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Visualizzazione post con etichetta Museo Correr. Mostra tutti i post
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giovedì 20 giugno 2019

Banalità artistica





Il Museo Correr ospita nella Sala delle Quattro Porte il recente lavoro di Chiara Dynys, “Sabra Beauty Everywhere”, che trasforma in forma di icone una serie di fotografie documentative del complesso problema dei campi di Sabrae Shatila, alquanto bruttini e mal proposti in un contesto che non tiene conto del senso storico della pittura presente ma che cerca il solito escamotage del problema sociale per non fare arte ma possibile sensibilizzazione.

 

Personalmente non penso che un artista ancora oggi debba agire in questo modo, oramai queste azioni “artistiche” sono datate e penso assolutamente inutile, anzi rischiano di essere una semplice occasione per trovare visibilità autoreferenziale.


martedì 16 giugno 2015

Tra proporzioni e storia





I musei veneziani quest'anno offrono una grande varietà di mostre temporanee.
Fra le mostre da non perdersi a Venezia questa sicuramente è la più significativa, la “Nuova Oggettività. Arte in Germania al tempo della Repubblica di Weimar. 1919–1933” e occuperà le sale del Museo Correr fino alla fine di Agosto; organizzata in collaborazione con il Los Angeles County Museum of Art (LACMA) dove sarà ospitata a fine anno. 


Strutturata in diverse sale tematiche affronta quel complesso periodo che ha visto la nazione tedesca trasformarsi da paese perdente a grande potenza, spinta dalle assurde rivalse della Pace di Versailles del 1919.  Una mostra che anticipa, nei suoi temi, la dolorosa fase della seconda guerra mondiale, fra disperazione e terrore.
La rassegna si apre con una serie di incisioni sulla devastazione della grande guerra, immagini su un presente ferito, chiude la sala il ritratto grottesco di Heinrich Maria Davringhausen “L affarista” che non annuncia nulla di positivo.
Si prosegue poi con un continuo riflettere fra povertà, dolore e sofferenza, espressi in un percorso tra pregiate fotografie, interessanti opere di pittura e disegni.  Il grottesco è la cifra più intensa e costante di tanti lavori, sia che narrano di prostituzione o di paesaggi, spesso desolati.


Stupenda la serie di immagini di August Sander su una quotidiana umanità, in una quadreria in cui gli sguardi sono sospesi nella attesa di un futuro che si rivelerà oscuro. Bambini già vecchi, donne appassite, ragazzi già consumati dal lavoro. L industrializzazione nel suo grottesco percorso di grandezza produce tristezza e annullamento e le opere di questi grandi artisti colgono in modo presente questo sviluppo.


Altra stupenda emozione si vive presso Palazzo Fortuny che da anni si conferma come uno dei luoghi più suggestivi, che con le mostre "Proportio" della Fondazione Axel e May Vervoordt diventano magici.


La bellezza del luogo dialoga perfettamente con la magnificenza delle opere che attraversano il tema della bellezza "proporzioni" va  oltre i confini di specifiche culture, per diventare puro sublime dell arte.






Ca' Pesaro in questa stagione estiva crea un bel confronto fra la pittura di Cagnaccio di San Pietro, delicata e raffinata e la rapidità pittorica di Cy Twombly



Il tributo all'artista italiano è meritato, si tratta di una di quelle tante figure dell'arte italiana spesso dimenticati, ma che hanno toccato vertici di grande valore. Il suo realismo magico è di grande qualità e fascino, sostenuto anche da un grande percorso e coraggio espressivo

venerdì 1 maggio 2015

Nuova Oggettività. Arte in Germania al tempo della Repubblica di Weimar, 1919-1933



Con “Nuova Oggettività. Arte in Germania al tempo della Repubblica di Weimar, 1919-1933“s’inaugura per la prima volta in Italia e negli Stati Uniti una mostra di grande respiro dedicata ai temi più rappresentativi delle tendenze artistiche dominanti della Repubblica di Weimar.
Organizzata dal Los Angeles County Museum of Art (LACMA) in collaborazione con la Fondazione Musei Civici di Venezia e con il supporto di 24 ORE Cultura – Gruppo 24 ORE, la mostra è composta da circa centoquaranta opere tra dipinti, fotografie, disegni e incisioni di oltre quaranta artisti, molte delle quali poco conosciute sia in Italia che negli Stati Uniti.
Accanto a figure di primo piano come Otto DixGeorge GroszChristian SchadAugust Sander eMax Beckmann, i cui percorsi eterogenei sono essenziali per comprendere la modernità dell’arte tedesca, l’esposizione consente di scoprire nomi meno noti al grande pubblico, tra cui Hans Finsler,Georg SchrimpfHeinrich Maria DavringhausenCarl Grossberg e Aenne Biermann.
L’allestimento riserva una particolare attenzione al confronto tra pittura fotografia, offrendo la rara opportunità di esaminare le analogie e le differenze tra i diversi ambiti espressivi del movimento. Nei quattordici anni della Repubblica di Weimar (1919-1933), gli artisti tedeschi si confrontano con le devastanti conseguenze della Prima Guerra Mondiale; con gli effetti sociali, culturali ed economici del rapido processo di modernizzazione e urbanizzazione che muta il volto della Germania; con la piaga della disoccupazione dilagante e la disperazione di vasti strati della società; con i mutamenti delle identità di genere e gli sviluppi della tecnologia e dell’industria.
Negli anni che vanno dalla fine della guerra all’avvento del nazismo, la prima democrazia tedesca è un fertile laboratorio di esperienze culturali che vede il tramonto dell’espressionismo, le esuberanti attività antiartistiche dei dadaisti, la fondazione del Bauhaus e l’emergere di un nuovo realismo.
A sancire nel modo più efficace l’emergere di questo nuovo realismo – variamente definito postespressionismo, neonaturalismo, verismo o realismo magico – è la mostra che si tiene a Mannheimnel 1925 dal titolo Neue Sachlichkeit (Nuova Oggettività). I diversi artisti associati a questa nuova figurazione formano un gruppo eterogeneo e non sono uniti da un manifesto programmatico, una tendenza politica o un’unica provenienza geografica: ciò che li accomuna è lo scetticismo per la direzione intrapresa dalla società tedesca e la consapevolezza dell’isolamento umano che questi cambiamenti comportano.
La sconfitta nella Prima Guerra Mondiale comporta per la Germania costi altissimi sul piano finanziario, sociopolitico ed emotivo. E diversamente dai predecessori espressionisti – che avevano accolto con entusiasmo lo scoppio del conflitto prima di confrontarsi con la terribile realtà dei campi di battaglia – gli artisti della Nuova Oggettività guardano con disincanto alla complessa situazione della nuova Germania. Allontanandosi dalla soggettività esasperata e dalle distorsioni formali dell’espressionismo, questi artisti scelgono il realismo, la precisione, la sobrietà oggettività,e rivisitano tecniche e generi della grande tradizione pittorica, con un nostalgico ritorno al ritratto e una spiccata attenzione per la resa delle superfici.
Nuova Oggettività. Arte in Germania al tempo della Repubblica di Weimar, 1919-1933 è suddivisa incinque sezioni tematicheLa vita nella democrazia e le conseguenze della guerra evidenzia ladisparità tra la borghesia in ascesa e le categorie sociali più colpite dal conflitto: reduci di guerra,disoccupati, prostitute, vittime della violenza e della corruzione politica; La città e la natura del paesaggio indaga il divario crescente tra uno scenario urbano sempre più industrializzato e un mondo rurale rievocato con nostalgiaNatura morta e beni di consumo si concentra su un nuovo tipo di natura morta, in cui gli oggetti della vita quotidiana, spesso prodotti in serie, sono allestiti in composizioni che si presentano come “ritratti di oggetti”; L’uomo e la macchina esplora i diversi approcci adottati dagli artisti verso gli effetti di trasformazione e al contempo di disumanizzazione che il rapido processo di industrializzazione produce; infine, Nuove identità: tipi umani e ritrattisticaillustra una nuova tendenza della ritrattistica che trascende l’individualità del soggetto per enfatizzarne l’appartenenza a una categoria sociale.
Stephanie Barron, curatrice della mostra e capo curatrice della sezione di arte moderna alLACMA, spiega: “Un’attenta analisi di questo periodo permette di comprendere più a fondo un capitolo complesso della modernità artistica tedesca. Provenienti da retroterra diversi, questi artisti– alcuni dei quali sono tra i protagonisti più noti dell’arte del Novecento, mentre altri sono quasi sconosciuti al di fuori della Germania – hanno abolito l’emotività, l’enfasi espressiva e lo slancio estatico per impegnarsi a registrare e smascherare la realtà immediata, osservandola con uno sguardo sobrio e impersonale. Nel complesso, gli artisti di questa tendenza hanno creato il ritratto collettivo di una società alle prese con una difficile transizione, in immagini che, oggi come allora,appaiono stupefacenti.
Indubbiamente la Nuova Oggettività, con i suoi diversi approcci al realismo – talvolta critici o satirici, talvolta freddi e imperturbabili o ammalianti e magici; talvolta dediti a una resa minuziosa della realtà o a uno scrutinio della realtà attraverso le distorsioni dell’obiettivo fotografico – hanno risposto alle difficoltà di un’epoca tumultuosa con soluzioni artistiche incisive”, spiega Gabriella Belli, direttrice della Fondazione Musei Civici di Venezia. “In questo breve periodo gli artisti erano liberi di esprimere il loro anelito alla verità in immagini di grande suggestione.”
Nuova Oggettività. Arte in Germania al tempo della Repubblica di Weimar, 1919-1933 è presentata in anteprima al Museo Correr (1 maggio – 30 agosto 2015), in concomitanza con la Biennale di Venezia- a cura di Stephanie Barron, con la collaborazione di Gabriella Belli e il progetto di allestimento di Daniela Ferretti – e nell’ autunno 2015 sarà trasferita al LACMA con una altrettanto ampia selezione di opere.
La mostra è accompagnata da un catalogo riccamente illustrato e di alto valore scientifico– curato da Stephanie Barron e Sabine Eckmann – disponibile in italiano e in inglese.
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Organizzata da LACMA – Los Angeles County Museum of Art

In collaborazione con Fondazione Musei Civici di Venezia
Co-prodotta con 24 ORE Cultura – Gruppo 24 ORE

A cura di Stephanie Barron 

Con la collaborazione di Gabriella Belli
Progetto di allestimento: Daniela Ferretti

La mostra è realizzata con i contributi della Art Mentor Foundation di Lucerna, della Robert Gore Rifkind Foundation, di Philippa Calnan e Suzanne Deal Booth. Un ulteriore contributo è fornito da Margo Leavin e Wendy Stark.
Il catalogo è realizzato con i contributi della Ahmanson Foundation e di Lloyd e Margit Cotsen.

venerdì 30 gennaio 2015

Jenny Holzer al Correr


Nei settecenteschi spazi del Museo Correr la Written Art Foundation di Francoforte presenterà una vasta antologica su Jenny Holzer, che proprio a Venezia fu la prima artista americana a rappresentare il suo paese alla Biennale, vincendo anche il premio del Leone d’Oro.



La mostra ripercorrerà la lunga carriera dell’artista con diverse tipologie di opere dai primi lavori più tradizionali alle recenti ricerche multimediali. 






domenica 30 giugno 2013

Arricchire il presente - Proposte artistiche nella ricca rete museale veneziana. (seconda parte)




Proseguiamo il giro della ricca offerta dei musei veneziani con Ca’ Pesaro riallestito per una fruizione più dialogante fra le opere. Il nobile palazzo è stato riorganizzato nei suoi spazi seguendo una disposizione storica che pone le opere in un dialogo tematico molto pregiato, grazie alla ricca raccolta di opere di gran qualità che annovera, tra le tante quelle di Rodin, Kandinsky, Klimt, von Stuck, de Chirico, Boccioni, Casorati, Bonnard, Calder, Moore, ecc.. Qualità che prosegue nel piano superiore, con la mostra temporanea della collezione Sonneband, perfetto integro al percorso generale del museo. 

Questa raccolta presenta una selezione del vasto lascito della nota gallerista Ileana Sonnabend, focalizzato sugli anni sessanta e settanta, che propone pezzi di celebri artisti quali:Andy Warhol, Richard Serra, Jeff Koons, Roy Lichtenstein, Jasper Johns e Robert Rauschenberg. 



Museo Fortuny

Altri stimoli vengono dall’enfatica abitazione di Fortuny che accogli in questo periodo la collezione e alcune opere di Antoin Tàpies. Palazzo che s’integra in modo magico con la sensibilità di un’artista dal segno forte e intenso. Molto bello il tributo all’arte e alla personalità eclettica di Antoni Tàpies che è stato reso da alcuni dei maggiori artisti viventi a lui vicini o anch’essi alla ricerca, esattamente come Tàpies, di risposte sul mistero e l’inesplicabile: Perejaume Borrell, Anthony Caro, Lawrence Carroll, Antoni Llena, Marisa Merz, Giuseppe Penone, Kichizaemon Raku, Shiro Tsujimura, Gunther Uecker. 







Non è da meno Ca’ Rezzonico con la mostra “A very light art” disseminata nei tanti meravigliosi spazi settecenteschi, in un gioco fra leggerezza e fantasia. Ispirati dal celebre lampadario realizzato a Murano nel Settecento, sette artisti (Mario Airò, Stefano Arienti, Cerith Wyn Evans, Flavio Favelli, Luigi Ontani, Gabriel Orozco, Heimo Zobernig) rievocano il senso della celebrazione, del decoro, della cerimonia; accomunate dalla maestria e dalla finezza esecutiva, dalla capacità di coniugare sia strutture luminose sia abilità artigianale e creative. 


L’intimo museo Goldoni ospita le opere di Antonella Zaggia, una serie di impalpabili originali gioielli. 

Al Museo Correr, all’ultimo piano è realizzata un’antologica su Antony Caro. Una mostra-omaggio, promossa in collaborazione con la Fond. Anthony Caro e con il patrocinio del British Council/curath Gary Tinterow, direzione scientifica di Gabriella Belli, progetto allestitivo di Daniela Ferretti che consente di ripercorrere la carriera del versatile artista: dall’esordio prettamente figurativo, sotto l’influenza del suo maestro Henry Moore, alla dirompente innovazione avviata negli anni Sessanta (pionieristica l’esibizione alla Whitechapel Gallery nel 1963), fino alle più recenti esperienze. 


Un particolare omaggio è stato poi realizzato all’artista veneziano Emilio Vedova in diversi spazi espositivi dei musei, dall’ingresso di Ca’ Pesaro al dialogo con la pittura veneta a Ca’ Rezzonico. Confronti che sollecitano una rilettura di alcune magistrali opere del grande Maestro Veneziano alla luce della storia artistica della città lagunare che, inevitabilmente, ha permeato anche la sua straordinaria personalità 


Museo del Vetro a Murano

Se ci si sposta poi a Murano si potrà ripercorrere la storia della grande vetreria Seguso nell’accogliente Museo del Vetro grazie alle decennali ricerche del belga Marc Heiremans che ha potuto studiare, per la prima volta, gli archivi dell’azienda e i documenti della famiglia. Proseguendo in laguna si può scoprire nel Museo del Merletto a Burano le impalpabili opere dell’artista l’italo-statunitense Flora Viale. 



Come potete percepire le proposte dei Musei Veneziani sono proprio tante e molto belle. Si tratta di un prezioso lavoro museale che ravviva il continuo dialogo al presente, creando curiosità e passione.



martedì 29 gennaio 2013

Prossimamente nei musei veneziani



Nell’anno della Biennale la Fondazione Musei Civici di Venezia che aggrega undici musei veneziani, dalla Torre dell'Orologio a quello del Vetro, ha presentato oggi parte del suo ricco programma.

Presso il salone centrale del Museo Correr, segnalo che è ancora in corso la stupenda mostra sul Guardi, prolungata fino al 17 Febbraio, la direttrice della Fondazione  Gabriella Belli, ha introdotto la variegata panoramica di mostre realizzate con una particolare attenzione alla qualità e alla tradizione culturale del territorio veneziano.


Le mostre saranno:

Manet. Ritorno a Venezia è il titolo della mostra che la Fondazione Musei Civici di Venezia ospiterà dal 24 aprile al 18 agosto 2013 nelle monumentali sale di Palazzo Ducale, progettata con lacollaborazione speciale del Musée D’Orsay di Parigi, l’istituzione che conserva il maggior numero di capolavori di questo straordinario pittore.


Seguso  Vetri d’arte 1931-1973 Dal 18 maggio al 29 settembre 2013 al Museo del Vetro, Murano
La mostra è il frutto di un lungo lavoro di ricerca da parte dello studioso belga Marc Heiremans, grande esperto di storia del vetro muranese contemporaneo, su una delle eccellenze produttive del XX secolo: la “Seguso Vetri d’Arte”.
Attraverso una carrellata di capolavori viene focalizzata la vicenda di un’imprenditoria familiare, vera e propria “dinastia” della lavorazione del vetro, che ha contribuito in modo determinante allo sviluppo di quest’arte durante il Novecento. La fucina di famiglia, in cui lavorano Antonio Seguso, il figlio Archimede e i nipoti, diviene azienda nei primi Anni ’30, in un periodo di forte innovazione e grande progettualità manifatturiera.
La mostra, coprendo l’arco cronologico che va dall’avvio dell’azienda al periodo in cui si attua la separazione dei membri della famiglia, traccia il fondamentale contributo artistico di questa celebre vetreria.


NON SOLO GIUSEPPE VERDI. Gli inediti di Francesco Maria Piave - Dal 9 marzo 2013 al 7 gennaio 2014 a Casa di Carlo Goldoni, Venezia
Francesco Maria Piave (Murano, 1810 – Milano, 1876), celebre librettista e compositore muranese, affiancò la sua più prolifica produzione alla figura di Giuseppe Verdi, per il quale scrisse ben dieci libretti, tra cui “La signora delle camelie“ di Alexandre Dumas.
Di Piave il museo di Casa Goldoni custodisce una preziosa e inedita raccolta di venti libretti autografi provenienti dal Museo del Vetro di Murano, al quale furono donati dalla famiglia.
L’occasione del bicentenario della nascita di Verdi, che ricorre quest’anno, permette di cogliere l’opportunità di esporre questi rari esemplari, che rappresentano un tassello fondamentale per indagare il rapporto non solo culturale ma anche umano e socio-politico, intercorso tra il librettista e il maestro di Busseto.


LA COLLEZIONE ADELE FORNONI BISACCO  2 febbraio – 28 aprile 2013 al Museo del Merletto, Burano
Il nucleo di opere della “Collezione Adele Fornoni Bisacco” costituisce una delle più importanti raccolte conservate al Museo del Merletto.
Si tratta di cinquanta esemplari di merletti appartenenti a diverse tipologie tecniche ed ornamentali, recuperati e conservati con competenza e amore nel corso della sua vita dalla nobildonna, veneziana d’adozione, Adele Fornoni Bisacco Palazzi (1869 – 1968).
I preziosi manufatti permettono di ricostruire a grandi linee la storia di quest’arte antica e straordinaria e, anche attraverso esemplari provenienti da prestigiose realtà produttive di tutt’Europa, raccontare in maniera articolata come la preziosa tecnica del merletto si è sviluppata nel corso dei secoli.


MIRCO MARCHELLI. Scena muta per nuvole basse - Dal 9 febbraio all’8 aprile 2013  a Palazzo Fortuny, Venezia
A Palazzo Fortuny, la mostra Fortuny e Wagner. Il wagnerismo nelle arti visive in Italia, con cui la Fondazione Musei Civici di Venezia ha inteso rendere omaggio al grande compositore tedesco nell’anno del bicentenario della nascita, si arricchisce del contributo dell’artista italiano contemporaneo Mirco Marchelli, che, per l’occasione, presenta un’installazione musicale e una serie di dipinti e sculturedal titolo Scena muta per nuvole basse.

Mentre sono in definizioni le mostre di Agatha Ruiz de la Prada al Museo Correr, quella di Vedova a Ca’ Rezzonico, Tapies a Palazzo Fortuny,  e altri interessanti progetti che saranno svelati a breve.