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martedì 14 aprile 2026

Minor Frequencies: The Inner Life Of A Nation.

 


l Padiglione Nazionale della Repubblica Unita di Tanzania alla 61. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia presenta la mostra Minor Frequencies: The Inner Life Of A Nation.

In Minor Frequencies, la Repubblica Unita di Tanzania risuona come una delle frequenze che animano la Biennale Arte 2026. Il progetto ci invita ad assumere una postura laterale, ad ascoltare il rumore di fondo, oltre i grandi proclami. Perché il minore non è riduttivo. Il minore è intimo e prezioso. Porta con sé memoria, respiro e resistenza. E la Partecipazione Nazionale della Tanzania si accorda a questo coro minore riverberando il sentimento della Nazione non attraverso slogan, bensì secondo percezioni sussurrate, facendola emergere come presenza sensibile, organica.

Il progetto curatoriale ed espositivo ruota con grande armonia attorno alle opere degli artisti tanzaniani. Opere che si fanno espressione di frequenze interne che echeggiano ciascuna una linea di ricerca: il Corpo di Turakella Editha Gyindo; il Gesto di Lazaro Samuel; l’Archivio di Valerie Asiimwe Amani; la Mente di Amani Abeid.

La centralità di questi lavori funge da diapason al coro polifonico degli artisti provenienti da geografie plurali che, mediante i loro interventi creativi, espandono la vita interiore della Nazione Tanzania. Grazie a differenze formali e linguistiche, l’esposizione converge in un caleidoscopio artistico condiviso, uno spazio di ricerca che privilegia l’interiorità, l’opacità e l’ascolto rispetto alla spettacolarizzazione. In tal modo tutte le opere non solo rappresentano la Nazione, ma ne interpretano anche la dimensione più profonda, contribuendo ad amplificare il ruolo della Tanzania nel panorama internazionale dell’Arte Contemporanea.

In Minor Frequencies il dialogo e il confronto si fanno prolifici nel momento in cui si rende necessario superare il paradigma della costruzione di identità e rappresentatività culturale, per dare voce all’opera d’arte come sintesi propositiva del metodo di lettura delle comunanze e delle diversità geografiche, sociali, culturali. Si tratta di vagabondare attraverso luoghi che non ammettono distanza, poiché appartengono al “territorio magico” dell’arte. Dalla Tanzania a Venezia – e ritorno – l’architettura è mobile, composta da derivazioni, analogie e filiazioni intrinseche all’accettazione di un nomadismo che “si estende in reticoli”.

Nello spazio della mostra, le opere abitano un impianto scenico orchestrato con ritmica sincopata e non lineare, intervallata da quinte che accolgono installazioni multidisciplinari, collage, scritte poliglotte, luci, suoni, interventi grafici, pittura e scultura. L’obiettivo è posizionare lo sguardo laterale degli artisti tanzaniani come punto privilegiato di osservazione, nel tentativo di spostare e moltiplicare le prospettive attraverso l’incrocio e l’accoglienza di visioni alternative all’interno della «totalité-monde». La partecipazione della Repubblica Unita di Tanzania alla Biennale Arte 2026 rappresenta un segno di continuità con la precedente edizione del 2024. Se in quella scorsa edizione il Padiglione ha occupato uno spazio limitato, quest’anno la mostra si svolge presso una grande area di archeologia industriale, ponendosi sullo stesso piano delle principali nazioni del mondo.

La Partecipazione Nazionale si avvale del supporto di

Alkiva Capital

Artesicura

Association Clubul Rotary Cetate Timișoara

BeOne Medicines Italia

Casa d’Arte San Lorenzo

Collezione Sibilla

Daniela Diodato - Dadart Gallery

GABRIELLI Steel Service Centre

Li Keran Academy of Painting

Lineapelle

Kodama Building

K STUDIO Design

MAIIIM

Modus Arte & Impresa

MUSA International

Ototeman Perfumes

Serradifalco Editore

STUDIO RONCATO Ingegneria Civile e Ambientale 

UNIC – Concerie Italiane

Padiglione Nazionale della Repubblica Unita di Tanzania

alla 61. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia

 

Minor Frequencies: The Inner Life Of A Nation

 

Commissaria:

Leah Elias Kihimbi, Vicedirettrice per lo Sviluppo delle Arti presso il Ministero dell’Informazione, della Cultura, delle Arti e dello Sport della Repubblica Unita di Tanzania

 

Curatrici:

Lorna Benedict Mashiba, Martina Cavallarin

 

Espositori:

Amani Abeid, Valerie Asiimwe Amani, Alice Andreoli, Christian Balzano, Silvia Canton, Patrizia Casagranda, Guk-hyun Cho, Mirko Demattè, Marie Denis, Xu Deqi, Jung Duri, Gheorghe Fikl, Anastasia Giuntoli-Starovoitova, Turakella Editha Gyindo, Jiang Heng, Fukushi Ito, Jennifer Lee, Andrea Marchesini, Zhang Meng, Gianni Moretti, Ahmad Nejad, Maria Elisabetta Novello, Jiyoon Oh, Ciro Palumbo, Andrea Papi, Angelo Orazio Pregoni, Lazaro Samuel, Roberto Saglietto, Joungeun Shin, Michele Tombolini, Xing Junqin, Zhai Xudong, Sasha Vinci, Sergi Zader, Jin Zhiqiang

 

Promotore:

Ministero dell’Informazione, della Cultura, delle Arti e degli Sport della Repubblica Unita di Tanzania

 

In collaborazione con:

Rangi Gallery, Dar es Salaam, Tanzania; Gervasuti Foundation London-Venice; BRUCHIUM Associazione Culturale; Out of Africa Associazione Culturale; Le Fondamenta Nove dell’Arte

 

Organizzazione:

Produttore Esecutivo: Alessandro Corona

Responsabile del progetto: Matteo Scavetta

Rapporti Istituzionali: Michele Gervasuti

Produzione: MilleEventi - Venice & Everywhere

Organizzazione: Techne Art Service e PRS Impresa Sociale

Allestimenti: MilleEventi con Techne Art Service

Identità visiva, grafica e fotografia: Fludesign

 

Collaboratori al progetto:

Antonio Caruso, Baraka Mlewa Chale, Natalia Gryniuk, Lin Hong, Nakunda Mshana, Nora Negadi, Alice Salvatico, Mechtilda Sarungi, Giovanni Serradifalco

 

Con il supporto di:

Alkiva Capital; Artesicura; Association Clubul Rotary Cetate Timișoara; BeOne Medicines Italia; Casa d’Arte San Lorenzo; Collezione Sibilla; Daniela Diodato - Dadart Gallery; GABRIELLI Steel Service Centre; Li Keran Academy of Painting; Lineapelle; Kodama Building; K STUDIO Design; MAIIIM; Modus Arte & Impresa; MUSA International; Ototeman Perfumes; Serradifalco Editore; STUDIO RONCATO Ingegneria Civile e Ambientale; UNIC – Concerie Italiane

 

Sedi espositive:

 

Supernova

Cannaregio 3218/A - Fondamenta della Sensa 

Orario estivo (dal 9 maggio al 27 settembre): 11:00 - 19:00

Orario autunnale (dal 29 settembre al 22 novembre): 10:00 - 18:00

Chiuso il lunedì (tranne 11 maggio, 1 giugno, 7 settembre, 16 novembre)

 

Gervasuti Foundation - Palazzo Canova

Cannaregio 4998 - Calle Lunga Santa Caterina - Il Campiello

Sede non presidiata, liberamente fruibile nei seguenti orari:

Orario estivo (dal 9 maggio al 27 settembre): 11:00 - 19:00

Orario autunnale (dal 29 settembre al 22 novembre): 10:00 - 18:00

Chiuso il lunedì

venerdì 10 aprile 2026

Etnia House of Arts

 


Apre al pubblico il prossimo 9 maggio 2026 a Venezia Etnia House of Arts, nuova piattaforma dedicata alla creazione contemporanea promossa da Etnia Eyewear Culture.

 Il progetto prende forma negli spazi dell’ex Chiesa dell’Abbazia della Misericordia, nel sestiere di Cannaregio, restituita alla città al termine di un articolato intervento di restauro e oggi riconfigurata come luogo di produzione, incontro e sperimentazione artistica.

Edificata a partire dal X secolo e caratterizzata da una struttura architettonica essenziale e stratificata, la Misericordia conserva tracce di epoche e funzioni diverse — da spazio religioso a luogo assistenziale, fino agli usi più recenti — configurandosi come un organismo complesso, sospeso tra permanenza e trasformazione. È proprio questa natura a renderla oggi il contesto ideale per una nuova progettualità contemporanea.

 

Nasce così Etnia House of Arts, piattaforma dedicata alla creatività del nostro tempo, al dialogo interdisciplinare e alla costruzione di una comunità temporanea di pratiche e visioni.

Dice David Pellicer, CEO and Owner di Etnia Barcelona: «Negli anni abbiamo lavorato molto con gli artisti, sino ad avvertire la necessità di creare uno spazio in cui questo dialogo potesse diventare continuo, non episodico. La Misericordia ci è sembrata il luogo giusto per farlo: uno scrigno quasi caleidoscopico dove attivare qualcosa che era già comunque presente. Etnia House of Arts nasce da questa idea: costruire un contesto in cui la visione non sia solo rappresentata ma messa in scena, attivando relazioni sorprendenti».

  

Promosso da Etnia Eyewear Culture — espressione più ampia della ricerca culturale di Etnia Barcelona — il progetto non si limita a riattivare uno spazio storico ma ne ridefinisce la funzione: la Chiesa della Misericordia diventa Etnia House of Arts un ambiente vivo, attraversabile, in cui l’arte non è soltanto esposta, ma prodotta, raccontata e resa visibile nel suo farsi.

 

Nel corso della stagione, il programma si articola in mostre, interventi site-specific, performance e appuntamenti diversi, alcuni prodotti autonomamente, altri realizzati in collaborazione con protagonisti della produzione culturale e artistica. La programmazione è studiata con l’obiettivo di configurare uno spazio in cui la temporalità del lavoro artistico si sovrappone a quella dell’esperienza pubblica. Non una sequenza di appuntamenti, ma un dispositivo continuo, aperto.

 

In questo quadro si colloca anzitutto il programma di residenze internazionali, che costituisce uno dei nuclei centrali del progetto. Gli artisti invitati sono chiamati a lavorare a partire da un elemento volutamente anomalo — l’occhiale — assunto non come oggetto funzionale, ma come superficie di traduzione, supporto minimo attraverso cui interrogare il rapporto tra visione, identità e rappresentazione.

Il processo creativo si sviluppa in relazione diretta con lo spazio della Misericordia, con la città di Venezia e con la presenza dei visitatori, che entrano in contatto non soltanto con l’opera compiuta, ma con le sue fasi di costruzione, creando un legame con l’artista. In questo senso, ogni visita si configura come esperienza situata, irripetibile.

 

In occasione dell’apertura la collaborazione con Skira darà vita a un calendario di appuntamenti e incontri con artisti e protagonisti della scena culturale, contribuendo ad ampliare il programma pubblico e a rafforzare il dialogo tra pratiche, visioni e comunità.

  

L’intervento architettonico realizzato nella Chiesa della Misericordia mantiene e valorizza le stratificazioni storiche dell’edificio, traducendo una lettura puramente conservativa attraverso l’attivazione di un dialogo tra patrimonio storico e uso contemporaneo. Il restauro è stato concepito come un processo di conoscenza e ascolto, in un confronto diretto con le specificità dell’edificio per testimoniare le intenzioni costruttive, le tecniche e le visioni che nei secoli ne hanno determinato la forma.

 

Le indagini hanno rivelato una storia più complessa del previsto, riportando alla luce elementi di grande valore — dalla copertura lignea trecentesca alle tracce decorative e a una rara finestra gotica — restituendo l’immagine di un organismo in continua trasformazione. In questa prospettiva, il progetto ha scelto di preservare e mettere in relazione le diverse stratificazioni, inclusa quella ottocentesca, come parte integrante dell’identità dell’edificio.

Un restauro articolato che restituisce allo spazio una funzione pubblica, non celebrativa ma generativa.

 

Etnia House of Arts è un progetto che si inserisce in una linea di ricerca che supera il modello espositivo tradizionale per orientarsi verso forme ibride: residenza, laboratorio, piattaforma culturale. Un luogo in cui produzione e fruizione coincidono, e in cui il pubblico non è spettatore passivo, ma parte di un sistema di relazioni.

 

In una città in cui l’arte è spesso custodita come memoria, la Misericordia torna a essere un luogo di presente.

giovedì 9 aprile 2026

Padiglione Turchia

Nilbar Güreş, Nilbar Güreş, 2025, matita e rossetto su carta


 l Padiglione Turchia alla 61. Mostra Internazionale d'Arte – La Biennale di Venezia presenta Un Bacio sugli Occhi di Nilbar Güreş, nota per il suo confronto poetico, critico e arguto, attraverso una vasta gamma di media, con i simboli culturali, le disuguaglianze sociali e le questioni identitarie.

Curata da Başak Doğa Temür, l’esposizione riunisce opere esistenti e nuove produzioni che spaziano tra scultura, installazione, pittura e opere a tecnica mista su carta e tessuto. Un Bacio sugli Occhi prende spunto dall'espressione turca Gözlerinizden öperim, una formula di commiato comunemente usata alla fine di una lettera.

L’esposizione del Padiglione Turchia è coordinata da Istanbul Foundation for Culture and Arts (İKSV) con il contributo del Ministero della Cultura e del Turismo, sotto gli auspici del Ministero degli Affari Esteri della Repubblica di Turchia, co-sponsorizzata da Trendyol Art e sostenuta dalla compagnia aerea partner Turkish Airlines, con il supporto alla produzione di SAHA Association. La Fondazione Vehbi Koç fornisce inoltre supporto editoriale per la preparazione del catalogo della mostra.






Nel suo testo in catalogo, la curatrice Başak Doğa Temür introduce così la mostra:

“L’esposizione si articola attraverso relazioni spaziali piuttosto che seguire una narrazione lineare. Le opere rimangono vicine al suolo, si appoggiano, pendono o galleggiano nell’aria. Invece di guidare lo spettatore da un'opera all'altra, l’esposizione lo invita a rallentare e a prendere consapevolezza della propria posizione corporea in relazione allo spazio e agli altri. Muoversi attraverso la mostra diventa una negoziazione tra distanza e prossimità, vulnerabilità e resistenza. 

Nilbar Güreş lavora con una vasta gamma di media, attingendo dall'esperienza vissuta per affrontare, attraverso le sue opere, questioni legate al genere, alla migrazione e all'appartenenza. La sua pratica si focalizza su situazioni modellate da spostamenti forzati, razzismo, xenofobia e discriminazione basata sulla religione e sul credo, e su come queste condizioni influenzino la vita quotidiana, i corpi e le relazioni. Materiali quali tessuto, capi di abbigliamento, oggetti domestici e forme organiche rivestono un ruolo centrale nel suo lavoro. Questi materiali sono portatori di storie personali e collettive e vengono modificati attraverso gesti di cura, umorismo e resistenza. L'intimità e la tensione politica coesistono, consentendo alla vulnerabilità di manifestarsi senza connotazioni di passività”.


Il testo curatoriale di Başak Doğa Temür è disponibile su turkiyepavilion26.iksv.org.

mercoledì 8 aprile 2026

Fermata: Hong Kong in Venice



Fermata: Hong Kong in Venice

Evento Collaterale della 61. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia


L’Hong Kong Museum of Art (HKMoA) collabora per la prima volta con l’Hong Kong Arts Development Council (HKADC) per partecipare come Evento Collaterale della 61. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia che si svolgerà a Venezia (Italia) da maggio a novembre 2026. L’HKMoA e l’HKADC presenteranno congiuntamente opere selezionate di due artisti di Hong Kong, Kingsley Ng e Angel Hui, con l’obiettivo di far conoscere a livello internazionale l’eterogeneità artistica di Hong Kong.


Curata dall’HKMoA, l’ Evento Collaterale Fermata: Hong Kong in Venice esplora i ritmi poetici della vita di tutti i giorni dialogando con il tema scelto da Koyo Kouoh per la 61. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia: “In Minor Keys”. Attingendo a momenti familiari ma fugaci della vita quotidiana di Hong Kong, la mostra guida i visitatori in un viaggio di scoperta di sé all’interno del flusso della vita.


Nati e cresciuti a Hong Kong, i due artisti spiccano per la loro capacità di trarre ispirazione dal contesto culturale e dalle esperienze quotidiane di Hong Kong, reinterpretando i ritmi e l’estetica della vita quotidiana attraverso vari mezzi come la luce, il suono e l’installazione. Ng, media artist affermato, è noto per le sue installazioni poetiche site-specific che ampliano le percezioni della vita dello spettatore. Le sue opere sono state ampiamente esposte in mostre importanti a livello locale e internazionale. Hui, promettente artista emergente, è abile nell’integrare elementi culturali tradizionali cinesi e linguaggio artistico contemporaneo, ricreando oggetti di uso quotidiano per evocare possibilità artistiche interculturali. Insieme, nelle vesti di acuti osservatori delle sfumature della vita quotidiana urbana, i due artisti stanno trasformando le proprie riflessioni in ispirazioni creative per collegare Hong Kong e Venezia da varie prospettive, dimostrando così al pubblico internazionale la vitalità e il valore dell’arte di Hong Kong.


Nata nel 1895, l’Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia è la più antica mostra internazionale di arti visive contemporanee al mondo. In ogni edizione, circa 100 Paesi e regioni animano i Padiglioni Nazionali e gli Eventi Collaterali. Dal 2001, l’HKADC partecipa all’Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia attraverso un evento collaterale, con l’obiettivo di promuovere lo sviluppo artistico di Hong Kong e gli scambi culturali su piattaforme artistiche internazionali.


Per favorire una più ampia partecipazione da parte dei professionisti del mondo dell’arte e per offrire agli artisti di Hong Kong opportunità di carriera a livello internazionale, la selezione degli artisti partecipanti alla mostra si è basata su un percorso di candidatura e valutazione. Su richiesta dell’HKMoA, le candidature sono arrivate da istituzioni accademiche e organizzazioni artistiche professionali. Negli ultimi anni sono stati inclusi anche artisti o collettivi di artisti direttamente richiesti dai musei e dagli uffici del Dipartimento per il Tempo libero e i Servizi culturali (Leisure and Cultural Services Department, LCSD). L’elenco delle candidature conteneva oltre 200 artisti. Un panel di selezione professionale ha poi stilato una lista ristretta di artisti da sottoporre all’esame finale dell’HKMoA, che ha selezionato Ng e Hui.


Il team curatoriale dell’HKMoA è profondamente onorato di curare l’Evento Collaterale Fermata: Hong Kong in Venice. Fondato nel 1962, l’HKMoA è il primo museo d’arte pubblico della città. Da oltre 60 anni si impegna a collezionare e promuovere l’arte di Hong Kong, nonché a sostenere forti relazioni collaborative all’interno del settore. Ha costruito un’ampia rete e una vasta esperienza, favorendo la crescita degli artisti locali e concretizzando attivamente la propria identità come “il museo d’arte di Hong Kong”. L’HKMoA ha espresso la speranza che, grazie ai due artisti selezionati, l’arte di Hong Kong sia portata sotto i riflettori della scena internazionale.


I membri del panel di selezione sono: Professor Johnson Chang, professore ospite alla Scuola di Arte intermediale della China Academy of Arts; Dott. William Lim, consulente museale esperto dell’LCSD; Sig. Fumio Nanjo, consulente senior del Mori Art Museum (Giappone); Professor Douglas So, presidente del comitato consultivo museale dell’LCSD; Professor Wang Huangsheng, professore alla Central Academy of Fine Arts; Dott.ssa Maria Mok, direttrice dell’HKMoA; Sig.ra Prudence Ma, curatrice dell’HKMoA (arte moderna e arte di Hong Kong).


L’Evento Collaterale Fermata: Hong Kong in Venice alla 61. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia è presentato da LCSD e HKADC e organizzata da HKMoA e HKADC. Si svolgerà dal 9 maggio al 22 novembre 2026 a Venezia (Campo della Tana, Castello 2126, 30122), in Italia.


Kingsley Ng (b.1980, Hong Kong)

Kingsley Ng ha completato la sua formazione post-laurea e si è laureato con il massimo dei voti presso Le Fresnoy–Studio Nazionale d’Arte Contemporanea in Francia. Attualmente è professore associato presso la Academy of Visual Arts della School of Creative Arts della Hong Kong Baptist University. Ng è un artista dei media, con un focus su progetti concettuali e site-specific. Grazie alla creazione di esperienze contemplative e meditative tramite installazioni immersive, rivela l’invisibile e porta alla luce temi sociali, stimolando un più ampio coinvolgimento del pubblico. 


Ha ricevuto numerosi premi artistici, tra cui l’Hong Kong Arts Development Awards – Best Artist in Media Arts (2013) e l’Asia Cultural Council Grant (2013). Le sue opere sono state ampiamente esposte sia a livello locale che internazionale. Tra le principali mostre personali e collettive a cui ha partecipato figurano “Listening to the Sound of the Earth Spinning” al CHAT (Centre for Heritage, Arts and Textile) di Hong Kong (2024), il Centre Pompidou di Parigi (2023), l’Echigo-Tsumari Art Triennale in Giappone (2018, 2009) e l’OzAsia Festival, in Australia (2016), ma anche “Digital Life 2014 – PLAY” al MACRO di Roma (2014). 


Angel Hui (b. 1990, Hong Kong)

Angel Hui ha conseguito una laurea triennale in Arti visive presso la Hong Kong Baptist University nel 2014 e un master in Arte sperimentale presso la Central Academy of Fine Arts di Pechino nel 2017. Abile nella pittura a inchiostro gongbi, Hui realizza spesso opere permeate sia dalla cultura tradizionale cinese che dall’espressione artistica contemporanea. Ella è affascinata dagli oggetti quotidiani e spesso scopre un nuovo significato in essi trasformando le forme d’arte tradizionali e appropriandosi di materiali comuni per integrarli nelle sue opere. 


Dopo la laurea, Hui ha ricevuto numerosi riconoscimenti artistici, tra cui il premio Société Générale “Call for Artists” (2022) e l’Excellence Award, Art Next Expo International Artist Award (2019); è stata inoltre finalista al Sovereign Asian Art Prize 2025. Le sue opere sono state ampiamente esposte a Hong Kong, Macao, Shanghai, Singapore, Seul, Miami, Abu Dhabi, Rio de Janeiro e San Paolo. Nel 2016 Lane Crawford le ha commissionato una mostra itinerante del suo progetto di installazione e nel 2019 è stata invitata a Pechino dall’Ufficio del Governo della Regione Amministrativa Speciale di Hong Kong a esporre al Rosewood.


La FSRR sull'isola di San Giacomo a Venezia

 


Il 7 maggio 2026, in occasione dell’inaugurazione della sua terza sede, sull’Isola di San Giacomo a Venezia, la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo presenta un ampio programma espositivo che intreccia mostre, performance e installazioni site-specific, con progetti appositamente concepiti per il nuovo spazio nella laguna che coinvolgono artisti internazionali.  

Il programma comprende le inaugurazioni di:
Fanfare/Lament, mostra personale dell’artista Matt Copson, a cura di Hans Ulrich Obrist. Il progetto unisce esposizione e performance, con musiche composte da Oliver Leith.

Don’t have hope, be hope!, con una selezione di opere della Collezione Sandretto Re Rebaudengo.

Isola di San Giacomo 2022–2026, a story in images, una serie di fotografie scelte dai progetti di Giovanna Silva e di Antonio Fortugno, invitati nel 2022 a documentare il processo di trasformazione dell’isola e il restauro delle architetture preesistenti.

Il percorso espositivo si estende agli spazi esterni con una serie di installazioni diffuse: GONOGO di Goshka Macuga; Old Tree (Pink Seas) di Pamela Rosenkranz; Patriarchy = CO₂ di Claire Fontaine; Nixe di Thomas Schütte; Huff and a Puff di Hugh Hayden; Imagine Alighiero Boetti Came to São Paulo and After Putting Water on His Head Left the Hose and Left di Mario García Torres.

Con la nuova sede di Venezia, la Fondazione rafforza il proprio impegno nella promozione dell’arte contemporanea e dà vita a un luogo di produzione, di ricerca e sperimentazione, aperto al dialogo tra gli artisti. Completamente auto-sostenibile, l’Isola di San Giacomo sarà anche un laboratorio  di riflessione ecologica.


Modalità di partecipazione:

Il 7 maggio, per consentire l’accesso all’isola, la Fondazione mette a disposizione un servizio di trasporto dedicato.

Per partecipare è necessario inviare una richiesta all’indirizzo email info@fsrr.org, specificando nome, cognome, numero di cellulare e indirizzo mail. In caso di prenotazione per più persone, indicare i dati di ciascun partecipante (anche mail e cellulare).

I posti sono limitati e disponibili fino a esaurimento.
La partenza è prevista alle ore 14:00 dai Giardini (la posizione precisa verrà comunicata successivamente agli iscritti). Il rientro dall’isola in direzione Giardini è previsto per le ore 16:00.

martedì 7 aprile 2026

Diario veneziano, il progetto partecipativo di Ilya ed Emilia Kabakov

 


Si aggiunge un nuovo tassello a Diario veneziano, il progetto partecipativo di Ilya ed Emilia Kabakov, a cura di Cesare Biasini Selvaggi e Giulia Abate, che verrà presentato a Venezia in occasione della 61. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia: la mappatura intima della città si estenderà dal piano nobile di Ca’ Tron (9 maggio – 28 giugno 2026) ai Giardini della Biennale, all’interno del Padiglione Venezia, entrando in dialogo con Note persistenti, il progetto espositivo curato da Giovanna Zabotti con Denis Isaia e Cesare Biasini Selvaggi.

In linea con il tema curatoriale In Minor Keys, il Padiglione si configura come una partitura sensibile che invita a cogliere le frequenze più profonde di Venezia: quelle che affiorano dalle sue parti sommerse, dalla materia che la sostiene, dalle narrazioni intime e dalla dimensione collettiva che la attraversa.

Nella sequenza di ambienti che accompagnano il visitatore attraverso quattro dimensioni simboliche della città (sommersa, domestica, mitologica e collettiva), il percorso espositivo si articola in altrettanti interventi artistici interdisciplinari in dialogo fra loro: le sculture di Alberto Scodro, che indagano i processi invisibili della materia e rimandano alla dimensione del mondo sommerso, risuonano con la composizione sonora immersiva di Dardust, sviluppata con Paolo Fantin, H-Farm e Cisco, e con i lavori inclusi nel progetto Artefici del Nostro Tempo, dedicato alle espressioni emergenti delle nuove generazioni di artisti. All’interno di questa partitura polifonica, la dimensione domestica e relazionale trova una delle sue espressioni più significative in Diario veneziano di Ilya ed Emilia Kabakov, che costituisce il cuore del progetto collettivo ideato dal duo con la partecipazione dei veneziani, in un percorso che unisce il Padiglione Venezia e Ca’ Tron.

 Tre anni dopo la scomparsa di Ilya Kabakov, Venezia accoglie uno dei progetti più emblematici della coppia, in arte e nella vita: un’opera monumentale e partecipata che si configura come un autoritratto corale della città. Curato da Cesare Biasini Selvaggi e Giulia Abate, Diario veneziano prende forma a Ca’ Tron – sede dell’Università Iuav affacciata sul Canal Grande – dove il piano nobile viene trasformato in un grande dispositivo narrativo, e prosegue al Padiglione Venezia, ricomponendo l’unità del progetto in dialogo con il percorso di Note persistenti.

Non una mostra su Venezia, ma una mostra con Venezia: questo il presupposto che guida l’intero lavoro. Circa 500 abitanti della città metropolitana, appartenenti a diverse generazioni, contesti sociali e aree urbane, hanno contribuito scrivendo una pagina di diario in cui narrano il proprio legame con la città e prestando un oggetto personale capace di rappresentarlo. Frammenti di vite, memorie e desideri si raccolgono così in una costellazione di storie che restituisce la complessità sociale e affettiva della laguna.

 Come dichiara Emilia Kabakov: “Dalle storie raccolte emerge quanto Venezia sia densa di persone che lavorano duramente per mantenere non solo la città, ma un senso di comunità raramente riscontrabile nell’era digitale. In un momento in cui le differenze politiche, economiche e religiose sembrano insormontabili, Venezia è un faro di speranza: l'esempio di ciò che accade quando i vicini si sostengono a vicenda, condividendo la responsabilità di custodire la propria casa per le generazioni future”.

Esposti in una serie di vetrine tematiche e accompagnati dalle storie affidate dai partecipanti, gli oggetti collezionati – utensili, ricordi, tracce minime del quotidiano e del futuro – diventano vere e proprie “camere di risonanza” di esistenze, trasformando l’opera in un dispositivo di ascolto collettivo. In linea con la poetica dei Kabakov e con la loro idea di “installazione totale”, l’esperienza non si limita alla visione, ma si configura come uno spazio immersivo in cui la dimensione individuale si intreccia con quella universale.

Come racconta Cesare Biasini Selvaggi: "Gli oggetti che abbiamo chiesto ai veneziani di prestarci non sono infatti semplici ready-made, ma “camere di risonanza” di esistenze. Sono orsacchiotti, utensili, frammenti di biografie minime che, messi insieme, compongono una mappa del sentimento, dove l’arte smette di essere un oggetto da guardare per diventare un diario affettivo collettivo, ricordandoci che essere protagonisti significa, prima di tutto, essere insieme”.

 


ILYA ED EMILIA KABAKOV

Ilya (Dnepropetrovsk, USSR, 1933-Long Island, USA, 2023) ed Emilia (Dnepropetrovsk, USSR, 1945) Kabakov hanno iniziato il loro sodalizio artistico alla fine degli anni ’80 e si sono sposati nel 1992. Insieme hanno dato vita a una prolifica produzione di 'installazioni totali' e altre opere concettuali che affrontano i temi dell'utopia, del sogno e della paura, riflessi della condizione umana universale. Il loro lavoro è presente nelle collezioni dei principali musei del mondo, tra cui il Centre Pompidou di Parigi, la Tate Modern di Londra, il MoMA di New York, il MAXXI di Roma, il Museo Statale Ermitage di San Pietroburgo, la Collezione Reale di Abu Dhabi negli Emirati Arabi Uniti e molti altri. La rivista ArtNews ha annoverato i Kabakov tra i dieci artisti viventi più importanti al mondo.

Ilya Kabakov è scomparso nel maggio 2023; Emilia continua a portare avanti e realizzare i loro progetti.


Lydia Ourahmane a Venezia con la Fondazione Nicoletta Fiorucci




 Lydia Ourahmane presenterà una mostra personale, 5 Works, presso la Fondazione Nicoletta Fiorucci di Venezia dal 5 maggio al 22 novembre 2026, a cura di Polly Staple. La mostra coinciderà con la 61ª Esposizione Internazionale d'Arte – La Biennale di Venezia.

Lydia Ourahmane è un'artista concettuale le cui installazioni, sculture, opere video e sonore creano situazioni che hanno conseguenze al di là delle mura dell'istituzione, negoziando al contempo i termini al suo interno. Esplorando paesaggi di dislocazione e comunità, il suo lavoro esamina come il movimento di oggetti e persone sia influenzato da fattori quali restrizioni statali e barriere invisibili. Le sue recenti presentazioni hanno coinvolto il pubblico come materiale, soggetto e autore.

Il nuovo incarico di Ourahmane segue una residenza presso la Fondazione Nicoletta Fiorucci di Venezia. Uno dei presupposti centrali della mostra è che molte delle opere sono state create a Venezia. Ourahmane ha lavorato con artigiani e tecnici veneziani, ma ha anche collaborato con organizzazioni della città di Venezia e della regione circostante. Questi individui e collettivi continuano a offrire una straordinaria competenza e costituiscono una comunità fiorente, fornendo un'alternativa concreta all'immagine popolare di Venezia come città turistica e in declino.

5 Works combina una vasta gamma di media viscerali – tra cui, ad esempio, stampi per sculture antiche, lampade da chiesa e biancheria da letto dismessa – con gesti concettuali tradizionali come la ricontestualizzazione di oggetti trovati e la presentazione di processi documentaristici. Diverse opere in mostra sono il risultato diretto di negoziazioni, transazioni e scambi specifici di siti storici e associazioni attiviste veneziane, tra cui Poveglia per tutti, Bancolotto No. 10: Il Cerchio e LSG: Lavanderia Spolaore Giuseppe.

L'isola di Poveglia è diventata una musa ispiratrice durante la realizzazione della mostra. Situata ai margini della laguna di Venezia e in gran parte inaccessibile, la sua storia è intrisa di mito. L'isola è stata tuttavia recentemente riappropriata dall'associazione Poveglia per tutti, che la sta trasformando in un parco pubblico. Un'opera centrale commissionata per 5 Works è un molo perfettamente funzionante che verrà trasferito a Poveglia, consentendo l'accesso pubblico via mare dalla riva alla terraferma.

La pratica di Ourahmane si concentra sulla politica reale della vita quotidiana, oltre che sull'esplorazione di come l'arte stessa venga valorizzata, prodotta, distribuita ed esposta. Viviamo in un nuovo ordine mondiale in cui i rifiuti si trasformano in sublime astrazione per molti, ma rimangono una brutale realtà per altri. Ciò richiede un cambio di prospettiva. Qual è dunque la forma per il nostro momento presente? In quale punto l'arte si inserisce nella realtà? In 5 Works, la materia è sempre in fase di negoziazione dei propri termini.

Lydia Ourahmane 5 Works
5 maggio – 22 novembre 2026
Inaugurazione: lunedì 4 maggio, ore 16:00-20:00
Dorsoduro 2829
Venezia, Italia

Washwasha - Padiglione Nazionale degli Emirati Arabi Uniti


Il Padiglione #UAEinVenice annuncia Washwasha , una mostra collettiva curata da Bana Kattan. Washwasha considera il suono come un archivio vivente, che custodisce memoria, emozioni e storie tramandate di generazione in generazione. 

Riunendo artisti le cui pratiche abbracciano diverse generazioni, la mostra riflette la profondità, la continuità e la natura in continua evoluzione della vita creativa negli Emirati Arabi Uniti. 

Attraverso questa esposizione, il Padiglione guarda al futuro, invitando il pubblico internazionale a confrontarsi con pratiche plasmate dall'esperienza vissuta, dalle storie condivise e dal dinamico tessuto culturale degli Emirati Arabi Uniti.


Giornate di apertura al pubblico: dal 9 maggio al 22 novembre 2026



CS

Il Padiglione Nazionale degli Emirati Arabi Uniti annuncia Washwasha, una mostra di prossima apertura curata da Bana Kattan, curatrice e vicedirettrice delle mostre del Guggenheim Abu Dhabi Project, e da Tala Nassar, assistente curatrice. La mostra riunisce gli artisti Mays Albaik, Jawad Al Malhi, Farah Al Qasimi, Alaa Edris, Lamya Gargash e Taus Makhacheva, le cui opere esplorano i paesaggi sonori contemporanei degli Emirati Arabi Uniti, plasmati da migrazione, transitorietà e legami di lunga data con la terra.

Washwasha è una traslitterazione fonetica della parola araba che significa "sussurrare" e che evoca forme di comunicazione sottili, spesso intime e selettive. Gli artisti prendono spunto dal concetto di washwasha per esplorare temi come la migrazione, la tecnologia, le storie orali e il rapporto tra linguaggio, corpo e identità. Questi temi riflettono le condizioni di vita di molti che plasmano e sono plasmati dal panorama culturale degli Emirati Arabi Uniti. All'interno della mostra, le opere includono registrazioni di storie immateriali, preservandole pur riconoscendone l'intrinseca elusività. Alcune opere contemplano i suoni che accompagnano i paesaggi urbani e le evoluzioni tecnologiche e architettoniche che li trasformano continuamente, mentre altre considerano le sfide della cattura del suono e della memoria in relazione alla migrazione e alla comunicazione. La mostra riflette su come i cambiamenti infrastrutturali, siano essi architettonici, tecnologici o sociali, abbiano trasformato il modo in cui le comunità ascoltano e vengono ascoltate.

Queste storie rivelano gli Emirati Arabi Uniti non come una forma culturale fissa, ma come uno spazio plasmato dalla mobilità, dalla corrispondenza e da forme di ascolto stratificate attraverso la terra e il mare. Mettendo a confronto le prime pratiche sonore collettive con le culture dell'ascolto contemporanee mediate dalla tecnologia, la mostra riflette su come i cambiamenti infrastrutturali negli Emirati Arabi Uniti, siano essi architettonici, tecnologici o sociali, abbiano trasformato il modo in cui le comunità ascoltano e vengono ascoltate.

lunedì 30 marzo 2026

Padiglione di Singapore - Amanda Heng



 In occasione della 61ª Biennale di Venezia, Singapore presenta la potente ricerca interdisciplinare di Amanda Heng, figura di riferimento nel panorama artistico del Sud-est asiatico."

A 80 anni, Amanda Heng approda alla 61ª Biennale di Venezia con un progetto che segna il suo definitivo riconoscimento globale. Per il Padiglione di Singapore, l'artista trasforma lo spazio in A Pause: un santuario di osservazione e riposo che sfida la frenesia del mondo contemporaneo. Attraverso gesti quotidiani come sedersi o aspettare, Heng esplora la resilienza e il potere dell'ordinario, portando a Venezia una riflessione potente e necessaria sulla resistenza del corpo. 

Unendo fotografia, immagini in movimento e design architettonico, il lavoro invita a riflettere su come la resistenza e il rinnovamento non si coltivino attraverso grandi gesti, ma attraverso l’istinto del corpo al riposo.

Emersa alla fine degli anni '80 in risposta al mutamento del contesto sociale femminile in una società in rapida modernizzazione, Heng ha co-fondato nel 1988 The Artists’ Village, il primo spazio gestito da artisti a Singapore, e ha successivamente istituito Women in the Arts (WITA) nel 1999. Le sue prime opere, come Let’s Chat (1996) e Walk with Amanda (2000), hanno definito metodi di incontro sociale spontaneo attraverso performance partecipative dal vivo. Queste spaziavano dalle faccende domestiche quotidiane al guidare il pubblico attraverso un mercato alimentare (hawker centre), fino a partecipanti che camminavano all'indietro tenendo una scarpa col tacco in bocca; il tutto culmina in una pratica che esamina come gli spazi pubblici e domestici siano modellati, definiti dal genere e negoziati. Opere fotografiche come Parts of My Body (1990) presentano un’asserzione nuda e cruda della presenza corporea, resistendo all'oggettivazione attraverso un approccio diretto e non mediato.

A distanza di tutti questi anni, il suo lavoro rimane quanto mai attuale, utilizzando gesti sottili e quotidiani ed esperienze incarnate per mettere in primo piano forme silenziose di resilienza e il potere dell’ordinario rispetto allo spettacolo.

La Fortezza, Dries Verhoeven


The Fortress, Dries Verhoeven (2026). Photo by Willem Popelier.


 La Fortezza, Dries Verhoeven (2026). Foto di Willem Popelier.

Per la 61ª Esposizione Internazionale d'Arte – La Biennale di Venezia, l'artista Dries Verhoeven e la curatrice Rieke Vos presentano una performance e un'installazione architettonica intitolata La Fortezza. Il duo prende spunto dalla Biennale di Venezia e dal Padiglione Olandese per esplorare il riflesso di autoconservazione della società occidentale in un contesto di grande incertezza geopolitica. Il progetto segna una novità storica: è la prima volta che i Paesi Bassi sono rappresentati alla Biennale Arte con una performance, e la prima volta che il Padiglione Olandese stesso diventa parte integrante dell'opera.


Un Padiglione rivolto verso l'interno

Progettato da Gerrit Rietveld e costruito negli ottimistici anni del dopoguerra, negli anni '50, il Padiglione Olandese può essere considerato l'emblema dell'apertura, del progresso e della fiducia nel futuro. Durante la Biennale Arte 2026, tuttavia, questo monumento modernista si trasforma nell'antitesi di se stesso. Con le sue persiane in acciaio, la struttura illuminata dal sole volta le spalle al mondo esterno, trasformandosi in un recinto oscuro e fortificato. All'interno, l'oscurità incombente si manifesta in una cruda performance vocale.

Come afferma Verhoeven: "Insieme a un gruppo di tredici artisti internazionali, presentiamo un'opera sulla ricerca di stabilità in un mondo in disequilibrio. Attraverso i suoni grezzi prodotti dagli artisti, essi danno espressione allo stato di disordine sociale che osservo attualmente – e alla tenacia con cui, anche nell'arte, a volte ci aggrappiamo ai valori di ieri".


Riflessioni sulle contraddizioni della Biennale di Venezia

L'artista e curatore prendono le contraddizioni della Biennale di Venezia, così come le percepiscono, come punto di partenza per questa nuova opera. Si dice: «I padiglioni nazionali alla Biennale di Venezia rappresentano un ordine mondiale di un'epoca passata. Nei Giardini della Biennale, le ex potenze mondiali – perlopiù occidentali – occupano ancora le posizioni più in vista. Paesi che in realtà chiudono i confini, dichiarano guerra o commettono genocidi, stanno fianco a fianco, in fraterna armonia. Il mondo dell'arte tenta di sostenere l'idea di ideali illuministi e di un futuro comune pieno di speranza». La Fortezza risponde a questo paradosso.  


venerdì 27 marzo 2026

Belek - Repubblica del Kirghizistan

 (In basso a destra: Alexey Morosov, proiezione video raffigurante dighe kirghise e sequenze di kok-börü, dettaglio dell'immagine con un cavallo e un centauro suonatore di kok-börü e ritratto di Alexey Morosov)

Il Padiglione della Repubblica del Kirghizistan alla Biennale Arte 2026, parte della Biennale di Venezia, e è rappresentato dall'artista interdisciplinare  Alexey Morosov , che presenta  BELEK  ("Dono"), un'installazione immersiva di grandi dimensioni allestita all'interno della storica Chiesa di Santa Caterina.

BELEK  riflette sull'acqua come risorsa naturale vitale e patrimonio culturale condiviso in Kirghizistan. Attraverso una combinazione di video, elementi scultorei e suoni, Morosov mette in dialogo due dimensioni interconnesse della storia del paese: i monumentali progetti di ingegneria idraulica che hanno rimodellato il paesaggio montuoso del Kirghizistan nel corso del XX secolo e l'antico gioco equestre Kok-Boru, che continua a esprimere il profondo legame tra persone, animali e terra.

Attraverso l'intreccio di questi elementi, il padiglione esamina come le società negoziano tradizione e modernizzazione, collocando il Kirghizistan all'interno di un più ampio dibattito globale su ambiente, memoria culturale e gestione delle risorse. Curato da Geraldine Leardi, il progetto testimonia anche la crescente visibilità dell'Asia centrale sulla scena culturale internazionale.

Bracha. La stanza è condivisa

 


Durante la settimana di apertura della Biennale di Venezia, una sala dell’Hotel Metropole diventa sede di una mostra di Bracha L. Ettinger.

Bracha. La stanza è condivisa trasforma la stanza in cui Sigmund Freud scrisse in parte L'interpretazione dei sogni tra il 1895 e il 1899, in uno spazio di pittura, sguardo lento, psicoanalisi, risonanza e presenza condivisa.

La curatrice Carolyn Christov-Bakargiev commenta: “In un tempo saturo di rumore e velocità, Bracha L. Il dipinto di Ettinger ci chiede di rallentare e di sentire, piuttosto che di guardare. La stanza diventa uno spazio psichico condiviso in cui la soggettività non è isolata, ma co-emerge attraverso la vulnerabilità, la cura e l'attenzione. Qui, l’arte non è spettacolo; è un atto di ciò che lei chiama “borderlinking”.

Sette dipinti realizzati tra il 2006 e il 2025 sono installati all'interno dell'atmosfera veneziana vissuta della storica camera d'albergo. La mostra si svolge in sette giorni – lo stesso numero dei sette dipinti – creando una tranquilla corrispondenza tra durata e immagine, tempo e attenzione. Veli di malva, rosso-viola profonda, e bianco latte rosso rilasciano facce spettrali e forme tremanti che affiorano e si ritirano come lo spettatore guarda. Diverse rare opere video in anteprima in questa mostra e accompagnano i dipinti, estendendo il linguaggio dell’artista di stratificazione in immagine in movimento, dove il tempo cinematografico diventa un’altra membrana attraverso la quale la memoria e la risonanza si svolgono.


Questa è probabilmente la più piccola mostra di Venezia e, a causa della capacità limitata, la prenotazione è essenziale e aperta a tutti. I dettagli su come prenotare e partecipare di persona a Venezia saranno pubblicati il 15 aprile 2026. Ogni trenta minuti, da lunedì 4 maggio a domenica 10 maggio, piccoli gruppi saranno guidati dall'ingresso della hall dell'hotel attraverso la mostra (vedi sotto per ore.)

La mostra comprende anche un'installazione di conchiglie e St. Cardo di latte di Maria. Il cardo si riferisce alla leggenda di una pianta nel deserto, che si dice sia stata coltivata grazie alle gocce del latte della Vergine Maria mentre allattava il Bambino. A lungo associato alla protezione e alle piante medicinali, diventa un tranquillo emblema di nutrimento e guarigione. Posta tra i gusci modellati dalla marea e dal tempo, l'installazione approfondisce il senso della stanza come spazio risonante, simile a un utero. L’incontro diventa di prossimità, facendo eco all’intimità di una camera psicoanalitica mentre offre un ripensamento femminista contemporaneo della soggettività.

La famosa teoria dell’artista sul “Matrixial” propone che la soggettività inizia non attraverso la separazione traumatica alla nascita, come credeva Freud, ma nelle relazioni prenatali condivise. A Venezia, questo concetto diventa spaziale: gli spettatori entrano in ciò che Bracha L. Ettinger chiama uno “spazio di confine” che non è né interamente loro né del tutto quello dell’artista. Per l’artista la pittura diventa un gesto etico di “borderlinking” e “co-emergere” in un mondo fratturato.

“Il suo lavoro, profondamente segnato dalla storia personale dei suoi genitori, sopravvissuti all’Olocausto, emerge nella seconda metà del XX secolo, un periodo in cui si è sviluppata molta pittura europea moderna in risposta al dolore individuale e collettivo”, afferma Christov-Bakargiev. “Attingendo sia al suo patrimonio familiare che alla storia dell’arte, esplora nozioni di trasmissione generazionale, traumi, amnesia e ricordi collettivi. Bracha L. Le pubblicazioni teoriche di Ettinger nei campi dell’estetica e della psicoanalisi hanno ampiamente influenzato il pensiero femminista sull’arte dagli anni ’80, così come il lavoro di molti artisti che oggi hanno a che fare nel mondo di oggi con l’impatto personale della violenza coloniale. Il suo pensiero sull’intima sonorità dell’arte risuona con il tema della Biennale di quest’anno di Koyo Kouoh”.

L'Hotel Metropole - con la sua storia a strati come orfanotrofio femminile del XIV secolo, scuola di musica, hotel della fine del XVIII secolo e ospedale militare durante la seconda guerra mondiale - agisce come partner matrice nella mostra. Come riflette la proprietaria Gloria Beggiato, l’Hotel Metropole “ha a lungo accolto artisti, scrittori, musicisti e pensatori provenienti da tutto il mondo. Le sue mura tengono le loro storie, e siamo orgogliosi di continuare questa tradizione culturale ospitando progetti che portano l’arte in dialogo diretto con la storia”.

Situato lontano dalla mischia della Biennale, Bracha. La stanza è condivisa offre una pausa, uno spazio protetto per la riflessione durante una settimana altrimenti accelerata.

In relazione a questa mostra, Bracha L. Ettinger afferma poeticamente:
È necessario un angelo per occuparsi del dolore e della bellezza del mondo nei momenti tragici, per riorientarci verso un futuro umanizzato senza ignorare l’agonia. La chiamo angelo della portata. La sua matrice ora sanguina all'infinito. Nella nostra sfera matrice sento il tuo silenzio sussurrare, attraverso l’altro, attraverso l’aria, attraverso l’acqua, chiedendomi di respirare con-in-per te. La profondità alla profondità risuona. Nella trasformazione metramorfica lungo le nostre stringhe transitive subreali condivisibili, la co-respirazione sta co-nascendo nella compassione.


Informazioni sull'esposizione
Bracha. La Stanza È Condivisa
Una mostra di opere di Bracha L. Ettinger a cura di Carolyn Christov-Bakargiev
4-10 maggio 2026
Hotel Metropole
Riva degli Schiavoni 4149, Venezia
Vaporetto: San Zaccaria
Orari:
4-9 maggio: 10am-8pm
10 maggio: 10am-1pm