Un’edizione della Biennale molto ricca, forse troppo, soprattutto tantissimo folclore, sembrava la fiera dei continenti più che una manifestazione d’arte. Infatti si può dire che più che arte era palpabile una sensazione naif, una rappresentazione popolare, divertente, ma poco vario. Alla fine tutto sembra molto omologato, anzi questa conferma la debolezza di molti artisti che provengono dai confini del mondo ma che ora vivono nei centri del mercato e si adattano alle sue esigenze di consumo, canalizzando le forme espressive in assodati moduli di consenso economico.
Le narrazioni infatti oramai paiono prive di freschezza, un uso dei testi a corredo spesso di deboli elaborazioni. Si nota un gran ritorno della scultura, ma spesso in una cifra troppo “primitiva” , di alcuni padiglioni si potevano quasi unire le opere e farne uno unico per quanto si assomigliavano.
Alcune installazioni paiono ben confezionate altre molto raffazzonate, questa idea del povero ma bello non funziona più tanto, che dire, divertente. La pittura in generale di bassa qualità tecnica ma dai forti valori cromatici alquanto ovvii, anche qui la profondità dei temi pare in secondo piano, conta più un consenso di superficie, rapido, condivisibile sui social.
Come già due anni fa questa scelta popolana svuota l’arte del suo valore e la porta su percorsi troppo impalpabili di contenuti, facendola cadere nel baratro della banalità, ovviamente ci sono alcune eccezioni.
Non va tanto meglio nei padiglioni dove nel complesso sembrava a chi la sparava più grossa, dall’ “infantile” del Giappone agli “eccessi” dell’Austria.
Più equilibrati i padiglioni di alcune nazioni come la Corea e la Spagna, non mi è dispiaciuta anche il Brasile. Per me vince su tutti lo Stato della Santa Sede, che ha saputo giocare un cifra più intima e riflessiva.
Fuori tantissime alternative, veramente troppe e quasi sempre poco interessanti, come quasi sempre le location vincono sulle opere, aggiungono, migliorano. Sicuramente da alcuni anni questa manifestazione è passata da evento culturale a evento “fieristico”, ben venga per l’economia della città, un poco meno per la cultura.
Ma oggi che cosa è ancora cultura? Via ci sarebbe da fare un grande simposio.
Comunque alla fine tantissime cose da vedere per tutti i gusti, su cui chiacchiere, giocare e far passare il tempo in modo piacevole.
Venezia val sempre una mostra!
Come sempre scrivetemi per condividere le vostre impressioni.
Buona Biennale
International Art Exhibition – La Biennale di Venezia in 2026 Lithuanian Pavilion foto Andrej Vasilenko Courtesy Lithuanian National Museum of Art


















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