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Visualizzazione post con etichetta Biennale di Venezia. Mostra tutti i post
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domenica 14 aprile 2024

La storia della Biennale di Venezia

 


Presso il Cinema Monviso di Cuneo si svolgerà, il prossimo 15 Aprile alle ore 15,30, la conferenza per l'UNI3 di Cuneo sul tema della Biennale di Arti Visive di Venezia. 

Relatore dell'incontro sarà l'operatore artistico Domenico Olivero che racconterà la storia passata e prensente dell’evento più importante nel mondo dell’arte contemporanea. 

Venezia è il luogo di confronto del fare artistico a cui tantissime nazioni aderiscono e che quest’anno vedrà la partecipazione di oltre novanta nazioni. Si tratta di un evento che è diventato un modello culturale copiato in tutto il mondo.

L’incontro si svilupperà nel racconto della storia della Biennale con un focus sull’edizione che si aprirà il prossimo 20 aprile a Venezia.

L'ingresso è riservato agli iscritti dell'UNI3 di Cuneo, per informazioni visitare il sito  https://www.unitrecuneo.it/ 


venerdì 21 maggio 2021

Eugenio Viola è il curatore del Padiglione Italia

 


Il Ministro della Cultura, Dario Franceschini, ha scelto il curatore del Padiglione Italia della 59. Esposizione Internazionale d’Arte della Fondazione La Biennale di Venezia, che verrà realizzata da Cecilia Alemani.

Al termine della selezione a inviti, promossa dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea, il Ministro, nella terna sottopostagli dal direttore generale, Onofrio Cutaia, ha infatti individuato nel progetto di Eugenio Viola la proposta che rappresenterà il nostro Paese dal 23 aprile al 27 novembre 2022 alle Tese delle Vergini dell’Arsenale, dove da quindici anni ha sede il Padiglione Italia. L’esposizione proporrà una riflessione sulle urgenze dell’Italia di oggi, suggerendo chiavi di lettura e soprattutto di risoluzione e riscatto alla situazione attuale attraverso la creazione di un percorso.

“Per una Biennale d’arte curata per la prima volta da una donna italiana – ha dichiarato il Ministro Franceschini – il Padiglione Italia non può che essere portatore di una visione creativa, ambiziosa e innovativa come quella di Eugenio Viola, capace di indagare a fondo i profondi mutamenti innescati dalla pandemia nella nostra società”.

“Accolgo la nomina a curatore del Padiglione Italia 2022 alla 59. Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia - ha dichiarato Eugenio Viola - come un grande onore e privilegio. Ringrazio il Ministro della cultura Dario Franceschini e la Direzione Generale Creatività Contemporanea per la fiducia accordatami. Lavorerò al massimo dell’impegno, eticamente, consapevole della responsabilità per il prestigioso incarico che mi è stato affidato”.

Eugenio Viola è l’attuale Capo Curatore del MAMBO – Museo de Arte Moderno de Bogotà, in Colombia; è stato Senior Curator del PICA- The Perth Institute of Contemporary Arts a Perth in Australia, nonché curatore del Museo MADRE di Napoli, dal 2009 al 2016.  Qui ha co-curato le prime grandi mostre istituzionali in Italia dedicate a Boris Mikhailov e a Francis Alӱs, un progetto di Daniel Buren e le retrospettive di Vettor Pisani e Giulia Piscitelli. Come guest curator ha collaborato con numerose istituzioni italiane e internazionali, curando, tra le altre,  antologiche dedicate a Regina José Galindo (Frankfurter Kunstverein, Francoforte, 2016); Karol Radziszewski (CoCA- Centre of Contemporary Art Torun, 2014); Mark Raidpere (EKKM- The Contemporary Art Museum of Tallinn, 2013); Marina Abramović (PAC, Milano, 2012); Francesco Jodice (MSU-The Museum of Contemporary Art, Zagabria, 2011); ORLAN (MAMC-Musée d’art moderne et contemporain, Saint-Étienne, 2007); Nel 2015 ha curato il Padiglione dell’Estonia alla 56. Biennale di Venezia.

Complessivamente ha curato oltre 70 mostre in Italia e nel mondo. Viola ha al suo attivo più di 50 pubblicazioni, tra libri e cataloghi.

La Direzione Generale Creatività Contemporanea, che ha gestito la selezione, ha chiesto espressamente ai dieci curatori invitati di affrontare i temi attuali e urgenti della società di oggi, esplorandoli attraverso la trasversalità e l’interdisciplinarietà propri dei linguaggi del contemporaneo, al fine di creare mondi e immaginari in grado di dialogare in maniera costruttiva con gli spazi del Padiglione Italia – dal 2006 alle Tese delle Vergini in Arsenale – che occupa 1200 mq, a cui si aggiungono 900 mq di spazio in esterno.

La selezione dei curatori è stata eseguita tenendo conto delle esperienze maturate in campo nazionale e internazionale di alcuni dei principali rappresentanti italiani della curatela d’arte contemporanea, valutando le loro ricerche critiche e le esperienze curatoriali, oltre alla loro attività scientifica, garantendo equa ed equilibrata distribuzione di genere, nonché la presenza di giovani generazioni, al fianco di più affermati professionisti.

martedì 28 maggio 2019

Padiglioni nazionali (2 puntata)


Perplesso per il progetto di Aya Ben Ron negli spazi di Israele.








Bella l’idea del Padiglione Greco ma debole il risultato finale.











Il Padiglione India celebra molto bene i 150 anni dalla nascita di Gandhi.











Bruttini gli interventi di Natascha Süder Happelmann per il Padiglione Germania e Cathy Wilserper il Padiglione Gran Bretagna, tanto spazio per nulla.








Interessante il Padiglione Italia, nel complesso il curatore MilovanFarronato ha fatto un bel lavoro che, però rischia di superare le opere degli artisti stessi, regge bene David ma la Longo e la Fumai a volte si perdono troppo nello spazio labirintico.













Il vincitore, il Padiglione Lituano, non mi è piaciuto in quanto lo vedo più iscritto nel teatro contemporaneo che nelle Arti Visive.

In giro per la città meritano un giro quello della Catalonia a Castello, il Portogallo vicino all’Accademia e concludo col lontano ma suggestivo Padiglione dell’Islanda alla Giudecca.

















venerdì 17 maggio 2019

A o B pari sono




Due spazi due mostre, un gioco di confronto che il curatore, Ralph Rugoff, ha ideato in forma aperta, svincolandosi dai tanti progetti utopici spesso troppo fragili nel contenere le opere proposte.

Si potrebbero vedere come un rimando di specchi in cui ci sono due riflessi, punti diversi di una visione sul nostro intenso presente.

Spesso hanno forti similitudini, spesso sono completamente diversi, come è diversa ogni esperienza artistica che viene creata da un’artista che si evolve e sviluppa la sua riflessione produttiva.

Nel complesso il risultato è un poco confuso, la vicinanza fra opere tecnologiche e tradizionali mettono in risalto il grande distacco dei percorsi artistici e una certa consapevolezza che le cose stanno trasformandosi in modo inevitabile su strade forse troppo complesse per l’arte.




Come sempre l’Arsenale è uno spazio difficile che la soluzione a moduli non pare ottimale, troppi punti in cui si formano imbuti e altri troppo vasti, ma anche lo spazio del Padiglione Esposizione risulta molto confuso, ci saranno pochi artisti ma ci sono sempre troppe opere.

Nel complesso si ha una sensazione generale di tempi folcloristici, che siano le etnie o che manifestano sottogruppi sociali, quasi sempre con risultati più documentativi che artistici.

Costante la sensazione generale di un futuro dalle tinte oscure ma che cose sempre possono sorprenderci con altri sviluppi.

Fra i lavori che più mi hanno colpito sicuramente il grande impatto dell’opera/robot Kuka di Sun Yuan e Peng Yun ma sono poi moltissimi i lavori più profondi e delicati, opere fragili come la barriera corallina di Christine e Margaret Wertheim, lo spazio poetico di Shilpa Gupta, il fragile fiume di Otobong Nkanga, la scultura di Liu Wei il diradarsi delle nuvole di Tomás Saraceno o i brevi video di ultra pop di Alex Da Corte.

Proprio sui video si nota un grande ritorno, ma non capisco il perché visto il tedio che propongono, grande inutile recupero anche per la pittura di cui non si vede il motivo visto la bassa qualità e banalità compositiva. 



Eccovi ora un poco di foto