L’artista curdo-turco Ahmet Güneştekin torna in Italia dopo essere stato protagonista di un’importante mostra personale alla Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma. La nuova esposizione, intitolata Sessizlik / Silenzio, a cura di Sergio Risaliti, coincide con l’avvio delle attività culturali della Fondazione Güneştekin che ha sede a Palazzo Gradenigo in Venezia, nel sestiere di Castello, acquistato dall’artista e sottoposto a un importante intervento di restauro negli ultimi due anni.
Sessizlik / Silenzio, è un complesso dispositivo di opere tra sculture e dipinti, una sorta di messa in scena dislocata tra il piano terra, il primo piano e l’esterno dell’edificio. Sono ben 11 le sculture in bronzo e altrettanti sono i dipinti a olio disposti a parete sui due piani del palazzo. Le sculture, di diverso formato e grandi dimensioni, che arrivano a superare i tre metri di altezza, sono una produzione inedita realizzata nei laboratori e negli atelier dell’artista a Istanbul. Concepite come opere site-specific, raffigurano un’eterogenea comunità di persone colte in pose diverse. La figura di una giovane donna ci accoglie all’ingresso del palazzo, in una sistemazione che ricorda le antiche decorazioni di facciata, come quelle che abbellivano, con proprie simbologie e iconografie, chiese e palazzi nobiliari, regge e teatri nei tempi antichi. Molte delle opere in bronzo rappresentano operai, con i loro abiti da cantiere e strumenti da lavoro in mano, le cui fisionomie sono ispirate agli stessi lavoratori impegnati nel recupero dell’edificio. Questi operai sono ritratti a riposo, stanchi, quasi assenti, spossati. Oppure se ne stanno in piedi, come assorti, tra quelle pareti che hanno contribuito a far tornare ai fasti antichi, confusi tra le persone che si aggirano tra le sale di Palazzo Gradenigo. Alcuni stringono in mano degli oggetti cari all’artista, animali, teschi, elementi simbolici appartenenti al suo repertorio di immagini, sia in scultura che in dipinti. La loro presenza apre una parentesi temporale, definisce una sospensione del tempo, che si prolunga agganciando passato e futuro, come se tra le azioni già compiute e quelle da realizzare si incuneasse un’altra temporalità. Oltre la realtà a cui alludono queste figure si insinua il tempo archeologico, quello della memoria collettiva, delle tradizioni e delle civiltà artistiche.
Nelle restanti figure si riconoscono anonimi visitatori che sembrano aggirarsi tra le sale, per poi confondersi anch’essi con il pubblico in un gioco di sguardi tra opere d’arte e vita pubblica. Una di queste è seduta a terra, in una pausa di lavoro, sta cercando di riposare, sembra essersi dissociata da quanto le accade intorno. Sopraffatta dall’accidia, o indifferente, bulimica, al punto di risultare arrogante.
Al piano terra è installata una seconda figura di oltre due metri di altezza. È l’autoritratto dell’artista. Non ha scalpello in mano, o pennelli, e non si atteggia da star davanti a un fotografo. Ci accoglie chiedendoci di fare silenzio. Si porta il dito indice della mano sinistra verso il volto, nel tipico gesto attribuito al dio Arpocrate. Quel gesto marca una sostanziale differenza tra il fuori, in cui regnano confusione e distrazione, e il dentro del palazzo, dove si richiede attenzione, concentrazione, contemplazione. L’artista con la sua arte chiede di fare silenzio per accedere in punta di piedi a un luogo lontano dal frastuono, dal baccano informatico del mondo esterno. Ci chiede una concentrazione che si focalizzi sui significati più profondi delle opere. “Silenzio”, viene qui invocato perché c’è troppo rumore intorno e dentro di noi, ci sono troppi messaggi visivi e troppe informazioni digitali che di momento in momento distruggono il silenzio e sottraggono la capacità contemplativa e di attenzione alle parole e ai sentimenti degli altri. Silenzio anche per dare spazio all’ascolto di chi troppo soffre, di chi si ribella, di chi è messo a tacere.
Per Güneştekin il silenzio è anche quello di chi ha perduto il diritto di esprimersi con la propria lingua madre. Il silenzio è quello a cui vengono condannate le culture dei popoli sconfitti, messi a tacere dalla censura, il silenzio dei libri bruciati, degli alfabeti cancellati. È il silenzio che circonda un’altra delle opere più significative di Güneştekin già presentata alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, Sarcofagi dell’Alfabeto, entrata a far parte della collezione permanente della GNAMC.
Fondazione Güneştekin
Palazzo Gradenigo
Venezia, Campo Santa Giustina
Orari di apertura: 10.00-18.00
Chiuso il lunedì
Contatti:
https://ahmetgunestekin.com/homepage/

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