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Visualizzazione post con etichetta Padiglione Italia. Mostra tutti i post
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giovedì 12 marzo 2026

Padiglione Italia Chiara Camoni

 

Sister (Capanna), 2022, terracotta nera, ferro, fiori freschi e secchi, 220x140x150 cm (dimensioni variabili), collezione privata

Dal 9 maggio al 22 novembre 2026 Con te con tutto di Chiara Camoni animerà gli spazi del Padiglione Italia alla 61. Esposizione Internazionale d’Arte - La Biennale di Venezia, promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura. La mostra, a cura di Cecilia Canziani, è una chiamata a raduno, un invito a costruire un diverso modo di stare al mondo attraverso l’incontro e la condivisione con le altre forme di vita, lasciando spazio alla meraviglia, al sentire, al dialogo, alla contemplazione, al fluire del tempo che tutto trasforma.
 

Così il Ministro della Cultura, Alessandro Giuli: «Oggi è un giorno speciale perché celebriamo il Padiglione Italia della 61ª Esposizione Internazionale d'Arte della Biennale di Venezia, che porta due nomi fondamentali per quanto riguarda il Ministero della Cultura. Una curatrice d’esperienza, Cecilia Canziani, e un’artista oramai già nota che è Chiara Camoni. Di Chiara ho avuto la possibilità di apprezzare la poetica prima che fosse sottoposta alla mia attenzione la terna dei candidati a rappresentare l’Italia alla Biennale. La considero un’artista eccezionale: ho amato sin da subito la sua capacità di far dialogare arte e natura, le sue citazioni dell’arte novecentesca più decorativa, la sua capacità di rendere presente l’antico, ma soprattutto di “antichizzare” il presente attraverso citazioni delicate del mondo etrusco, che mi hanno fatto pensare a una sorta di realismo magico, seducente, seduttivo, ma al tempo stesso chiaramente intelligibile, fruibile, godibile. Ancora una volta l’Italia riuscirà a esprimere all’interno della Biennale, attraverso il proprio padiglione, un’eccellenza artistica di grande forza e qualità».

«Con te con tutto è una dichiarazione tanto intima quanto universale, e coglie pienamente lo spirito essenziale, un ritorno alle origini, al grado zero dell’umanità. Il Padiglione Italia del 2026 conferma una speciale sensibilità per In Minor Keys, titolo proposto da Koyo Kouoh, Direttore artistico della 61. Esposizione Internazionale d’Arte, che poco prima della sua prematura scomparsa mi aveva affidato il suo testo curatoriale, dove sono presenti degli enunciati che ritrovo nel progetto artistico di Chiara Camoni e a cura di Cecilia Canziani. È dunque un modo di ripensare la nostra esistenza attraverso materia, relazione, ascolto e collaborazione. Parole chiave dettate dal buon senso diremmo, che per secoli hanno regolato lo stare al mondo dell’uomo, da cui per diversi decenni avevamo preso le distanze. E che con la forza di un magnete ritornano, ricordandoci chi siamo», dice Pietrangelo Buttafuoco, Presidente della Fondazione La Biennale di Venezia.
 
Così il Commissario del Padiglione Italia e Direttore Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura, Angelo Piero Cappello: «Il Padiglione Italia alla Biennale Arte 2026 nasce da una scelta culturale precisa: sostenere una ricerca capace di coniugare tradizione e contemporaneità, memoria plastica e sperimentazione. Il progetto di Chiara Camoni, curato da Cecilia Canziani, rimette al centro il fare artistico come pratica condivisa, dove artigianalità, relazione e responsabilità si intrecciano in un linguaggio profondamente attuale. Per la prima volta affidato interamente a saperi e sensibilità femminili, il Padiglione propone un’idea di arte come spazio di attenzione e misura, offrendo al contesto internazionale un contributo coerente, consapevole e radicato nella nostra storia culturale».
 
«Con te con tutto - nelle parole della curatrice, Cecilia Canziani – si articola come un’installazione unica che coinvolge l’intero Padiglione e lo immagina come un paesaggio in trasformazione, in cui il corpo della scultura e i corpi dei visitatori sono invitati a uno scambio reciproco. Chiara Camoni fa parte di una costellazione di pensatrici e artiste impegnate a ‘reincantare il mondo’. Il suo lavoro si inscrive nell’alveo di una riflessione italiana sulla scultura caratterizzata dalla decostruzione del rapporto con il monumento, dal recupero di materiali tradizionali come la terracotta e dall’interesse per le storie dell’arte minori, in particolare quella etrusca, passando attraverso i maestri italiani del Novecento e l’Arte Povera. L’opera è interpretata dall’artista come epifania: apparizione di forme che raccontano l’ibridazione tra mondo animale, mondo umano e sacro e occupano lo spazio in maniera temporanea, in equilibrio con il mondo».

La mostra si compone di opere realizzate appositamente per la mostra e lavori esistenti, secondo una pratica combinatoria, di riutilizzo e risemantizzazione, già utilizzata dall’artista e suggerita dalla stessa natura delle sue opere. Ai materiali noti del lavoro dell’artista se ne uniscono di inediti: plastiche riciclate, scarti di lavorazioni industriali, oggetti trovati, sono qui convocati a raccontare il paesaggio contemporaneo, invitandoci a riconoscere la bellezza anche nello scarto.

La prima tesa ospita un silenzioso bosco di figure: oltre venti statue in ceramica – poco più alte rispetto alla scala umana eppure ieratiche, monumentali per la loro postura, dotate di densità e intensità tali da far avvertire a chi le osserva di essere al cospetto di qualcosa di grande – punteggiano l’intera tesa lasciata in penombra. Modellate a colombino o composte di una miriade di piccoli elementi di terracotta che danno forma a corpi in potenziale metamorfosi, appaiono nella semioscurità come divinità minori arrivate da un passato molto lontano per interrogare il nostro presente. Sono tutte diverse le une dalle altre: alcune hanno lineamenti più definiti, un volto, un corpo riconoscibile, mentre altre hanno una forma aperta. Sono fatte di argilla, adornate con arbusti, conchiglie, pietre ma anche frammenti di plastica e rifiuti trovati negli immediati dintorni dello studio dell’artista. Questa foresta di figure minerali e vegetali si fa attraversare dagli spettatori e dalle spettatrici, invitando a cercare una relazione tra il proprio corpo e quello della scultura, a prendere posto di fronte alle figure e cercarne lo sguardo, in un dialogo muto.
Dalla sospensione del primo ambiente – un mondo ctonio vivificato dagli spiriti ancestrali chiamati a raccolta dall’artista – si entra nel flusso del tempo umano: la seconda tesa appare in piena luce, come un mondo in costruzione composto di elementi naturali, artefatti e oggetti riciclati che proseguono e ampliano la riflessione dell’artista sulla materia.
A partire da alcune grandi figure femminili reclinate, modellate dall’artista in terracotta, che fanno da raccordo tra primo e secondo ambiente, si entra in un’architettura potenziale che sembra affiorare da terra e diventare pavimento, contenitore, parete, seduta, un palazzo, diviso in stanze, corridoi e giardini, la cui costruzione è in divenire.
 
A partire da una pratica consolidata che testimonia la risonanza e intimità di Camoni con altri artisti vicini per sensibilità o percorsi di vita, queste architetture domestiche accolgono al loro interno Dialoghi: una punteggiatura di opere che mettono in  relazione il lavoro di Camoni con altri linguaggi, figure e cronologie, concepita e progettata  da Fiammetta Griccioli e Lucia Aspesi, tra cui Fausto Melotti, Alberto Martini, Marisa Merz, artefatti come un’anfora databile alla fine del VII secolo a.C, oggetti e due commissioni inedite. La prima, creazione della coreografa e danzatrice Annamaria Ajmone, è Canti fossili, un invito ad abitare la seconda tesa in una dimensione performativa dedicata alla relazione tra coreografia e voce, concepita come materia viva e relazionale in cui i danzatori costruiscono un dialogo tra materia organica e inorganica all’interno di un accumulo di memorie sedimentate. La seconda è Che cosa resta, prodotto per l’occasione da Alice Rohrwacher attraverso la rielaborazione di estratti filmici inediti e spunti dal film La Chimera del 2023, in cui le sequenze mostrano volti scultorei provenienti dalle collezioni del museo etrusco di Tarquinia sovrapposti ai visi di persone — uomini, donne e ragazzi — più vicini al nostro presente, tra cui anche i ritratti dei protagonisti del film originale.
 
Al centro dello spazio della seconda tesa si apre infine una piazza circondata da sedute sulle quali si può sostare e trovare riposo.  Il punto di fuga di questo luogo è il giardino: il fluire delle ore del giorno e l’avvicendarsi delle stagioni, l’incontro tra il tempo eterno della scultura, quello della vita umana e quello ciclico della natura si incontrano su questa soglia e si offrono alla contemplazione.
 
Il giardino, inquadrato dalla cornice del portone, è la materia vivente, che nel mutare dei colori e della luce ora per ora e stagione dopo stagione, ci restituisce la connessione che tutti i corpi hanno con il tempo.
 
Il Padiglione Italia, per tutta la durata della mostra, sarà accompagnato dal public program affidato a Angelika Burtscher e Daniele Lupo (Lungomare), un invito a considerare la voce come manifestazione di presenza, ma anche strumento di dissenso e trasformazione, partecipando a un processo condiviso in cui ascolto, gesto e parola generano connessioni e riflessione. Attraverso performance, processi di co-creazione, momenti di ascolto e condivisione di saperi transdisciplinari, il programma – che si apre alle realtà culturali della città di Venezia – attiva relazioni dirette con i lavori esposti di Chiara Camoni, estendendone le risonanze nel tempo e nello spazio.
 
Il programma delle attività aperte al pubblico sarà comunicato successivamente e aggiornato costantemente.
 
Per il Padiglione Italia, l’accessibilità è una dimensione importante, una pratica che contribuisce a rendere l’esperienza artistica uno spazio realmente condiviso.
 
La collaborazione con il progetto Ciao! di Fondazione Amplifon permetterà a 30mila anziani residenti 330 case di riposo di sette paesi (Italia, Australia, Belgio, Francia, Portogallo, Spagna, Svizzera) di visitare da remoto l’esposizione e prenderne attivamente parte. 
 
Inoltre, il team del progetto Con te con tutto si è potuto avvalere della consulenza della Scuola Nazionale Patrimonio Attività Culturali nell’ambito di Personeper. Accessibilità nei luoghi della cultura, per la propria formazione e il monitoraggio delle azioni volte a implementare accessibilità e inclusione nel padiglione.
 
Il catalogo è edito da NERO Editions con il progetto grafico di Lungomare.
 
Il Padiglione Italia, promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura, è stato realizzato anche grazie al sostegno del main sponsor ZEGNA e dello sponsor Banca Ifis, insieme al contributo di numerosi donor.

venerdì 22 aprile 2022

Padiglione Italia con Gian Maria Tosatti



 Il Padiglione Italia alla 59. Esposizione Internazionale d’Arte - La Biennale di Venezia porta il titolo "Storia della Notte e Destino delle Comete" ed è stato ideato da Gian Maria Tosatti con la curatela di Eugenio Viola. 



Nel complesso l'opera è stimolante ma come già successo altre volte cupa (lo spazio ha una sua aurea che pesa troppo sulle opere), un'intensità emotiva che l'artista ha saputo però usare a suo favore, producendo una certa melanconia che rappresenta bene un paese che continua a guardare al passato senza progettare futuri. 


giovedì 23 settembre 2021

Gian Maria Tosatti al Padiglione Italia



 Si attende l'ufficializzazione di  Gian Maria Tosatti come l'artista del Padiglione Italia alla prossima Biennale di Arti Visive

Ne ha dato informativa Eugenio Viola, curatore incaricato lo scorso 15 maggio alla gestione del Padiglione Italia.

domenica 31 marzo 2019

News dal Padiglione Italia - Né altra né questa: la sfida al labirinto





Nei giorni scorsi al Mibact a Roma è stato presentato il Padiglione Italia 2019 della Biennale di Venezia, erano presenti il Ministro Bonisoli e  Milovan Farronato, curatore del padiglione che proporrà le opere di Enrico David, Chiara Fumai e Liliana Moro.

Il progetto ha delle basi molto interessanti sviluppato come un labirinto che, con due ingressi, avvierà possibili incontri, senza priorità, liberi e casuali, come un gioco di tarocchi che ogni volta può mutare storie e significati, cambiando la casualità delle carte scelte.

Il Ministero per i beni e le attività culturali investirà a 600mila euro per l'intero progetto a cui si affiancano, con 700mila euro, un gruppo di sponsor e collezionisti privati (Main .Sponsor: Gucci, FPT Industrial, Sponsor Tecnici: Gemmo, C&C-Milano, Select Aperitivo)

Via le premesse ci sono e fra due mesi si vedrà se saranno confermate.

  

CS

11 maggio – 24 novembre 2019

Roma, 27 marzo 2019 - Il progetto espositivo del Padiglione Italia alla 58. Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia (11 maggio – 24 novembre 2019) è stato presentato a Roma nella sede del MiBAC dal Ministro per i Beni e le Attività Culturali Alberto Bonisoli con il Presidente della Biennale di Venezia Paolo Baratta, il Direttore Generale Arte e Architettura contemporanee e Periferie urbane e Commissario del Padiglione Italia Federica Galloni, il Curatore Milovan Farronato.

Né altra Né questa: La sfida al Labirinto è il titolo della mostra, a cura di Milovan Farronato, a cui partecipano, con lavori inediti e opere storiche, tre artisti italiani: Enrico David (Ancona, 1966), Chiara Fumai (Roma, 1978 – Bari, 2017) e Liliana Moro (Milano, 1961).

Spiega Milovan Farronato: “Venezia è un labirinto che nei secoli ha affascinato e ispirato l’immaginazione di tanti creativi, tra cui Jorge Luis Borges e Italo Calvino, i due più grandi labirintologi contemporanei a detta del matematico Pierre Rosenstiehl. Venezia, indiscusso centro cartografico del Rinascimento, viene descritta da Calvino come un luogo in cui le carte geografiche sono sempre da rifare dato che i limiti tra terra e acqua cambiano continuamente, rendendo gli spazi di questa città dominati da incertezza e variabilità. È in questo contesto dal carattere imprevedibile che emerge Né altra Né questa, una mostra in cui le opere esposte, in stretto dialogo tra di loro e con l’allestimento, generano continuamente nuovi percorsi e nuove interpretazioni, ramificati come un micelio.”

“La creatività italiana conferma la sua importanza nel panorama internazionale con il progetto del Padiglione Italia alla prossima Biennale Arte - dichiara il Ministro per i Beni e le Attività Culturali Alberto Bonisoli - che coniuga la novità della visione del curatore con la bravura degli artisti e la qualità della ricerca. L’Italia è orgogliosa del proprio passato, ma sa interpretare lo spirito dei tempi con la sperimentazione e la valorizzazione dei talenti dell’arte contemporanea”.

“Il lavoro della Direzione Generale - afferma il Direttore Generale e Commissario del Padiglione Italia Federica Galloni - è orientato alla valorizzazione e alla promozione dell’arte e dell’architettura contemporanee, in linea con quanto accade in Europa. La cultura e la creatività svolgono un ruolo determinante nella crescita dell’individuo. In questa direzione l’arte contemporanea contribuisce a migliorare la qualità della vita di tutta la comunità dei cittadini occupandosi di temi e di valori comuni in modo straordinario e anticipando rivoluzioni del pensiero e del costume che si riflettono inevitabilmente nella società.”

Il sottotitolo della mostra allude a “La sfida al labirinto”, saggio seminale di Italo Calvino del 1962, a cui Né altra Né questa si ispira. In questo testo l’autore propone un lavoro culturale aperto a tutti i linguaggi possibili e che si senta corresponsabile nella costruzione di un mondo che, avendo perso i propri punti di riferimento tradizionali, non chiede più di essere semplicemente rappresentato. Per visualizzare le ingarbugliate forme della realtà contemporanea, Calvino elabora l’efficace metafora del labirinto: un apparente intrico di linee e tendenze in realtà costruito secondo regole rigorose.

Interpretando tale linea di pensiero in chiave artistica, Ne´ altra Ne´ questa attualizza – già a partire dal suo titolo, che disorienta attraverso la figura retorica dell’anastrofe – un progetto artistico di “sfida al labirinto” in cui si comprende la lezione di Calvino, mettendo in scena un percorso espositivo non lineare e non riducibile ad un insieme di traiettorie pulite e prevedibili. Molteplici e generosi sono i percorsi e le interpretazioni offerti allo spettatore, a cui la mostra affida la possibilità di assumere un ruolo attivo nel determinare il proprio itinerario e mettersi così a confronto con l’esito delle proprie scelte, contemplando il dubbio e l’indeterminatezza come parti ineludibili della conoscenza.

“L’impegno curatoriale di quest’anno – sottolinea il Presidente della Biennale di Venezia Paolo Baratta - mi sembra evidente e già costituisce motivo di interesse; gli artisti presenti sono davvero degni della nostra attenzione. L’idea del labirinto, che può condurre per varie vie e interruzioni di percorsi alla difficile ricerca di una via di uscita, ben si affianca all’idea di una Biennale nella quale si offrono a chi la percorre una miriade di occasioni, di porte aperte e di luoghi del desiderio, tutti affascinanti e disorientanti a un tempo, nei quali perdersi non è il peggiore dei peccati.”

Il calendario degli appuntamenti culturali prevede un ciclo di talk a cui partecipano gli artisti Enrico David e Liliana Moro e il Prof. Marco Pasi. Alla film-maker Anna Franceschini è affidata la documentazione della mostra, realizzata come film corto sperimentale con il titolo Bustrofedico, che verrà presentato a Venezia a fine mostra, prodotto da In Between Art Film e Gluck50.

Nell’ambito della mostra verrà inoltre realizzato un programma di attività educative rivolto ai giovani studenti delle accademie e delle scuole di ballo, promosso dalla Direzione Generale Arte e Architettura contemporanee e Periferie urbane del MiBAC, che si articolerà in un ciclo di appuntamenti, curati da Milovan Farronato, Stella Bottai e Lavinia Filippi, ospitati all’interno del Padiglione.



COMUNICATO STAMPA

Il Padiglione Italia è stato realizzato anche grazie al sostegno di Gucci e FPT Industrial, main sponsor della mostra, e al contributo del main donor Nicoletta Fiorucci Russo. Uno speciale ringraziamento anche a tutti gli altri donor, i cui nomi appaiono nel colophon, che hanno dato al progetto un contributo fondamentale; grazie anche agli sponsor tecnici Gemmo, C&C-Milano che hanno generosamente contribuito con le loro forniture e a Select Aperitivo.

Il Padiglione Italia verrà inaugurato in occasione della vernice della 58. Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia 2019 (8, 9 e 10 maggio). L’apertura al pubblico è prevista da sabato 11 maggio a domenica 24 novembre 2019.


Testo curatoriale di Milovan Farronato

Enrico David, Chiara Fumai, Liliana Moro

Né altra Né questa: La sfida al Labirinto è un progetto che cerca di dare forma all’intricata complessità dei rapporti che definiscono l’esperienza del conoscere. Avvalendosi della struttura fisica e metaforica del labirinto, la mostra mette in scena l’impossibilità di ridurre l’esistenza a un insieme di traiettorie pulite e prevedibili, cercando piuttosto di evocare la non-linearità, il dubbio, la transitorietà e l’intuizione come strumenti ineludibili del sapere umano.

Uno dei concetti chiave di Né altra Né questa, maturato insieme al coordinatore scientifico Stella Bottai, è l’idea della “sfida al labirinto” formulata dal romanziere e critico Italo Calvino nell’omonimo saggio del 1962, tradotto per la prima volta in inglese nel catalogo della nostra mostra. Ne “La sfida al labirinto”, lo scrittore elabora i termini di un progetto culturale che cerca una letteratura aperta “a tutti i linguaggi possibili”. In risposta alle complessità della cultura industriale, Calvino propone un lavoro intellettuale che si senta corresponsabile nella costruzione di un mondo che ha perso i propri punti di riferimento tradizionali e non chiede più di essere semplicemente rappresentato. Per visualizzare le ingarbugliate forme della contemporaneità, Calvino suggerisce così l’efficace metafora, cara anche a Jorge Luis Borges, del labirinto: un intrico di linee, immagini, tendenze apparentemente in disaccordo, in realtà costruito secondo regole rigorose. “È la sfida al labirinto che vogliamo salvare, è una letteratura della sfida al labirinto che vogliamo enucleare e distinguere dalla letteratura della resa al labirinto”.

Ogni spazio e`, di regola, identificato dalla sua funzione pratica o simbolica: in chiesa o in un salotto, il nostro sguardo, le nostre azioni e il nostro cammino vengono orientati con dolcezza o severita`, con urgenza o calma, con evidenza o garbato mistero. E appunto in quanto spazio, anche il labirinto non sfugge a una teleologia spaziale, anzi, ne e` forse la piu` premeditata delle manifestazioni: il suo determinismo progettuale e` schiacciante. Dal labirinto, una volta entrati, si deve uscire. Nessun’altra azione e` concessa se non il tentativo di andare verso una scappatoia, una fuga. Nella sua ‘sfida’, tuttavia, Calvino non è alla ricerca di una risoluzione; piuttosto si interroga su come poter vivere dall’interno in maniera attiva l’esperienza del labirinto esistenziale.

L’essenza labirintica non e` altro che costante differimento: la continua diversione del fine ultimo di questo spazio dell’immaginazione e` il suo eterno presente, il suo esserci. Spazio-ossimoro per eccellenza, fa della contraddizione la sua regola organizzativa. Come se ogni angolo fosse un continuo “no! no! no!”, che invece di far avvicinare alla meta la fa progressivamente dimenticare. E solo nella dimenticanza di cio` che sembra essenziale, urgente, capitale, si trova la liberta`. Liberi dall’ideologia dell’arrivo si puo` cominciare a danzare in tondo, a seguire con piacere le deviazioni, fino a trovar quasi la curva nella retta, o la retta nella curva, negli atomi infiniti dello spazio finalmente dilatato che si fa tempo in purezza, dimentichi del fardello della nostra umanita`, o forse pienamente umani.

Gli artisti coinvolti sono Enrico David (Ancona, 1966), Chiara Fumai (Roma, 1978 – Bari, 2017) e Liliana Moro (Milano, 1961). Sebbene molto diversi, le loro opere e biografie – su cui mi soffermerò a breve – sono significativi percorsi artistici contemporanei che si distinguono per spirito di ricerca tra passato e presente. Nel labirinto di Ne´ altra Ne´ questa, che abbiamo disegnato insieme a Liliana ed Enrico, con la compagnia astrale di Chiara e con l’attento contributo progettuale dell’exhibition designer Valerio Di Lucente, coesistono diversi centri, e non in perfetto asse. Stanze di varia misura, pareti di diverse altezze, aperture e passaggi accessibili e non attraversano le due stanze del padiglione rendendole di fatto uno spazio concettualmente unico. Le opere esposte in stretto dialogo con l’allestimento ne rivelano la natura rizomatica, penetrano e attraversano le pareti, a generare continuamente nuove vie. Nel nostro labirinto, per citare Umberto Eco, “anche le scelte sbagliate producono soluzioni e tuttavia contribuiscono a complicare il problema”.

Le opere d’arte sono collocate strategicamente in diversi punti del percorso con l’intento di mettere in relazione diretta le tre pratiche artistiche e insieme di enfatizzare meccanismi di drammaticità e sorpresa nell’incontro tra l’opera e il pubblico. Allo spettatore si affida la possibilità di prendere decisioni e orientare il proprio percorso in una direzione piuttosto che in un’altra, creando molteplici narrative percorribili sul modello del meccanismo del libro-gioco (o libro-game), caro anche allo stesso Calvino, il cui Castello dei Destini Incrociati (1969) è esempio di letteratura combinatoria in cui le storie nascono da “un numero finito di elementi le cui combinazioni si moltiplicano”.

L’attivazione del ruolo dello spettatore come partecipante chiave nella creazione di un senso per la mostra è tratto fondamentale del progetto. L’esplorazione di un labirinto non è, in fondo, altro che una messa a confronto tra l’individuo e l’esito delle proprie scelte. Il titolo della mostra, Ne´ altra ne´ questa, che in inglese abbiamo scelto di tradurre con Neither Nor, riecheggia un titolo del filosofo danese Søren Kierkegaard: Aut-Aut (1843), in inglese Either/Or. L’opera, che si interroga sulle modalita` dell’esistenza, esplora, attraverso gli scritti e i pensieri di due personaggi immaginari, altrettante possibilita`: una e` la vita estetica, edonistica, improntata al piacere, l’altra invece e` quella etica, che si basa sulla responsabilita` e il rispetto degli altri. Resta ancora oggi in dubbio quale sia davvero la strada consigliata dall’autore, il quale descrive con cosi` tanto coinvolgimento e passione la via edonistica da non sembrare pronto a rinunciarvi completamente. L’attesa del piacere e` essa stessa il piacere, come sosteneva Gotthold Ephraim Lessing?

In attesa di scoprirlo e di fronte alla decisione di avventurarsi o meno nel nostro labirinto, vi lascio con alcune avvertenze d’uso, consigli per la navigazione o per l’eventuale naufragio: indugiare e non avere paura. Non esiste il perdersi, ma solo il tornare sui propri passi, ed e` legittimo: regredire non significa peggiorare. Godete il senso di un tempo dilatato e non abbiate ansia di dover vedere e leggere tutto. Ogni strada si ricongiunge a un’altra, ogni scelta e` giusta, non ne esiste una sbagliata. Lo spazio e` generoso, offre ossigeno, non e` soffocante: si apre, non si chiude. Forse a un certo punto potreste persino trovare voi stessi, come afferma Mario Praz: “Sovente l’uomo vi trova se medesimo, ecco perché in fondo al labirinto di frequente e` collocato uno specchio: l’ultimo mistero della ricerca, dio nascosto o mostro, e` lui stesso”. Se sarete piu` fortunati, invece, da una breccia nel muro o sotto l’orlo di un tendaggio che non tocca il pavimento potreste addirittura incontrare qualcun altro che vi distragga, per un momento, da voi stessi e vi faccia ancora una volta cambiar strada, distogliendovi dalla ricerca infinita di assoluti introvabili, finalmente interrotta da un affetto improvviso o da una simpatia spontanea, trovati dietro un angolo o nel lampo di un riflesso.


 ENRICO DAVID

Dopo aver partecipato due volte all’Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia – con Francesco Bonami nel 2003 e Massimiliano Gioni nel 2013 – Enrico David (Ancona, 1966) rappresenta l’Italia per la prima volta quest’anno. La sua pratica artistica ha un legame stretto con la memoria e con il passato, sia nei contenuti sia nella forma. Attraverso le sue opere David mette in scena ricordi personali e collettivi, esprimendo una vasta gamma di stati emotivi e recuperando tecniche tradizionali. Il suo lavoro riflette un bagaglio culturale dai tratti italiani sia nei riferimenti estetici e storico-artistici sia nella scelta di alcuni materiali tipici della manifattura artigianale. Tuttavia il suo immaginario è ricco di suggestioni maturate nel corso degli anni, a partire dalla formazione avvenuta prevalentemente a Londra, dove ancora oggi risiede. La figura umana è uno dei temi ricorrenti di David, che la elabora e la restituisce come testimonianza di continue trasformazioni, attraverso diversi mezzi espressivi tra cui la scultura, la pittura, il disegno, la tessitura di arazzi e l’installazione. Le sue figure antropomorfe asessuate e le sue configurazioni nascono da intuizioni ed evolvono in un processo di sintesi inclusiva che travalica i confini individuali e diventa traccia riconoscibile e condivisibile collettivamente. Le immagini che popolano il mondo plastico e pittorico di Enrico sono rassegnate, sbottonate, contorte, grottesche, claudicanti, a volte mostruose e armate di strumenti a noi incomprensibili, che talvolta si sdoppiano e si ripetono tanto da formare labirinti contenutistici e formali.

Congiuntamente alla presentazione di alcune opere storiche, che verranno rivisitate e aggiornate per Venezia, la selezione dei lavori esposti si concentra su nuove produzioni. Da figure antropomorfe a scala naturale in bronzo a piccoli oggetti e dipinti, tutte queste opere sono concepite da David specificatamente per questo itinerario espositivo. David inoltre risponde direttamente, con una scultura, a un intervento di Chiara Fumai.

 CHIARA FUMAI

Scomparsa a soli 39 anni nell’agosto 2017, Chiara Fumai è stata un’importante artista ammirata sia in Italia che all’estero per aver sviluppato una dedicata rilettura in chiave
femminista del canone storico occidentale da sempre improntato su valori di dominazione patriarcale. Sebbene cessata prematuramente, la sua carriera ha avuto un’influenza
profonda sulle generazioni successive, visibile soprattutto in questi ultimi anni di riacceso e diffuso interesse verso pratiche magiche e culti profani in relazione al discorso femminista. Con il suo lavoro, Fumai ha portato avanti un’indagine rigorosa, dai toni personali, passionali e non accademici, focalizzata su avvenimenti e personaggi storici, reali e fittizi, rappresentativi della marginalizzazione subita dalle donne nel corso dei secoli in varie situazioni e contesti dalla cultura alla religione e la politica. La sua ricerca, non solo critica ma anche, sempre, profondamente propositiva, si attualizzava nel presente soprattutto attraverso lavori performativi, spesso in formato di lezione, messi in scena dall’artista stessa. Con i suoi collages, ambienti e impersonazioni, Fumai riportava alla luce e ridava voce a figure di opposizione alla cultura dominante, come le femministe Carla Lonzi e Valerie Solanas, la medium Eusapia Palladino, la dogaressa Elisabetta Querini Valier, e altre donne ancora, spesso dimenticate, marginalizzate, o villipese come la circense Zalumma Agra. L’uso della parola - scritta, pronunciata, ricamata, talvolta codificata in sigilli magici – era chiave per Fumai: dalla minaccia all’apologia, dall’augurio al sortilegio, la valenza simbolica e rappresentativa del verbo diventava strumento essenziale per l’annunciazione, emancipazione e realizzazione pratica di un modus operandi alternativo all’oppressione patriarcale. Per il Padiglione Italia, verrà presentata in esclusiva e anteprima assoluta una nuova produzione di Fumai. Questo lavoro, inedito, sarà accompagnato da opere del passato selezionate con il prezioso aiuto di The Church of Chiara Fumai,
organizzazione di cui sono tra i fondatori, presieduta dalla madre di Chiara, Liliana Fumai, e diretta da Francesco Urbano Ragazzi.

 LILIANA MORO

Invitata a partecipare alla nona edizione di Documenta del 1992, Liliana Moro propose di installare una Fiat Cinquecento che, perennemente in moto, tentasse invano di trainare con un cavo la pesante struttura del Fredericianum – sede della mostra in cui erano esposte le opere dei maggiori rappresentanti dell’Arte Povera. Seppur non realizzato, il progetto vive oggi in forma di collage e rimane rappresentativo dell’attitudine di quest’artista nei confronti del passato: il lavoro di Liliana Moro si prende carico della storia e di portarla oltre. Un’operazione che, a detta dell’artista stessa, si avvale proprio di quella “sottrazione di peso” stilistica celebrata da Calvino nella prima delle sue Lezioni Americane, La Leggerezza
(1985).

Lavorando con diversi materiali e in diversa scala, Liliana Moro ha attitudine all’essenzialità. Da non confondersi con uno stile minimal, il suo fare netto e preciso porta alla creazione di gesti apparentemente semplici che, proprio in quanto tali, si aprono a una miriade di interpretazioni diverse. Poetica ma non romantica, Moro mette in gioco contenuti e oggetti d’uso comune non tanto per illustrarli quanto per rivisitare la loro funzione originale e invitarci ad andare oltre ciò che è visibile. Un importante filo conduttore nella sua ricerca è l’uso dello spazio nelle sue declinazioni formali, concettuali e semantiche: per esempio attraverso interventi nello spazio pubblico, o con l’alterazione dei rapporti di scala tra oggetti, per arrivare alla spazialità intrinseca a molte sue opere, che spesso instaurano meccanismi di relazione con lo spettatore tali per cui un’azione attiva, come l’abbassarsi o il salire, diventa implicitamente necessaria all’esperienza.

Per il Padiglione Italia verranno presentate alcune opere storiche accanto a nuove produzioni, comprendenti non solo nuove commissioni ma anche lavori esistenti e mai esposti, accumulati dall’artista nel proprio studio nel corso degli anni. Questa costellazione mette insieme i momenti fondativi della ricerca dell’artista e del suo sviluppo, dando visibilità alla viscerale coerenza nell’arco di un lungo tempo del suo iter.

Milovan Farronato

Curatore del Padiglione Italia


domenica 2 aprile 2017

Padiglione Italia il sito



Da alcuni giorni è attivo il sito del Padiglione Italia curato da Cecilia Alemani dal titolo "Il mondo magico". Mi fa piacere notare che ci sono ben due aziende cuneesi come supporter  la  Viglietti Matteo SpA e la Italgelatine.


CS

Il mondo magico presenta le opere e la ricerca di tre artisti italiani – Giorgio Andreotta Calò, Roberto Cuoghi e Adelita Husni-Bey – il cui lavoro propone una rinnovata fiducia nel potere trasformativo dell’immaginazione e un interesse nei confronti del magico. Attraverso molteplici riferimenti all’immaginario, al fantastico e al favolistico, gli artisti cercano nell’arte uno strumento attraverso il quale abitare il mondo in tutta la sua ricchezza e molteplicità.

Il titolo della mostra è preso a prestito dall’omonimo libro dell’antropologo napoletano Ernesto de Martino (1908-65), uno dei pensatori chiave dello studio della funzione antropologica del magico che ha analizzato per decenni individuando, nei suoi rituali, i dispositivi attraverso i quali l’individuo possa padroneggiare una situazione storica incerta e riaffermare la propria presenza nel mondo. Il suo libro Il mondo magico, scritto negli anni della Seconda guerra mondiale e pubblicato nel 1948, inaugura una serie di riflessioni e studi su quel complesso di credenze, riti e mitologie che continueranno a interessare de Martino nei decenni seguenti, passando per la trilogia meridionale (Sud e Magia; Morte e pianto rituale; La terra del rimorso) fino ai suoi ultimi scritti postumi raccolti nella pubblicazione La fine del mondo.

Nel panorama dell’arte contemporanea italiana, Giorgio Andreotta Calò, Roberto Cuoghi e Adelita Husni-Bey si appropriano del magico come mezzo cognitivo per ricostruire la realtà, dando forma a complesse cosmologie personali. I tre artisti vedono il proprio ruolo non solo come artefici di opere d’arte, ma come attivi interpreti e creatori del mondo che rileggono attraverso la magia e l’immaginazione. Andreotta Calò, Cuoghi e Husni-Bey non cercano nel magico una via di fuga nell’irrazionale, quanto piuttosto una nuova esperienza della realtà. Ad accomunare questi artisti non è tanto una specifica coerenza stilistica, quanto il desiderio di creare universi estetici complessi che rifuggono dalla narrazione documentaristica tipica di molta produzione artistica recente, per affidarsi invece a un racconto intessuto di miti, rituali, credenze e fiabe. Pertanto l’esposizione Il mondo magico guarda all’artista non solo come produttore di opere e oggetti, ma soprattutto come guida, interprete e creatore di nuovi mondi possibili.

Come nei riti descritti da de Martino, nelle opere di Andreotta Calò, Cuoghi e Husni-Bey si mettono in scena situazioni di crisi che sono risolte attraverso processi di trasfigurazione estetica ed estatica. Osservate in controluce, da queste opere emerge l’immagine di un paese – reale e fantastico allo stesso tempo – in cui tradizioni antiche coesistono con nuovi linguaggi globali e dialetti vernacolari e in cui realtà e immaginazione si fondono in un nuovo mondo magico.

venerdì 27 marzo 2015

Codice italiano


Oggi il curatore del Padiglione Italia, Vincenzo Trione con il Ministro Dario Franceschini, il Commissario del Padiglione Italia Federica Galloni e il Presidente della Biennale Paolo Baratta, al MiBACT, hanno reseo pubblico l'elenco della partecipazione italiana alla 56esima Esposizione Internazionale d'arte diretta da Okwui Enwezor.
Ecco l'elenco: Alis/Filliol, Andrea Aquilanti, Francesco Barocco, Vanessa Beecroft, Antonio Biasiucci, Giuseppe Caccavale, Paolo Gioli, Jannis Kounellis, Nino Longobardi, Marzia Migliora, Luca Monterastelli, Mimmo Paladino, Claudio Parmeggiani, Nicola Samorì e Aldo Tambellini.
Titolo del progetto "Codice Italia”.


Ecco altri dettagli dal comunicato ufficiale del Padiglione Italia alla 56 Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia 2015 Il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, Direzione Generale arte e architettura contemporanee, ha organizzato, come per gli anni precedenti, la partecipazione alla 56. Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia,con la mostra sull’arte italiana che si allestirà nel Padiglione Italia all’Arsenale per l’edizione 2015.
Per individuare il curatore, in rispetto ai principi di buona amministrazione, il MiBACT ha attivato una procedura a inviti che ha consentito la comparazione di più proposte. Ai partecipanti, selezionati in considerazione dell’esperienza disciplinare maturata e della qualità della ricerca scientifica svolta nelle attività realizzate, è stato richiesto di presentare un progetto curatoriale che si rapportasse al programma generale dell’esposizione dal titolo All the World’s Futures, di Okwui Enwezor - Direttore del Settore Arti Visive della 56. Esposizione Internazionale d’Arte - e, facendo riferimento alla ricerca artistica del nostro Paese, considerasse in particolare le tematiche inerenti a:
- la ricerca delle ultime generazioni per rappresentare le sperimentazioni più innovative per la ricerca artistica contemporanea attraverso profili che abbiano maturato anche una esperienza internazionale nell’ambito della propria attività di ricerca;

- le dinamiche interdisciplinari dell’arte contemporanea, nel variegato contesto delle società complesse, indicando nuovi e di erenti livelli di analisi dei rapporti tra politiche nazionali, in un ambito di di usa globalizzazione;

- gli aspetti dell’esperienza artistica italiana che dimostrino una speciale sensibilità ai rapporti tra le diverse culture che compongono il mosaico dell’attuale assetto geopolitico del pianeta, anche in relazione all’appuntamento di Expo 2015.


A seguito della comparazione delle proposte pervenute è stato selezionato il progetto Codice Italia di Vincenzo Trione, nominato curatore del Padiglione Italia per l’edizione 2015.
Il Padiglione Italia all’Arsenale è la sede deputata a rappresentare il nostro Paesealle mostre ed esposizioni  internazionali della Biennale di Venezia. Inaugurato nella sua veste attuale nel 2009, è un spazio di 1.900 metri quadrati coperti, le Direzione Generale arte e architettura contemporanee e periferie urbane due Tese delle Vergini, ed una superficie esterna di ulteriori 1000 metri quadri circa, il Giardino delle Vergini; è il padiglione nazionale più esteso della Biennale, adeguato all’esigenza di presentare, quale stato ospitante, la produzione artistica di un paese ricco e complesso come l’Italia.

Il MiBACT ha finanziato, con un importo annuo pari a 400.000 euro, la realizzazione della mostra, integrati per questa edizione, in relazione all’evento Expo 2015, con un ulteriore importo di 150.000 euro.
A questo budget si devono sommare le risorse reperite dal curatore tramite l’apporto degli sponsor finanziari e tecnici, che attualmente ammontano a 126.000 euro.
La realizzazione della mostra e l’allestimento del Padiglione Italia sono assicurati da La Biennale di Venezia attraverso una apposita convenzione che di anno in anno viene stipulata con il MiBACT.
Padiglione Italia verrà inaugurato in occasione della vernice della 56. Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia 2015, nei giorni 6, 7 e 8 maggio.
L’apertura al pubblico è prevista da sabato 9 maggio a domenica 22 novembre 2015.




IL Progetto

"Non è che il passato getti la sua

luce sul presente o il presente
la sua luce sul passato,ma immagine è
ciò in cui quel che è stato si unisce
fulmineamente con l'ora in una
costellazione. In altre parole:
immagine è la dialettica nell'immobilità.
Poichè mentre la relazione del presente
con il passato è puramente
temporale, continua, la relazione tra ciò
che è stato e l'ora è dialettica:
non è un decorso ma un'immagine
discontinua, a salti.
- Solo le immagini dialettiche
sono autentiche immagini".


Walter Benjamin



Codice Italia vuole riattraversare significative regioni dell’arte italiana di oggi, facendo affiorare alcune costanti: assonanze poco manifeste, corrispondenze inattese. Ripercorre rilevanti esperienze poetiche contemporanee, con l’intento di delineare i contorni di quello che, al di là di tante oscillazioni, rimane il fondamento del nostro "codice genetico" stilistico.
Pur seguendo strade differenti, molti artisti italiani del nostro tempo hanno proposto un’originale declinazione del concetto di avanguardia: per loro, essere d’avanguardia significa reinventare i media (per dirla con Rosalind Krauss) e, insieme, frequentare in maniera problematica materiali iconografici e culturali già esistenti. Pur se in sintonia con gli esiti più audaci della ricerca artistica internazionale, essi non aderiscono al nuovo come valore da idolatrare, né inseguono provocazioni. Ad accomunarli è la necessità di sottrarsi alla dittatura del presente, che è simile a una lavagna sulla quale una mano invisibile cancella senza posa avvenimenti sempre diversi. Coltivano in maniera più o meno intenzionale precise discendenze: i loro gesti racchiudono segreti rimandi alla storia dell’arte (dall’archeologia allo sperimentalismo novecentesco). Scelgono, perciò, di passeggiare tra le stanze di un passato che si insinua nell’attualità. Come un archivio di frammenti. Che si vogliono convocare. Qui. Ora.
Guidati dal bisogno di riaffermare il senso della continuità, questi artisti vogliono offrire un retroterra alle loro avventure linguistiche. Interrogano vestigia lontane, per dare maggiore forza al proprio timbro. Pur con accenti differenti, sapienti nel saldare canto e controcanto, riaffermano l’importanza di quella che potremmo definire the ecstasy of influence. Per loro, eseguire un’opera non è far nascere qualcosa dal niente, ma è strategia tesa a rimodulare cifre che sono state già create, fino a renderle irriconoscibili.
Animati dall’urgenza di guardare dietro di sé senza nostalgie, si richiamano alla memoria, intesa come arsenale di tracce da ri-abitare – e da reinterpretare. Territorio che tende a relegare il presente al rango di un rumore di fondo di cui non si può fare a meno. Scrigno da perlustrare – e tradire. Patrimonio decisivo. Infine, geografia dell’incertezza e della precarietà, che può alimentare domande ulteriori. Come una spirale, in cui si può liberamente andare avanti e indietro. Fare arte, per loro, significa porsi in ascolto di Mnemosyne. Che ci consente di appropriarci del divenire delle cose e, insieme, ci riconcilia con il loro scomparire.

Ad avvicinare queste voci è il bisogno di risituare proprio alcune figure della memoria. Le loro sono profanazioni: non innalzano la storia dell’arte sopra un piedistallo irraggiungibile, ma ne negano l’aura. Consacrano e sviliscono i modelli assunti. Smontano e rimontano episodi di altre epoche, per disporre le loro “rimembranze” all’interno di una discontinua trama. In bilico tra rispetto e trasgressione, elaborano discorsi aperti a sconfinamenti e a interruzioni, suggerendo una sintassi dominata da echi poco evidenti. In filigrana, le loro opere – affidate a diversi media – lasciano intravedere una complessa e articolata genealogia di rinvii. Si consegnano a noi, potremmo dire con Benjamin, come luoghi ibridi, “in cui quel che è stato si unisce fulmineamente con l’ora in una costellazione”.


Gli artisti invitati nel Padiglione Italia alla Biennale Arte 2015 sono:
Alis/Filliol, Andrea Aquilanti, Francesco Barocco, Vanessa Beecroft, Antonio Biasiucci, Giuseppe Caccavale, Paolo Gioli, Jannis Kounellis, Nino Longobardi, Marzia Migliora, Luca Monterastelli, Mimmo Paladino, Claudio Parmiggiani, Nicola Samorì, Aldo Tambellini.
Ovvero, protagonisti dell’Arte povera e della Transavanguardia (Kounellis, Paladino, Longobardi), grandi isolati (Parmiggiani e Gioli), eredi delle neoavanguardie del dopoguerra (Tambellini), personalità di fficili da inscrivere dentro tendenze (Biasiucci, Caccavale, Aquilanti), voci tra le più originali dello scenario internazionale (Beecroft) e artisti dell’ultima generazione (Alis/Filliol, Barocco, Migliora, Monterastelli e Samorì).
Artisti accomunati dal pensare le proprie opere come luogo all’interno del quale si ritrovano a convivere desiderio di innovare i linguaggi e dialogo problematico con momenti salienti della storia dell’arte.
Questa idea viene declinata attraverso diversi media quali pittura, scultura, disegno, fotografia, video, performance, cinema.




Allestimento su progetto di Giovanni Francesco FRascino 

L’allestimento dedica a ogni artista una stanza monografica all’interno della quale viene presentata un’opera-manifesto e allestito un personale “archivio della memoria”. Il progetto espositivo pensato per il Padiglione Italia alla Biennale Arte 2015 articola lo spazio in maniera che i singoli interventi godano di una condizione di autonomia.


#PadiglioneItalia
 #biennalearte2015

giovedì 21 febbraio 2013

Al via la colletta per il Padiglione Italiano


E' online il sito "vice versa" progetto di crowdfunding (colletta suonava troppo italiano) per sostenere il Padiglione Italiano per la Biennale di Venezia, 
Ecco qui il testo per partecipare e sostenere questa lodevole iniziativa.

Anche se leggendolo si rimane un poco perplesso su alcune voci (es: Attività di promozione e comunicazione, tra le quali la realizzazione di una App della mostra vice versa) ma veramente c'è bisogno di queste spese in questo momento così critico per il nostro paese. Poi domanda ovviamente banale ma poi le opere chi se le tiene e se le si vende una parte andranno a sostenere il prossimo padiglione 2015?

Va beh ecco l'elenco:
Al fine di sostenere la mostra vice versa al Padiglione Italia alla 55. Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, il curatore Bartolomeo Pietromarchi ha avviato un progetto di crowdfunding sulla scia di alcune recenti esperienze internazionali di successo.
Tale iniziativa è finalizzata al sostegno delle produzioni degli artisti; della mediazione culturale; della promozione e comunicazione; dell’organizzazione di incontri con artisti e opinion leader; di un convegno finale sui temi del Padiglione.
Lo spirito di partecipazione al progetto espositivo sarà riconosciuto con una serie di benefit corrispondenti ai target di supporto: il nome di ogni sostenitore comparirà all’ingresso, sul catalogo e sul sito della mostra vice versa; per l’occasione, sarà realizzata una cartella contenente quattordici stampe a tiratura limitata degli artisti in mostra, numerate e firmate in originale. Sono previste copie del catalogo firmate dal curatore e dagli artisti, visite guidate, accoglienza personalizzata, invito all’inaugurazione, incontri con il curatore e gli artisti, e molto altro ancora.
La raccolta fondi ha una durata di 90 giorni con eventi a Roma, Milano, Londra e New York e su web

Destinazione dei fondi raccolti tramite crowdfunding 
I fondi raccolti tramite il crowdfunding saranno destinati, in accordo con il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, al finanziamento di varie iniziative della mostra vice versa del Padiglione Italia alla 55. Esposizione Internazionale d’Arte, tra cui:
Additional funding per le produzioni degli artisti
Attività di mediazione culturale
Attività di promozione e comunicazione, tra le quali la realizzazione di una App della mostra vice versa
Organizzazione di incontri con artisti e opinion leader e di un convegno finale sui temi della mostra vice versa

Possibili quote di finanziamento da raggiungere e destinazione dei relativi fondi 
In base ai fondi raccolti, sarà possibile sostenere in modo differente le attività:

Raccolta di €50.000 destinata al sostegno di:
  1. Additional funding per le produzioni degli artisti

Raccolta di €70.000 destinata al sostegno di:
  1. Additional funding per le produzioni degli artisti
  2. Attività di mediazione culturale

Raccolta di €100.000 destinata al sostegno di:
  1. Additional funding per le produzioni degli artisti
  2. Attività di mediazione culturale
  3. Attività di promozione e comunicazione, tra le quali la realizzazione di una App della mostra vice versa

Raccolta di €120.000 destinata al sostegno di:
  1. Additional funding per le produzioni degli artisti
  2. Attività di mediazione culturale
  3. Attività di promozione e comunicazione, tra le quali la realizzazione di una App della mostra vice versa
  4. Organizzazione di incontri con artisti e opinion leader e di un convegno finale sui temi della mostra vice versa