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Visualizzazione post con etichetta Arte. Mostra tutti i post
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martedì 30 aprile 2019

The Parents' Bedroom Show





The project THE PARENTS’ BEDROOM SHOW by Elisabeth von Samsonow and #JuergenTeller, curated by Christian Bauer, Artistic Director of the Landesgalerie Niederösterreich, deals with the architecture of time involved in the practice of the performing art. The exhibition is presented by Zuecca Project Space and The PhotoPhore.


The show is based on Samsonow’s performance “The Parents’ Bedroom Show“, realized in Munich in a public space, that deals with the tension between the public and the intimate, and gravitates around the Freudian fantasy of the Urszene, “primal scene”. The parents’ bedroom appears as a crossroad for individual and collective histories/ biographies. It is supposed to be the origin of the Will to Knowledge.

As the performance is a time-based event cutting the edge of time and projecting it into a non-ritual space of density and meaningfulness, photography produces singularities of an absolute past that becomes perennial.

Juergen Teller takes part in the project, not as the photographer who just archives the performance, but as a partner in crime who permits us to experience the performance even after the end of its live-acting, re-proposing that act in a different time, manipulating and inverting the ordinary time’s life-death-vector through the medium of photography.

As there is a constitutive link between performance and modes of archiving it, like photography and video, the show makes explicit how this link has to do with manipulations/recreations/artistic resettings of time.

During the opening night, ELISABETH VON SAMSONOW (action), and IDA-MARIE CORELL (sound) will perform the piece THE PSYCHOPOLITICAL SOUVENIR SHOP, that will be filmed by EBADUR RAHMAN.
The performance is realized in cooperation with THE DISSIDENT GODDESSES’ NETWORK / Contemporary Prehistories, Academy of Fine Arts, Vienna. 
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Elisabeth von Samsonow & Juergen Teller
THE PARENTS’ BEDROOM SHOW

Curated by Christian Bauer, Artistic Director of the State Gallery of Lower Austria
Under the auspices of the Governor of Lower Austria, Johanna Mikl-Leitner,
and the German Ambassador to Austria H.E. Dr. Johannes Haindl 

Presented by Zuecca Projects and the PhotoPhore

With the kind support of Federal Chancellery, Vienna; Bavarian State Ministry for Science and Arts, Munich; Kultur Niederösterreich; State Gallery of Lower Austria, Krems; Academy of Fine Arts Vienna, Vienna; TAXISPALAIS Kunsthalle Tirol, Innsbruck; THE DISSIDENT GODDESSES’ NETWORK, Vienna.

Special thanks to Galerie Andrea Jünger, Vienna; Christine König Galerie, Vienna; Galerie nächst St. Stephan, Rosemarie Schwarzwälder, Vienna; Hausbrandt Trieste 1892 S.p.A, Trieste.



ELISABETH VON SAMSONOW and JUERGEN TELLER
The Parents' Bedroom Show

opening 08.05.2019
dates 09.05.2019 – 31.07.2019


Location: Spazio Ridotto, Calle del Ridotto 1388, San Marco, 30124 Venice

Public Opening: May 8, 2019 | h. 6.00 pm with live performance THE PSYCHOPOLITICAL SOUVENIR SHOP
Dates: May 9 – July 31, 2019 | h. 10.00 am – 6.00 pm | Free entry

giovedì 11 aprile 2019

News dal Padiglione del Cile

Voluspa Jarpa, Galería de Retratos, Subalternos: República, Bananera 3, Serie, Altered Views, 2019, Foto: Rodrigo Merino 


Padiglione del Cile - 58. Esposizione Internazionale d’Arte La Biennale di Venezia

ALTERED VIEWS  Voluspa Jarpa curata da Agustín Pérez Rubio
11 maggio – 24 novembre 2019
Pre-apertura: 8, 9, 10 maggio 2019
Pre-apertura stampa: 9 maggio ore 11.30

“Il progetto che abbiamo preparato non indaga soltanto la relazione in Europa tra la monarchia e il popolo e la loro evoluzione in termini egemonici, ma mette anche in discussione il modo in cui le colonie si sono adattate localmente attraverso nuove forme di egemonia, mettendo da parte le loro tradizioni, gli usi e i saperi, che sono stati soppiantati o persino dimenticati come conseguenza di quell’eredità coloniale egemonica.”
- Agustín Pérez Rubio (Curatore)

Il lavoro di Voluspa Jarpa è un invito a riflettere su razzismo, patriarcato, interessi economici e dominio quali forme di colonialismo. L’artista presenterà Altered Views, il suo nuovo progetto di ricerca, con la curatela dello spagnolo Agustín Pérez Rubio. Un’opera inedita che serve da congiunzione per i numerosi casi della storia europea tra il XVII ed il XX secolo, densi di rivendicazioni sociali, ricerca etnografica e poteri dominanti, che intende ribaltare sui colonizzatori la concezione esotica dei soggetti colonizzati.

Altered Views sviluppa una narrazione che stabilisce diverse connessioni attraverso la revisione della storia europea e il suo approccio alle regioni non egemoniche. Il percorso di mostra si muove attraverso numerosi campi di ricerca e analizza “casi” storici che invitano il pubblico a mettere in discussione il punto di vista egemonico della narrazione storica. Il progetto è l’esito di anni di ricerca nella realtà dei paesi sudamericani, attraverso i documenti che sono stati declassificati dalla CIA. È composto da tre spazi/modelli culturali contrapposti: The Hegemony Museum, The Subaltern Portrait Gallery e The Emancipating Opera. 

Consuelo Valdés, Ministro della Cultura in Cile, ha dichiarato: “La coppia formata da Voluspa Jarpa e Agustín Pérez Rubio crea una grande aspettativa rispetto alla ricezione da parte del pubblico in generale, artisti, curatori, galleristi e tutto il mondo delle arti visive che si ritrova in occasione del più importante evento internazionale d’arte. Sono due figure di grande rilevanza a rappresentare il Cile, ed un lavoro che invita a riflettere sulla costruzione del racconto storico, in contrasto con uno scenario mondiale in cui questa revisione risulta ormai urgente”. Il ministro ha aggiunto: “La scelta di Voluspa Jarpa permette di valorizzare la partecipazione di artiste donne a eventi di grande rilevanza come la Biennale di Venezia. Jarpa rappresenta anche una generazione di artisti del periodo successivo agli anni Novanta che ha contribuito alla costruzione di un’immaginazione preziosa sulla costruzione visiva del nostro Paese. Pensiamo che, a livello internazionale, Voluspa Jarpa sia una dei nostri artisti più influenti, assistita dall’eccezionale esperienza di Agustín Pérez Rubio, curatore di levatura internazionale. Siamo certi che questo rappresenterà un traguardo importante per la partecipazione cilena alla Biennale”.


VOLUSPA JARPA, ARTISTA

Al momento, Voluspa Jarpa è tra gli artisti cileni più influenti sulla scena internazionale. I suoi progetti sono riflessioni e grandi installazioni che ruotano attorno ai ricordi, e che l’hanno introdotta in musei e in centri di arte contemporanea, soprattutto in America Latina e in Europa. È stata la prima la prima artista cilena invitata per mostre personali al MALBA (Buenos Aires, Argentina) e in alcuni eventi tra i più importanti del mondo tra cui la Biennale de L’Avana (1997), la Biennale di Istanbul (2011), la Biennale di Mercosur (Porto Alegre, 2011), la Biennale di San Paolo (2014) e la Biennale di Shanghai (2018).


AGUSTÍN PÉREZ RUBIO, CURATORE

Dopo essere stato Direttore Artistico del Museo MALBA a Buenos Aires (2014-2018) e Curatore Capo e Direttore del MUSAC - Museo de Arte de Castilla y León in Spagna (2003-2013), attualmente Agustín Pérez Rubio è stato nominato curatore della prossima 11. Biennale di Berlino (2020). La sua pratica istituzionale e curatoriale è connessa a progetti di tipo collaborativo, questioni legate alla tematica gender e prospettive post-coloniali. Ha presieduto grandi progetti coinvolgendo artisti internazionali come General Idea, Harun Farocki, Pipilotti Rist, Sophie Calle, Dora García, Pierre Huyghe o Julie Mehretu, tra gli altri, compresi tantissimi artisti sudamericani come Mirtha Dermisache, Claudia Andujar, Rosângela Rennó, Carlos Garaicoa, Carla Zaccagnini, Carlos Motta e Voluspa Jarpa. Nel 2016, ha curato “En nuestra pequeña región de por acá”, sua ultima mostra al MALBA.

Nel 2018, ha vinto il bando pubblico per la curatela del Padiglione del Cile alla Biennale Arte 2019, commissionato dal Ministero cileno delle Culture, delle Arti e del Patrimonio.



PADIGLIONE DEL CILE - 58. ESPOSIZIONE INTERNAZIONALE D’ARTE
LA BIENNALE DI VENEZIA 

Titolo della mostra: Altered Views

Artista: Voluspa Jarpa

Commissario: Varinia Brodsky, Ministero delle Culture, delle Arti e del Patrimonio

Curatore: Agustín Pérez Rubio

Organizzatori:
Ministero delle Culture, delle Arti e del Patrimonio
Ministero degli Affari Esteri: Dirac - Direzione degli Affari Culturali

Collaboratori: Antenna
Ministero degli Affari Esteri: Ufficio di Promozione all’Estero - ProChile
Ambasciata del Cile in Italia

Sostenitori: 
Ministero delle Culture, delle Arti e del Patrimonio
Ministero degli Affari Esteri: Dirac - Direzione degli Affari Culturali
Antenna

venerdì 5 maggio 2017

Tutta l’arte del mondo, la Biennale di Venezia 2017

Biennale di Venezia 2017
Solo più una settimana è il più grande evento dell’arte contemporanea al mondo, la Biennale di Venezia, avrà corso.





Questa è l’unica significativa rassegna artistica veramente variegata e stimolante che il sistema dell’arte ha ancora.

Qui effettivamente non c’è la noia di un curatore solo che impone una unica e spesso noiosissima visione simil culturale, ma decine di proposte diverse per stile, gusto, idee. Se poi consideriamo i tantissimi eventi collaterali e la bellezza della città, questo luogo è l’unico che valga veramente la pena mettere in programma per la stagione delle vacanze.

Alcuni anni fa, molti aveva proposto di eliminare la bella varietà dei Padiglioni, azione di distruzione iniziata da Harald Szeemann con l’eliminazione del nostro padiglione nazionale, per renderlo un evento noioso e monotono come le altre decine di scopiazzate Biennale, dicendo che oramai questa formula dei padiglioni era obsoleta e superata, per fortuna lo staff organizzativo non ha aderito e ora questa è veramente una grande e meravigliosa finestra sul mondo dell’arte, unica nel suo genere.

Oltretutto tutte queste attività portano lavoro alla città di Venezia che integra in modo significativo l’economia urbana e fa vivere la città stessa.

Fra i tantissimi padiglione è difficile segnalare ad oggi quelli che non bisogna perdere, c’è quello mistico sulla Pace dell'Ungheria o quello tecnologico dell'HyperPavilion, sono più di ottanta, per cui armatevi di un buon paio di scarpe e di tanta curiosità.

Parallelamente ci sono decine di eventi collaterali, via l'arte qui a Venezia è ovunque. 

Tempo ne avete, la Biennale durerà fino al Novembre, per cui organizzatevi e non perdetevi questo appuntamento con l’arte del nostro tempo.

venerdì 17 marzo 2017

Prossimamente Biennale Arte



Manca solo più un bimestre al grande appuntamento con la Biennale dell’Arti a Venezia, la più importante manifestazione sull’arte contemporanea al mondo.

Un evento capace di segnare le tappe della storia dell’arte nel suo saper condensare gli umori del tempo, la bellezza della vita, la creatività dell’uomo.

Quest’anno grazie alla sapiente regia della curatrice sarà un’occasione ancora più interessante, finalmente è stato rimesso al centro del progetto espositivo l’arte, lasciando certe speculazioni o ingombrati temi a volte più letterari che artistici ad altri lidi.

Il lavoro curatoriale di Christine Macel si è concentrato sull’attività creativa e sulla capacità degli artisti di creare manufatti che fossero presenti al mondo del visibile.

Altro motivo d’interesse la selezione artistica che guarda a nuovi nomi lasciando i soliti noti, scelta molto coraggiosa e portatrice di speranza.

Come sempre l’evento sarà corredato da tantissime occasioni collaterali che renderanno come sempre Venezia centro dell’arte internazionale per l’estate 2017.

mercoledì 6 maggio 2015

We Must Risk Delight: Twenty Artists from Los Angeles



We Must Risk Delight: Twenty Artists from Los Angeles
@ la Biennale di Venezia, Biennale Arte 2015
Exhibition Dates: May 9 - November 22, 2015
Magazzino del Sale No.3, Dorsoduro 264, Venezia, Italy 
Presented in collaboration with Accademia di Belle Arti di Venezia


           We Must Risk Delight: Twenty Artists from Los Angeles is an exhibition that presents, for the first time on the international stage, a group of exceptional contemporary Los Angeles artists whose work makes Los Angeles one of the most exciting hubs of creativity in the world today.

           We Must Risk Delight is inspired by the poem A Brief for the Defense by a Pulitzer Prize for Poetry finalist, Jack Gilbert. In his viscerally visual poem, Gilbert calls on humanity to recognize every moment of delight even in the most ominous of impressions. By slicing through the somber depictions of the world we live in with sharp and vibrant moments of joy, the poet presents an irrefutable case for our happiness as being our most requisite expression of freedom, not in spite of the cruelty that is a part of our world, but because of it.    
           A work of art represents the artist’s vision of the world and, when embraced, it can be seen as a way of making a world. The artists presented in We Must Risk Delight will give the audiences of the Biennale Arte 2015 an opportunity to discover the city of Los Angeles through the kaleidoscope of its creative community, while also encouraging us all to risk delight and celebrate the act of creating as humanity’s pathway to joy: both within ourselves and in the collective world around us.

            We Must Risk Delight: Twenty Artists from Los Angeles is being presented as an official Collateral Event of the 56th manifestation of la Biennale di Venezia, Biennale Arte 2015.


Presented Artists:
Brandy Eve Allen                    Tanya Batura                    Jamison Carter                      Carolyn Castaño
Robbie Conal                          Kenturah Davis                Amir H. Fallah                        Alexandra Grant
Margaret Griffith                   Sherin Guirguis                Ben Jackel                              Mark Licari
Rebecca Niederlander           Stas Orlovski                    Natasa Prosenc Stearns       Tony de los Reyes
Frank Ryan                             Shizu Saldamando           Carole Silverstein                  Alexis Zoto

martedì 5 maggio 2015

Speculating on the Blue



Speculating on the Blue is a site specific installation conceived by Flaka Haliti for the Kosovo Pavilion at the Biennale Arte. With this work she addresses the topos of borders that are not only part of her personal history but also our everyday global reality. The artist specifically examines the features of the borderland, often deserted and seemingly decaying within a short period of time. Barriers are manmade manifestations of political decisions made about territories, which are often drawn with little regard for natural and ethnical boundaries. Haliti aims at de-militarizing and de-familiarizing the aesthetic regime that is embodied by physical borders through the creation of a counter image. In doing so she transforms the former into a sign of optimism. Her approach is one of recontextualizing global politics through disconnection from its regime of appearance. The metaphor of the horizon, simultaneously emblem of possibility and enigma of our limitations is woven into the fabric of our past and present. 

By drawing on the universal meaning of this metaphor, the artist removes the image economy of the horizon from any specific spatial-temporal context and speculates on its validity as an eternal truth.




Flaka Haliti is not interested in the recent debate on the political per se. She avoids and escapes the fashionable. Her credo goes more like: less political to be more political. Haliti performs this gesture smartly, being fully aware and understanding the sensitive and complex nature of setting herself apart from a previous, male-dominated generation in Kosovo, which primarily aimed for European integration in the sense of a deep and somewhat ironic longing for the West. Her work neither questions nor does it provoke in a blunt fashion. Rather, she responds to provocation and existing realities without an underlying or superimposed ambition to provoke: less irony – more easy. 

Markus Miessen



venerdì 1 maggio 2015

Nuova Oggettività. Arte in Germania al tempo della Repubblica di Weimar, 1919-1933



Con “Nuova Oggettività. Arte in Germania al tempo della Repubblica di Weimar, 1919-1933“s’inaugura per la prima volta in Italia e negli Stati Uniti una mostra di grande respiro dedicata ai temi più rappresentativi delle tendenze artistiche dominanti della Repubblica di Weimar.
Organizzata dal Los Angeles County Museum of Art (LACMA) in collaborazione con la Fondazione Musei Civici di Venezia e con il supporto di 24 ORE Cultura – Gruppo 24 ORE, la mostra è composta da circa centoquaranta opere tra dipinti, fotografie, disegni e incisioni di oltre quaranta artisti, molte delle quali poco conosciute sia in Italia che negli Stati Uniti.
Accanto a figure di primo piano come Otto DixGeorge GroszChristian SchadAugust Sander eMax Beckmann, i cui percorsi eterogenei sono essenziali per comprendere la modernità dell’arte tedesca, l’esposizione consente di scoprire nomi meno noti al grande pubblico, tra cui Hans Finsler,Georg SchrimpfHeinrich Maria DavringhausenCarl Grossberg e Aenne Biermann.
L’allestimento riserva una particolare attenzione al confronto tra pittura fotografia, offrendo la rara opportunità di esaminare le analogie e le differenze tra i diversi ambiti espressivi del movimento. Nei quattordici anni della Repubblica di Weimar (1919-1933), gli artisti tedeschi si confrontano con le devastanti conseguenze della Prima Guerra Mondiale; con gli effetti sociali, culturali ed economici del rapido processo di modernizzazione e urbanizzazione che muta il volto della Germania; con la piaga della disoccupazione dilagante e la disperazione di vasti strati della società; con i mutamenti delle identità di genere e gli sviluppi della tecnologia e dell’industria.
Negli anni che vanno dalla fine della guerra all’avvento del nazismo, la prima democrazia tedesca è un fertile laboratorio di esperienze culturali che vede il tramonto dell’espressionismo, le esuberanti attività antiartistiche dei dadaisti, la fondazione del Bauhaus e l’emergere di un nuovo realismo.
A sancire nel modo più efficace l’emergere di questo nuovo realismo – variamente definito postespressionismo, neonaturalismo, verismo o realismo magico – è la mostra che si tiene a Mannheimnel 1925 dal titolo Neue Sachlichkeit (Nuova Oggettività). I diversi artisti associati a questa nuova figurazione formano un gruppo eterogeneo e non sono uniti da un manifesto programmatico, una tendenza politica o un’unica provenienza geografica: ciò che li accomuna è lo scetticismo per la direzione intrapresa dalla società tedesca e la consapevolezza dell’isolamento umano che questi cambiamenti comportano.
La sconfitta nella Prima Guerra Mondiale comporta per la Germania costi altissimi sul piano finanziario, sociopolitico ed emotivo. E diversamente dai predecessori espressionisti – che avevano accolto con entusiasmo lo scoppio del conflitto prima di confrontarsi con la terribile realtà dei campi di battaglia – gli artisti della Nuova Oggettività guardano con disincanto alla complessa situazione della nuova Germania. Allontanandosi dalla soggettività esasperata e dalle distorsioni formali dell’espressionismo, questi artisti scelgono il realismo, la precisione, la sobrietà oggettività,e rivisitano tecniche e generi della grande tradizione pittorica, con un nostalgico ritorno al ritratto e una spiccata attenzione per la resa delle superfici.
Nuova Oggettività. Arte in Germania al tempo della Repubblica di Weimar, 1919-1933 è suddivisa incinque sezioni tematicheLa vita nella democrazia e le conseguenze della guerra evidenzia ladisparità tra la borghesia in ascesa e le categorie sociali più colpite dal conflitto: reduci di guerra,disoccupati, prostitute, vittime della violenza e della corruzione politica; La città e la natura del paesaggio indaga il divario crescente tra uno scenario urbano sempre più industrializzato e un mondo rurale rievocato con nostalgiaNatura morta e beni di consumo si concentra su un nuovo tipo di natura morta, in cui gli oggetti della vita quotidiana, spesso prodotti in serie, sono allestiti in composizioni che si presentano come “ritratti di oggetti”; L’uomo e la macchina esplora i diversi approcci adottati dagli artisti verso gli effetti di trasformazione e al contempo di disumanizzazione che il rapido processo di industrializzazione produce; infine, Nuove identità: tipi umani e ritrattisticaillustra una nuova tendenza della ritrattistica che trascende l’individualità del soggetto per enfatizzarne l’appartenenza a una categoria sociale.
Stephanie Barron, curatrice della mostra e capo curatrice della sezione di arte moderna alLACMA, spiega: “Un’attenta analisi di questo periodo permette di comprendere più a fondo un capitolo complesso della modernità artistica tedesca. Provenienti da retroterra diversi, questi artisti– alcuni dei quali sono tra i protagonisti più noti dell’arte del Novecento, mentre altri sono quasi sconosciuti al di fuori della Germania – hanno abolito l’emotività, l’enfasi espressiva e lo slancio estatico per impegnarsi a registrare e smascherare la realtà immediata, osservandola con uno sguardo sobrio e impersonale. Nel complesso, gli artisti di questa tendenza hanno creato il ritratto collettivo di una società alle prese con una difficile transizione, in immagini che, oggi come allora,appaiono stupefacenti.
Indubbiamente la Nuova Oggettività, con i suoi diversi approcci al realismo – talvolta critici o satirici, talvolta freddi e imperturbabili o ammalianti e magici; talvolta dediti a una resa minuziosa della realtà o a uno scrutinio della realtà attraverso le distorsioni dell’obiettivo fotografico – hanno risposto alle difficoltà di un’epoca tumultuosa con soluzioni artistiche incisive”, spiega Gabriella Belli, direttrice della Fondazione Musei Civici di Venezia. “In questo breve periodo gli artisti erano liberi di esprimere il loro anelito alla verità in immagini di grande suggestione.”
Nuova Oggettività. Arte in Germania al tempo della Repubblica di Weimar, 1919-1933 è presentata in anteprima al Museo Correr (1 maggio – 30 agosto 2015), in concomitanza con la Biennale di Venezia- a cura di Stephanie Barron, con la collaborazione di Gabriella Belli e il progetto di allestimento di Daniela Ferretti – e nell’ autunno 2015 sarà trasferita al LACMA con una altrettanto ampia selezione di opere.
La mostra è accompagnata da un catalogo riccamente illustrato e di alto valore scientifico– curato da Stephanie Barron e Sabine Eckmann – disponibile in italiano e in inglese.
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Organizzata da LACMA – Los Angeles County Museum of Art

In collaborazione con Fondazione Musei Civici di Venezia
Co-prodotta con 24 ORE Cultura – Gruppo 24 ORE

A cura di Stephanie Barron 

Con la collaborazione di Gabriella Belli
Progetto di allestimento: Daniela Ferretti

La mostra è realizzata con i contributi della Art Mentor Foundation di Lucerna, della Robert Gore Rifkind Foundation, di Philippa Calnan e Suzanne Deal Booth. Un ulteriore contributo è fornito da Margo Leavin e Wendy Stark.
Il catalogo è realizzato con i contributi della Ahmanson Foundation e di Lloyd e Margit Cotsen.

mercoledì 15 aprile 2015

Venice Meeting Point


Artists in Exhibition

MAP Office, Hong Kong
Chow Chun Fai, Hong Kong
Nino Cais, São Paulo
Ken Matsubara, Tokyo
Mary Servane, New York
Michelangelo Penso, Venezia


Artists in Conversation

Vik Muniz
Jonas Mekas
Ibrahim Mahama
Recycle Group (Andrey Blokhin and Georgy Kuznetsov)


mercoledì 22 ottobre 2014

All the World’s Futures



below english 

la Biennale di Venezia
56. Esposizione Internazionale d’Arte
curata da Okwui Enwezor

All the World’s Futures

Venezia (Arsenale e Giardini), 9 maggio – 22 novembre 2015
(vernice 6, 7 e 8 maggio 2015)

Venezia, 22 ottobre 2014 – Il Presidente della Biennale di Venezia Paolo Baratta, accompagnato dal Curatore della 56. Esposizione Internazionale d’Arte Okwui Enwezor, ha incontrato oggi a Ca’ Giustinian i rappresentanti di 53 Paesi partecipanti alla 56. Esposizione, che si svolgerà dal 9 maggio al 22 novembre 2015 ai Giardini e all’Arsenale (vernice 6, 7 e 8 maggio) nonché in vari luoghi di Venezia.


Il tema scelto da Okwui Enwezor per la 56. Esposizione Internazionale d’Arte è:

All the World’s Futures

Okwui Enwezor ha così esposto il suo progetto:
« Le fratture che oggi ci circondano e che abbondano in ogni angolo del panorama mondiale, rievocano le macerie evanescenti di precedenti catastrofi accumulatesi ai piedi dell’angelo della storia nell’Angelus Novus. Come fare per afferrare appieno l’inquietudine del nostro tempo, renderla comprensibile, esaminarla e articolarla? I cambiamenti radicali verificatisi nel corso degli ultimi due secoli hanno prodotto nuovi e affascinanti spunti per artisti, scrittori, cineasti, performer, compositori e musicisti. Ed è riconoscendo tale condizione che la 56. Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia propone All the World’s Futuresun progetto dedicato a una nuova valutazione della relazione tra l'arte e gli artisti nell’attuale stato delle cose ».

La Mostra: il parlamento delle forme
« Al posto di un unico tema onnicomprensivo, All the World’s Futures è permeato da uno strato di Filtrisovrapposti, intesi come una costellazione di parametri che circoscrivono le molteplici idee che verranno trattate per immaginare e realizzare una diversità di pratiche. La 56. Esposizione utilizzerà come Filtro la traiettoria storica che la Biennale stessa ha percorso durante i suoi 120 anni di vita, un Filtro attraverso il quale riflettere sull’attuale “stato delle cose” e sull’ “apparenza delle cose” ».
« In che modo artisti, filosofi, scrittori, compositori, coreografi, cantanti e musicisti, attraverso immagini, oggetti, parole, movimenti, azioni, testi e suoni, possono raccogliere dei pubblici nell’atto di ascoltare, reagire, farsi coinvolgere e parlare allo scopo di dare un senso agli sconvolgimenti di quest’epoca? Quali materiali simbolici o estetici, quali atti politici o sociali verranno prodotti in questo spazio dialettico di riferimenti per dare forma a un’esposizione che rifiuta di essere confinata nei limiti dei convenzionali modelli espositivi? In All the World’s Futureslo stesso curatore insieme agli artisti, agli attivisti, al pubblico e ai partecipanti di ogni genere saranno i protagonisti centrali nell’aperta orchestrazione di questo progetto ».

« Al centro della Mostra c’è la nozione di esposizione come palcoscenico nella quale verranno esplorati progetti storici e antistorici. All’interno di questa struttura gli aspetti della 56. Esposizione privilegeranno nuove proposte e lavori specificatamente concepiti dagli artisti, cineasti, coreografi, performer, compositori e scrittori invitati per lavorare individualmente o in collaborazione ».

Tre i Filtri che strutturano All the World’s Futures:
Vitalità: sulla durata epica; Il giardino del disordine; Il Capitale: una lettura dal vivo.

Vitalità: sulla durata epica
« All the World’s Futures è una manifestazione, sia temporale sia spaziale che è incessantemente incompleta, strutturata da una logica dello svolgimento, un programma di eventi che può essere esperito nel punto d’incontro tra “vitalità” ed “esibizione ”. Sarà una drammatizzazione dello spazio espositivo come un evento dal vivo in continuo svolgimento. Così facendo All the World’s Futures proporrà delle opere che esistono già, ma chiederà anche dei contributi che saranno realizzati appositamente ed esclusivamente per questa Mostra ».

Il giardino del disordine
« Questo Filtro, collocato nei Giardini e nel Padiglione Centrale nonché nelle Corderie, nel Giardino delle Vergini dell’Arsenale e in altri spazi selezionati a Venezia, utilizza lo spazio storico dei Giardini della Biennale come una metafora attraverso la quale esplorare l’attuale “stato delle cose”. La Biennale Arte 2015 ritorna sull’antico territorio di questo ideale per esplorare i cambiamenti nell’ambiente globale, per leggere i Giardini, con il suo malridotto insieme di padiglioni, come il sito ultimo di un mondo disordinato, di conflitti nazionali e di deformazioni territoriali e geopolitiche. Gli artisti sono stati invitati ad elaborare delle proposte che avranno come punto di partenza il concetto di giardino, realizzando nuove sculture, film, performance e installazioni per All the World’s Futures ».

Il Capitale: una lettura dal vivo
« Oltre al caos e al disordine propri dell’attuale “stato delle cose”, esiste una preoccupazione dilagante che è al centro della nostra epoca e modernità. Fin dalla pubblicazione dell’imponente opera di Marx Il Capitale:Critica dell’economia politica nel 1867, la struttura e la natura del capitale   ha suscitato l’interesse di filosofi e artisti, ispirando teorici della politica, economisti e strutture ideologiche in tutto il mondo. Una parte centrale di questo programma di letture dal vivo è “Das Kapital”, un imponente progetto bibliografico frutto di una meticolosa ricerca, concepito dal direttore artistico nel Padiglione Centrale ».

« Con questa prospettiva, All the World’s Futures, attraverso le sue costellazioni di Filtri, scaverà a fondo nello “stato delle cose” e metterà in discussione l’”apparenza delle cose” passando da un’enunciazione gutturale della voce alle manifestazioni visive e fisiche, tra opere d’arte e pubblico »(Si veda il testo integrale di Okwui Enwezor qui allegato)
« La prima Mostra Internazionale d'Arte della Biennale di Venezia riformata ebbe luogo nel 1999, e fu in quell'anno, all'inizio di una nuova fase della propria vita, che dovette reagire a molte osservazioni critiche: una mostra organizzata per padiglioni sembrava una formula obsoleta o comunque invecchiata nell'epoca della conclamata globalizzazione».

Così il Presidente Paolo Baratta ha introdotto la 56. Esposizione Internazionale d’Arte rammentando di aver accettato la critica ma non le conclusioni che taluni proponevano: «non rinnegammo cioè la Biennale per padiglioni – chiarisce il Presidente - ma aggiungemmo a essa in via definitiva una nostra grande Mostra Internazionale autonoma. Predisponemmo nuovi grandi spazi e nominammo un curatore per questo progetto ambizioso. Una grande Mostra Internazionale, e non più sezioni internazionali aggiunte volta a volta alla mostra del curatore del Padiglione Italiano. Un curatore internazionale per la nostra Mostra Internazionale e mai più comitati o commissioni. Il modello funzionò, e in questa nuova vitale formula duale il numero dei paesi che chiesero di partecipare aumentò. Sono trascorsi 15 anni da quella riforma e dall'avvio di questa nuova storia. Ed è grazie a quella scelta strategica che oggi un curatore come Okwui Enwezor (come i suoi più recenti predecessori) può proporci, non una "sezione", ma un progetto di Mostra Internazionale ispirata dall'ambizione di offrire al mondo una cassa di risonanza del mondo».

« In quell'occasione – spiega Baratta - ai Giardini fu affiancato l'Arsenale e oggi, dopo 15 anni, il numero di paesi partecipanti nelle due sedi si eguaglia: 28 partecipazioni nazionali ai Giardini e altrettante all’Arsenale, in occasione della 14.a Mostra Internazionale di Architettura. Questa più precisa responsabilità assunta dalla Biennale ha fatto evolvere il dialogo con i padiglioni e i paesi partecipanti. Il pluralismo di voci che ne risulta è un unicum della Biennale di Venezia».

« La Biennale – precisa Baratta - è una Mostra d'Arte, non una mostra mercato. Non basta un neutrale aggiornamento dell'elenco degli artisti più o meno giovani e noti. L'arte e la presente realtà ci sfidano a compiti più complessi. Abbiamo, in passato, definito in vari modi la Biennale. Oggi, di fronte ai pericoli di scivolamenti conformistici verso il noto, il consueto e il sicuro, l'abbiamo denominata la "Macchina del desiderio". Mantenere alto il desiderio di arte. A sua volta, desiderare l'arte è riconoscerne la necessità. È, cioè, riconoscere come necessità primaria e primordiale l'impulso dell'uomo a dare forma sensibile alle utopie, alle ossessioni, alle ansie, ai desideri, al mondo ultra sensibile».

« Una Biennale è cosa complessa – dichiara il Presidente. Qualunque sia il punto di partenza del curatore - filosofico, politico, antropologico - la sua selezione dovrà davvero presentarci creazioni necessarie e vitali alla nostra percezione. E l'introduzione di ‘Biennale College’ aumenta il nostro impegno verso le nuove generazioni di artisti. L'edizione in corso di Architettura ha avuto al suo interno presenze aggiunte dei settori Danza Teatro Musica e Cinema, la prossima Biennale d'Arte conterrà al suo interno varie forme dell'arte, ma come parti integrante della Mostra».

« Non è la prima volta – conclude Baratta - che una mostra ha davanti a sé un mondo fatto di insicurezze e turbolenze mentre il "giardino del mondo" ci appare un giardino non ordinato, ma non è neppure la prima volta che a una realtà complessa una mostra reagisca con entusiasmo ed energia vitale come fa questa che ci accingiamo a realizzare».
(Si veda il testo integrale di Paolo Baratta qui allegato)

La 56. Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia presenterà, come di consueto, lePartecipazioni nazionali, con proprie mostre nei Padiglioni ai Giardini e all’Arsenale, oltre che nel centro storico di Venezia.

Anche per questa edizione si prevedono selezionati Eventi collaterali proposti da enti e istituzioni internazionali, che allestiranno le loro mostre e le loro iniziative a Venezia in concomitanza con la 56. Esposizione.

Sito web ufficiale della 56. Esposizione: www.labiennale.org
Hashtag ufficiale: #biennalearte2015






English


The President of la Biennale di Venezia, Paolo Baratta, accompanied by the curator of the 56th International Art Exhibition, Okwui Enwezor, met today at Ca’ Giustinian with the representatives of the 53 Countries participating in the 56th Exhibition, which will take place from May 9th – November 22nd 2015 at the Giardini and at the Arsenale (Preview on May 6th, 7th and 8th) and in various other venues in Venice.
 
The title chosen by Okwui Enwezor for the 56th International Art Exhibition is:
 
Okwui Enwezor has explained his project as follows:
« The ruptures that surround and abound around every corner of the global landscape today recall the evanescent debris of previous catastrophes piled at the feet of the angel of history in Angelus Novus. How can the current disquiet of our time be properly grasped, made comprehensible, examined, and articulated? Over the course of the last two centuries the radical changes have made new and fascinating ideas subject matter for artists, writers, filmmakers, performers, composers, musicians. It is with this recognition that the 56th International Exhibition of la Biennale di Venezia proposesAll the World’s Futuresa project devoted to a fresh appraisal of the relationship of art and artists to the current state of things ».
 
The Exhibition: Parliament of Forms
« Rather than one overarching theme, All the World’s Futures is informed by a layer of intersecting Filtersthese Filters are a constellation of parameters that circumscribe multiple ideas, which will be touched upon to both imagine and realize a diversity of practices. The 56th International Art Exhibition will employ as a Filter the historical trajectory that the Biennale itself, over the course of its one hundred and twenty years existence has run over, Filter through which to reflect on both the current “state of things” and the “appearance of things ».
 
« How can artists, thinkers, writers, composers, choreographers, singers, and musicians, through images, objects, words, movement, actions, lyrics, sound bring together publics in acts of looking, listening, responding, engaging, speaking in order to make sense of the current upheaval? What material, symbolic or aesthetic, political or social acts will be produced in this dialectical field of references to give shape to an exhibition which refuses confinement within the boundaries of conventional display models? In All the World’s Futures the curator himself, along with artists, activists, the public, and contributors of all kinds will appear as the central protagonists in the open orchestration of the project ».
 
«At the core of the Exhibition is the notion of the exhibition as stage where historical and counter-historical projects will be explored. Within this framework the main aspects of the 56th Exhibition will solicit and privilege new proposals and works conceived specifically by invited artists, filmmakers, choreographers, performers, composers, and writers to work either individually or in collaboration ».
 
Three are the Filters that form All the World’s Futures:
Liveness: On epic duration; Garden of Disorder; Capital: A Live Reading.
 
Liveness: On epic duration
« All the World’s Futures is both a spatial and temporal manifestation that is relentlessly incomplete, structured by a logic of unfolding, a program of events that can be experienced at the intersection of liveness and display. It will be a dramatization of the space of the exhibition as a continuous, unfolding, and unceasing live event. In doing so All the World’s Futures will activate works that are already existing but also invites contributions that will be realized especially for this Exhibition ».
 
Garden of Disorder
«This Filter, located in the Giardini and the Central Pavilion, Corderie, Giardino delle Vergini in the Arsenale, and selected areas in Venice, takes the historical ground of la Biennale in the Giardini as a metaphor through which to explore the current “state of things ”. The Biennale Arte  2015, returns to the ancient ground of this ideal to explore the changes in the global environment, to read the Giardini with its ramshackle assemblage of pavilions as the ultimate site of a disordered world, of national conflicts, as well as territorial and geopolitical disfigurations. The artists have been invited to develop proposals that take the concept of the garden as a point of departure to realized new sculptures, films, performances, and installations for All the World’s Futures ».
 
Capital: A Live Reading
«Beyond the distemper and disorder in the current “state of things,” there is one pervasive preoccupation that has been at the heart of our time and modernity. Since the publication of Karl Marx’s massive Capital: Critique of Political Economy in 1867, the structure and nature of capital has captivated thinkers and artists, as well as inspired political theorists, economists, and ideological structures across the world. A core part of this program of live readings, is “Das Kapital” a massive meticulously researched bibliographic project, conceived by the artistic director in the Central Pavilion ».
 
« With this outlook, All the World’s Futures, through its constellation of Filters will delve into the “state of things” and question “the appearance of things”, shifting from the guttural enunciation of the voice to the visual and physical manifestations between artworks and the public ».
« The first International Art Exhibition of the reformed Biennale di Venezia took place in 1999 and it was in that year, at the very beginning of a new chapter in its history, that it found itself having to respond to the many adverse comments it received. Many thought that an exhibition through pavilions was obsolete or at the very least an outdated concept in what was the much heralded era of globalization ».
 
 
So the President Paolo Baratta has introduced the 56th International Art Exhibition remembering to accepted the criticisms, but not the solutions that some put forward: « we did not throw out the use of pavilions for the Biennale -  explains the President – but we enhanced it in a definitive way, by arranging a large, stand-alone International Exhibition at the same time . We arranged additional large spaces and appointed a curator for this ambitious project of ours. A main International Exhibition replaced the international sections, which used to be added to the exhibition organized by the curator of the Italian Pavilion. An international curator for our International Exhibition and no more committees or commissions. The new model worked, and this dynamic, new two-pronged event led to an increase in the number of countries wanting to participate.
It’s been 15 years since that reform, and the start of this new chapter, and it is thanks to that calculated choice that today, a curator of the ilk ofOkwui Enwezor – like his most recent predecessors – can present not just a ‘section’, but an entire International Exhibition inspired by the ambition to offer the world a global sounding board ».
 
« In that occasion – Baratta continues – the Arsenale became an addition to the Giardini venue, and 15 years on, the number of participating countries, exhibiting in the two venues, is equal: 28 national participations at the Giardini and the same at the Arsenale, on the occasion of the 14th International Architecture Exhibition. Since the Biennale took on this greater and more precise responsibility, the dialogue with the pavilions and participating countries has evolved. The pluralism of voices that now exists is unique to the Biennale di Venezia ».
 
« The Biennale – specifies Baratta – is an Art Exhibition and not an art fair, and as such requires more than an unbiased up-dating of a roster of artists, young or not so young, famous or otherwise. Art and today’s reality present us with far more complex tasks.  In the past, we have defined the Biennale in various ways. Today, faced with the dangers of slipping towards a more orthodox popularity, conventionality and security, we have named it The Machine of Desire to keep the desire for art high and in turn to want art and accept it is a necessity. In other words, to recognise as both a primary and primordial necessity man’s need to give some perceptible form to utopias, obsessions, anxieties, desires and to the ultra-sensitive world ».
 
« A Biennale is a complex affair– states Baratta. None of the aspects mentioned can be overlooked and whatever the curator’s initial concept – philosophical, political or anthropological – his selection really must include pieces that are necessary and fundamental to our perception. The introduction of the Biennale College is proof of our increasing commitment to new generations of artists. The current Architecture Exhibition has enjoyed the addition of the Dance, Theatre, Music and Cinema sectors. The next Art Biennale contain various forms of art but as an integral part of the exhibition ».
 
Baratta concludes: « It is not the first time that an exhibition faces a world filled with uncertainty and turmoil whilst the “garden of the world” appears to us as a “garden of disorder”, and it is also not the first time that faced with a complicated reality, an exhibition responds with the enthusiasm and dynamism evident in the one we are in the throes of organizing ».
 
 
The 56th International Art Exhibition of la Biennale di Venezia will also present, as is traditional, the National Participations with their own exhibitions in the Pavilions at the Giardini and at the Arsenale, and in the historic city centre of Venice.
 
This edition will also include selected Collateral Events, presented by international entities and institutions, which will present their exhibitions and initiatives in Venice concurrently with the 56th Exhibition.
 
Official website: www.labiennale.org
Official hashtag: #biennalearte2015