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Visualizzazione post con etichetta Pinault. Mostra tutti i post
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venerdì 9 agosto 2013

Sulla prua solcando la materia - Le magiche stanze dalla Punta della Dogana ospitano una nuova suggestione dalla vasta Collezione Pinault.


Accolti in quest’armoniosa lama che incide sul mare, colpita dai continui riflessi storici, entriamo in una selezione di opere proposta dai curatori, Caroline Bourgeois e Michael Govan, che sono particolarmente emozionanti. 

L’immersione si articola dal 1960 al presente, con ottanta opere, traccianti un percorso illuminato dai riverberi esterni di luce, in dialogo con i giochi di barlumi interiori proposti in forma d’arte. 

Bagliori d’idee che dall’opera Sherrie Levine scendono attraversati nell’esoterismo di James Lee Byars, fino a giungere alla vasta pittura di Zeng Fanzhi, le cui interconnessioni di colori accompagnano i nostri pensieri alle reti di esperienze. 

Forse le stesse vibrazioni che in Giappone producevano l’azione del gruppo Mono-Ha mentre in Italia nasceva l’Arte Povera. 

Misteriosi sentieri delle coincidenze. 

Rinfrescati un attimo dalla leggerezza dei cristallini tondi di Roni Horn, sviluppiamo nuove profondità con l’opera di Piero Manzoni, ma sono tanti altri i lavori che producono sensazioni e pensieri, un dialogo di materiali che tentano la trasformazione alchemica del nostro percepire. 


Punta della Dogana (possibile biglietto accumulativo con Palazzo Grassi) 
Aperto tutti i giorni dalle ore 10 alle ore 19 tranne martedì 
Chiusura delle biglietterie alle ore 18 

Giorni di chiusura: 25 dicembre 










lunedì 22 aprile 2013

Prima Materia, opere scelte della Collezione Pinault


A partire da giovedì 30 maggio, in occasione della 55. Biennale internazionale di Arti Visive di Venezia, Punta della Dogana aprirà al pubblico l’esposizione Prima Materia. François Pinault ha affidato la curatela della mostra a Caroline Bourgeois e Michael Govan.

L’esposizione raccoglierà un insieme di circa 80 opere, dal 1960 a oggi, realizzate da artisti della Collezione Pinault.

Prima Materia propone un dialogo tra importanti movimenti storici - come il Mono-Ha e l’Arte Povera – e monografici, con i lavori di Llyn Foulkes, Mark Grotjahn e Marlene Dumas. Prima Materia include anche una selezione di importanti installazioni di artisti come Diana Thater e Ryan Trecartin & Lizzie Fitch, reimmaginate per gli spazi di Punta della Dogana, sino a nuove opere commissionate appositamente per la sede espositiva, realizzate da Loris Gréaud, Philippe Parreno, Theaster Gates.

Oltre la metà degli artisti e la quasi totalità delle opere esposte sono presentate per la prima volta nell’ambito di un’esposizione della Collezione Pinault.

Tra gli artisti in mostra: Adel Abdessemed, Robert Barry, Alighiero Boetti, James Lee Byars, Marlene Dumas, Ryan Fitch & Lizzie Trecartin, Lucio Fontana, Llyn Foulkes, Theaster Gates, Dominique Gonzalez Foerster, Loris Gréaud, Mark Grotjahn, David Hammons, Roni Horn, Kishio Suga, Koji Enokura, Lee Ufan, Sherrie Levine, Mario Merz, Bruce Nauman, Nobuo Sekine, Roman Opalka, Giulio Paolini, Philippe Parreno, Giuseppe Penone, Michelangelo Pistoletto, Bridget Riley, Thomas Schütte, Shusaku Arakawa, Susumu Koshimizu e Diana Thater.

Prima Materia, secondo Caroline Bourgeois e Michael Govan:

Lo scenario visivo delle innovazioni artistiche alla fine degli Anni Sessanta è costituito da una profusione di immagini di guerra e di manifestazioni di protesta sociale diffuse dai media. Moltissime opere hanno trovato nell’astrazione, a volte addirittura nel vuoto, la loro modalità espressiva. In quegli anni sono emerse nuove prospettive in merito a temi come l’eguaglianza sociale, l’ambiente e il possibile destino del nostro pianeta. Oggi la scienza e la tecnologia permettono la connessione sociale su scala globale, la costante disponibilità di immagini di ogni tipo e la promessa di soluzioni tecnologiche in grado di prolungare la vita media dell’essere umano e di sviluppare fonti di energia pulita. Eppure, viviamo in uno stato di ansia perenne, in un rapporto di tensione con avversari invisibili e astratti - dal riscaldamento globale al terrorismo tecnologico - immersi in una ridondanza cacofonica di immagini e suoni mediatici.


“Se nell’Ottocento il fine dell’arte era soprattutto il raggiungimento della verità attraverso la bellezza e l’equilibrio, dal tardo Novecento sino ai nostri giorni l’arte ha teso verso una conciliazione degli estremi – astrazione e surrealismo, vuoto e caos, negazione e spettacolo, “alto” e “basso”. Dal punto di vista artistico, viviamo in un’era di pluralismo globale. Le quattro principali forme espressive di oggi – pittura, scultura, installazione e performance – sono sottoposte a un processo di fusione alchemica con la prima materia - la materia prima – proposta dai media. Non più solo componente fondamentale del cinema, dei video o di internet, ma strumento di diffusione e discussione globale”.

“I testi medievali d’alchimia propongono centinaia di descrizioni e definizioni diverse del concetto di prima materia, sostanza primigenia che distingue e insieme costituisce terra, aria, fuoco e acqua; sostrato informe di tutte le materie che comprende anima e corpo, sole e luna; luogo di amore e di luce, di immaginazione e di coscienza; ma anche urina, sangue, sporco. È stata a lungo ricercata nel fondo tenebroso delle foreste, così come all’interno stesso del corpo umano. È il caos primordiale che esiste prima del tempo e prima di qualsiasi idea di futuro. Occidente e Oriente insieme, è il Tao del Tao Te Ching di Lao Tzu. In campo scientifico, è forse la materia oscura che forma gran parte del nostro universo. Le definizioni di questo medium, che racchiude in sé tutti gli elementi, variano in funzione della prospettiva culturale o dell’identità personale. Rappresentata talvolta dalla circolarità del serpente che si morde la coda, la prima materia, essenza pura, tutto e niente, ovunque e in nessun luogo, assume molteplici forme”.

L’esposizione Prima Materia sarà accompagnata da un catalogo, edito da Electa, che raccoglierà contributi e conversazioni inedite con gli artisti in mostra, realizzati tra gli altri da Caroline Bourgeois, Germano Celant, Erich Franz, Madeleine Gins, Michael Govan, Jarrett Gregory, Fabrice Hergott, Philippe Alain Michaud, Hans-Ulrich Obrist, Adrian Searle, Franklin Sirmans, Ali Subotnick e Jochen Volz.

Con Prima Materia, Punta della Dogana inaugura un nuovo ciclo di commissioni specifiche per il “Cubo”, spazio centrale dell’edificio, di cui è baricentro architettonico e cuore simbolico. Ogni anno, un artista sarà invitato a concepire un progetto specifico per questo luogo. Per la prima edizione del programma, Punta della Dogana accoglierà l’artista cinese Zeng Fanzhi.

Parallelamente all’esposizione, il Teatrino di Palazzo Grassi, il nuovo auditorium da 225 posti, interamente restaurato da Tadao Ando, presenterà un programma di film d’artista della Collezione Pinault, con opere di Philippe Parreno, Loris Gréaud e Anri Sala.

Infine, a Palazzo Grassi, la mostra Rudolf Stingel, realizzata dall’artista in collaborazione con Elena Geuna, sarà aperta al pubblico dal 7 aprile sino al 31 dicembre 2013.




giovedì 9 giugno 2011

Martedì 31 Maggio – tutti a Venezia


Nuova Zelanda Michael Parekowhai


La città in questi giorni si offre nella sua luce più meravigliosa ricca di fascino e di arte.


Una pausa

Il mattino è iniziato con la suggestiva cerimonia di apertura bene augurale dei Maori per il Padiglione della Nuova Zelanda che si è svolta a Palazzo Loredan dell’Ambasciatore cui è seguita la visita alla bella installazione scultorea dal titolo “On First Lookin into Chapman’s Homer” ispirata al poema di John Keats ideata da Michael Parekowhai.


Palazzo Grassi

Poi sono passato al Ca’ Corner della Regina per l’esposizione della Fondazione Prada a cui è seguita l’evento di Palazzo Grassi con la mostra “Il mondo vi appartiene”. Entrambe gli eventi presentano interessanti proposte artistiche, molto ben curate, offrendo spunti di riflessioni più ampi, che indagherò nei prossimi testi.

Una sosta a Ca' Foscari per la proposta dell’Ermitage con una mostra di Dmitrij Alexandrovic Prigov, allestita in modo interessante ma con opere non sempre all'altezza .


Anselm Kiefer

Il pomeriggio è volato con tante altre mostre sparse nel centro di Venezia, tra le più belle sicuramente “The Future of a Promise” nei Magazzino del Sale, anche se ancora in allestimento e accanto alla stupenda istallazione di Kiefer alla Fondazione Vedova. Mentre l'allestimento delle opere di Vedova nel suo studio sono un poco monotone.

Ero pieno di grandi suggestioni per l’intervento di Kapoor nella magnifica chiesa di San Giorgio Maggiore.

Peccato che per causa dell'umidità molto intensa l'opere non sempre è visibile.

Accanto molto ben articolato il confronto fra antico e contemporaneo nella mostra “Penelope’s Labour : Weaving Words and Images” con gli arazzi alla Fondazione Giorgio Cini.


Palazzo Giustinian sede della Biennale

Ora vado a fare un salto alla mostra di Eric David a Palazzetto Tito curata da Milovan Faronato, e poi a vedere Modernikon alla Casa dei Tre Oci proposto dalla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo.

Come inizio non c’è male, tante belle opere e la stupenda città di Venezia.