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sabato 2 maggio 2015

Paradise - Cy Twombly



Tra i massimi maestri della contemporaneità, Cy Twombly (Lexington, Virginia, 1928 – Roma, 2011)torna a Venezia – dove è stato presente alla Biennale per ben cinque volte a partire dal 1964, l’ultima delle quali nel 2001 dove ottiene il Leone d’Oro – con un’importante mostra monografica curata da Julie Sylvester e Philip Larratt-Smith.
La rassegna, realizzata in collaborazione con la Cy Twombly Foundation di New York, il coordinamento scientifico di Gabriella Belli e il progetto di allestimento di Daniela Ferretti, approda a Ca’ Pesaro come un cammeo prezioso: l’inedita testimonianza di un lavoro che si rigenera a ogni sua apparizione, in un continuum emozionale, e di un artista che non finisce di stupire “per la straordinaria intelligenza visiva e l’acuta sensibilità verso tutte le forme della bellezza, fisica, naturale e artistica”, come scrive Philip Larratt-Smith nel catalogo (ed Damiani).
Cy Twombly Paradise è un percorso iniziatico che attraversa sessant’anni della produzione di Twombly pittore e scultore e della sua indefessa creatività, che a Venezia ritrova – in un contesto culturale che mantiene sempre altissima l’attenzione del pubblico verso i grandi maestri – una nuova prospettiva sui misteri e le rivelazioni dell’arte di Twombly.
L’opera di Cy Twombly, scomparso nel 2011, ruota intorno ai temi universali di amore, arte, bellezza e morte, tuttavia la peculiarità della sua visione artistica, la sua prospettiva del mondo ne offrono un’interpretazione straordinariamente originale. Come molti della sua generazione, Twombly ha reagito contro la tendenza pittorica dominante dell’Espressionismo Astratto, ma a differenza di altri, indirizzati verso l’immaginario Pop e il Neodadaismo, egli ha operato una sintesi tra i lasciti e le tecniche consolidate dell’astrazione gestuale e la tradizione della pittura europea.
L’innovativo uso del linguaggio, l’ampio raggio di allusioni e riferimenti aprono il suo lavoro alla storia, alla letteratura e alla filosofia; rendendo labili i confini tra pittura, disegno e scrittura, preservando allo stesso tempo un alto grado di astrazione.
L’amore per il vernacolo è controbilanciato da una raffinatezza e una profonda conoscenza culturale. Invero, il suo lavoro oscilla tra binomi opposti: ragione e passione, rappresentazione e astrazione, apollineo e dionisiaco, sessualità e intelletto, passato e presente, immaginazione e osservazione, lucidità e frenesia. Dunque, la sessualità esuberante, il richiamo a un passato arcadico in cui corpo e mente sono armoniosamente unificati, il ricorrere nei lavori di parole, frasi, poesie e, soprattutto, l’astrazione gestuale di Twombly – che ha realizzato disegni al buio, ha dipinto con la mano sinistra, ha aumentato l’estensione del pennello, fissandolo a lunghi bastoni, come strategia cosciente per dimenticare la formazione artistica e perdere il controllo del mezzo tecnico – sono solo alcuni dei temi della sua ricerca creativa, ripercorsa nelle sale monumentali di Ca’ Pesaro.
In mostra, dalle pitture murali su legno datate 1951 si giunge, in un percorso ricco di visioni e richiami,a una selezione degli ultimissimi lavori di Twombly realizzati nel 2011, quando l’artista era al limite fisico della vecchiaia: otto tele di cerchi gestuali barocchi, in giallo, rosso e arancione su un fondo verde brillante (metà margarita, metà key lime); eccentriche pennellate circolari – tra i motivi chiave dell’artista – strette in alcuni punti e più ampie e libere in altri, per generare “una sensazione d’energia radiante e di frenesia controllata”.
“I suoi segni caratteristici, elidenti intenzionalmente dipinti, disegni e scritte, coesistono con gocce, spruzzi e sbavature occasionali lasciate colare sulla superficie, rivelandone il processo creativo”. Create poche settimane e addirittura pochi giorni prima della sua scomparsa, queste superfici lucide e ipnotiche – quattro delle quali esposte in questa occasione – sono state le ultime dipinte dall’artista american o.
Per Twombly l’arte è il “paradiso terrestre”, dove le esperienze e le emozioni del passato sono recuperate e trasfigurate nel presente. L’amore in tutte le sue manifestazioni – erotico, intellettuale, platonico, romantico, amore per la cultura, amore per la vita – è il principio animatore dei suoi dipinti, disegni e sculture. La sua arte è la misteriosa, perfetta unione tra sogno e veglia, passato irrecuperabile e presente percepibile attraverso i sensi, ardore intellettuale e capacità di amare: paradiso riconquistato.
La mostra è organizzata con il supporto della Gagosian Gallery.
In collaborazione con Cy Twombly Foundation
Con il supporto di Gagosian Gallery

A cura di Julie Sylvester e Philip Larratt-Smith
Coordinamento scientifico: Gabriella Belli
Progetto di allestimento: Daniela Ferretti

venerdì 1 maggio 2015

The venetian blinds - artist run bands




2015 TOUR - FIRST EDITION VENICE 7-8-9 MAY 2015

The opening of the 56th Venice Biennale will mark the first edition of THE VENETIAN BLINDS - ARTIST-RUN BANDS

Conceived and produced by
Palazzo Grassi - Punta della Dogana (Venice), LeConsortium Dijon andSilencio (Paris), The Venetian Blinds - Artist-Run Bands is the first Music Festival entirely dedicated to rock bands founded by visual artists. More international dates will soon be announced. The Venetian Blinds’ motto: “This is the price to pay to keep up a certain idea of behaviour, a certain idea of entertainment. The Venetian Blinds is on tour!”
The first concerts will take place in Venice on 7, 8, 9 May 2015 at 9:30 PM at Teatrino di Palazzo Grassi. (Doors open at 8:30 PM).

Tickets are free and exclusively available by pre-registration online from 30 April at : www.thevenetianblinds.com.

During three days the following bands will be on stage :
• EMILY SUNDBLAD & MATT SWEENEY
• THE RODNEY GRAHAM BAND
• THE CORNICHONS
• BOB CAROL TED
• I APOLOGIZE
• MARTIN CREED AND HIS BAND

More info & pre-registration on www.thevenetianblinds.com
Follow us on instagram : @thevenetianblinds


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LINEUP
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THURSDAY 7 MAY
DOORS OPEN AT 8.30PM
DJ SET BY ERIK RUG (SILENCIO RESIDENT DJ)
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9.30PM
EMILY SUNDBLAD & MATT SWEENEY
Emily Sundblad is a Swedish singer, actress and painter. She is one of the founders and portrayers of fictional artist and art dealer Reena Spaulings, whose work was exhibited at the Tate Modern and the Whitney Museum’s Biennial. Matt Sweeney is an American guitarist best known for his former heavy rock band Chavez and his collaborations with producer Rick Rubin and Bonnie "Prince" Billy.

10.30PM
THE RODNEY GRAHAM BAND
Feat. Rodney Graham, Paul Rigby, David Carswell, Peter Bourne
Vancouver-based artist Rodney Graham will bring to Venice his signature blend of psychedelic rock and folk music. “Graham has always kept the question open: am I a musician trapped in an artist’s mind or an artist trapped in a musician’s body”, wrote Kim Gordon of Sonic Youth.

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FRIDAY 8 MAY
DOORS OPEN AT 8.30PM
DJ SET BY ERIK RUG (SILENCIO RESIDENT DJ)
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9.30PM
THE CORNICHONS
Feat. John Miller, Dan Walworth, Aura Rosenberg, Jose Martos, Servane Mary, Jon Kessler
John Miller’s protean oeuvre (photographs, paintings, sculptures, videos), enlightened by his prolific production of critical texts, has ever questioned the values of our societies, both in the global societal sphere and in the more specific realms of media and art. Since studying at the Rhode Island Art School, he has been the member of numerous bands, including The Poetics alongside Mike Kelley and Tony Oursler. The Cornichons, his latest project, was founded in 2013.

10.30PM
BOB CAROL TED
Feat. Steve DiBenedetto, Dave Rick, Colette Russen
In the late 1980's, acclaimed painter and drummer Steve DiBenedetto and guitarist/bassist Dave Rick wrote, recorded, and performed together in progressive art punk bands Wonderama and Shapiro-rama. Throughout the '80s and '90s, Dave also played in paradigm shifting bands Yo La Tengo, Phantom Tollbooth, Bongwater, and King Missile. BOB CAROL TED reunites Steve's drums and Dave's guitar, and adds Colette Russen's bass. BCT is a pre-modern-green-energy-trio dedicated to coaxing twenty-first century noises out of twentieth century musics and materials.

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SATURDAY 9 MAY
DOORS OPEN AT 8.30PM
DJ SET BY ERIK RUG (SILENCIO RESIDENT DJ)
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9.30PM
I APOLOGIZE
Feat. Jean-Luc Verna, Gautier Tassart, Julien Tiberi
Siouxsie and the Banshees, T.Rex, Janis Joplin are among the music icons of Jean-Luc Verna. The French performer, photographer, sculptor and designer enjoys covering their songs and adopting their codes and attitudes. “I was born in the 60s, therefore I am 25. This is the perfect age to put on stilettos and take the mic.”

10.30PM
MARTIN CREED AND HIS BAND
Feat. Martin Creed, Anouchka Grose, Keiko Owada, Serge Vuille, Katy Huntley, Katrina Wilson, Rob Eagle
Turner Prize-winner Martin Creed founded his alternative rock band, formerly known as Owada, in 1994. His latest album Mind Trap, produced by Creed and Andy Knowles, was released last year on Telephone Records.

Crossing the Tide - Tuvalu Pavilion




Crossing the Tide, the Tuvalu Pavilion for the 56th Venice Biennale reflects on the plea of small island nations facing the effects of global climate change. This is manifested by rising sea levels and increasing severe storms causing floods, and ultimately threatens the future of these small island nations such as Tuvalu, located in the Pacific Ocean. 

The Tuvalu Pavilion features a flooded pavilion. It connects the flooding of the Tuvalu to the flooding of Venice. Crossing the tide in the Tuvalu Pavilion over slightly submerged footbridges, visitors find themselves in an imaginary space — a dreamscape, consisting only of sky and water.

The Tuvalu Pavilion represents a natural environment, but one that is essentially manmade and is the work of the Taiwanese artist Vincent J.F. Huang. Huang has been working on issues related to climate change since 2005 and created his first art project on Tuvalu in 2010. In 2012 he joined the Prime Minister and Foreign Minister of Tuvalu on an official delegation to the United Nations Framework Convention on Climate Change Conference of Parties 18 (UNFCCC COP 18) meeting in Doha, Qatar. From 2010 Vincent J.F. Huang has been closely connected to Tuvalu, visiting the Polynesian island nation on several occasions and keeping close contact with the Tuvalu government and community organizations on issues of climate change.

The Tuvalu Pavilion for the 56th Venice Biennale reveals a world consisting only of sky and water. The first chapter of the ancient Chinese book of Zhuangzi, "Free and Easy Wandering," describes such a world in the story of a giant fish named Kun who changes into a massive bird named Peng. When Peng beats his wings, the sea roils. Peng rises to enormous height. The sky is blue, and when the bird looks down, all is blue too. 

The book of Zhuangzi is one of the foundation texts of Daoist philosophy. It considers ways for mankind to achieve happiness and freedom by living in harmony with the natural world, and to become "free and easy wandering." But the truth is that we are no longer living in accordance with nature, and instead we are facing many environmental disasters. 

The Tuvalu Pavilion considers how artists like Vincent J.F. Huang have taken on climate change as the subject matter of their work, and connects to the overall theme of the 56th Venice Biennale, All the World’s Futures in approaching the “fresh appraisal of the relationship of art and artists to the current state of things.”

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Preview. 06 - 08 May. 2015
Opening. 2pm. 06 May. 2015
Duration. 09 May - 22 Nov. 2015
Venue. Pavilion at Arsenale

Essere "tra", Abitare la 25° Nazione - Un gesto di apparizione, quali territori e diritti?




8 maggio 2015 
15.00 – 17.30
Essere "tra", Abitare la 25° Nazione -  Un gesto di apparizione, quali territori e diritti?

La tavola rotonda apre la piattaforma artistica/immaginativa di Nation25, con il primo progetto Nationless Pavilion.



In un contesto di Padiglioni Nazionali a Venezia indaghiamo lo spazio di chi una nazione non ce l'ha più, avendola lasciata per motivi politici, di guerra, religiosi. Essi sono definiti rifugiati e il loro numero rappresenta demograficamente la 25' nazione al mondo. Sono invitati a parlare artisti, migranti e professionisti attivi sul fronte dell’interazione socio-culturale riguardante i movimenti migratori, intorno ad una tavola allestita con opere e fonti legati agli interventi.



Il dibattito si delinea intorno al gesto fondativo e critico del Nationless Pavilion
PAVILION - Cosa rappresentano oggi i Padiglioni Nazionali in Biennale? Cosa significa mantenere una separazione identitaria nazionale quando è in gioco la sfida ai confini? 



NATION -LESS - Qual è la differenza fra nascere in un luogo e avere una nazionalità? Può una Nazione fondarsi su esigenze comuni e non sull’appartenenza allo stesso territorio? E’ possibile essere "cittadini del mondo"? “Quanto vale un uomo senza documenti? Meno di un documento senza un uomo.” (Joseph Roth)



25 - Sono i 51,5 milioni di rifugiati riconosciuti come tali. Chi sono le persone che quotidianamente i media presentano come numeri? Qual è la cartografia fisica, psicologica, e immaginaria di chi si sposta? Quali sono le diverse esperienze umane che riguardano la vita di una comunità in fuga, il cui territorio è a più livelli liquido?


/// [en]

Refugees, migrants, artists and activists will discuss the notion of a Nationless Pavilion from their own expertise and experience. 



The meeting will take place around a table prepared with texts, objects, photos, documents and sources linked to the interventions.



The talk will seek to better define the idea of a “nation” whose existence is based on common needs and experiences and opposed to territorial integrity. 



Further the talk seeks to discuss how the notion of a pavilion and the artistic practice it includes can address the challenges of dispossession. The idea of a Nationless pavilion requires that we rethink notions of borders, identity, belonging and exclusion. The challenge is to find an element that embodies a place of belonging – one with an artistic practice relates both to social facts and imaginative possibilities. 
The focus will go to “the Nationless”: 51.5 million people, to move from the abstraction of a number to the human beings with their physiognomies, visions and narratives.


GUESTS: 
Jowan Akkash (journalist, Syrian refugee) - Mohamad Al Husain (doctor, refugee) - Federica Araco (journalist, BabelMed) - Marco Baravalle (Sale Docks) - Gregory Beals (photographer, journalist) - Elena Bellantoni (artist) - Giorgio de Finis (MAAM, Museo dell’altro e dell’altrove) - Nathalie Galesne (journalist, chief editor BabelMed) - Rosa Jijon (artist) - Francesco Martone (activist, Comitato Verità e Giustizia per i nuovi Desaparecidos) – Costanza Meli (Associazione Isole) - Cesare Pietroiusti (artist) - Alessandra Pomarico (curator, Free Home University) - Lorenzo Romito (architect-artist, Stalker/Osservatorio Nomade) - Federico Simonti (writer) - Don Mussie Zerai (President Agenzia Habeshia per la Cooperazione allo Sviluppo (A.H.C.S). 
Visual contributions: Gregory Beals, Elena Bellantoni, Shady El Noshokaty, Rosa Jijon, Stalker/Osservatorio Nomade, Calixto Ramirez Correa, Emanuele Satolli. 


☛ Nation 25 is an art project that seeks to shine a light on the lives of refugees, migrants and the internally displaced.
The project through politics and art seeks to examine critical questions around the desire and experience of flight: the nature of borders, crossing and drift, the geography of fear, resilience and imaginative places of safety. 
☛ The first project of Nation 25 is The Nationless Pavilion, as this territory merits representation among the nations at the Venice 56th Biennale, in comparison with the system of national pavilions: a foundational and critical gesture at the same time, an act to rethink the concept of nation.
The project will open in Venice with a series of collective moments from May to November: open call, performance and laboratory.

Nation 25 | The Nationless Pavillion
Curatorial team: Sara Alberani, Elena Abbiatici, Caterina Pecchioli 
Scientific Committee: Gregory Beals, Francesco Martone 
Idea: Sara Alberani and Gregory Beals

http://www.nation25.com/
http://www.saledocks.org/

Nuova Oggettività. Arte in Germania al tempo della Repubblica di Weimar, 1919-1933



Con “Nuova Oggettività. Arte in Germania al tempo della Repubblica di Weimar, 1919-1933“s’inaugura per la prima volta in Italia e negli Stati Uniti una mostra di grande respiro dedicata ai temi più rappresentativi delle tendenze artistiche dominanti della Repubblica di Weimar.
Organizzata dal Los Angeles County Museum of Art (LACMA) in collaborazione con la Fondazione Musei Civici di Venezia e con il supporto di 24 ORE Cultura – Gruppo 24 ORE, la mostra è composta da circa centoquaranta opere tra dipinti, fotografie, disegni e incisioni di oltre quaranta artisti, molte delle quali poco conosciute sia in Italia che negli Stati Uniti.
Accanto a figure di primo piano come Otto Dix, George Grosz, Christian Schad, August Sander eMax Beckmann, i cui percorsi eterogenei sono essenziali per comprendere la modernità dell’arte tedesca, l’esposizione consente di scoprire nomi meno noti al grande pubblico, tra cui Hans Finsler,Georg Schrimpf, Heinrich Maria Davringhausen, Carl Grossberg e Aenne Biermann.
L’allestimento riserva una particolare attenzione al confronto tra pittura e fotografia, offrendo la rara opportunità di esaminare le analogie e le differenze tra i diversi ambiti espressivi del movimento. Nei quattordici anni della Repubblica di Weimar (1919-1933), gli artisti tedeschi si confrontano con le devastanti conseguenze della Prima Guerra Mondiale; con gli effetti sociali, culturali ed economici del rapido processo di modernizzazione e urbanizzazione che muta il volto della Germania; con la piaga della disoccupazione dilagante e la disperazione di vasti strati della società; con i mutamenti delle identità di genere e gli sviluppi della tecnologia e dell’industria.
Negli anni che vanno dalla fine della guerra all’avvento del nazismo, la prima democrazia tedesca è un fertile laboratorio di esperienze culturali che vede il tramonto dell’espressionismo, le esuberanti attività antiartistiche dei dadaisti, la fondazione del Bauhaus e l’emergere di un nuovo realismo.
A sancire nel modo più efficace l’emergere di questo nuovo realismo – variamente definito postespressionismo, neonaturalismo, verismo o realismo magico – è la mostra che si tiene a Mannheimnel 1925 dal titolo Neue Sachlichkeit (Nuova Oggettività). I diversi artisti associati a questa nuova figurazione formano un gruppo eterogeneo e non sono uniti da un manifesto programmatico, una tendenza politica o un’unica provenienza geografica: ciò che li accomuna è lo scetticismo per la direzione intrapresa dalla società tedesca e la consapevolezza dell’isolamento umano che questi cambiamenti comportano.
La sconfitta nella Prima Guerra Mondiale comporta per la Germania costi altissimi sul piano finanziario, sociopolitico ed emotivo. E diversamente dai predecessori espressionisti – che avevano accolto con entusiasmo lo scoppio del conflitto prima di confrontarsi con la terribile realtà dei campi di battaglia – gli artisti della Nuova Oggettività guardano con disincanto alla complessa situazione della nuova Germania. Allontanandosi dalla soggettività esasperata e dalle distorsioni formali dell’espressionismo, questi artisti scelgono il realismo, la precisione, la sobrietà oggettività,e rivisitano tecniche e generi della grande tradizione pittorica, con un nostalgico ritorno al ritratto e una spiccata attenzione per la resa delle superfici.
Nuova Oggettività. Arte in Germania al tempo della Repubblica di Weimar, 1919-1933 è suddivisa incinque sezioni tematiche: La vita nella democrazia e le conseguenze della guerra evidenzia ladisparità tra la borghesia in ascesa e le categorie sociali più colpite dal conflitto: reduci di guerra,disoccupati, prostitute, vittime della violenza e della corruzione politica; La città e la natura del paesaggio indaga il divario crescente tra uno scenario urbano sempre più industrializzato e un mondo rurale rievocato con nostalgia; Natura morta e beni di consumo si concentra su un nuovo tipo di natura morta, in cui gli oggetti della vita quotidiana, spesso prodotti in serie, sono allestiti in composizioni che si presentano come “ritratti di oggetti”; L’uomo e la macchina esplora i diversi approcci adottati dagli artisti verso gli effetti di trasformazione e al contempo di disumanizzazione che il rapido processo di industrializzazione produce; infine, Nuove identità: tipi umani e ritrattisticaillustra una nuova tendenza della ritrattistica che trascende l’individualità del soggetto per enfatizzarne l’appartenenza a una categoria sociale.
Stephanie Barron, curatrice della mostra e capo curatrice della sezione di arte moderna alLACMA, spiega: “Un’attenta analisi di questo periodo permette di comprendere più a fondo un capitolo complesso della modernità artistica tedesca. Provenienti da retroterra diversi, questi artisti– alcuni dei quali sono tra i protagonisti più noti dell’arte del Novecento, mentre altri sono quasi sconosciuti al di fuori della Germania – hanno abolito l’emotività, l’enfasi espressiva e lo slancio estatico per impegnarsi a registrare e smascherare la realtà immediata, osservandola con uno sguardo sobrio e impersonale. Nel complesso, gli artisti di questa tendenza hanno creato il ritratto collettivo di una società alle prese con una difficile transizione, in immagini che, oggi come allora,appaiono stupefacenti.”
“Indubbiamente la Nuova Oggettività, con i suoi diversi approcci al realismo – talvolta critici o satirici, talvolta freddi e imperturbabili o ammalianti e magici; talvolta dediti a una resa minuziosa della realtà o a uno scrutinio della realtà attraverso le distorsioni dell’obiettivo fotografico – hanno risposto alle difficoltà di un’epoca tumultuosa con soluzioni artistiche incisive”, spiega Gabriella Belli, direttrice della Fondazione Musei Civici di Venezia. “In questo breve periodo gli artisti erano liberi di esprimere il loro anelito alla verità in immagini di grande suggestione.”
Nuova Oggettività. Arte in Germania al tempo della Repubblica di Weimar, 1919-1933 è presentata in anteprima al Museo Correr (1 maggio – 30 agosto 2015), in concomitanza con la Biennale di Venezia- a cura di Stephanie Barron, con la collaborazione di Gabriella Belli e il progetto di allestimento di Daniela Ferretti – e nell’ autunno 2015 sarà trasferita al LACMA con una altrettanto ampia selezione di opere.
La mostra è accompagnata da un catalogo riccamente illustrato e di alto valore scientifico– curato da Stephanie Barron e Sabine Eckmann – disponibile in italiano e in inglese.
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Organizzata da LACMA – Los Angeles County Museum of Art

In collaborazione con Fondazione Musei Civici di Venezia
Co-prodotta con 24 ORE Cultura – Gruppo 24 ORE

A cura di Stephanie Barron 

Con la collaborazione di Gabriella Belli
Progetto di allestimento: Daniela Ferretti

La mostra è realizzata con i contributi della Art Mentor Foundation di Lucerna, della Robert Gore Rifkind Foundation, di Philippa Calnan e Suzanne Deal Booth. Un ulteriore contributo è fornito da Margo Leavin e Wendy Stark.
Il catalogo è realizzato con i contributi della Ahmanson Foundation e di Lloyd e Margit Cotsen.

Roberto Sebastian Matta




La 56. Esposizione Internazionale d’Arte – la Biennale di Venezia rende omaggio a un protagonista fondamentale dell'arte del XX secolo: Roberto Sebastian Matta. Inserito nel calendario degli Eventi Collaterali ufficiali della 56. Esposizione Internazionale d'Arte – la Biennale di Venezia, la mostra organizzata dalla Fondazione Echaurren-Salaris, in collaborazione con la Galleria d'Arte Maggiore G.A.M. di Bologna, e curata da Flaminio Gualdoni con Alessia Calarota, sceglie di focalizzarsi sulla produzione scultorea del maestro per offrire una lettura più articolata sulla sua intera opera. La mostra è ospitata in un contesto di grande pregio: il Giardino di Palazzo Soranzo Cappello, sede della Soprintendenza per i beni architettonici e per il paesaggio per le province di Venezia, Belluno, Padova e Treviso - MIBACT.




«Matta è colui che maggiormente tien fede alla propria stella, che è forse sulla strada migliore per arrivare al segreto supremo: il controllo del fuoco» è con queste parole che, nel 1944, André Breton descrive l'artista Robert Sebastian Matta. Architetto, pittore e, infine, mastro talentuoso nell'uso del bronzo e dei metalli, è nella produzione scultorea dell'artista che si trova la conferma delle parole del padre del surrealismo: le sue figure sembrano provenire da una profondità magmatica, risalire a ere geologiche antiche, a religioni terrene, mitologiche – l'artista controlla, conosce queste forze e le forgia in figure e strutture primarie. Le sculture sono figlie di una realtà pericolosa, dalle domande dell'uomo, ma anche dalle esplosioni vulcaniche della natura e della terra, che Matta ha il compito di interrogare: le sue figure contorte, articolate ricordano gli incubi primitivisti dell'avanguardia parigina e accompagneranno l'artista fino alla fine della sua carriera. Sono figure nate da episodi reali, non dettati dall'inconscio: se infatti molti dei surrealisti lavoreranno sui temi del sogno, Matta si rifarà invece a temi politici e storici. Le sue sculture ricordano divinità antiche, che sembrano provenire dai passati mitici della Grecia, da antichità mediterranee o dalle culture del Sud America: un eclettismo di immaginari, che è il segno di un'unica eterna provenienza di archetipi umani. Animali, figure mitologiche, madri che vivono nelle profondità della terra, pietre filosofali e guerrieri: anche i loro titoli abbracciano le diverse culture di cui Matta si è abbeverato, tanto da poterlo definire un “nomade”, le cui peregrinazioni incrociano le più diverse rotte, dalla madrepatria cilena all'Europa continentale, alla Russia, dalla Scandinavia fino agli Stati Uniti. Da “Mater Nostrum”, una variazione su quel mare nostrum che lambisce le coste della sua amata Italia, a “Perù”, “Inca” o “Colomberos”. Con le sue sculture – il cui bronzo richiama echi preistorici di epoche arcaiche e primitive – Matta anima una produzione che include pezzi come “Cromagnak” o “Ganesha”, fino alle poltrone “Floricor” e “Margarita”. Qua sta la grande arte di Matta, seguendo le parole di Breton: aver seguito la sua stella, essere tornato indietro, al passato – mitico e inconoscibile – che ci precede, per trovare una eco comune, un fil rouge che combini le identità, le diverse appartenenze in un unico profilo d'artista. Aver forgiato il bronzo in un fuoco antico, primario, e dunque eterno.





SCHEDA TECNICA
Titolo: Roberto Sebastian Matta. Sculture
Organizzata da: Fondazione Echaurren Salaris e Galleria d'Arte Maggiore di Bologna
Sede: Giardino di Palazzo Soranzo Cappello (VE), sede della per i Beni Architettonici e Paesaggistici per le
Province di Venezia, Belluno, Padova e Treviso.
Opening: 8 maggio ore 18.00 – invite only
Data: 9 maggio – 15 ottobre 2015
Orari: 10 am – 18.00 pm
Giorno di chiusura: lunedì
Ingresso libero
Commissario: Franco Calarota
Curatore: Flaminio Gualdoni
Comitato scientifico: Antonella Ranaldi, Claudia Salaris, Roberta Perazzini, Alessia Calarota, Giuseppe
Rallo
Collaboratori: Francesca Monti, Mario Schiassi
Con il supporto di: Sopraintendenza BAP Veneto Orientale – MiBACT e Galleria d'Arte Maggiore
Website: www.maggioregam.com/56Biennale_Matta
Opere: 25/30 sculture di Roberto Sebastian Matta



ROBERTO SEBASTIAN MATTA




BIOGRAFIA / MOSTRE SELEZIONATE
Roberto Sebastian Matta è stato uno dei maggiori protagonisti della Storia dell'Arte del XX secolo: la sua vita e i suoi lavori non si situano solo all'interno del contesto dell'arte europea, ma in una storia culturale dalle sempre più importanti e profonde connessioni con l'America Larina, gli Stati Uniti, l'Italia, la Spagna e la Francia.
Nato in Cile, Matta è uno degli artisti più amati dai collezionisti sudamericani: ha vissuto tra Parigi, dove, a partire dal 1937, entra a far parte del gruppo dei Surrealisti come membro più giovane, New York, la sua influenza, anche di critica, qua è ampiamente riconosciuta nello sviluppo dell'Espressionismo Astratto sui suoi giovani colleghi, tra cui Jackson Pollock, Arshile Gorky, Mark Rothko e Robert Motherwell, e l'Italia, dove ha trascorso gli ultimi quindici anni della sua vita.

È proprio in questi anni che conosce Franco Calarota, con cui stabilisce un rapporto non solo professionale, ma di lunga e profonda amicizia. Franco Calarota – chairman della Galleria d'Arte Maggiore – si è a lungo impegnato per promuovere questo artista, non solo sul mercato – di cui la Galleria detiene i diritti esclusivi per l'Italia da più di quindici anni – ma anche organizzando mostre istituzionali, come «Roberto Sebastian Matta. Sculture», inclusa negli Eventi Collaterali ufficiali della 56. Esposizione Internazionale d’Arte – la Biennale di Venezia, da Maggio a Ottobre 2015, e come nel 2011, per le celebrazioni del centenario della nascita, tra le molte e importanti retrospettive tenutesi in tutto il mondo, da New York a Santiago del Cile. Nel 2013 si è tenuta un'altra importante mostra curata dalla Galleria d'Arte Maggiore, presso la Fondazione Querini Stampalia, «MATTA. Roberto Sebastian Matta - Gordon Matta-Clark - Pablo Echaurren».
Dopo quasi un decennio negli Stati Uniti, Matta ritorna in Europa nel 1948. L'artista risiede a Roma fino al 1955 e trascorre il resto della sua vita tra Parigi, Londra e Tarquinia (un'antica città etrusca a nord di Roma). Per tutta la vita, Matta ha viaggiato per il mondo, sintetizzando nel suo lavoro le diverse influenze di pensatori, artisti e rivoluzionari, così come le diverse culture che hanno incrociato il suo cammino.
Nel 1957, il Museum of Modern Art di New York – riconoscendo l'importanza e il significato della produzione di Matta nel tracciare il percorso dell'arte moderna – gli dedica una grande retrospettiva, che include tutte le opere fino a quella data.
«La funzione dell'arte – ha detto una volta Matta – è quella di svelare le enormi forze economiche, culturali e emozionali che interagiscono materialmente con le nostre esistenze e che costituiscono lo spazio reale in cui viviamo».
Spingendo i confini dell'arte Surrealista, tipicamente di ispirazione freudiana, Matta è riuscito a creare un'arte che non è unicamente di introspezione, ma che riesce a parlare a un auditorio ben più ampio.
Dai suoi primi paesaggi dalla tumultuosa geografia cilena, fino ai ritratti degli orrori della Seconda Guerra Mondiale, alla violenza razziale negli Stati Uniti degli anni '60 e la Guerra in Vietnam, le tele, piene di energie, di Matta riflettono la sua piena consapevolezza del mondo insieme alla sua abilità incredibile di ritrarre in immagini la nostra condivisa storia sociale.
Quasi 400 personali dell'opera di Matta sono state organizzate, inclusa la retrospettiva di MOMA del 1957. Altre importanti retrospettive: Museo Civico, Bologna (1963), Stedelijk Museum, Amsterdam; Palais des Beaux-Arts, Bruxells; Museo de Bellas Artes, Bilbao; Centre Georges Pompidou, Musée National d’Art Moderne, Parigi, che gli ha dedicato una grande retrospettiva nel 1985; una grande mostra è poi organizzata nel 1999 presso il Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofia di Madrid, e successivamente trasferita anche alla Fundació Caixa de Catalunya di Barcelona.
Più recentemente, nel 2002, mostre di Matta si sono tenute al Museum of Contemporary Art di Los Angeles (una mostra itinerante che ha toccato anche il Miami Art Museum e il Museum of Contemporary Art di Chicago), così come al Musée d’Art Moderne et Contemporain di Ginevra.
Opere di Matta sono anche incluse in importanti mostre collettive, tra cui si contano le edizioni della Biennale Arte di Venezia del 1948, 1964, 1968, 1974, e 1978; Documenta nel 1945, 1959, 1964, e 1977 e le Biennali di Sào Paulo del 1955 e 1965, fino alla XIII Biennale de Paris del 1985.
Molte prestigiose collezioni d'arte pubbliche contano al loro interno lavori di Matta: il Museo Hirshhorn and Sculpture Garden di Washington, D.C.; Iwaki City Art Museum in Giappone; Miami Art Museum; Moderna Museet di Stoccolma; Musée National d’Art Moderne, Centre National d’Art et de Culture Georges Pompidou a Parigi; Museo de Arte Latinoamericano di Buenos Aires; Museo Tamayo di Città del Messico; Museu de Arte Moderna di Sào Paulo; Museu Nacional de Bellas Artes di Santiago; Museum of Contemporary Art a Chicago; Museum of Fine Arts di Boston; The Museum of Modern Art a New York; San Francisco Museum of Modern Art; The Seattle Art Museum; Solomon R. Guggenheim Museum di New York; Stedelijk Museum a Amsterdam; Tate di Londra fino al Tel Aviv Museum of Art.


Evento Collaterale della 56. Esposizione Internazionale d’Arte – la Biennale di Venezia
Giardino di Palazzo Soranzo Cappello – Venezia
Sede della Soprintendenza BAP Veneto Orientale - MiBACT
opening 8 maggio 2015 – invite only
9 maggio – 15 ottobre 2015 - ingresso libero