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venerdì 9 agosto 2013

venerdì 17 maggio 2013

Padiglione Spagnolo - Materiali Costruttivi e Guida di Sacca San Mattia, l’isola abbandonata di Murano, Venezia - Lara Almarcegui



Lara Almarcegui rappresenta la Spagna alla 55. Esposizione Internazionale d’Arte–la Biennale di Venezia con una vasta installazione nel Padiglione Spagnolo che comprende un progetto di ricerca sull’isola Sacca San Mattia di Murano. 


L’opera di Lara Almarcegui (Saragozza, 1972) parte dalla presa di coscienza della città, dei terreni incolti e degli edifici come spunto di riflessione sull’evoluzione dell’urbe stessa e sugli elementi che la compongono. Con progetti impegnati, che indagano le rovine moderne, gli spiazzi abbandonati, le montagne di macerie attraverso la realizzazione di guide, cartine e brochure, Almarcegui ha esibito il suo lavoro in diverse capitali - come Londra, Beirut o Vienna - e ha partecipato ad eventi internazionali d’arte contemporanea tra cui Manifesta 9 (2012) e la Biennale di São Paulo (2006). 

Selezionata dal curatore Octavio Zaya, Almarcegui porta alla Biennale della città lagunare – il più grande evento del mondo dell’arte contemporanea – due proposte interconnesse tra loro che si muovono sulla scia delle sue opere precedenti. La prima interessa lo spazio fisico del Padiglione Spagnolo ai Giardini; l’altra rivolge la sua ricerca ad uno spazio vuoto accanto all’isola di Murano. 



Nel Padiglione, una grande installazione scultorea interagisce con l’architettura dell’edificio costruito da Javier de Luque nel 1922, occupandone tutto l’interno. L’intervento Materiali Costruttivi del Padiglione Spagnolo è costituito da cumuli di diversi materiali edilizi, corrispondenti per tipologia e misura agli stessi che furono impiegati per erigere l’edificio stesso nel secolo scorso. 

Una grande montagna – costituita da detriti di cemento, tegole e mattoni trasformati in ghiaia – occupa la sala centrale, rendendo virtualmente impossibile l’accesso diretto a questo spazio. Altre montagne più piccole, fatte ciascuna di un solo materiale (segatura, vetro e una miscela di scorie e cenere d’acciaio), sono posizionate nelle sale perimetrali, dove il pubblico può circolare attorno al cumulo principale. 

“I materiali provengono da resti di demolizioni che, dopo essere stati sottoposti a un processo di riciclaggio, sono stati trasformati in ghiaia attraverso il sistema di trattamento dei materiali attualmente utilizzato a Venezia”, spiega l’artista riguardo al proprio intervento. 



Parallelamente, Almarcegui ha sviluppato nei pressi di Murano il progetto Guida di Sacca San Mattia, l’isola abbandonata di Murano, Venezia, una ricerca che interessa l’isola artificiale di Sacca San Mattia, formatasi attraverso l’accumulo di materiali dell’attività edilizia e da scarti di produzione del vetro dell’isola di Murano. Il progetto consiste nello studio di un terreno incolto nella Sacca San Mattia, la sua formazione, il suo presente geologico e ambientale, e le proposte progettuali che sono state fatte e i motivi per i quali non sono state messe in atto. 

Dice l’artista “Ho svolto le ricerche preliminari attraverso diverse conversazioni con urbanisti e architetti di Venezia, i quali mi hanno parlato dei loro futuri piani progettuali, in modo che io potessi identificare gli spiazzi e i terreni vuoti che saranno prossimamente interessati da queste trasformazioni. Per selezionare quelle più significative ho visitato le aree interessate”. E aggiunge: “Sacca San Mattia mi è sembrato, nel contesto di Venezia, lo spazio più adatto per la sua complessa e strana configurazione: un vasto terreno formato da strati di residui dell’industria del vetro e di quella della costruzione.” Infatti, la Sacca è una vecchia discarica abbandonata creata tra il 1930 e il 1950 dall’accumulo di calcinacci e materiali di dragaggio della laguna. Con una superficie di ventisei ettari non costruiti, è lo spazio vuoto disponibile più esteso di Venezia, caratteristica che da luogo a speculazioni di ogni genere, come il controverso progetto di scavare un tunnel ferroviario proprio sotto la laguna per connettere l’aeroporto con la città che porterebbe ad avere una stazione proprio in quest’area. 

Nel 1995 la giovane artista ha trascorso un mese a restaurare l’antico mercato della città spagnola di San Sebastiano che stava per essere demolito. Fu il suo primo grande progetto, sebbene sapesse che il tentativo di salvare l’edificio sarebbe fallito. Ne seguirono altri, come la creazione di un albergo gratuito in una vecchia stazione di treni abbandonata nei pressi di Saragozza (1998), o la sua serie di nove poster intitolata Demolizioni, Spiazzi Incolti, Orti Urbani (1995-2002). 

“Mi interessano gli spiazzi incolti in quanto spazi che non fanno parte di nessun progetto urbanistico. Sono spazi importanti in sé stessi” osserva l’artista “nei quali mi trovo molto a mio agio. Mi danno una sensazione di libertà molto gradevole”. Le Guide agli spazi incolti sono tra le sue opere più diffuse, un modo di conservare queste aree che spariranno con lo sviluppo della città. Lo spiazzo incolto, protetto durante l’intervento dell’artista, rompe temporaneamente la catena economica di sviluppo che governa la logica urbana, ma anche la sua storicità. L’esistenza di questi spazi acquista significato all’interno della città come resto archeologico del suo passato, ma anche come una potenzialità di ciò che lo spazio vuoto potrebbe diventare. 

D’altra parte, le sue ricerche sui materiali di costruzione e sulle demolizioni l’hanno ispirata a usare gli stessi elementi edilizi degli stessi edifici come materia prima del suo lavoro. Nel 2000, accanto a un deposito d’acqua del XIX secolo nella località francese di Phalsbourg che era sul punto di essere demolito, dispose gli stessi materiali con cui il deposito era stato costruito, decostruendo quindi il fabbricato negli elementi che erano stati utilizzati per erigerlo. 

In una fase successiva di questo processo decostruttivo Almarcegui è arrivata a ridurre un’immensa megalopoli come São Paulo, trasformando la somma delle sue componenti (cemento, pietra, legno, asfalto...) in tonnellate di “peso morto”, come critica alla crescita accelerata della città. “Cerco di parlare di qualcosa evitando di presentare un’immagine. È un modo di eliminare qualsiasi idealizzazione dello spazio. Presentare un edificio come cento tonnellate di calcestruzzo, trenta di acciaio e dieci di mattoni significa ridurlo alla sua realtà grezza e fisica. Inoltre, mostrare gli “ingredienti” di un edificio ci consente di immaginare un luogo tale e quale era prima di essere costruito e come sarà poi nel futuro, dopo che sarà demolito”, ha dichiarato recentemente.

lunedì 11 marzo 2013

Spagna con Lara Almarcegui


Ecco la conferma per Lara Almarcegui che rappresenterà la Spagna alla 55. Esposizione internazionale d’arte - la Biennale di Venezia

Comunicato stampa ufficiale: 

Octavio Zaya, nominato curatore del Padiglione Spagnolo dall’Agenzia spagnola per la Cooperazione Internazionale e lo Sviluppo (AECID) nell’ottobre 2012, ha selezionato l’artistaLara Almarcegui per rappresentare la Spagna alla 55. Esposizione Internazionale d’Arte - la Biennale di Venezia.

Itziar Taboada, Direttore Generale delle Relazioni Culturali e Scientifiche dell’AECID, ha convocato nel giugno scorso un Comitato consultivo per l’arte contemporanea con l’obiettivo di selezionare il curatore del Padiglione Spagnolo alla 55. Esposizione Internazionale d’Arte. Il comitato, composto da José Guirao (Direttore di Casa Encendida, Madrid),Teresa Velázquez (Responsabile Mostre del Museo Reina Sofia, MNCARS, Madrid), Estrella de Diego (Docente di arte contemporanea, Universidad Complutense, Madrid) eAlberto Ruiz de Samaniego (Curatore del Padiglione Spagnolo alla Biennale di Venezia del 2007), ha consigliato la scelta di Octavio Zaya come curatore del Padiglione Spagnolo.

Per tutto il mese di luglio 2012, Zaya ha concentrato la sua attenzione sul lavoro di Lara Almarcegui, scelta per sviluppare il progetto che rappresenterà la Spagna alla 55. Esposizione Internazionale d’Arte – la Biennale di Venezia, uno dei più prestigiosi eventi del calendario artistico internazionale, che si terrà dal 1° giugno al 24 novembre 2013.

Secondo il curatore spagnolo, “Almarcegui lavora da tempo al confine tra rigenerazione e decadimento urbano, realizzando progetti espositivi che rendono visibile ciò che sfugge alla nostra attenzione e anche alla nostra consapevolezza. Dalla metà degli anni 1990, ha esplorato e studiato gli spazi transizionali in cui ordine urbano e naturale si incontrano: i processi della pianificazione urbana e della trasformazione delle periferie incolte delle città determinata da interessi e cambiamenti economici, sociali o politici. Al contempo, ha analizzato luoghi storici e caratteristiche urbane e architettoniche che notiamo a malapena o sui quali raramente, se non mai, concentriamo la nostra attenzione. Operando come un’archeologa del presente che compie ricerche sul campo, Almarcegui documenta le indagini attraverso guide, cartine e brochure, nel tentativo di concentrarsi su elementi o aree marginali nell’ambito della complessità della nostra realtà urbana, rivelando i legami che ci guidano nel rapporto tra passato e futuro. Analogamente, decostruendo edifici, costruzioni e altri luoghi storici, Almarcegui chiarisce la nostra comprensione del vivere lo spazio, mostrando i materiali inarticolati e spogli di cui sono fatti gli edifici, o scoprendo i prodotti riciclati che essi riutilizzano e che, a loro volta, finiranno per diventare, avvicinandoci così alla natura intrinsecamente entropica della civiltà. In ultima analisi, queste opere collegano l’esterno con l’interno, e l’interno con la sua propria autoconsapevolezza, in un processo dialettico di conoscenza.”

Lara Almarcegui, nata a Saragozza, Spagna, vive e lavora a Rotterdam. Ha studiato Belle Arti all’Università di Cuenca e alla De Ateliers di Amsterdam. Ha all’attivo mostre personali in importanti musei e istituzioni in Spagna e all’estero, tra cui MUSAC, León (2013); CA2M, Madrid (2012); Künstlerhaus, Bremen (2012); the Secession, Vienna, e Ludlow 38, New York (2010); Galleria Ellen de Bruijne Projects, Amsterdam (2008); Il Centro di Arte contemporanea di Málaga (2007); il FRAC Bourgogne, Digione (2004); e INDEX, Stoccolma (2003).  Recentemente, ha esposto nelle seguenti mostre collettive: Manifesta 9, Genk; TRACK, Ghent (2012); Radical Nature, Barbican Art Centre, Londra (2009); Biennale di Atene (2009); Biennale di Taipei e Gwuangyu (2008); Biennale di Sharjah (2007); la 27a Biennale di San Paolo (2006); la 2a Biennale di Siviglia (2006); (Public Act),Lunds Konsthal, Lund (2005); la Biennale di Liverpool (2004). Almarcegui è rappresentata dalla Galleria Parra y Romero di Madrid e dalla Galleria Ellen de Bruijne Projects di Amsterdam.

Octavio Zaya, nato nelle Isole Canarie, Spagna, è uno scrittore, curatore ed editor che vive negli USA dal 1978. È direttore di Atlántica: revista de arte y pensamiento, pubblicata dal Centro Atlántico de Arte Moderno (CAAM), Las Palmas, Spagna. È Curator at Large del Museo di Arte contemporanea (MUSAC) di Castiglia e León, e Guest Curator del CAAM. È membro del Comitato consultivo di Performa, New York, e di NKA: Journal of Contemporary African Art, Duke University Press; redattore di Flash Art; e scrive regolarmente su varie pubblicazioni d’arte, come Art Agenda, New York, e ART-IT, Tokyo. È stato uno dei curatori di Documenta11, sotto la direzione di Okwui Enwezor, e curatore della 1a e 2a Biennale di Johannesburg. Ha curato oltre 25 mostre in musei come il Centro de Arte Reina Sofia, MNCARS, Madrid; Guggenheim Museum, New York; Helsinki City Art Museum; MARCO, Vigo, Spagna; Nordjyllands Kunstmuseum, Aalborg, Danimarca; e Palau de la Virreina, Barcellona. Ha pubblicato più di 20 monografie e cataloghi dedicati ad artisti contemporanei, tra cui Cerith Wyn Evans, Paul Pfeiffer, Shirin Neshat, Georges Adéagbo, Candice Breitz, Yinka Shonibare, e Miki Kratsman, oltre ad aver contribuito a molte altre pubblicazioni.

giovedì 31 gennaio 2013

Lara Almarcegui per la Spagna



Sarà Lara Almarcegui a rappresenterà la Spagna alla prossima Biennale di Venezia 2013.
Artista che opera in modo "archeologico" indagando sul tema del degrado urbano.
Curatore Octavio Zaya,  
Artista Sarà Lara Almarcegui

martedì 20 novembre 2012

Spagna con Lara Almarcegui



Curata da Octavio Zaya, Lara Almarcegui rappresenterà la Spagna alla Biennale di Venezia 2013

L’artista, che vive in Olanda, agisce in un contesto di ricerca sull’ambiente e le città.

La notizia è uscita sul sito di http://www.abc.es/20121025/cultura-arte/abci-almarcegui-201210242124.html