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giovedì 18 luglio 2019

Future Generation Art Prize 2019 a Venezia



Anche quest'anno il PinchukArtCentre con la Victor Pinchuk Foundation presentano  le opere di 21 giovani artisti selezionati da 17 paesi, per la quinta edizione del Future Generation Art Prize - il premio artistico globale per artisti di 35 anni o più giovani. Fondato nel 2009, il 2019 segna il decimo anniversario della fondazione del premio.

La mostra quest'anno avrà corso presso Palazzo Ca 'Tron dall'11 maggio al 18 agosto 2019.

 I 21 artisti esposti, scelti tra 5.800 voci, includono il vincitore del Future Generation Art Prize 2019, l'artista lituana Emilija Škarnulytė, e i vincitori del Premio Speciale, Gabrielle Goliath (Sudafrica) e Cooking Sections (Regno Unito).




Inoltre ci sarà un nuovo lavoro degli altri artisti selezionati, tra cui: Monira Al Qadiri (Kuwait), Yu Araki (Giappone), Korakrit Arunanondchai (Tailandia), Kasper Bosmans (Belgio), Madison Bycroft (Australia), Alia Farid (Kuwait ), Rodrigo Hernández (Messico), Laura Huertas Millán (Colombia), Marguerite Humeau (Francia), Eli Lundgaard (Norvegia), Taus Makhacheva (Russia), Toyin Ojih Odutola (Nigeria), Sondra Perry (Stati Uniti), Gala Porras- Kim (Colombia), Jakob Steensen (Danimarca), Daniel Turner (Stati Uniti), Anna Zvyagintseva (Ucraina) e artisti collettivi Basel Abbas e Ruanne Abou-Rahme.

La mostra propone opere già esistenti e nuovi pezzi ideati dagli artisti selezionati che si confrontano col Palazzo Ca 'Tron e la sua storia.

Molte delle opere mettono in discussione l'interpretazione della conoscenza, conducendoci verso un modello suggerito di una futura archeologia o di un'archeologia del futuro. Come sarà percepito il presente oggi tra 100 o 1000 anni? Come potrebbe essere l'umanità? Come sarà vissuto il mondo?

Dove molte di queste domande proiettano preoccupazioni e proposte per il domani, altre opere si confrontano con urgenti dilemmi irrisolti del mondo di oggi. Quale posto hanno le tradizioni culturali locali in un mondo globalizzato? Come sopravvivono i valori in un'epoca tecnologica che travolge il nostro senso della tradizione? Come ci si identifica in un'epoca in cui i modelli nazionalistici sembrano essere in disaccordo con le comunità globalizzate?



Quelle domande risuonano più forti a Palazzo Ca'Tron, situato sul Canal Grande, e di proprietà dell'Istituto Universitario di Architettura di Venezia dal 1972. È un centro per l'insegnamento e il pensiero principalmente sul tema della pianificazione urbana. Risalente alla fine del XVI secolo, il palazzo porta il nome di Tron, una delle famiglie più nobili e potenti di Venezia. La collaborazione tra l'università e il Future Generation Art Prize ci consente di unire la missione di entrambe le istituzioni: potenziare le generazioni future.

La mostra Future Generation Art Prize @ Venice 2019 è curata da Björn Geldhof, direttore artistico del PinchukArtCentre e Tatiana Kochubinska, curatrice della piattaforma di ricerca presso PinchukArtCentre.

I vincitori sono stati annunciati  al PinchukArtCentre, lo scorso febbraio 2019, scelti dalla rosa dei candidati di una prestigiosa giuria internazionale composta da Pablo León de la Barra, Curatore presso Large, America Latina, Solomon R Guggenheim Museum and Foundation (New York) ; Björn Geldhof, direttore artistico, PinchukArtCentre (Kiev); Gabi Ngcobo, curatore, 10 ° Biennale di Berlino; Tim Marlow, direttore artistico, Royal Academy of Arts (Londra); e Hoor Al Qasimi, Presidente, Sharjah Art Foundation e International Biennial Association.











martedì 9 luglio 2019

Mostre alla Fondazione Querini Stampalia





 La Fondazione Querini Stampalia propone per la stagione estiva parallela alla Biennale una varietà di eventi espositivi.

Ci sono l’interessante indagine sul lavoro artistico di Jörg Immendorff col titolo "Ichich, Ichihr, Ichwir / We All Have to Die" con la curatela di Francesco Bonami.

Nell'area Scarpa della fondazione è ospita la prima retrospettiva dell'artista Luigi Pericle (Basilea 1916-Ascona 2001), un protagonista della pittura europea del secondo Novecento, riemerso dopo anni di dimenticanza e ora al centro di un grande progetto di recupero critico e filologico.




 Iniziativa che allinea 50 opere, fra dipinti su tela e su masonite, oltre a chine su carta degli anni Sessanta e Settanta, frutto di un lavoro inesausto di riflessione sul linguaggio della pittura e sul segno intuitivo come manifestazione di spinte interiori e di una indagine visionaria attraverso gli strati più reconditi della coscienza.

Nelle sale degli spazi espositivi scorre un omaggi all’artista Roman Opałka, con l'evento "Dire il tempo" curato di Chiara Bertola.

Intervallato da un nucleo di opere di Mariateresa Sartori (Venezia, 1961), che con l’artista aveva intessuto in città una intensa frequentazione.

Interessata alle neuroscienze, alla musica e al linguaggio, i suoi lavori instaureranno un dialogo con le opere di Opałka, attraverso la ricerca comune sui temi della memoria, della durata, della contingenza, e la condivisa ricerca di un visibile in grado di esprimere l’invisibile.





 



giovedì 4 luglio 2019

Emilio Isgrò alla Fondazione Cini di Venezia


Emilio Isgrò: Il Cristo cancellatore, 1968, china su libro tipografico in box di legno e plexiglass. 
Installazione per 38 elementi, CM 34 x 50 x cad. Collezione Centre George Pompidou


La Fondazione Giorgio Cini presenta per la stagione autunnale una nuova, ricca antologica dedicata a un grande artista italiano. La mostra è organizzata con Archivio Emilio Isgrò e propone opere dagli anni Sessanta a oggi in un’ambientazione che trasformerà in modo inedito gli spazi espositivi


La stagione espositiva della Fondazione Giorgio Cini propone per l’autunno una nuova, importante antologica: Emilio Isgrò, dal 14 settembre al 24 novembre 2019. L’esposizione, a cura di Germano Celant, in collaborazione con l’artista e l’Archivio Emilio Isgrò, si propone come un attraversamento e un’ampia ricognizione nel suo percorso creativo e estetico a partire dagli anni Sessanta a oggi. Una ricca esposizione che si dipana dalle prime cancellature di libri, datate 1964, e continua con le poesie visuali su tele emulsionate e le Storie rosse, per arrivare agli imponenti e articolati testi cancellati nei volumi storici de L’Enciclopedia Treccani, 1970, fino a quelli etnici dei Codici ottomani, 2010. 

Il viaggio sperimentale e linguistico di Isgrò, in maniera inedita e spettacolare, sarà inscritto in una ambientazione architettonica inglobante e avvolgente. Le sale dell’Ala Napoleonica della Fondazione, arricchite da pareti trasversali e diagonali, utilizzate per spezzare e modificare lo spazio quasi fossero linee su un foglio, funzioneranno infatti da supporti cartacei che veicoleranno un’enorme e nuova operazione di cancellatura, condotta ancora una volta su materiale letterario, così da far entrare il pubblico in un grande libro, modificato visualmente dall’artista.

La scelta del testo che scorrerà sulle superfici dell’involucro espositivo è caduta sul romanzo Moby Dick di Herman Melville, così da sottintendere un transito fantastico nella pancia di un cetaceo, quello del cancellare parole e scritte che ha reso celebre Isgrò: “Il tema che affronto per questa mostra alla Fondazione Cini di Venezia, città dove nel 1964 nacquero le prime cancellature, non può che essere quello del linguaggio. Per questo mi è parso necessario ricorrere alla tradizione biblica filtrata dal Moby Dick, il meraviglioso romanzo di Melville - spiega Emilio Isgrò - Sarà l’opera cancellata di Melville a contenere quindi tutte le altre e chi entra alla mostra si lascerà accompagnare nel ventre della balena, ovvero il ventre del linguaggio mediatico che copre con il rumore il proprio reale e disperante silenzio”.

La mostra si avvale della presenza di lavori provenienti da importanti collezioni pubbliche e private, nazionali e internazionali, tra cui spiccano Il Cristo cancellatore, 1968, installazione composta di 38 volumi cancellati, dal Centre Pompidou di Parigi; Carta geografica, 1970, dal Museo d’Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto; Storico, libro cancellato del 1972, dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma; la monumentale carta geografica cancellata Weltanschauung, 2007, lunga 9 metri, del Centro d’Arte Contemporanea Luigi Pecci, Prato; quattro preziose opere dalla Collezione Gallerie d’Italia; Poesia Volkswagen, 1964, dal Centro Studi e Archivio della Comunicazione di Parma; la Storia rossa La corsa di Alma, 1969, dal Museo Civico Giovanni Fattori di Livorno; e il Corpus Iustinianeum, cancellato in sei volumi, del 2018. 

L’antologica è accompagnata da un volume, pubblicato dalla casa editrice Treccani, che include, oltre a pagine cancellate dal Moby Dick e a un’intervista tra l’artista e il curatore, un’ampia cronologia illustrata che approfondisce e documenta il percorso personale e professionale di Isgrò. 

Mostra realizzata con il contributo di Intesa Sanpaolo – Direzione Arte, Cultura e Beni Storici nell’Ambito di Progetto Cultura

Emilio Isgrò
Pittore e poeta - ma anche romanziere, drammaturgo e regista - Emilio Isgrò (Barcellona di Sicilia, 1937) è uno dei nomi dell’arte italiana più conosciuti e prestigiosi a livello internazionale. Isgrò ha dato vita a un’opera tra le più rivoluzionarie e originali nell’ambito delle cosiddette seconde Avanguardie degli anni Sessanta, che gli ha valso diverse partecipazioni alla Biennale di Venezia (1972, 1978, 1986, 1993) e il primo premio alla Biennale di San Paolo (1977), oltre che ad altre importanti rassegne al MoMA di New York nel 1992 e alla Fondazione Peggy Guggenheim di Venezia nel 1994 e le antologiche al Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato nel 2008, alla Galleria Nazionale di Arte Moderna di Roma nel 2013 e a Palazzo Reale di Milano nel 2016. Nel 1998, ha realizzato un Seme d’arancia per la sua città natale. Nel 2011 realizza per l’Università Luigi Bocconi l’opera Cancellazione del debito pubblico e per Expo Milano 2015 una scultura in marmo di sette metri d’altezza, Il Seme dell’Altissimo. 
Iniziatore delle “cancellature” di testi, applicate su enciclopedie, manoscritti, libri, mappe e anche su pellicole cinematografiche, Isgrò ha fatto di questa pratica il perno di tutta la sua ricerca.
Nel 2017 espone a Londra e Parigi e lo stesso anno, tre sue importanti opere (tra cui la celebre installazione de Il Cristo cancellatore del 1969) sono entrate a far parte della collezione permanente del Centre George Pompidou di Parigi. L’anno si conclude con Fondamenta per un’arte civile alla Triennale di Milano; un’intera giornata dedicata all’artista che lo vede protagonista della presentazione del suo ultimo libro, Autocurriculum, edito da Sellerio; dell’inaugurazione della mostra I multipli secondo Isgrò, promossa dal Gruppo Treccani, e infine della cerimonia di collocazione permanente de Il Seme dell’Altissimo negli spazi antistanti la Triennale. 
Nel 2018 Isgrò inaugura l’opera Monumento all’Inferno, realizzata appositamente per l’Università IULM di Milano. In aprile espone in Belgio alla MDZ Art Gallery, in una doppia personale che lo vede protagonista insieme a Christo. In estate apre Lettere, mostra dialogo tra l’artista e Osvaldo Licini presso il Centro Studi Casa Museo Osvaldo Licini di Monte Vidon Corrado. 

Philippe Parreno all'Espace Louis Vuitton Venice




L'Espace Louis Vuitton Venice presente all’ultimo piano un’opera di Philippe Parreno.


Si tratta di una installazione sul tema dei microrganismi, composta da una carta da parati giallo fosforescente con disegni di iris neri posta sui muri e da una grande struttura specchiante movibile, con una gruppo di luci superiori.


Dalla grande specchiera fuoriesce a intervalli casuali un bocchettone d’aria che trasforma la percezione della stanza col variare parallelo dell’intensità luminosa.







venerdì 28 giugno 2019

Jannis Kounellis a Venezia alla Fondazione Prada






Molto ben allestita e con validi pezzi la grande retrospettiva che Germano Celant ha realizzato su Jannis Kounellis (Pireo 1936 - Roma 2017), alla Fondazione Prada presso Ca’ Corner della Regina.



Sono ben proposto 60 lavori, che coprono la sua produzione dal 1959 al 2015, selezionati dalle più importanti collezioni e musei italiani e internazionali, come la Tate Modern di Londra, il Centre Pompidou di Parigi o il  Walker Art Center di Minneapolis.

La mostra si articola nei diversi spazi con una ottima presentazione e un accurato apparato informativo.



Fra le opere più suggestive ci sono le installazioni " Senza Titolo (Tragedia Civile)" che l'artista greco ha realizzato con una parete ricoperta di foglia d'oro affiancata da un attaccapanni con degli indumenti scuri e una lampada accesa o la grande infilata di armadi appesi al soffitto centrale che rafforzano il contrato fra le storiche stanze del palazzo e il linguaggio puro che l'artista ha sempre seguito.

Opere che manifestano il grande impegno e la continuità di Jannis Kounellis  che ha saputo sviluppare una sua poetica forte ed emotiva.


Fondazione Prada Ca’ Corner della Regina, Santa Croce 2215 Venezia
Fino al  24/11/2019
Orario:  10:00 - 19:00
Info   www.fondazioneprada.org















giovedì 27 giugno 2019

Personal Structures


 

Si potrebbe definire l’altra Biennale l’articolata proposta che da diversi anni in “Personal Structures”organizzata nelle sedi di Palazzo Mora, Palazzo Bembo e Giardini della Marinaressa, da European Cultural Centre.


Ovviamente snobbato da tutti i fighetti simil curatori/artisti, ma c’è di tutto e di più, che dire, alcune cose mi sono anche piaciute, se non volete pagare un biglietto ma volete vedere tante forme espressive questa è la mostra perfetta per voi.
 

Regalano anche un mastodontico catalogo che può sempre servire per riempire un angolo della vostra biblioteca.






giovedì 20 giugno 2019

Banalità artistica





Il Museo Correr ospita nella Sala delle Quattro Porte il recente lavoro di Chiara Dynys, “Sabra Beauty Everywhere”, che trasforma in forma di icone una serie di fotografie documentative del complesso problema dei campi di Sabrae Shatila, alquanto bruttini e mal proposti in un contesto che non tiene conto del senso storico della pittura presente ma che cerca il solito escamotage del problema sociale per non fare arte ma possibile sensibilizzazione.

 

Personalmente non penso che un artista ancora oggi debba agire in questo modo, oramai queste azioni “artistiche” sono datate e penso assolutamente inutile, anzi rischiano di essere una semplice occasione per trovare visibilità autoreferenziale.


mercoledì 19 giugno 2019

Il fascino della creatività


 


Per tutti gli appassionati di bellezza e design non devono perdersi la bella esposizione realizzata col titolo “Dysfunctional”nella storica Galleria Giorgio Franchetti alla Ca’d’Oro.




La Carpenters Workshop Gallery, con la collaborazione di Swiss private bank Lombard Odier, presentano una bella serie di “opera” di abili artigiani internazionali.




In tutto sono proposti 21 artisti selezionati per le loro capacità di unire bellezze e innovazione in stupendi manufatti, come i "tree-like" ideati da Nacho Carbonell, presenti nella corte del palazzo, o le bellissimi “bolle di sapone” di Verhoeven Twins.



  

 

Fra pittura e concettualismo




 Come sempre doppia la proposta della Fondazione Pinault che negli spazi della Punta della Dogana propone il progetto espositivo "Luogo e Segni".


Mentre nel l'elegante Palazzo Grassi c’è una grande monografia su Luc Tuymans.

Due progetti molto fragili, quello alla Punta della Dogana, per il rivedere opere già proposte troppo spesso negli stessi spazi e per una serie di lavori alquanto lievi, forse troppo; alcune opere però valgono il giro in queste troppo grandi stanze, come Berenice Abbott, R.H. Quaytman, Lala Rukh e Hicham Berrada.


 

Più delicata la situazione a Palazzo Grassi dove, se due anni fa’ l’opera di Damien Hirst invadeva perfettamente questi luoghi, ora tutto pare così desertico.

La pittura di Luc Tuymanse molto semplice, alquanto debole, i soggetti delle opere non trasmettono emozioni, forse sono quadri perfetti per stanze contemporanee, dove tutti guardano sicuramente i pc o i nuovi meravigliosi maxi schermi. Una lunga storia di pittura che come il precedente Rudolf Stieghel, se non fosse per l’ottima campagna di sostegno delle gallerie, non se li filerebbe nessuno.

Dai tempi di Bacon non si vede più innovazione in pittura, forse qualche manierista, ma nessuno che sappia dare alla pittura freschezza e modernità.


L’attuale riscoperta di questa tecnica mette ancora più in evidenza questo limite, tanti pittori mediocri ma ben promossi che invadono gli spazi espositivi con opere che già pochi mesi dopo sono dimenticate, la stessa Biennale di quest’anno propone una caterva di bruttissimi quadri.

Tornando alla mostra ho trovato carina l’idea del mosaico d’ispirazione dolorosa, ma non bastano le intense tematiche a salvare nel complesso la mostra.

Per avere un minimo di senso basta che andiate a Ca’ Pesaro e vedendo la mostra su A.Gorky capirete che un quadro non è solo un oggetto ma una parte del vivere di un essere umano.




 



















Prossimamente a Parigi ...