “ascolta” il giardino in tempo reale. Il collettivo, fondato da Stephan Crasneanscki e Simone Merli, integra suono, film e media misti in opere immersive e ha collaborato con artisti come Patti Smith e Jean-Luc Godard, sviluppando una ricerca sul suono come chiave di lettura dell’esperienza umana. In questo orizzonte si collocano anche le parole di Papa Leone XIV: "La logica dell’algoritmo tende a ripetere ciò che 'funziona', ma l’arte apre a ciò che è possibile. Non tutto dev’essere immediato o prevedibile".


Nel sestiere di Castello, il Complesso di Santa Maria Ausiliatrice diventa uno scriptorium contemporaneo, articolato attorno a tre nuclei: un archivio vivente, la liturgia sonora delle monache di Eibingen e l’ultima opera del regista Alexander Kluge, scomparso il 25 marzo 2026 a 94 anni, autore anche del titolo del Padiglione. L’archivio, realizzato con suor Maura Zátonyi e l’Accademia di Santa Ildegarda, raccoglie testi, ricerche e materiali legati alla Santa, offrendo una biblioteca multilingue, libri d’artista di Ilda David’ e un progetto architettonico monastico di Tatiana Bilbao Estudio. Al centro della sede, l’opera finale di Kluge: una monumentale installazione di film e immagini articolata in dodici stazioni, distribuite in tre ambienti secondo la logica del restauro in corso dell’edificio.


Continuità 

La proposta a Castello rappresenta un’evoluzione del Padiglione della Santa Sede alla Biennale Architettura 2025, proseguendo il progetto “Opera Aperta” sviluppato con Tatiana Bilbao Estudio e MAIO Architects. Commissario del Padiglione è il cardinale José Tolentino de Mendonça.

FSRR a Venezia


 Isola di San Giacomo, Venezia - Inaugurazione della terza sede della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo

 

Il 7 maggio 2026 la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo inaugura la sua nuova sede sull’Isola di San Giacomo, nella Laguna Nord di Venezia: un centro dedicato all’arte contemporanea, alla ricerca e all’ecologia, nato dal recupero dell’isola da un lungo stato di abbandono e dal restauro delle sue architetture storiche e progettato secondo principi di sostenibilità e autosufficienza energetica.

Il programma inaugurale include la mostra personale Fanfare/Lament di Matt Copson, curata da Hans Ulrich Obrist, accompagnata da una performance musicale di Oliver Leith; la collettiva Don’t have hope, be hope! con opere della Collezione Sandretto Re Rebaudengo, con artisti tra cui Michael Armitage, Lucas Arruda, Christine Ay Tjoe, Matthew Barney, Cecily Brown, Glenn Brown, Justin Caguiat, Maurizio Cattelan, Ian Cheng, Berlinde De Bruyckere, Trisha Donnelly, Jana Euler, Sanya Kantarovsky, Anish Kapoor, Josh Kline, Sarah Lucas, Victor Man, Danielle McKinney, Albert Oehlen, Toyin Ojih Odutola, Walter Price, Enrico David, Avery Singer, Adrián Villar Rojas, Lynette Yiadom-Boakye; e il progetto fotografico Isola di San Giacomo 2022–2026. A Story in Images di Antonio Fortugno e Giovanna Silva.

Il percorso si estende anche agli spazi esterni con installazioni permanenti di Claire Fontaine, Mario García Torres, Hugh Hayden, Goshka Macuga, Pamela Rosenkranz e Thomas Schütte.

I posti per visitare l’isola il 7 maggio sono esauriti. L’apertura al pubblico avverrà progressivamente. Le modalità di visita e prenotazione saranno comunicate prossimamente.

sabato 25 aprile 2026

Catalonia in Venice: Claudia Pagès Rabal, Paper Tears




Evento collaterale della 61. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia
A cura dell’Institut Ramon Llull | Curata da Elise Lammer
  
L’Institut Ramon Llull presenta Catalonia in Venice: Claudia Pagès Rabal, Paper Tears in occasione della 61. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia. L’installazione, curata da Elise Lammer, sarà aperta al pubblicodal 9 maggio al 22 novembre presso i Docks Cantieri Cucchini, a San Pietro di Castello
Catalonia in Venice: Claudia Pagès Rabal, Paper Tears è un’installazione che indaga le filigrane della carta come dispositivi simbolici e politici. Attraverso proiezioni laser, uno schermo LED scultoreo e una colonna sonora avvolgente, queste tracce — generate durante il processo di fabbricazione della carta e storicamente legate all’origine e all’autenticità — vengono portate alla luce e interrogate. Il lavoro invita a riflettere su come i sistemi istituzionali di conoscenza e di autorità si siano formati nel tempo, fino a entrare in tensione con il presente.

Le filigrane sono proiettate sulle pareti dello spazio Catalonia in Venice e attivate da un insieme di personaggi eterogenei che le commentano, adottando registri intuitivi più che retoriche istituzionali. Da segni legati al passato, si trasformano progressivamente in forme instabili e ibride, entrando in relazione con realtà contemporanee, mentre i performer attraversano falde acquifere storiche e rotte strategiche dell’acqua in Catalogna.
L’installazione si articola attraverso molteplici punti di vista, sia nella sua dimensione complessiva sia nelle singole voci e componenti sonore, oscillando tra narrazione collettiva ed esperienza individuale. La sua struttura, spaziale e concettuale, si ispira alle reti sotterranee e superficiali di acqua dolce e salata — livelli, maree e flussi — che costituiscono l’ossatura topologica del progetto.

Al centro del lavoro si trova un archivio di filigrane cartarie del XV secolo, conservate presso il Museu Molí Paperer de Capellades (Catalogna). Questi segni, visibili solo in controluce, riflettono un interesse che attraversa da tempo la ricerca dell’artista. Risalgono a una fase storica cruciale, in cui le rotte commerciali mediterranee declinavano mentre quelle atlantiche si espandevano, segnando l’avvio di nuove dinamiche di circolazione e di potere. In questo contesto, la carta si diffonde insieme a idee, contratti e codici che formalizzano autorità, proprietà e regolazione. Venezia e la Catalogna occupavano allora posizioni strategiche in questa trasformazione, le cui logiche continuano a influenzare il presente.
In francese, l’espressione en filigrane indica ciò che resta sotto la superficie: un’idea, un’emozione o una tensione che sfugge a una formulazione diretta ma continua a essere presente.

Attraversare Paper Tears può somigliare a entrare in una macchina del tempo: non per ricostruire un momento storico, ma per mettere in relazione elementi emblematici di un’epoca con le condizioni contemporanee. In un contesto segnato da conflitti geopolitici, crisi migratorie e stati di emergenza, l’opera rivela una continuità inquietante tra le infrastrutture di potere del passato e quelle del presente.
Claudia Pagès Rabal è un’artista visiva, performer e scrittrice con base a Barcellona. Nella sua pratica intreccia parole, corpi, musica e movimento, dando forma a dispositivi visivi e linguistici — installazioni video, opere su carta e libri — in cui convergono ambiti di ricerca come la linguistica, la psicoanalisi e gli studi decoloniali. Il suo lavoro è stato presentato in numerose istituzioni internazionali, tra cui mumok, Vienna (2025); Index, Stoccolma (2025); Chisenhale Gallery, Londra (2025); IVAM, Valencia (2024); SculptureCenter, New York (2024); CA2M, Madrid (2023); Fundació Joan Miró, Barcellona (2023); Tabakalera, Donostia (2022); Vleeshal, Middelburg (2022); MACBA, Barcellona (2022); Kunstverein Braunschweig (2021) e Sharjah Art Foundation (2018). Ha inoltre partecipato alla 18ª Biennale di Istanbul (2025) e a Manifesta 15, Barcellona (2024). Il suo primo romanzo, Més de dues aigües, è stato pubblicato in catalano da Empúries Narrativa nel 2024.

Elise Lammer (Losanna, Svizzera) è direttrice di Halle Nord a Ginevra. La sua ricerca si concentra sul ruolo dello spazio — pubblico e domestico — nella costruzione e nell’espressione dell’identità. Di natura transdisciplinare, il suo lavoro adotta un approccio transgenerazionale e intersezionale, volto a mettere in discussione e riconsiderare narrazioni storiche spesso integrate in modo monolitico e unilaterale, rileggendole alla luce del presente. In qualità di autrice, ricercatrice e curatrice, ha contribuito a numerosi progetti internazionali, collaborando con istituzioni quali il Calouste Gulbenkian Museum (Lisbona), mumok – Museum Moderner Kunst Stiftung Ludwig (Vienna), MACRO (Roma), Schinkel Pavilion (Berlino), Centre Culturel Suisse (Parigi), MAMCO (Ginevra), Kunsthaus Glarus (Glarona), Musée cantonal des Beaux-Arts (Losanna) e l’Istituto Svizzero di Roma, tra le altre.
Institut Ramon Llull

L’Institut Ramon Llull è un’istituzione pubblica impegnata nella promozione internazionale della lingua e della cultura catalana. Cura e organizza la partecipazione della Catalogna e delle Isole Baleari agli Eventi Collaterali delle Esposizioni Internazionali d’Arte e di Architettura della Biennale di Venezia. Presente alla Biennale Arte dal 2009 e alla Biennale Architettura dal 2012, seleziona ogni anno i progetti attraverso una commissione internazionale di esperti, rinnovata a ogni edizione. Per maggiori informazioni sul processo di selezione e sulla giuria di quest’anno, è possibile consultare il sito dedicato.
Catalonia in Venice: Claudia Pagès Rabal, Paper Tears
Docks Cantieri Cucchini. San Pietro di Castello 40A, 30122 Venezia
9 maggio > 22 novembre 2026
9.05 – 27.09: 11:00 – 19:00 29.09 – 22.11: 10:00 – 18:00
Chiuso il lunedì (eccetto 11 maggio, 1 giugno, 7 settembre e 16 novembre)

giovedì 23 aprile 2026

Padiglione del Regno del Marocco - 61. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia

Asǝṭṭa, 2026. Detail. Created by artist Amina Agueznay. Courtesy Moroccan Ministry of Youth, Culture and Communication © Ayoub El Bardii

Il Ministero della Gioventù, della Cultura e della Comunicazione è lieto di annunciare la partecipazione del Regno del Marocco alla Biennale Arte 2026, con il suo padiglione nazionale per la prima volta all’Arsenale.

In occasione della 61. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia, il Padiglione del Marocco presenterà Asǝṭṭa, un progetto dell’artista Amina Agueznay e della curatrice Meriem Berrada.
Cerimonia di inaugurazione: venerdì 8 maggio ore 16.00 - Arsenale


Per il suo padiglione nazionale alla 61. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia, il Regno del Marocco presenta Asǝṭṭa, un’installazione monumentale di Amina Agueznay. Progettata appositamente per le Artiglierie dell’Arsenale e curata da Meriem Berrada, Asǝṭṭa esplora la trasmissione dell’artigianato tradizionale e della memoria condivisa. L’opera si concentra sul simbolismo delle soglie, in sintonia con il tema di questa edizione, In Minor Keys, scelto da Koyo Kouoh.

Un Padiglione plasmato dagli echi di una memoria condivisa
Situata nel cuore dell’Arsenale, Asǝṭṭa – parola Amazigh che indica la tessitura rituale – riflette il legame con la terra, i gesti e le voci che plasmano e mantengono vive le tradizioni artigianali del Marocco.

Il Padiglione del Marocco si inserisce nel tema In Minor Keys di questa 61. edizione, ponendo l’accento su narrazioni sottili, pratiche silenziose e memorie tramandate di mano in mano.
«Il patrimonio è una sostanza viva e l’innovazione ne è la sua forza vitale.»  - Amina Agueznay


Amina Agueznay: tessitrice di gesti e di storie
Da oltre vent’anni Amina Agueznay sviluppa una ricerca profondamente radicata nei saperi e nelle pratiche vernacolari marocchine. Con una formazione in architettura, concepisce le sue opere come spazi da abitare, calibrando con attenzione scala, ritmo e materiali in relazione ai luoghi.

Attraverso workshop, residenze e progetti in situ per tutto il Regno, l’artista lavora a stretto contatto con le comunità locali: filatrici, ricamatrici, cestai, orafi, apprendisti, maestri artigiani e responsabili di laboratorio. Le sue installazioni, da Noise a Curriculum Vitae, da Aouinates a Fieldworks, dimostrano una costante attenzione ai gesti ancestrali, alle genealogie e ai fili invisibili del sapere tramandato attraverso le generazioni.

Le sue opere si distinguono per una monumentalità discreta che non tradisce mai l’essenza della materia; una pratica in cui ogni intreccio, spirale e cucitura porta con sé una storia ma anche dei silenzi; e una continua esplorazione del modo in cui l’arte può connettere territorio, corpo, memoria e paesaggio.

Asǝṭṭa: una seconda pelle per la Sala dell’Artiglieria

Progettata appositamente per il Padiglione del Marocco, Asǝṭṭa rivela strati di tempo, frammenti di narrazioni e memorie personali. L’installazione indaga il concetto di soglia, la âatba – il passaggio tra interno ed esterno, privato e pubblico, sacro e profano, al centro dell’architettura vernacolare marocchina. Intrisa di ritualità, questa soglia si trasforma in uno spazio abitato, un luogo di e di transizione attiva.

«Asǝṭṭa rende omaggio a questi talenti spesso invisibili: custodi di saperi antichi. Essi sono invitati qui non come figure marginali, ma come risorse fondamentali, testimoni di uno spazio di trasmissione viva in cui la creazione artigianale non viene mai feticizzata ma attivata come linguaggio, come pensiero in azione. Un’archeologia vivente dei gesti, trasmessi, trasformati ed esaltati, che continuano a generare nuove forme a partire dall’eredità ancestrale; un segno di riconoscimento per coloro che, in minor key, contribuiscono alla bellezza del mondo.»  - Meriem Berrada 


Tessere insieme: un percorso di complicità creativa

Dalla loro prima collaborazione su Noise – una biblioteca di materiali nata durante un workshop di tessitura ad Assilah nel 2018 – Amina Agueznay e Meriem Berrada condividono un legame fondato sulla passione per il fare manuale e per le espressioni tradizionali del patrimonio.

«Amina ama le materie prime; per lei sono preziose», spiega Meriem, che percepisce dietro ogni opera un insieme di presenze: mani, storie e legami duraturi radicati nei territori del Marocco.
La mostra sarà visitabile dal 9 maggio al 22 novembre 2026 all’Arsenale di Venezia.

Sul Padiglione del Regno del Marocco

Nel quadro della visione del Regno del Marocco per la promozione delle arti e della creazione contemporanea, e per rafforzare la visibilità internazionale dei suoi artisti, il Padiglione del Marocco alla Biennale Arte 2025 celebra la scena culturale del Paese. Guidato dal Ministero della Gioventù, della Cultura e della Comunicazione, il padiglione riflette una dinamica di valorizzazione delle arti e degli artisti, e dimostra l’impegno del Regno per l’eccellenza artistica, una pratica radicata e una creatività aperta al mondo.

«Intrecciare i fili della tradizione e dell’innovazione, collegare narrazioni e memorie: questa è la visione artistica e filosofica del Padiglione del Marocco», sottolinea il Commissario, Mohammed Benyaacoub.
In dialogo con il tema di questa edizione, In Minor Keys, il Padiglione del Marocco propone uno spazio di ricerca, riflessione e dialogo, in cui l’arte marocchina si confronta pienamente con le dinamiche artistiche internazionali. 

La Giuria Internazionale della Biennale Arte 2026 - In Minor Keys selezionata dalla direttrice artistica Koyo Kouoh




Venezia, 22 aprile 2026 – La Giuria della 61. Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia è composta da Solange Oliveira Farkas (presidente), fondatrice e direttrice dell'associazione culturale Videobrasil; Zoe Butt, curatrice, scrittrice ed educatrice, fondatrice di “in-tangible institute” e direttrice artristica di “deCentral”, Thailandia; Elvira Dyangani Ose, curatrice e direttrice artistica della Public Art Abu Dhabi Biennial; Marta Kuzma, curatrice, teorica dell'arte contemporanea e professoressa alla Yale School of Art; Giovanna Zapperi, storica dell’arte, critica e professoressa all’Università di Ginevra.
 
La nomina della Giuria è stata deliberata dal Cda della Biennale di Venezia su consiglio di Koyo Kouoh, Curatrice della 61. Esposizione intitolata In Minor Keys, che si svolgerà a Venezia (Giardini e Arsenale) dal 9 maggio al 22 novembre 2026.

Solange Oliveira Farkas – presidente – è la fondatrice e direttrice artistica dell’Associação Cultural Videobrasil. Ha guidato la Biennale Videobrasil come direttrice artistica (1983–2024) ed è stata direttrice e curatrice capo del Museu de Arte Moderna da Bahia (Brasile, 2007–2010). Nel corso della sua carriera curatoriale ha preso parte a numerosi eventi internazionali, tra cui FUSO (Portogallo), Dak’Art (Senegal), il Jakarta International Video Festival (Indonesia) e la Biennale di Sharjah (EAU). 

Zoe Butt è una curatrice e scrittrice che lavora con comunità artistiche criticamente impegnate, promuovendo il dialogo tra le culture del Sud Globale. Nel 2022 ha fondato “in-tangible institute”, una piattaforma curatoriale che sostiene infrastrutture artistiche locali nel Sud-est asiatico. Nel 2025 è stata nominata direttrice artistica di “deCentral”, un’impresa sociale per le arti contemporanee, la cui apertura è prevista in Thailandia nel 2027.

Elvira Dyangani Ose è direttrice artistica della seconda edizione della Public Art Abu Dhabi Biennial 2026-2027. È stata direttrice del MACBA di Barcellona dal 2021 al 2026. È stata direttrice e curatrice capo di The Showroom a Londra, curatrice dell’8. edizione della Gothenburg International Biennial for Contemporary Art, Senior Curator presso Creative Time e curatrice di arte internazionale alla Tate Modern.
 
Marta Kuzma è professoressa d’arte alla Yale School of Art, dove ha ricoperto il ruolo di preside (2016–2021), prima donna nominata a una posizione di leadership istituzionale nei 150 anni di storia dell’istituzione. È stata direttrice artistica e capo curatrice di Faktura 10 (Ribbon International) in Ucraina (2025), membro del team curatoriale di Documenta 13 e co-curatrice di Manifesta 5 a San Sebastian; cancelliera del Royal Institute of Art di Stoccolma, direttrice dell’Office for Contemporary Art (OCA) Norvegia e direttrice fondatrice del Soros Center for Contemporary Art a Kyiv.
 
Giovanna Zapperi è professoressa ordinaria di Storia dell’arte contemporanea all’Università di Ginevra. Le sue ricerche vertono in particolare sulle epistemologie e le pratiche femministe nelle arti visive e sul rapporto tra il genere, il corpo e la cultura visiva nella modernità. Come storica dell’arte e critica ha pubblicato numerosi saggi in riviste e cataloghi di mostre internazionali. È autrice di L’artiste est une femme. La modernité de Marcel Duchamp (Paris, PUF, 2012). Ha ricevuto diversi riconoscimenti per la sua attività di ricerca.
 

 
La Giuria Internazionale assegnerà i seguenti premi ufficiali:
 
    Leone d’oro per la miglior Partecipazione Nazionale
    Leone d’oro per il miglior partecipante all’Esposizione Internazionale In Minor Keys
    Leone d’argento per un promettente giovane partecipante all’Esposizione Internazionale In Minor Keys
 
La Giuria avrà anche la possibilità di assegnare:
 
    un massimo di una menzione speciale alle Partecipazioni Nazionali
    un massimo di due menzioni speciali ai partecipanti all’Esposizione Internazionale In Minor Keys
 
La cerimonia di premiazione si svolgerà a Venezia sabato 9 maggio 2026.

martedì 14 aprile 2026

Minor Frequencies: The Inner Life Of A Nation.

 


l Padiglione Nazionale della Repubblica Unita di Tanzania alla 61. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia presenta la mostra Minor Frequencies: The Inner Life Of A Nation.

In Minor Frequencies, la Repubblica Unita di Tanzania risuona come una delle frequenze che animano la Biennale Arte 2026. Il progetto ci invita ad assumere una postura laterale, ad ascoltare il rumore di fondo, oltre i grandi proclami. Perché il minore non è riduttivo. Il minore è intimo e prezioso. Porta con sé memoria, respiro e resistenza. E la Partecipazione Nazionale della Tanzania si accorda a questo coro minore riverberando il sentimento della Nazione non attraverso slogan, bensì secondo percezioni sussurrate, facendola emergere come presenza sensibile, organica.

Il progetto curatoriale ed espositivo ruota con grande armonia attorno alle opere degli artisti tanzaniani. Opere che si fanno espressione di frequenze interne che echeggiano ciascuna una linea di ricerca: il Corpo di Turakella Editha Gyindo; il Gesto di Lazaro Samuel; l’Archivio di Valerie Asiimwe Amani; la Mente di Amani Abeid.

La centralità di questi lavori funge da diapason al coro polifonico degli artisti provenienti da geografie plurali che, mediante i loro interventi creativi, espandono la vita interiore della Nazione Tanzania. Grazie a differenze formali e linguistiche, l’esposizione converge in un caleidoscopio artistico condiviso, uno spazio di ricerca che privilegia l’interiorità, l’opacità e l’ascolto rispetto alla spettacolarizzazione. In tal modo tutte le opere non solo rappresentano la Nazione, ma ne interpretano anche la dimensione più profonda, contribuendo ad amplificare il ruolo della Tanzania nel panorama internazionale dell’Arte Contemporanea.

In Minor Frequencies il dialogo e il confronto si fanno prolifici nel momento in cui si rende necessario superare il paradigma della costruzione di identità e rappresentatività culturale, per dare voce all’opera d’arte come sintesi propositiva del metodo di lettura delle comunanze e delle diversità geografiche, sociali, culturali. Si tratta di vagabondare attraverso luoghi che non ammettono distanza, poiché appartengono al “territorio magico” dell’arte. Dalla Tanzania a Venezia – e ritorno – l’architettura è mobile, composta da derivazioni, analogie e filiazioni intrinseche all’accettazione di un nomadismo che “si estende in reticoli”.

Nello spazio della mostra, le opere abitano un impianto scenico orchestrato con ritmica sincopata e non lineare, intervallata da quinte che accolgono installazioni multidisciplinari, collage, scritte poliglotte, luci, suoni, interventi grafici, pittura e scultura. L’obiettivo è posizionare lo sguardo laterale degli artisti tanzaniani come punto privilegiato di osservazione, nel tentativo di spostare e moltiplicare le prospettive attraverso l’incrocio e l’accoglienza di visioni alternative all’interno della «totalité-monde». La partecipazione della Repubblica Unita di Tanzania alla Biennale Arte 2026 rappresenta un segno di continuità con la precedente edizione del 2024. Se in quella scorsa edizione il Padiglione ha occupato uno spazio limitato, quest’anno la mostra si svolge presso una grande area di archeologia industriale, ponendosi sullo stesso piano delle principali nazioni del mondo.

La Partecipazione Nazionale si avvale del supporto di

Alkiva Capital

Artesicura

Association Clubul Rotary Cetate Timișoara

BeOne Medicines Italia

Casa d’Arte San Lorenzo

Collezione Sibilla

Daniela Diodato - Dadart Gallery

GABRIELLI Steel Service Centre

Li Keran Academy of Painting

Lineapelle

Kodama Building

K STUDIO Design

MAIIIM

Modus Arte & Impresa

MUSA International

Ototeman Perfumes

Serradifalco Editore

STUDIO RONCATO Ingegneria Civile e Ambientale 

UNIC – Concerie Italiane

Padiglione Nazionale della Repubblica Unita di Tanzania

alla 61. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia

 

Minor Frequencies: The Inner Life Of A Nation

 

Commissaria:

Leah Elias Kihimbi, Vicedirettrice per lo Sviluppo delle Arti presso il Ministero dell’Informazione, della Cultura, delle Arti e dello Sport della Repubblica Unita di Tanzania

 

Curatrici:

Lorna Benedict Mashiba, Martina Cavallarin

 

Espositori:

Amani Abeid, Valerie Asiimwe Amani, Alice Andreoli, Christian Balzano, Silvia Canton, Patrizia Casagranda, Guk-hyun Cho, Mirko Demattè, Marie Denis, Xu Deqi, Jung Duri, Gheorghe Fikl, Anastasia Giuntoli-Starovoitova, Turakella Editha Gyindo, Jiang Heng, Fukushi Ito, Jennifer Lee, Andrea Marchesini, Zhang Meng, Gianni Moretti, Ahmad Nejad, Maria Elisabetta Novello, Jiyoon Oh, Ciro Palumbo, Andrea Papi, Angelo Orazio Pregoni, Lazaro Samuel, Roberto Saglietto, Joungeun Shin, Michele Tombolini, Xing Junqin, Zhai Xudong, Sasha Vinci, Sergi Zader, Jin Zhiqiang

 

Promotore:

Ministero dell’Informazione, della Cultura, delle Arti e degli Sport della Repubblica Unita di Tanzania

 

In collaborazione con:

Rangi Gallery, Dar es Salaam, Tanzania; Gervasuti Foundation London-Venice; BRUCHIUM Associazione Culturale; Out of Africa Associazione Culturale; Le Fondamenta Nove dell’Arte

 

Organizzazione:

Produttore Esecutivo: Alessandro Corona

Responsabile del progetto: Matteo Scavetta

Rapporti Istituzionali: Michele Gervasuti

Produzione: MilleEventi - Venice & Everywhere

Organizzazione: Techne Art Service e PRS Impresa Sociale

Allestimenti: MilleEventi con Techne Art Service

Identità visiva, grafica e fotografia: Fludesign

 

Collaboratori al progetto:

Antonio Caruso, Baraka Mlewa Chale, Natalia Gryniuk, Lin Hong, Nakunda Mshana, Nora Negadi, Alice Salvatico, Mechtilda Sarungi, Giovanni Serradifalco

 

Con il supporto di:

Alkiva Capital; Artesicura; Association Clubul Rotary Cetate Timișoara; BeOne Medicines Italia; Casa d’Arte San Lorenzo; Collezione Sibilla; Daniela Diodato - Dadart Gallery; GABRIELLI Steel Service Centre; Li Keran Academy of Painting; Lineapelle; Kodama Building; K STUDIO Design; MAIIIM; Modus Arte & Impresa; MUSA International; Ototeman Perfumes; Serradifalco Editore; STUDIO RONCATO Ingegneria Civile e Ambientale; UNIC – Concerie Italiane

 

Sedi espositive:

 

Supernova

Cannaregio 3218/A - Fondamenta della Sensa 

Orario estivo (dal 9 maggio al 27 settembre): 11:00 - 19:00

Orario autunnale (dal 29 settembre al 22 novembre): 10:00 - 18:00

Chiuso il lunedì (tranne 11 maggio, 1 giugno, 7 settembre, 16 novembre)

 

Gervasuti Foundation - Palazzo Canova

Cannaregio 4998 - Calle Lunga Santa Caterina - Il Campiello

Sede non presidiata, liberamente fruibile nei seguenti orari:

Orario estivo (dal 9 maggio al 27 settembre): 11:00 - 19:00

Orario autunnale (dal 29 settembre al 22 novembre): 10:00 - 18:00

Chiuso il lunedì

venerdì 10 aprile 2026

Etnia House of Arts

 


Apre al pubblico il prossimo 9 maggio 2026 a Venezia Etnia House of Arts, nuova piattaforma dedicata alla creazione contemporanea promossa da Etnia Eyewear Culture.

 Il progetto prende forma negli spazi dell’ex Chiesa dell’Abbazia della Misericordia, nel sestiere di Cannaregio, restituita alla città al termine di un articolato intervento di restauro e oggi riconfigurata come luogo di produzione, incontro e sperimentazione artistica.

Edificata a partire dal X secolo e caratterizzata da una struttura architettonica essenziale e stratificata, la Misericordia conserva tracce di epoche e funzioni diverse — da spazio religioso a luogo assistenziale, fino agli usi più recenti — configurandosi come un organismo complesso, sospeso tra permanenza e trasformazione. È proprio questa natura a renderla oggi il contesto ideale per una nuova progettualità contemporanea.

 

Nasce così Etnia House of Arts, piattaforma dedicata alla creatività del nostro tempo, al dialogo interdisciplinare e alla costruzione di una comunità temporanea di pratiche e visioni.

Dice David Pellicer, CEO and Owner di Etnia Barcelona: «Negli anni abbiamo lavorato molto con gli artisti, sino ad avvertire la necessità di creare uno spazio in cui questo dialogo potesse diventare continuo, non episodico. La Misericordia ci è sembrata il luogo giusto per farlo: uno scrigno quasi caleidoscopico dove attivare qualcosa che era già comunque presente. Etnia House of Arts nasce da questa idea: costruire un contesto in cui la visione non sia solo rappresentata ma messa in scena, attivando relazioni sorprendenti».

  

Promosso da Etnia Eyewear Culture — espressione più ampia della ricerca culturale di Etnia Barcelona — il progetto non si limita a riattivare uno spazio storico ma ne ridefinisce la funzione: la Chiesa della Misericordia diventa Etnia House of Arts un ambiente vivo, attraversabile, in cui l’arte non è soltanto esposta, ma prodotta, raccontata e resa visibile nel suo farsi.

 

Nel corso della stagione, il programma si articola in mostre, interventi site-specific, performance e appuntamenti diversi, alcuni prodotti autonomamente, altri realizzati in collaborazione con protagonisti della produzione culturale e artistica. La programmazione è studiata con l’obiettivo di configurare uno spazio in cui la temporalità del lavoro artistico si sovrappone a quella dell’esperienza pubblica. Non una sequenza di appuntamenti, ma un dispositivo continuo, aperto.

 

In questo quadro si colloca anzitutto il programma di residenze internazionali, che costituisce uno dei nuclei centrali del progetto. Gli artisti invitati sono chiamati a lavorare a partire da un elemento volutamente anomalo — l’occhiale — assunto non come oggetto funzionale, ma come superficie di traduzione, supporto minimo attraverso cui interrogare il rapporto tra visione, identità e rappresentazione.

Il processo creativo si sviluppa in relazione diretta con lo spazio della Misericordia, con la città di Venezia e con la presenza dei visitatori, che entrano in contatto non soltanto con l’opera compiuta, ma con le sue fasi di costruzione, creando un legame con l’artista. In questo senso, ogni visita si configura come esperienza situata, irripetibile.

 

In occasione dell’apertura la collaborazione con Skira darà vita a un calendario di appuntamenti e incontri con artisti e protagonisti della scena culturale, contribuendo ad ampliare il programma pubblico e a rafforzare il dialogo tra pratiche, visioni e comunità.

  

L’intervento architettonico realizzato nella Chiesa della Misericordia mantiene e valorizza le stratificazioni storiche dell’edificio, traducendo una lettura puramente conservativa attraverso l’attivazione di un dialogo tra patrimonio storico e uso contemporaneo. Il restauro è stato concepito come un processo di conoscenza e ascolto, in un confronto diretto con le specificità dell’edificio per testimoniare le intenzioni costruttive, le tecniche e le visioni che nei secoli ne hanno determinato la forma.

 

Le indagini hanno rivelato una storia più complessa del previsto, riportando alla luce elementi di grande valore — dalla copertura lignea trecentesca alle tracce decorative e a una rara finestra gotica — restituendo l’immagine di un organismo in continua trasformazione. In questa prospettiva, il progetto ha scelto di preservare e mettere in relazione le diverse stratificazioni, inclusa quella ottocentesca, come parte integrante dell’identità dell’edificio.

Un restauro articolato che restituisce allo spazio una funzione pubblica, non celebrativa ma generativa.

 

Etnia House of Arts è un progetto che si inserisce in una linea di ricerca che supera il modello espositivo tradizionale per orientarsi verso forme ibride: residenza, laboratorio, piattaforma culturale. Un luogo in cui produzione e fruizione coincidono, e in cui il pubblico non è spettatore passivo, ma parte di un sistema di relazioni.

 

In una città in cui l’arte è spesso custodita come memoria, la Misericordia torna a essere un luogo di presente.

giovedì 9 aprile 2026

Padiglione Turchia

Nilbar Güreş, Nilbar Güreş, 2025, matita e rossetto su carta


 l Padiglione Turchia alla 61. Mostra Internazionale d'Arte – La Biennale di Venezia presenta Un Bacio sugli Occhi di Nilbar Güreş, nota per il suo confronto poetico, critico e arguto, attraverso una vasta gamma di media, con i simboli culturali, le disuguaglianze sociali e le questioni identitarie.

Curata da Başak Doğa Temür, l’esposizione riunisce opere esistenti e nuove produzioni che spaziano tra scultura, installazione, pittura e opere a tecnica mista su carta e tessuto. Un Bacio sugli Occhi prende spunto dall'espressione turca Gözlerinizden öperim, una formula di commiato comunemente usata alla fine di una lettera.

L’esposizione del Padiglione Turchia è coordinata da Istanbul Foundation for Culture and Arts (İKSV) con il contributo del Ministero della Cultura e del Turismo, sotto gli auspici del Ministero degli Affari Esteri della Repubblica di Turchia, co-sponsorizzata da Trendyol Art e sostenuta dalla compagnia aerea partner Turkish Airlines, con il supporto alla produzione di SAHA Association. La Fondazione Vehbi Koç fornisce inoltre supporto editoriale per la preparazione del catalogo della mostra.






Nel suo testo in catalogo, la curatrice Başak Doğa Temür introduce così la mostra:

“L’esposizione si articola attraverso relazioni spaziali piuttosto che seguire una narrazione lineare. Le opere rimangono vicine al suolo, si appoggiano, pendono o galleggiano nell’aria. Invece di guidare lo spettatore da un'opera all'altra, l’esposizione lo invita a rallentare e a prendere consapevolezza della propria posizione corporea in relazione allo spazio e agli altri. Muoversi attraverso la mostra diventa una negoziazione tra distanza e prossimità, vulnerabilità e resistenza. 

Nilbar Güreş lavora con una vasta gamma di media, attingendo dall'esperienza vissuta per affrontare, attraverso le sue opere, questioni legate al genere, alla migrazione e all'appartenenza. La sua pratica si focalizza su situazioni modellate da spostamenti forzati, razzismo, xenofobia e discriminazione basata sulla religione e sul credo, e su come queste condizioni influenzino la vita quotidiana, i corpi e le relazioni. Materiali quali tessuto, capi di abbigliamento, oggetti domestici e forme organiche rivestono un ruolo centrale nel suo lavoro. Questi materiali sono portatori di storie personali e collettive e vengono modificati attraverso gesti di cura, umorismo e resistenza. L'intimità e la tensione politica coesistono, consentendo alla vulnerabilità di manifestarsi senza connotazioni di passività”.


Il testo curatoriale di Başak Doğa Temür è disponibile su turkiyepavilion26.iksv.org.

mercoledì 8 aprile 2026

Fermata: Hong Kong in Venice



Fermata: Hong Kong in Venice

Evento Collaterale della 61. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia


L’Hong Kong Museum of Art (HKMoA) collabora per la prima volta con l’Hong Kong Arts Development Council (HKADC) per partecipare come Evento Collaterale della 61. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia che si svolgerà a Venezia (Italia) da maggio a novembre 2026. L’HKMoA e l’HKADC presenteranno congiuntamente opere selezionate di due artisti di Hong Kong, Kingsley Ng e Angel Hui, con l’obiettivo di far conoscere a livello internazionale l’eterogeneità artistica di Hong Kong.


Curata dall’HKMoA, l’ Evento Collaterale Fermata: Hong Kong in Venice esplora i ritmi poetici della vita di tutti i giorni dialogando con il tema scelto da Koyo Kouoh per la 61. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia: “In Minor Keys”. Attingendo a momenti familiari ma fugaci della vita quotidiana di Hong Kong, la mostra guida i visitatori in un viaggio di scoperta di sé all’interno del flusso della vita.


Nati e cresciuti a Hong Kong, i due artisti spiccano per la loro capacità di trarre ispirazione dal contesto culturale e dalle esperienze quotidiane di Hong Kong, reinterpretando i ritmi e l’estetica della vita quotidiana attraverso vari mezzi come la luce, il suono e l’installazione. Ng, media artist affermato, è noto per le sue installazioni poetiche site-specific che ampliano le percezioni della vita dello spettatore. Le sue opere sono state ampiamente esposte in mostre importanti a livello locale e internazionale. Hui, promettente artista emergente, è abile nell’integrare elementi culturali tradizionali cinesi e linguaggio artistico contemporaneo, ricreando oggetti di uso quotidiano per evocare possibilità artistiche interculturali. Insieme, nelle vesti di acuti osservatori delle sfumature della vita quotidiana urbana, i due artisti stanno trasformando le proprie riflessioni in ispirazioni creative per collegare Hong Kong e Venezia da varie prospettive, dimostrando così al pubblico internazionale la vitalità e il valore dell’arte di Hong Kong.


Nata nel 1895, l’Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia è la più antica mostra internazionale di arti visive contemporanee al mondo. In ogni edizione, circa 100 Paesi e regioni animano i Padiglioni Nazionali e gli Eventi Collaterali. Dal 2001, l’HKADC partecipa all’Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia attraverso un evento collaterale, con l’obiettivo di promuovere lo sviluppo artistico di Hong Kong e gli scambi culturali su piattaforme artistiche internazionali.


Per favorire una più ampia partecipazione da parte dei professionisti del mondo dell’arte e per offrire agli artisti di Hong Kong opportunità di carriera a livello internazionale, la selezione degli artisti partecipanti alla mostra si è basata su un percorso di candidatura e valutazione. Su richiesta dell’HKMoA, le candidature sono arrivate da istituzioni accademiche e organizzazioni artistiche professionali. Negli ultimi anni sono stati inclusi anche artisti o collettivi di artisti direttamente richiesti dai musei e dagli uffici del Dipartimento per il Tempo libero e i Servizi culturali (Leisure and Cultural Services Department, LCSD). L’elenco delle candidature conteneva oltre 200 artisti. Un panel di selezione professionale ha poi stilato una lista ristretta di artisti da sottoporre all’esame finale dell’HKMoA, che ha selezionato Ng e Hui.


Il team curatoriale dell’HKMoA è profondamente onorato di curare l’Evento Collaterale Fermata: Hong Kong in Venice. Fondato nel 1962, l’HKMoA è il primo museo d’arte pubblico della città. Da oltre 60 anni si impegna a collezionare e promuovere l’arte di Hong Kong, nonché a sostenere forti relazioni collaborative all’interno del settore. Ha costruito un’ampia rete e una vasta esperienza, favorendo la crescita degli artisti locali e concretizzando attivamente la propria identità come “il museo d’arte di Hong Kong”. L’HKMoA ha espresso la speranza che, grazie ai due artisti selezionati, l’arte di Hong Kong sia portata sotto i riflettori della scena internazionale.


I membri del panel di selezione sono: Professor Johnson Chang, professore ospite alla Scuola di Arte intermediale della China Academy of Arts; Dott. William Lim, consulente museale esperto dell’LCSD; Sig. Fumio Nanjo, consulente senior del Mori Art Museum (Giappone); Professor Douglas So, presidente del comitato consultivo museale dell’LCSD; Professor Wang Huangsheng, professore alla Central Academy of Fine Arts; Dott.ssa Maria Mok, direttrice dell’HKMoA; Sig.ra Prudence Ma, curatrice dell’HKMoA (arte moderna e arte di Hong Kong).


L’Evento Collaterale Fermata: Hong Kong in Venice alla 61. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia è presentato da LCSD e HKADC e organizzata da HKMoA e HKADC. Si svolgerà dal 9 maggio al 22 novembre 2026 a Venezia (Campo della Tana, Castello 2126, 30122), in Italia.


Kingsley Ng (b.1980, Hong Kong)

Kingsley Ng ha completato la sua formazione post-laurea e si è laureato con il massimo dei voti presso Le Fresnoy–Studio Nazionale d’Arte Contemporanea in Francia. Attualmente è professore associato presso la Academy of Visual Arts della School of Creative Arts della Hong Kong Baptist University. Ng è un artista dei media, con un focus su progetti concettuali e site-specific. Grazie alla creazione di esperienze contemplative e meditative tramite installazioni immersive, rivela l’invisibile e porta alla luce temi sociali, stimolando un più ampio coinvolgimento del pubblico. 


Ha ricevuto numerosi premi artistici, tra cui l’Hong Kong Arts Development Awards – Best Artist in Media Arts (2013) e l’Asia Cultural Council Grant (2013). Le sue opere sono state ampiamente esposte sia a livello locale che internazionale. Tra le principali mostre personali e collettive a cui ha partecipato figurano “Listening to the Sound of the Earth Spinning” al CHAT (Centre for Heritage, Arts and Textile) di Hong Kong (2024), il Centre Pompidou di Parigi (2023), l’Echigo-Tsumari Art Triennale in Giappone (2018, 2009) e l’OzAsia Festival, in Australia (2016), ma anche “Digital Life 2014 – PLAY” al MACRO di Roma (2014). 


Angel Hui (b. 1990, Hong Kong)

Angel Hui ha conseguito una laurea triennale in Arti visive presso la Hong Kong Baptist University nel 2014 e un master in Arte sperimentale presso la Central Academy of Fine Arts di Pechino nel 2017. Abile nella pittura a inchiostro gongbi, Hui realizza spesso opere permeate sia dalla cultura tradizionale cinese che dall’espressione artistica contemporanea. Ella è affascinata dagli oggetti quotidiani e spesso scopre un nuovo significato in essi trasformando le forme d’arte tradizionali e appropriandosi di materiali comuni per integrarli nelle sue opere. 


Dopo la laurea, Hui ha ricevuto numerosi riconoscimenti artistici, tra cui il premio Société Générale “Call for Artists” (2022) e l’Excellence Award, Art Next Expo International Artist Award (2019); è stata inoltre finalista al Sovereign Asian Art Prize 2025. Le sue opere sono state ampiamente esposte a Hong Kong, Macao, Shanghai, Singapore, Seul, Miami, Abu Dhabi, Rio de Janeiro e San Paolo. Nel 2016 Lane Crawford le ha commissionato una mostra itinerante del suo progetto di installazione e nel 2019 è stata invitata a Pechino dall’Ufficio del Governo della Regione Amministrativa Speciale di Hong Kong a esporre al Rosewood.


La FSRR sull'isola di San Giacomo a Venezia

 


Il 7 maggio 2026, in occasione dell’inaugurazione della sua terza sede, sull’Isola di San Giacomo a Venezia, la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo presenta un ampio programma espositivo che intreccia mostre, performance e installazioni site-specific, con progetti appositamente concepiti per il nuovo spazio nella laguna che coinvolgono artisti internazionali.  

Il programma comprende le inaugurazioni di:
Fanfare/Lament, mostra personale dell’artista Matt Copson, a cura di Hans Ulrich Obrist. Il progetto unisce esposizione e performance, con musiche composte da Oliver Leith.

Don’t have hope, be hope!, con una selezione di opere della Collezione Sandretto Re Rebaudengo.

Isola di San Giacomo 2022–2026, a story in images, una serie di fotografie scelte dai progetti di Giovanna Silva e di Antonio Fortugno, invitati nel 2022 a documentare il processo di trasformazione dell’isola e il restauro delle architetture preesistenti.

Il percorso espositivo si estende agli spazi esterni con una serie di installazioni diffuse: GONOGO di Goshka Macuga; Old Tree (Pink Seas) di Pamela Rosenkranz; Patriarchy = CO₂ di Claire Fontaine; Nixe di Thomas Schütte; Huff and a Puff di Hugh Hayden; Imagine Alighiero Boetti Came to São Paulo and After Putting Water on His Head Left the Hose and Left di Mario García Torres.

Con la nuova sede di Venezia, la Fondazione rafforza il proprio impegno nella promozione dell’arte contemporanea e dà vita a un luogo di produzione, di ricerca e sperimentazione, aperto al dialogo tra gli artisti. Completamente auto-sostenibile, l’Isola di San Giacomo sarà anche un laboratorio  di riflessione ecologica.


Modalità di partecipazione:

Il 7 maggio, per consentire l’accesso all’isola, la Fondazione mette a disposizione un servizio di trasporto dedicato.

Per partecipare è necessario inviare una richiesta all’indirizzo email info@fsrr.org, specificando nome, cognome, numero di cellulare e indirizzo mail. In caso di prenotazione per più persone, indicare i dati di ciascun partecipante (anche mail e cellulare).

I posti sono limitati e disponibili fino a esaurimento.
La partenza è prevista alle ore 14:00 dai Giardini (la posizione precisa verrà comunicata successivamente agli iscritti). Il rientro dall’isola in direzione Giardini è previsto per le ore 16:00.

martedì 7 aprile 2026

Diario veneziano, il progetto partecipativo di Ilya ed Emilia Kabakov

 


Si aggiunge un nuovo tassello a Diario veneziano, il progetto partecipativo di Ilya ed Emilia Kabakov, a cura di Cesare Biasini Selvaggi e Giulia Abate, che verrà presentato a Venezia in occasione della 61. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia: la mappatura intima della città si estenderà dal piano nobile di Ca’ Tron (9 maggio – 28 giugno 2026) ai Giardini della Biennale, all’interno del Padiglione Venezia, entrando in dialogo con Note persistenti, il progetto espositivo curato da Giovanna Zabotti con Denis Isaia e Cesare Biasini Selvaggi.

In linea con il tema curatoriale In Minor Keys, il Padiglione si configura come una partitura sensibile che invita a cogliere le frequenze più profonde di Venezia: quelle che affiorano dalle sue parti sommerse, dalla materia che la sostiene, dalle narrazioni intime e dalla dimensione collettiva che la attraversa.

Nella sequenza di ambienti che accompagnano il visitatore attraverso quattro dimensioni simboliche della città (sommersa, domestica, mitologica e collettiva), il percorso espositivo si articola in altrettanti interventi artistici interdisciplinari in dialogo fra loro: le sculture di Alberto Scodro, che indagano i processi invisibili della materia e rimandano alla dimensione del mondo sommerso, risuonano con la composizione sonora immersiva di Dardust, sviluppata con Paolo Fantin, H-Farm e Cisco, e con i lavori inclusi nel progetto Artefici del Nostro Tempo, dedicato alle espressioni emergenti delle nuove generazioni di artisti. All’interno di questa partitura polifonica, la dimensione domestica e relazionale trova una delle sue espressioni più significative in Diario veneziano di Ilya ed Emilia Kabakov, che costituisce il cuore del progetto collettivo ideato dal duo con la partecipazione dei veneziani, in un percorso che unisce il Padiglione Venezia e Ca’ Tron.

 Tre anni dopo la scomparsa di Ilya Kabakov, Venezia accoglie uno dei progetti più emblematici della coppia, in arte e nella vita: un’opera monumentale e partecipata che si configura come un autoritratto corale della città. Curato da Cesare Biasini Selvaggi e Giulia Abate, Diario veneziano prende forma a Ca’ Tron – sede dell’Università Iuav affacciata sul Canal Grande – dove il piano nobile viene trasformato in un grande dispositivo narrativo, e prosegue al Padiglione Venezia, ricomponendo l’unità del progetto in dialogo con il percorso di Note persistenti.

Non una mostra su Venezia, ma una mostra con Venezia: questo il presupposto che guida l’intero lavoro. Circa 500 abitanti della città metropolitana, appartenenti a diverse generazioni, contesti sociali e aree urbane, hanno contribuito scrivendo una pagina di diario in cui narrano il proprio legame con la città e prestando un oggetto personale capace di rappresentarlo. Frammenti di vite, memorie e desideri si raccolgono così in una costellazione di storie che restituisce la complessità sociale e affettiva della laguna.

 Come dichiara Emilia Kabakov: “Dalle storie raccolte emerge quanto Venezia sia densa di persone che lavorano duramente per mantenere non solo la città, ma un senso di comunità raramente riscontrabile nell’era digitale. In un momento in cui le differenze politiche, economiche e religiose sembrano insormontabili, Venezia è un faro di speranza: l'esempio di ciò che accade quando i vicini si sostengono a vicenda, condividendo la responsabilità di custodire la propria casa per le generazioni future”.

Esposti in una serie di vetrine tematiche e accompagnati dalle storie affidate dai partecipanti, gli oggetti collezionati – utensili, ricordi, tracce minime del quotidiano e del futuro – diventano vere e proprie “camere di risonanza” di esistenze, trasformando l’opera in un dispositivo di ascolto collettivo. In linea con la poetica dei Kabakov e con la loro idea di “installazione totale”, l’esperienza non si limita alla visione, ma si configura come uno spazio immersivo in cui la dimensione individuale si intreccia con quella universale.

Come racconta Cesare Biasini Selvaggi: "Gli oggetti che abbiamo chiesto ai veneziani di prestarci non sono infatti semplici ready-made, ma “camere di risonanza” di esistenze. Sono orsacchiotti, utensili, frammenti di biografie minime che, messi insieme, compongono una mappa del sentimento, dove l’arte smette di essere un oggetto da guardare per diventare un diario affettivo collettivo, ricordandoci che essere protagonisti significa, prima di tutto, essere insieme”.

 


ILYA ED EMILIA KABAKOV

Ilya (Dnepropetrovsk, USSR, 1933-Long Island, USA, 2023) ed Emilia (Dnepropetrovsk, USSR, 1945) Kabakov hanno iniziato il loro sodalizio artistico alla fine degli anni ’80 e si sono sposati nel 1992. Insieme hanno dato vita a una prolifica produzione di 'installazioni totali' e altre opere concettuali che affrontano i temi dell'utopia, del sogno e della paura, riflessi della condizione umana universale. Il loro lavoro è presente nelle collezioni dei principali musei del mondo, tra cui il Centre Pompidou di Parigi, la Tate Modern di Londra, il MoMA di New York, il MAXXI di Roma, il Museo Statale Ermitage di San Pietroburgo, la Collezione Reale di Abu Dhabi negli Emirati Arabi Uniti e molti altri. La rivista ArtNews ha annoverato i Kabakov tra i dieci artisti viventi più importanti al mondo.

Ilya Kabakov è scomparso nel maggio 2023; Emilia continua a portare avanti e realizzare i loro progetti.