Pavlina Vagioni: Oikeiōsis
Spazio Tana, Ramo de la Tana 2127/A, 30122, Venezia
opposto l'ingresso principale dell'Arsenale
6 maggio-25 ottobre, 2026
Le Biennali di Arti Visive visitate a Venezia, dal 1980...
Il Dicastero per la Cultura e l’Educazione ha annunciato i 24 artisti del Padiglione della Santa Sede alla 61ª Mostra Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia. Il progetto, intitolato “L’orecchio è l’occhio dell’anima”, si sviluppa tra il Giardino Mistico dei Carmelitani Scalzi, a Cannaregio, e il Complesso di Santa Maria Ausiliatrice, a Castello cn la curatela di Hans Ulrich Obrist e Ben Vickers con Soundwalk Collective. Una proposta che conferma l’impegno della Santa Sede nel dialogo con l’arte contemporanea, ponendo al centro un gesto essenziale: ascoltare.
Un Padiglione ispirato a Ildegarda
Curato da Hans Ulrich Obrist e Ben Vickers, in collaborazione con Soundwalk Collective, il Padiglione propone nuove opere commissionate a 24 artisti, ispirate alla vita e all’eredità di Ildegarda di Bingen, proclamata santa e Dottore della Chiesa nel 2012 da Benedetto XVI. L’esposizione nasce in dialogo con la proposta curatoriale della Biennale 2026, configurandosi come una “preghiera sonora” e un invito all’ascolto contemplativo.
Il Giardino Mistico: ascolto e contemplazione
Nel Giardino Mistico, spazio monastico del XVII secolo custodito dai Carmelitani Scalzi, sono presentate nuove opere sonore di venti artisti tra musicisti, poeti e compositori, da Brian Eno a Patti Smith, da Jim Jarmusch a Meredith Monk, fino alle monache benedettine di Eibingen. Le opere dialogano con i canti e le visioni di Ildegarda attraverso voce, strumenti e silenzio. I visitatori sono invitati ad ascoltare tramite cuffie queste creazioni, realizzate con Soundwalk Collective, insieme a uno strumento site-specific che “ascolta” il giardino in tempo reale. Il collettivo, fondato da Stephan Crasneanscki e Simone Merli, integra suono, film e media misti in opere immersive e ha collaborato con artisti come Patti Smith e Jean-Luc Godard, sviluppando una ricerca sul suono come chiave di lettura dell’esperienza umana. In questo orizzonte si collocano anche le parole di Papa Leone XIV: "La logica dell’algoritmo tende a ripetere ciò che 'funziona', ma l’arte apre a ciò che è possibile. Non tutto dev’essere immediato o prevedibile".
Nel sestiere di Castello, il Complesso di Santa Maria Ausiliatrice diventa uno scriptorium contemporaneo, articolato attorno a tre nuclei: un archivio vivente, la liturgia sonora delle monache di Eibingen e l’ultima opera del regista Alexander Kluge, scomparso il 25 marzo 2026 a 94 anni, autore anche del titolo del Padiglione. L’archivio, realizzato con suor Maura Zátonyi e l’Accademia di Santa Ildegarda, raccoglie testi, ricerche e materiali legati alla Santa, offrendo una biblioteca multilingue, libri d’artista di Ilda David’ e un progetto architettonico monastico di Tatiana Bilbao Estudio. Al centro della sede, l’opera finale di Kluge: una monumentale installazione di film e immagini articolata in dodici stazioni, distribuite in tre ambienti secondo la logica del restauro in corso dell’edificio.
Continuità
La proposta a Castello rappresenta un’evoluzione del Padiglione della Santa Sede alla Biennale Architettura 2025, proseguendo il progetto “Opera Aperta” sviluppato con Tatiana Bilbao Estudio e MAIO Architects. Commissario del Padiglione è il cardinale José Tolentino de Mendonça.
Isola di San Giacomo, Venezia - Inaugurazione della terza sede della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo
Il 7 maggio 2026 la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo inaugura la sua nuova sede sull’Isola di San Giacomo, nella Laguna Nord di Venezia: un centro dedicato all’arte contemporanea, alla ricerca e all’ecologia, nato dal recupero dell’isola da un lungo stato di abbandono e dal restauro delle sue architetture storiche e progettato secondo principi di sostenibilità e autosufficienza energetica.
Il programma inaugurale include la mostra personale Fanfare/Lament di Matt Copson, curata da Hans Ulrich Obrist, accompagnata da una performance musicale di Oliver Leith; la collettiva Don’t have hope, be hope! con opere della Collezione Sandretto Re Rebaudengo, con artisti tra cui Michael Armitage, Lucas Arruda, Christine Ay Tjoe, Matthew Barney, Cecily Brown, Glenn Brown, Justin Caguiat, Maurizio Cattelan, Ian Cheng, Berlinde De Bruyckere, Trisha Donnelly, Jana Euler, Sanya Kantarovsky, Anish Kapoor, Josh Kline, Sarah Lucas, Victor Man, Danielle McKinney, Albert Oehlen, Toyin Ojih Odutola, Walter Price, Enrico David, Avery Singer, Adrián Villar Rojas, Lynette Yiadom-Boakye; e il progetto fotografico Isola di San Giacomo 2022–2026. A Story in Images di Antonio Fortugno e Giovanna Silva.
Il percorso si estende anche agli spazi esterni con installazioni permanenti di Claire Fontaine, Mario García Torres, Hugh Hayden, Goshka Macuga, Pamela Rosenkranz e Thomas Schütte.
I posti per visitare l’isola il 7 maggio sono esauriti. L’apertura al pubblico avverrà progressivamente. Le modalità di visita e prenotazione saranno comunicate prossimamente.
l Padiglione Nazionale della Repubblica Unita di Tanzania alla 61. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia presenta la mostra Minor Frequencies: The Inner Life Of A Nation. In Minor Frequencies, la Repubblica Unita di Tanzania risuona come una delle frequenze che animano la Biennale Arte 2026. Il progetto ci invita ad assumere una postura laterale, ad ascoltare il rumore di fondo, oltre i grandi proclami. Perché il minore non è riduttivo. Il minore è intimo e prezioso. Porta con sé memoria, respiro e resistenza. E la Partecipazione Nazionale della Tanzania si accorda a questo coro minore riverberando il sentimento della Nazione non attraverso slogan, bensì secondo percezioni sussurrate, facendola emergere come presenza sensibile, organica. Il progetto curatoriale ed espositivo ruota con grande armonia attorno alle opere degli artisti tanzaniani. Opere che si fanno espressione di frequenze interne che echeggiano ciascuna una linea di ricerca: il Corpo di Turakella Editha Gyindo; il Gesto di Lazaro Samuel; l’Archivio di Valerie Asiimwe Amani; la Mente di Amani Abeid. La centralità di questi lavori funge da diapason al coro polifonico degli artisti provenienti da geografie plurali che, mediante i loro interventi creativi, espandono la vita interiore della Nazione Tanzania. Grazie a differenze formali e linguistiche, l’esposizione converge in un caleidoscopio artistico condiviso, uno spazio di ricerca che privilegia l’interiorità, l’opacità e l’ascolto rispetto alla spettacolarizzazione. In tal modo tutte le opere non solo rappresentano la Nazione, ma ne interpretano anche la dimensione più profonda, contribuendo ad amplificare il ruolo della Tanzania nel panorama internazionale dell’Arte Contemporanea. In Minor Frequencies il dialogo e il confronto si fanno prolifici nel momento in cui si rende necessario superare il paradigma della costruzione di identità e rappresentatività culturale, per dare voce all’opera d’arte come sintesi propositiva del metodo di lettura delle comunanze e delle diversità geografiche, sociali, culturali. Si tratta di vagabondare attraverso luoghi che non ammettono distanza, poiché appartengono al “territorio magico” dell’arte. Dalla Tanzania a Venezia – e ritorno – l’architettura è mobile, composta da derivazioni, analogie e filiazioni intrinseche all’accettazione di un nomadismo che “si estende in reticoli”. Nello spazio della mostra, le opere abitano un impianto scenico orchestrato con ritmica sincopata e non lineare, intervallata da quinte che accolgono installazioni multidisciplinari, collage, scritte poliglotte, luci, suoni, interventi grafici, pittura e scultura. L’obiettivo è posizionare lo sguardo laterale degli artisti tanzaniani come punto privilegiato di osservazione, nel tentativo di spostare e moltiplicare le prospettive attraverso l’incrocio e l’accoglienza di visioni alternative all’interno della «totalité-monde». La partecipazione della Repubblica Unita di Tanzania alla Biennale Arte 2026 rappresenta un segno di continuità con la precedente edizione del 2024. Se in quella scorsa edizione il Padiglione ha occupato uno spazio limitato, quest’anno la mostra si svolge presso una grande area di archeologia industriale, ponendosi sullo stesso piano delle principali nazioni del mondo. |
La Partecipazione Nazionale si avvale del supporto di Alkiva Capital Artesicura Association Clubul Rotary Cetate Timișoara BeOne Medicines Italia Casa d’Arte San Lorenzo Collezione Sibilla Daniela Diodato - Dadart Gallery GABRIELLI Steel Service Centre Li Keran Academy of Painting Lineapelle Kodama Building K STUDIO Design MAIIIM Modus Arte & Impresa MUSA International Ototeman Perfumes Serradifalco Editore STUDIO RONCATO Ingegneria Civile e Ambientale UNIC – Concerie Italiane |
Padiglione Nazionale della Repubblica Unita di Tanzania alla 61. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia
Minor Frequencies: The Inner Life Of A Nation
Commissaria: Leah Elias Kihimbi, Vicedirettrice per lo Sviluppo delle Arti presso il Ministero dell’Informazione, della Cultura, delle Arti e dello Sport della Repubblica Unita di Tanzania
Curatrici: Lorna Benedict Mashiba, Martina Cavallarin
Espositori: Amani Abeid, Valerie Asiimwe Amani, Alice Andreoli, Christian Balzano, Silvia Canton, Patrizia Casagranda, Guk-hyun Cho, Mirko Demattè, Marie Denis, Xu Deqi, Jung Duri, Gheorghe Fikl, Anastasia Giuntoli-Starovoitova, Turakella Editha Gyindo, Jiang Heng, Fukushi Ito, Jennifer Lee, Andrea Marchesini, Zhang Meng, Gianni Moretti, Ahmad Nejad, Maria Elisabetta Novello, Jiyoon Oh, Ciro Palumbo, Andrea Papi, Angelo Orazio Pregoni, Lazaro Samuel, Roberto Saglietto, Joungeun Shin, Michele Tombolini, Xing Junqin, Zhai Xudong, Sasha Vinci, Sergi Zader, Jin Zhiqiang
Promotore: Ministero dell’Informazione, della Cultura, delle Arti e degli Sport della Repubblica Unita di Tanzania
In collaborazione con: Rangi Gallery, Dar es Salaam, Tanzania; Gervasuti Foundation London-Venice; BRUCHIUM Associazione Culturale; Out of Africa Associazione Culturale; Le Fondamenta Nove dell’Arte
Organizzazione: Produttore Esecutivo: Alessandro Corona Responsabile del progetto: Matteo Scavetta Rapporti Istituzionali: Michele Gervasuti Produzione: MilleEventi - Venice & Everywhere Organizzazione: Techne Art Service e PRS Impresa Sociale Allestimenti: MilleEventi con Techne Art Service Identità visiva, grafica e fotografia: Fludesign
Collaboratori al progetto: Antonio Caruso, Baraka Mlewa Chale, Natalia Gryniuk, Lin Hong, Nakunda Mshana, Nora Negadi, Alice Salvatico, Mechtilda Sarungi, Giovanni Serradifalco
Con il supporto di: Alkiva Capital; Artesicura; Association Clubul Rotary Cetate Timișoara; BeOne Medicines Italia; Casa d’Arte San Lorenzo; Collezione Sibilla; Daniela Diodato - Dadart Gallery; GABRIELLI Steel Service Centre; Li Keran Academy of Painting; Lineapelle; Kodama Building; K STUDIO Design; MAIIIM; Modus Arte & Impresa; MUSA International; Ototeman Perfumes; Serradifalco Editore; STUDIO RONCATO Ingegneria Civile e Ambientale; UNIC – Concerie Italiane
Sedi espositive:
Supernova Cannaregio 3218/A - Fondamenta della Sensa Orario estivo (dal 9 maggio al 27 settembre): 11:00 - 19:00 Orario autunnale (dal 29 settembre al 22 novembre): 10:00 - 18:00 Chiuso il lunedì (tranne 11 maggio, 1 giugno, 7 settembre, 16 novembre)
Gervasuti Foundation - Palazzo Canova Cannaregio 4998 - Calle Lunga Santa Caterina - Il Campiello Sede non presidiata, liberamente fruibile nei seguenti orari: Orario estivo (dal 9 maggio al 27 settembre): 11:00 - 19:00 Orario autunnale (dal 29 settembre al 22 novembre): 10:00 - 18:00 Chiuso il lunedì |
Apre al pubblico il prossimo 9 maggio 2026 a Venezia Etnia House of Arts, nuova piattaforma dedicata alla creazione contemporanea promossa da Etnia Eyewear Culture.
Il progetto prende forma negli spazi dell’ex Chiesa dell’Abbazia della Misericordia, nel sestiere di Cannaregio, restituita alla città al termine di un articolato intervento di restauro e oggi riconfigurata come luogo di produzione, incontro e sperimentazione artistica.
Edificata a partire dal X secolo e caratterizzata da una struttura architettonica essenziale e stratificata, la Misericordia conserva tracce di epoche e funzioni diverse — da spazio religioso a luogo assistenziale, fino agli usi più recenti — configurandosi come un organismo complesso, sospeso tra permanenza e trasformazione. È proprio questa natura a renderla oggi il contesto ideale per una nuova progettualità contemporanea.
Nasce così Etnia House of Arts, piattaforma dedicata alla creatività del nostro tempo, al dialogo interdisciplinare e alla costruzione di una comunità temporanea di pratiche e visioni.
Dice David Pellicer, CEO and Owner di Etnia Barcelona: «Negli anni abbiamo lavorato molto con gli artisti, sino ad avvertire la necessità di creare uno spazio in cui questo dialogo potesse diventare continuo, non episodico. La Misericordia ci è sembrata il luogo giusto per farlo: uno scrigno quasi caleidoscopico dove attivare qualcosa che era già comunque presente. Etnia House of Arts nasce da questa idea: costruire un contesto in cui la visione non sia solo rappresentata ma messa in scena, attivando relazioni sorprendenti».
Promosso da Etnia Eyewear Culture — espressione più ampia della ricerca culturale di Etnia Barcelona — il progetto non si limita a riattivare uno spazio storico ma ne ridefinisce la funzione: la Chiesa della Misericordia diventa Etnia House of Arts un ambiente vivo, attraversabile, in cui l’arte non è soltanto esposta, ma prodotta, raccontata e resa visibile nel suo farsi.
Nel corso della stagione, il programma si articola in mostre, interventi site-specific, performance e appuntamenti diversi, alcuni prodotti autonomamente, altri realizzati in collaborazione con protagonisti della produzione culturale e artistica. La programmazione è studiata con l’obiettivo di configurare uno spazio in cui la temporalità del lavoro artistico si sovrappone a quella dell’esperienza pubblica. Non una sequenza di appuntamenti, ma un dispositivo continuo, aperto.
In questo quadro si colloca anzitutto il programma di residenze internazionali, che costituisce uno dei nuclei centrali del progetto. Gli artisti invitati sono chiamati a lavorare a partire da un elemento volutamente anomalo — l’occhiale — assunto non come oggetto funzionale, ma come superficie di traduzione, supporto minimo attraverso cui interrogare il rapporto tra visione, identità e rappresentazione.
Il processo creativo si sviluppa in relazione diretta con lo spazio della Misericordia, con la città di Venezia e con la presenza dei visitatori, che entrano in contatto non soltanto con l’opera compiuta, ma con le sue fasi di costruzione, creando un legame con l’artista. In questo senso, ogni visita si configura come esperienza situata, irripetibile.
In occasione dell’apertura la collaborazione con Skira darà vita a un calendario di appuntamenti e incontri con artisti e protagonisti della scena culturale, contribuendo ad ampliare il programma pubblico e a rafforzare il dialogo tra pratiche, visioni e comunità.
L’intervento architettonico realizzato nella Chiesa della Misericordia mantiene e valorizza le stratificazioni storiche dell’edificio, traducendo una lettura puramente conservativa attraverso l’attivazione di un dialogo tra patrimonio storico e uso contemporaneo. Il restauro è stato concepito come un processo di conoscenza e ascolto, in un confronto diretto con le specificità dell’edificio per testimoniare le intenzioni costruttive, le tecniche e le visioni che nei secoli ne hanno determinato la forma.
Le indagini hanno rivelato una storia più complessa del previsto, riportando alla luce elementi di grande valore — dalla copertura lignea trecentesca alle tracce decorative e a una rara finestra gotica — restituendo l’immagine di un organismo in continua trasformazione. In questa prospettiva, il progetto ha scelto di preservare e mettere in relazione le diverse stratificazioni, inclusa quella ottocentesca, come parte integrante dell’identità dell’edificio.
Un restauro articolato che restituisce allo spazio una funzione pubblica, non celebrativa ma generativa.
Etnia House of Arts è un progetto che si inserisce in una linea di ricerca che supera il modello espositivo tradizionale per orientarsi verso forme ibride: residenza, laboratorio, piattaforma culturale. Un luogo in cui produzione e fruizione coincidono, e in cui il pubblico non è spettatore passivo, ma parte di un sistema di relazioni.
In una città in cui l’arte è spesso custodita come memoria, la Misericordia torna a essere un luogo di presente.
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Fermata: Hong Kong in Venice
Evento Collaterale della 61. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia
L’Hong Kong Museum of Art (HKMoA) collabora per la prima volta con l’Hong Kong Arts Development Council (HKADC) per partecipare come Evento Collaterale della 61. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia che si svolgerà a Venezia (Italia) da maggio a novembre 2026. L’HKMoA e l’HKADC presenteranno congiuntamente opere selezionate di due artisti di Hong Kong, Kingsley Ng e Angel Hui, con l’obiettivo di far conoscere a livello internazionale l’eterogeneità artistica di Hong Kong.
Curata dall’HKMoA, l’ Evento Collaterale Fermata: Hong Kong in Venice esplora i ritmi poetici della vita di tutti i giorni dialogando con il tema scelto da Koyo Kouoh per la 61. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia: “In Minor Keys”. Attingendo a momenti familiari ma fugaci della vita quotidiana di Hong Kong, la mostra guida i visitatori in un viaggio di scoperta di sé all’interno del flusso della vita.
Nati e cresciuti a Hong Kong, i due artisti spiccano per la loro capacità di trarre ispirazione dal contesto culturale e dalle esperienze quotidiane di Hong Kong, reinterpretando i ritmi e l’estetica della vita quotidiana attraverso vari mezzi come la luce, il suono e l’installazione. Ng, media artist affermato, è noto per le sue installazioni poetiche site-specific che ampliano le percezioni della vita dello spettatore. Le sue opere sono state ampiamente esposte in mostre importanti a livello locale e internazionale. Hui, promettente artista emergente, è abile nell’integrare elementi culturali tradizionali cinesi e linguaggio artistico contemporaneo, ricreando oggetti di uso quotidiano per evocare possibilità artistiche interculturali. Insieme, nelle vesti di acuti osservatori delle sfumature della vita quotidiana urbana, i due artisti stanno trasformando le proprie riflessioni in ispirazioni creative per collegare Hong Kong e Venezia da varie prospettive, dimostrando così al pubblico internazionale la vitalità e il valore dell’arte di Hong Kong.
Nata nel 1895, l’Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia è la più antica mostra internazionale di arti visive contemporanee al mondo. In ogni edizione, circa 100 Paesi e regioni animano i Padiglioni Nazionali e gli Eventi Collaterali. Dal 2001, l’HKADC partecipa all’Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia attraverso un evento collaterale, con l’obiettivo di promuovere lo sviluppo artistico di Hong Kong e gli scambi culturali su piattaforme artistiche internazionali.
Per favorire una più ampia partecipazione da parte dei professionisti del mondo dell’arte e per offrire agli artisti di Hong Kong opportunità di carriera a livello internazionale, la selezione degli artisti partecipanti alla mostra si è basata su un percorso di candidatura e valutazione. Su richiesta dell’HKMoA, le candidature sono arrivate da istituzioni accademiche e organizzazioni artistiche professionali. Negli ultimi anni sono stati inclusi anche artisti o collettivi di artisti direttamente richiesti dai musei e dagli uffici del Dipartimento per il Tempo libero e i Servizi culturali (Leisure and Cultural Services Department, LCSD). L’elenco delle candidature conteneva oltre 200 artisti. Un panel di selezione professionale ha poi stilato una lista ristretta di artisti da sottoporre all’esame finale dell’HKMoA, che ha selezionato Ng e Hui.
Il team curatoriale dell’HKMoA è profondamente onorato di curare l’Evento Collaterale Fermata: Hong Kong in Venice. Fondato nel 1962, l’HKMoA è il primo museo d’arte pubblico della città. Da oltre 60 anni si impegna a collezionare e promuovere l’arte di Hong Kong, nonché a sostenere forti relazioni collaborative all’interno del settore. Ha costruito un’ampia rete e una vasta esperienza, favorendo la crescita degli artisti locali e concretizzando attivamente la propria identità come “il museo d’arte di Hong Kong”. L’HKMoA ha espresso la speranza che, grazie ai due artisti selezionati, l’arte di Hong Kong sia portata sotto i riflettori della scena internazionale.
I membri del panel di selezione sono: Professor Johnson Chang, professore ospite alla Scuola di Arte intermediale della China Academy of Arts; Dott. William Lim, consulente museale esperto dell’LCSD; Sig. Fumio Nanjo, consulente senior del Mori Art Museum (Giappone); Professor Douglas So, presidente del comitato consultivo museale dell’LCSD; Professor Wang Huangsheng, professore alla Central Academy of Fine Arts; Dott.ssa Maria Mok, direttrice dell’HKMoA; Sig.ra Prudence Ma, curatrice dell’HKMoA (arte moderna e arte di Hong Kong).
L’Evento Collaterale Fermata: Hong Kong in Venice alla 61. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia è presentato da LCSD e HKADC e organizzata da HKMoA e HKADC. Si svolgerà dal 9 maggio al 22 novembre 2026 a Venezia (Campo della Tana, Castello 2126, 30122), in Italia.
Kingsley Ng (b.1980, Hong Kong)
Kingsley Ng ha completato la sua formazione post-laurea e si è laureato con il massimo dei voti presso Le Fresnoy–Studio Nazionale d’Arte Contemporanea in Francia. Attualmente è professore associato presso la Academy of Visual Arts della School of Creative Arts della Hong Kong Baptist University. Ng è un artista dei media, con un focus su progetti concettuali e site-specific. Grazie alla creazione di esperienze contemplative e meditative tramite installazioni immersive, rivela l’invisibile e porta alla luce temi sociali, stimolando un più ampio coinvolgimento del pubblico.
Ha ricevuto numerosi premi artistici, tra cui l’Hong Kong Arts Development Awards – Best Artist in Media Arts (2013) e l’Asia Cultural Council Grant (2013). Le sue opere sono state ampiamente esposte sia a livello locale che internazionale. Tra le principali mostre personali e collettive a cui ha partecipato figurano “Listening to the Sound of the Earth Spinning” al CHAT (Centre for Heritage, Arts and Textile) di Hong Kong (2024), il Centre Pompidou di Parigi (2023), l’Echigo-Tsumari Art Triennale in Giappone (2018, 2009) e l’OzAsia Festival, in Australia (2016), ma anche “Digital Life 2014 – PLAY” al MACRO di Roma (2014).
Angel Hui (b. 1990, Hong Kong)
Angel Hui ha conseguito una laurea triennale in Arti visive presso la Hong Kong Baptist University nel 2014 e un master in Arte sperimentale presso la Central Academy of Fine Arts di Pechino nel 2017. Abile nella pittura a inchiostro gongbi, Hui realizza spesso opere permeate sia dalla cultura tradizionale cinese che dall’espressione artistica contemporanea. Ella è affascinata dagli oggetti quotidiani e spesso scopre un nuovo significato in essi trasformando le forme d’arte tradizionali e appropriandosi di materiali comuni per integrarli nelle sue opere.
Dopo la laurea, Hui ha ricevuto numerosi riconoscimenti artistici, tra cui il premio Société Générale “Call for Artists” (2022) e l’Excellence Award, Art Next Expo International Artist Award (2019); è stata inoltre finalista al Sovereign Asian Art Prize 2025. Le sue opere sono state ampiamente esposte a Hong Kong, Macao, Shanghai, Singapore, Seul, Miami, Abu Dhabi, Rio de Janeiro e San Paolo. Nel 2016 Lane Crawford le ha commissionato una mostra itinerante del suo progetto di installazione e nel 2019 è stata invitata a Pechino dall’Ufficio del Governo della Regione Amministrativa Speciale di Hong Kong a esporre al Rosewood.
Si aggiunge un nuovo tassello a Diario veneziano, il progetto partecipativo di Ilya ed Emilia Kabakov, a cura di Cesare Biasini Selvaggi e Giulia Abate, che verrà presentato a Venezia in occasione della 61. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia: la mappatura intima della città si estenderà dal piano nobile di Ca’ Tron (9 maggio – 28 giugno 2026) ai Giardini della Biennale, all’interno del Padiglione Venezia, entrando in dialogo con Note persistenti, il progetto espositivo curato da Giovanna Zabotti con Denis Isaia e Cesare Biasini Selvaggi.
In linea con il tema curatoriale In Minor Keys, il Padiglione si configura come una partitura sensibile che invita a cogliere le frequenze più profonde di Venezia: quelle che affiorano dalle sue parti sommerse, dalla materia che la sostiene, dalle narrazioni intime e dalla dimensione collettiva che la attraversa.
Nella sequenza di ambienti che accompagnano il visitatore attraverso quattro dimensioni simboliche della città (sommersa, domestica, mitologica e collettiva), il percorso espositivo si articola in altrettanti interventi artistici interdisciplinari in dialogo fra loro: le sculture di Alberto Scodro, che indagano i processi invisibili della materia e rimandano alla dimensione del mondo sommerso, risuonano con la composizione sonora immersiva di Dardust, sviluppata con Paolo Fantin, H-Farm e Cisco, e con i lavori inclusi nel progetto Artefici del Nostro Tempo, dedicato alle espressioni emergenti delle nuove generazioni di artisti. All’interno di questa partitura polifonica, la dimensione domestica e relazionale trova una delle sue espressioni più significative in Diario veneziano di Ilya ed Emilia Kabakov, che costituisce il cuore del progetto collettivo ideato dal duo con la partecipazione dei veneziani, in un percorso che unisce il Padiglione Venezia e Ca’ Tron.
Tre anni dopo la scomparsa di Ilya Kabakov, Venezia accoglie uno dei progetti più emblematici della coppia, in arte e nella vita: un’opera monumentale e partecipata che si configura come un autoritratto corale della città. Curato da Cesare Biasini Selvaggi e Giulia Abate, Diario veneziano prende forma a Ca’ Tron – sede dell’Università Iuav affacciata sul Canal Grande – dove il piano nobile viene trasformato in un grande dispositivo narrativo, e prosegue al Padiglione Venezia, ricomponendo l’unità del progetto in dialogo con il percorso di Note persistenti.
Non una mostra su Venezia, ma una mostra con Venezia: questo il presupposto che guida l’intero lavoro. Circa 500 abitanti della città metropolitana, appartenenti a diverse generazioni, contesti sociali e aree urbane, hanno contribuito scrivendo una pagina di diario in cui narrano il proprio legame con la città e prestando un oggetto personale capace di rappresentarlo. Frammenti di vite, memorie e desideri si raccolgono così in una costellazione di storie che restituisce la complessità sociale e affettiva della laguna.
Come dichiara Emilia Kabakov: “Dalle storie raccolte emerge quanto Venezia sia densa di persone che lavorano duramente per mantenere non solo la città, ma un senso di comunità raramente riscontrabile nell’era digitale. In un momento in cui le differenze politiche, economiche e religiose sembrano insormontabili, Venezia è un faro di speranza: l'esempio di ciò che accade quando i vicini si sostengono a vicenda, condividendo la responsabilità di custodire la propria casa per le generazioni future”.
Esposti in una serie di vetrine tematiche e accompagnati dalle storie affidate dai partecipanti, gli oggetti collezionati – utensili, ricordi, tracce minime del quotidiano e del futuro – diventano vere e proprie “camere di risonanza” di esistenze, trasformando l’opera in un dispositivo di ascolto collettivo. In linea con la poetica dei Kabakov e con la loro idea di “installazione totale”, l’esperienza non si limita alla visione, ma si configura come uno spazio immersivo in cui la dimensione individuale si intreccia con quella universale.
Come racconta Cesare Biasini Selvaggi: "Gli oggetti che abbiamo chiesto ai veneziani di prestarci non sono infatti semplici ready-made, ma “camere di risonanza” di esistenze. Sono orsacchiotti, utensili, frammenti di biografie minime che, messi insieme, compongono una mappa del sentimento, dove l’arte smette di essere un oggetto da guardare per diventare un diario affettivo collettivo, ricordandoci che essere protagonisti significa, prima di tutto, essere insieme”.
ILYA ED EMILIA KABAKOV
Ilya (Dnepropetrovsk, USSR, 1933-Long Island, USA, 2023) ed Emilia (Dnepropetrovsk, USSR, 1945) Kabakov hanno iniziato il loro sodalizio artistico alla fine degli anni ’80 e si sono sposati nel 1992. Insieme hanno dato vita a una prolifica produzione di 'installazioni totali' e altre opere concettuali che affrontano i temi dell'utopia, del sogno e della paura, riflessi della condizione umana universale. Il loro lavoro è presente nelle collezioni dei principali musei del mondo, tra cui il Centre Pompidou di Parigi, la Tate Modern di Londra, il MoMA di New York, il MAXXI di Roma, il Museo Statale Ermitage di San Pietroburgo, la Collezione Reale di Abu Dhabi negli Emirati Arabi Uniti e molti altri. La rivista ArtNews ha annoverato i Kabakov tra i dieci artisti viventi più importanti al mondo.
Ilya Kabakov è scomparso nel maggio 2023; Emilia continua a portare avanti e realizzare i loro progetti.