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Visualizzazione post con etichetta Caterina Tognon. Mostra tutti i post
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mercoledì 24 aprile 2019

Brian Rochefort alla galleria Caterina Tognon




Venezia e New York, Aprile 2019: Caterina Tognon e Van Doren Waxter presentano il giovane artista di Los Angeles, Brian Rochefort (1985) con opere in ceramica e smalti vitrei. La mostra, Collapse, presso Caterina Tognon Arte Contemporanea, a Venezia in corte Barozzi, San Marco 2158, avrà luogo dal 8 maggio al 27 luglio 2019. L’iniziativa riflette il legame di amicizia tra le due gallerie ed il desiderio condiviso di presentare il lavoro di un artista che fuoriesce dai confini tecnici e formali del medium utilizzato per esplorare nuovi territori di libertà e invenzione.

La mostra, organizzata in occasione della 58a Biennale Internazionale D’Arte, rimarca il ruolo di vetrina internazionale che la città di Venezia svolge da più di un secolo nell’ambito delle arti visive: un raro esempio di fruttuosa globalizzazione.

La galleria di Caterina Tognon dal 1994 a Bergamo e dal 2004 a Venezia, presenta in Italia opere di artisti internazionali che coniugano il pensiero creativo con l’uso di materie e tecniche delle antiche tradizioni artigiane: in particolare il vetro, ma anche la ceramica, l’oro, la pietra e la pittura. La gallerista racconta le opere in mostra come: “elementi che suggeriscono fenomeni naturali eccezionali, grandi crateri da cui fuoriescono, con l’energia di un vulcano attivo, tutti i colori della grande pittura americana del XX secolo.”

A sua volta Dorsey Waxter aggiunge: “Siamo felici di mostrare il lavoro di Brian Rochefort a Venezia”, quando nella galleria Van Doren Waxter, in 23 East 73rd Street New York, e’ già stato stato presentato sia nel 2017, con la personale Hotspot, sia nel gennaio 2019 con 2030. 

Le opere sono grandi recipienti-sculture ispirati ai paesaggi vulcanici, a grandi depressioni terrestri, alle remote foreste tropicali, alle barriere coralline, ed ancora ad animali esotici mantelli e piumaggi coloratissimi. Il profondo interesse dell’artista per la natura e per l’ambiente è lo stimolo principale per l’evoluzione della sua pratica artistica.

Ogni cratere è fatto di strati di fango e argilla ,che Rochefort rompe e ricompone piu’ volte meticolosamente, per poi cuocere, aerografare e smaltare; “tante smaltature fino a quando non posso più cuocerle” ci spiega l’artista stesso.

La mostra a Venezia presenta, insieme ai grandi e piccoli crateri, anche opere a muro: esperimenti con sabbia e colore che evocano le impronte delle onde sulla spiaggia o dello scorrere dell’acqua sul greto dei fiumi.

Il critico d’arte e scrittore David Rhodes racconta che Brian Rochefort “sta contribuendo positivamente nel campo della scultura e pittura in ceramica, oggi molto vitale nell’arte contemporanea” e che le sue “pitture in rilievo a muro attraggono visivamente con le stesse modalità della pittura”.

Prosegue Caterina Tognon: “quando in Italia nel secondo novecento le opere in terracotta erano considerate un passaggio intermedio per arrivare alla scultura in bronzo, negli Stati Uniti grandi artisti come Paul Soldner (1921 – 2011), Peter Voulkos (1924-2002) Betty Woodman (1930-2018), Ron Nagel(1939), partendo dai principi dell’astrattismo pittorico e scultoreo, si dedicano allo studio della ceramica con libertà e raffinatezza, creando nuovi linguaggi e archetipi, scrivendo una pagina interessante nella storia dell’arte”.


La Galleria si trova a due minuti a piedi da Piazza San Marco, in una laterale di Calle XXII Marzo, in corte Barozzi a fianco dell’ ingresso Hotel Europa & Regina.

Il Vaporetto più vicino è San Marco- Calle Vallaresso linea 1 o 2.



“L’uomo da sempre costruisce per contrastare le ostilità della Natura, ma appena arriva al tetto (come si usa dire in gergo cantieristico) subito avverte l’urgenza di portar dentro le immagini e i simboli di quella Natura da cui cerca di difendersi. Le opere di Rochefort svolgono proprio questa funzione: meravigliosi frammenti di Natura da portare nelle nostre case. Sono dei manufatti indispensabili - nonostante contraddicano qualunque funzionalità - per i luoghi dove viviamo” racconta Caterina Tognon



Brian Rochefort nasce nel 1985.

Frequenta la Rhode Island School of Design (RISD). Attualmente vive e lavora a Los Angeles. Nel gennaio del 2019 ha partecipato alla residenza The Mistake Room a Guadalajara, Messico. I suoi lavori sono già inclusi in mostre museali decisamente esplorative: From Funk to Punk: Left Coast Ceramics all’Everson Museum of Art in Syracuse, NY Regarding George Ohr al Boca Raton Museum of Art, FL dove espone a fianco di pionieri nella lavorazione della ceramica quali Ron Nagle, Ken Price, and Kathy Butterly, grandi personaggi che hanno sicuramente influenzato la sua pratica creativa.

Recentemente in Europa con una personale alla galleria Sorry We’re Closed di Bruxelles. Partecipa a diverse collettive presso le gallerie: The Cabin, Los Angeles; Steve Turner Gallery, Los Angeles, Retrospective Gallery, Hudson, NY.

Questa presentazione in Italia anticipa una personale di Rochefort al Museum of Contemporary Art di Santa Barbara (MCASB), California, dal 1 agosto all’8 settembre, 2019, a cura di Alexandra Terry. 



Caterina Tognon arte contemporanea ha sempre investigato con estremo interesse l’incrocio tra belle arti e arti applicate, costruendosi una precisa identità ed uno stile riconoscibile che le assicurano un seguito continuo e leale. Caterina Tognon rappresenta artisti e designers internazionali che lavorano con il vetro, tra i quali gli artisti più rappresentativi del movimento Studio Glass, ed è una delle principali gallerie Europee che si dedicano a questo medium artistico. Dalla sua fondazione a Bergamo nel 1994, il  programma della Galleria favorisce mostre personali di artisti mai presentati in Italia e la partecipazione alle fiere d’arte internazionali. Nel 2004 la Galleria si sposta a Venezia, in
considerazione del fondamentale ruolo di maestra nell’arte vetraria giocato nei secoli dall’isola di Murano.

Caterina Tognon organizza da molti anni esposizioni in collaborazione con istituzioni culturali e musei a Venezia che includono i musei: Fortuny, Correr, Ca’ Rezzonico, Ca’ Pesaro, e Istituto Veneto di Scienze Lettere e Arti. All’estero ha collaborato con il Carnegie Museum of Arts a Pittsburg (USA), L'Experience Music Project and Science Fiction Museum Hall of Fame (EMP Museum) in Seattle, (USA) etc…

http://www.caterinatognon.com



Van Doren Waxter da vent’anni si distingue per una ricerca accurata nel presentare artisti
internazionali contemporanei insieme ad importanti Astrattisti Americani del dopoguerra.
John Van Doren, Dorsey Waxter, Augusto Arbizo e Liz Saghedi lavorano in una affascinante
townhouse in Uptown Manhattan del 1907, con spazi espositivi diversificati su tre piani , oltre a esposizioni rigorose ed importanti nei contenuti, producono un fitto programma di incontri di pubblicazioni e borse di studio per una comprensione approfondita dei processi creativi nel contesto dell’arte moderna e contemporanea.

La galleria lavora sia operando nel mercato secondario del dopo-guerra, sia occupandosi di importanti lasciti artistici quali Diebenkorn Foundation, James Brooks Foundation, Harvey Quaytman Trust, Alan Shields Estate, Hedda Sterne Foundation, ed infine rappresentando audaci artisti emergenti o di mid-career come Caetano de Almeida, Marsha Cottrell, TM Davy, Jeronimo Elespe, Volker Huller, Gareth Nyandoro, Sarah Peters, Mariah Robertson, Brian Rochefort, e Jackie Saccoccio.
http://www.vandorenwaxter.com.

sabato 25 maggio 2013

Terra Platonica - Francisco Tropa da Caterina Tognon


Caterina Tognon is proud to present Terra Platonica, a personal exhibition of the Portuguese artist Francisco Tropa, with works created exclusively for the occasion. These new works are inspired by ancient cosmologies and include: slender structures in brass and multicoloured glass canes; a cycle of sculptures made from coloured glass sheets leaning lightly against wooden
supports; blown glass objects, two of which are in the form of a light installation; a cycle of forty silkscreen prints, also made specially for the exhibition; and finally, two suspended wooden sculptures from 2002, chosen due to their affinity with the subject.

The exhibition is the most recent stop on Caterina Tognon’s tour of contemporary art and traditional glass-working techniques. It is part of a cycle that began with Claire Fontaine’s exhibition in 2011, followed by Hubert Duprat’s in 2012, in which internationally renowned artists, with whom the gallery had never worked before, were invited to create glass pieces in Venice and then present them at a personal exhibition at the Calle del Dose gallery.
Chosen to represent Portugal at the Venice Biennale in 2011, Tropa transformed the pavilion space into a sort of platonic cavern populated by overturned shadows of natural and artificial objects: an eloquent example of how the artist loves to ask philosophical questions about art and reality in general through works of great visual and poetic suggestion. Terra Platonica considers the question, particularly dear to the artist, of fiction and truth in relation to art, starting with some obsolete representations of the cosmos. The first, taken from a nineteenth-century text by Flammarion on “astronomical myths” called “Terra platonica”, shows our planet as a cube
suspended in space, whose square and flat upper face constitutes the inhabited part. The second depiction of the cosmos is developed from the illustrations in Cosmas Indicopleustes’ Christian Topography from the sixth century AD: the earth appears flat and rectangular, surmounted by a firmament of barrel vaults similar to a baldachin. The third representation, with which modern viewers are perhaps more familiar, refers to Dante’s Divine Comedy: it hypothesises a spherical earth, hollowed out on one side by a deep conical chasm (Inferno) and dominated by a high mountain (Purgatory) on the opposite side. All of the paintings are obviously untenable; the one
taken from Flammarion, which gives the exhibition its title, is doubly so, not just because it offers a model of our world that is incompatible with modern science but because the attribution of this model to Plato is wrong. Plato associates the form of the cube to earth as a fundamental element, equal to water, air and fire, but he does not describe our planet as a cube.

Tropa’s interest in these models is philosophical and aesthetic. On the one hand, they bear witness to the fundamental human impulse to depict reality according to ideological or religious principles and so on, even at the cost of deforming it and of contradicting ourselves. (Indicopleustes’ contemporaries, who on the whole were supporters of the geospheric theory, already considered his cosmology untenable).

On the other hand, these images of the world attract Tropa because of their aesthetic charm, both as pure forms devoid of any sense and as possible models of what art could be: a suspension of the question of “truth” in order to create a universe that finds its justification within itself and its internal coherence.

Tropa has created a series of silkscreen prints from the illustrations of Cosmas Indicopleustes’ treatise. The colours are dazzling, the prints set out on the gallery walls like a fresco.
 
Stylised and deprived of the original explanatory texts, presented in dozens of chromatic variations like Warhol’s Marilyn, these fifteen-centuries-old depictions of the cosmos are reduced to abstract motifs.

Earth as imagined by Dante is transformed into two blown glass bottles – they are deformed, but still recognisably taken from the Inferno-Purgatory model – which in turn are transformed into shadows: two powerful light bulbs project the forms onto the walls. Worth noting is that the artist has used two sections of agate like masks with a central opening to mould the light: the irregular form of the opening allows the shadows of the two bottles suspended in a sort of cavern to appear – once again, the platonic archetype of the place of illusion.

The cubic earth that Flammarion’s work attributes to Plato is the central theme of the exhibition, and at the same time is the one interpreted in the most general and abstract way. The cube appears in the suspended wooden sculptures Approaching Creative People (2002), depictions of cubes in asymmetry that turn on themselves and generate optical illusions – the concave one seems convex and vice versa. The series of sculptures made from four square sheets of coloured glass leaning against wooden supports is based on the form of the cube. As well as the platonic solid, these works pay tribute to Richard Serra’s famous House of Cards sculpture (1969), made up of four square sheets of lead that hold each other up. Finally, the cube, connected to the circle, returns in a cycle of small brass and coloured glass cane sculptures that look like architectural models. Their elegant variations of form and colour are evocative of the formal logic of another minimalist artist, Sol LeWitt, or the fantastical architecture devised by Paul Scheerbart (Glass
Architecture, 1914). Each of them, like a jewel or a precision tool, is contained in a wooden box made to measure, which, once opened, also acts as a pedestal.

A pair of blown glass works occupies a position apart. One is a sort of hourglass-shaped object and the other is a pyramid. The forms aim to evoke the polarities of male and female, man and woman: the symbolic inhabitants of these impossible cosmoses. The exhibition will also include a video made by the famous Portuguese director Joao Botelho in the Gianni Seguso furnaces on Murano. The photos of the works are by Pedro Tropa.

The glass pieces were made with the support of COTISSE, a non-profit cultural association founded in Venice in 2011. The association supports and spreads the knowledge of the artistic, technological and human resources represented by the art of glass blowing on the island of Murano.

At the same time as Venice, the artist is showing at Gregor Podnar’s gallery in Berlin.

Some of the works coming from Terra Platonica will be exhibited at his solo show at the Verrière of the Hermès foundation in Brussels.

Our thanks to:

Formia, Scuola del Vetro Abate Zanetti e Roberto Finotto, Gianni Seguso, Effetre International, Paolo Cenedese, Pietro e Riccardo Ferro, João Pinote Wood Prototypes Cascais, Damiano e Leo de Mattia, Pieve di Livinallongo,Belluno. Serafim Machado and NSF Laser Cut, Lisbon, and the
Jorge Bastos Printmaking Studio, Lisbon.

Special thanks to the Centro Vittore Branca of the Fondazione Cini, San Giorgio, Venice, for hosting the artist.

Curator Simone Menegoi

Works created with the support of COTISSE

Opening 30 May 9pm / midnight

Palazzo da Ponte, Calle del Dose in Campo San Maurizio, San Marco 2746, Venice, Italy.

31 May / 5 October 2013 (Closed August)

domenica 29 maggio 2011

Interloqui



Quattro istituzioni culturali rappresentano il Nord Est dell’Inghilterra alla Biennale di Venezia 2011.

L’iniziativa, promossa dal National Glass Centre, Università di Sunderland, vede la collaborazione della Laing Art Gallery, Locus+, e mima, insieme aCaterina Tognon Arte Contemporanea, per la mostra “Interloqui”, presentata a Venezia in occasione della 54a Biennale d’Arte.

Ciascuno dei cinque soggetti è stata invitato a selezionare il lavoro di un artista, la cui opera sia esemplificativa del proprio specifico campo di interesse: Paul Noble (selezionato dalla Laing Art Gallery), presenta Villa joe, un maestoso arazzo in lana, pezzo centrale della sua recente installazione alla Laing Paul Noble Marble Hall. Dello stesso autore vengono presentati alcuni lavori in ceramica degli ultimi anni. L’artista italiano Flavio Favelli è stato invitato a collaborare con Noble con un intervento su questo opere.

Cerith Wyn Evans presenta Permit yourself…, (2011), lavoro commissionatogli da Locus+ e realizzato presso il National Glass Centre. Il visitatore si troverà di fronte un pannello in vetro specchiante, sulla cui superficie è intagliata una citazione tratta da un saggio di Stephan Pfohl We Go Round and Round in the Night and Are Consumed by Fire, recensione al film di Guy Debord, In Girum Imus Nocte Et Consumimurm Igni.

Neil Brownsword (selezionato dal mima) presenta Transition, un’installazione composta da cinque basi in legno che sorreggono degli oggetti in ceramica. L’artista sollecita una riflessione sul declino dell’industria manifatturiera della ceramica a Stoke-on-Trent, sua città natale. Brownsword riscrive la relazione che c’è tra questi oggetti in ceramica (piccoli oggetti residuali della produzione industriale) e una certa forma di bellezza legata alla decorazione tradizionale, cui la ceramica inglese deve il suo successo nel mondo.

Rose English presenta Storyboard, una documentazione della sua pluriennale ricerca, tuttora in corso, Lost in Music. Un passaggio di questa ricerca, Flagrant Wisdom, che esplorava i parallelismi tra la soffiatura del vetro e le tecniche acrobatiche cinesi, è stato prodotto e presentato sotto forma di performance al National Glass Centre nel 2009.

Claire Fontane, in collaborazione con la galleria Caterina Tognon Arte Contemporanea e il National Glass Centre, presenta due opere: La Société du Spectacle brickbat, composta da una serie di mattoni rivestiti, attraverso un semplice elastico, con copertine di libri che appartengono a testi simbolo della letteratura radicale degli anni ‘60, e Dignity Before Bread: un nuovo lavoro,costituito da un neon che riporta in lingua araba lo slogan apparso alle recenti sollevazioni di Tahir Square (Il Cairo).

La mostra ospita anche opere dalla collezione permanente del mima – The Thing in Itself di Edmund de Waal e gli sketch preliminari di Lawrence Weiner per la sua A line is a line for all that, un lavoro in vinile che copriva i 500 mq della facciata del mima all’inizio di quest’anno.

Interloqui è stata ideata e curata da Grainne Sweeney, direttore creativo del National Glass Centre, Università di Sunderland. La mostra ha avuto il sostegno di Arts Council of England (North East), il cui direttore regionale Alison ClarkJenkins si è così espresso: ”L’innovazione artistica è il cuore del nostro programma di sostegno e promozione delle arti. Siamo stati felici di sostenere un progetto di così alta ambizione e di così alto livello artistico internazionale.”