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Visualizzazione post con etichetta Fondazione Querini Stampalia. Mostra tutti i post
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martedì 9 luglio 2019

Mostre alla Fondazione Querini Stampalia





 La Fondazione Querini Stampalia propone per la stagione estiva parallela alla Biennale una varietà di eventi espositivi.

Ci sono l’interessante indagine sul lavoro artistico di Jörg Immendorff col titolo "Ichich, Ichihr, Ichwir / We All Have to Die" con la curatela di Francesco Bonami.

Nell'area Scarpa della fondazione è ospita la prima retrospettiva dell'artista Luigi Pericle (Basilea 1916-Ascona 2001), un protagonista della pittura europea del secondo Novecento, riemerso dopo anni di dimenticanza e ora al centro di un grande progetto di recupero critico e filologico.




 Iniziativa che allinea 50 opere, fra dipinti su tela e su masonite, oltre a chine su carta degli anni Sessanta e Settanta, frutto di un lavoro inesausto di riflessione sul linguaggio della pittura e sul segno intuitivo come manifestazione di spinte interiori e di una indagine visionaria attraverso gli strati più reconditi della coscienza.

Nelle sale degli spazi espositivi scorre un omaggi all’artista Roman Opałka, con l'evento "Dire il tempo" curato di Chiara Bertola.

Intervallato da un nucleo di opere di Mariateresa Sartori (Venezia, 1961), che con l’artista aveva intessuto in città una intensa frequentazione.

Interessata alle neuroscienze, alla musica e al linguaggio, i suoi lavori instaureranno un dialogo con le opere di Opałka, attraverso la ricerca comune sui temi della memoria, della durata, della contingenza, e la condivisa ricerca di un visibile in grado di esprimere l’invisibile.





 



venerdì 5 maggio 2017

Giovanni Anselmo e




Fondazione Querini Stampalia e Krizia sono liete di annunciare la mostra personale di Giovanni Anselmo Senza titolo, invisibile, dove le stelle si avvicinano di una spanna in più, mentre oltremare appare verso Sud-Est, e la luce focalizza...  a cura di Chiara Bertola all'interno dell'Area Scarpa della  Fondazione dal 10 maggio al 24 settembre 2017, in occasione della 57. Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia.
Martedì 9 maggio, alle ore 11.30 in Fondazione si terrà l'incontro di presentazione del progetto, alla presenza dell' artista.  
Senza titolo, invisibile, dove le stelle si avvicinano di una spanna in più, mentre oltremare appare verso Sud-Est, e la luce focalizza... Come molto spesso avviene nel lavoro di Giovanni Anselmo, il lungo titolo è come una formula, quasi un piccolo racconto che descrive vere e proprie installazioni che si possono considerare come dei paesaggi da osservare “affacciati alla finestra della nostra immaginazione”. 
Il suo lavoro è un paradigma che si propone ricomponendosi e direzionandosi sempre in modo diverso ogni volta che incontra uno spazio e una dimensione nuova: in questo caso, lo spazio di Carlo Scarpa per la Fondazione Querini Stampalia di Venezia.
Anselmo ha immaginato per lo spazio di Carlo Scarpa un progetto nato dalla precisione e dal rigore essenziale che il luogo stesso gli ha suggerito.
Per questa mostra il percorso che ha ideato si dispone e si sviluppa in quattro elementi-opere: un’opera per ogni ambiente, per dare una direzione e immettere una tensione verso l’esterno, più un quinto elemento-opera che pone al secondo piano, negli spazi del Museo della Fondazione.
Il progetto è  un percorso di traiettorie e di direzioni, di pesi e di energie che rappresentano cinque momenti in cui ne viene sottinteso un sesto: il visitatore che si rende partecipe. E' un work in progress perché viene vissuto e vive attraverso lo spettatore. Ripercorrendo la mostra, anche lo spettatore crea una traiettoria nuova.
Il progetto è in collaborazione con Tucci Russo Studio per l’Arte Contemporanea e ha  il sostegno di Vistamare Benedetta Spalletti Lia Rumma.





Fondazione Querini Stampalia e Krizia sono liete di annunciare la mostra personale di Elisabetta Di Maggio Natura quasi Trasparente.
La mostra, a cura di Chiara Bertola, si svolge nel Museo della Fondazione Querini Stampalia, dal 10 maggio al 24 settembre 2017, in occasione della 57. Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia.
Martedì 9 maggio, alle ore 11.30 in Fondazione si terrà l'incontro di presentazione del progetto, alla presenza dell'artistia.  
Elisabetta Di Maggio ha trascorso molto tempo nella casa/museo della Querini Stampalia per realizzare il progetto site specific.
Natura quasi Trasparente si articola nello spazio del Museo tra il Portico – il luogo riservato al pubblico all’interno del palazzo veneziano – e l’infilata delle stanze private che si snodano oltre il corridoio d’accesso. Nel Portego del Museo, l’intervento dell’artista invade lo spazio e crea una relazione con il tempo passato e quello presente, ponendo lo spettatore all’interno di uno straniamento visivo. La natura che ora ‘occupa’ il museo si presenta come un elemento vivo e germinativo all’interno di uno spazio congelato dalla storia. Come nelle grandi superfici di carta, anche nelle fragili foglie, Elisabetta Di Maggio ripete il rito della vita e del suo diffondersi ineluttabile.
Come dice l’artista stessa: “Sul concetto di tempo declinato in tutte le sue forme ho basato la mia ricerca, tanto da far diventare il tempo stesso la vera materia del mio lavoro. La memoria e le sue stratificazioni sono sempre fonte di ispirazione per la nostra esistenza, ci danno delle indicazioni preziose e provocano cortocircuiti mentali da cui nascono le idee…”.
Per Di Maggio il gesto manuale è fondativo dell’opera stessa, capace di coniugare insieme la tradizione artigiana che ci è stata tramandata e che ha contribuito a rendere unici i luoghi, con il tempo lungo di realizzazione che per lei diventa una condizione imprescindibile e concettuale.
La mostra è in collaborazione con  T Fondaco dei Tedeschi — DFS e Laura Bulian Gallery.



venerdì 5 giugno 2015

Incroci di storie - Mostre alla Fondazione Querini Stampalia di Venezia




La fondazione Querini Stampalia propone in questa stagione una serie di esposizioni che toccano alcuni temi in sintonia con la complessa tematica della Biennale di Arti Visive.


Al piano terra Jimmie Durham assembla, in modo affasciante, dopo quattro anni di ricerca, una serie di oggetti, di varia quotidianità veneziana, rileggendoli nella sua cifra di libertà, miscelando la realtà produttiva con le sensazioni visive.

Un progetto che assembla il lavoro impercettibile di artigiani locali, alcuni di origine extra-europea, che sono diventati parti del paesaggio di sussistenza del territorio, presenze invisibili, che l’artista recupera e rende centrali, trasformando degli scarti in oggetti compiuti.


Al piano superiore il bel lavoro del duo premiati da Furla, Maria Iorio & Raphaël Cuomo. Una serie di tessuti in bilico fra rappresentazione e limite, affiancato da una serie di testimonianze di chi vive l’ esperienza del lavoro come immigrato, come ancora oggi capita a molti italiana.



I vincitori della decima edizione del Premio Furla, offrono un’analisi in forma visiva sui fenomeni d’emigrazione “economica” italiana caratterizzati da discriminazioni e xenofobia, e dall’utilizzo della strategia del “rischio sanitario” come mezzo di controllo del movimento d’emigrazione e di legittimazione da frontiera. Un procedimento normativo, quest’ultimo, incarnato in maniera eloquente nel lavoro di Iorio & Cuomo dall’edificio d’influenza modernista usato a Briga come centro di controllo medico dei migranti fino alla metà degli anni Novanta. Attraverso un film e un sistema spaziale Maria Iorio & Raphaël Cuomo leggono e ritrascrivono questo caso storico senza cedere a tentazioni meramente documentaristiche, andando piuttosto a svelarne la struttura replicabile che lo sostiene e la sua logica.



Conclude la serie di proposte l' articolata mostra di Grisha Bruskin, un complesso lavoro sul tema dell' interpretazioni di antichi testi. Un misterioso alfabeto costituito da 160 personaggi fra realtà, fantasia, epica e storia.


Si tratta del progetto “Alefbet” composto da cinque grandi arazzi (2,80m x 2,10) che rappresentano il cuore della rassegna, cui si giunge tuttavia esaminando in precedenza i disegni preparatori dell’artista, i gouaches e 6 straordinari dipinti, ossia le diverse tappe in cui si è articolato questo complesso e affascinante “archivio del segno”.

lunedì 20 aprile 2015

The nude prize - Fondazione Querini Stampalia




The nude prize. Premio Furla 2015. Maria Iorio & Raphaël Cuomo, vincitori della decima edizione del Premio Furla, alla Fondazione Querini Stampalia di Venezia  con Logica del passaggio



 
 
Maria Iorio & Raphaël Cuomo, vincitori della decima edizione del Premio Furla, presentano alla Fondazione Querini Stampalia la prima formalizzazione del progetto di ricerca a lungo termine Logica del passaggio, in concomitanza con la56. Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia.
 
A cura di Simone Frangi, la mostra di Maria Iorio & Raphaël Cuomo raccoglie i frutti della prima fase di lavoro sul progetto con cui lo scorso novembre gli artisti si sono aggiudicati il Premio Furla 2015.
 
Ideato e curato da Chiara Bertola, il Premio Furla è il riconoscimento biennale d’eccellenza per l’arte contemporanea dedicato ai giovani talenti italiani. Nato con l’obiettivo di sostenere la migliore pratica artistica del nostro Paese – attraverso il monitoraggio, la selezione, la formazione degli artisti e la produzione di nuovi lavori – nel corso dei suoi quindici anni di storia il Premio ha saputo affermarsi come vetrina internazionale per la creatività emergente. Giunto alla sua decima edizione, quest’anno il Premio Furla è stato organizzato e promosso da Fondazione Furla in collaborazione con Comune di Milano Cultura e Palazzo Reale - che hanno ospitato la presentazione del Premio e la mostra Growing Roots - e conFondazione Querini Stampalia, miart e Viafarini, e ha ottenuto il patrocinio del Ministero dei Beni Culturali.
 
Maria Iorio & Raphaël Cuomo analizzano in Logica del passaggio il contesto generale dei fenomeni d’emigrazione “economica” italiana dal Sud del continente verso il Nord tra la fine degli anni Cinquanta fino alla meta degli anni Sessanta, mantenendosi rigidamente aderenti ai fatti e cercando al contempo di riconfigurarli tramite storytelling e complementi figurali: dalle modalità di attraversamento del confine alle condizioni di lavoro, dallo sfruttamento alle limitazioni di diritti e di mobilità in vista di un permesso di soggiorno lavorativo, fino all’efficiente dispositivo biopolitico di controllo sanitario che segnava il “passaggio” dei migranti dall’Italia alla Svizzera.
 
Il lavoro presentato in Fondazione Querini Stampalia stringe infatti il suo focus sui flussi migratori verso la Svizzera negli anni Sessanta, caratterizzati dal confinamento di lavoratrici e lavoratori immigrati alla mera sfera produttiva, da discriminazioni e xenofobia, e dall’utilizzo della strategia del “rischio sanitario” come mezzo di controllo del movimento d’emigrazione e di legittimazione da frontiera. Un procedimento normativo, quest’ultimo, incarnato in maniera eloquente nel lavoro di Iorio & Cuomo dall’edificio d’influenza modernista usato a Briga come centro di controllo medico dei migranti fino alla metà degli anni Novanta. Attraverso un film e un sistema spaziale Maria Iorio & Raphaël Cuomo leggono e ritrascrivono questo caso storico senza cedere a tentazioni meramente documentaristiche, andando piuttosto a svelarne la struttura replicabile che lo sostiene e la sua logica.
 
Come scrive il curatore della mostra Simone Frangi, che assieme a Virginie Bobin ha segnalato i due artisti per la partecipazione al Premio Furla 2015, “Logica del passaggio sottolinea, con la strategia del dubbio, la discrepanza tra le narrazioni ufficiali e istituzionali della migrazione economica italiana e le esperienze soggettive dei migranti con l’obiettivo di costruire una “storia dal basso” capace di registrare la sostanza vissuta che alimenta i fatti storici, la loro natura polifonica e quella percentuale di oblio e di obliterazione che accompagna la costruzione della memoria sociale”.
 
Il lavoro filmico e installativo presente in Fondazione Querini Stampalia vede infatti una prima gestazione in un periodo di ricerca documentaria e d’immaginario nei musei dell'immigrazione e in archivi fotografici per poi concretizzarsi in osservazioni sul campo e transizioni nei medesimi territori battuti dai migranti. Logica del passaggio inserisce una prospettiva minore nella rappresentazione corrente di questi episodi migratori, mettendo alla prova la Storia nella sua validità ed esponendola alle testimonianze di coloro che quel passaggio l’hanno realmente compiuto. Seguendo la narrazione di una giovane donna, che lascia progressivamente il passo a una narrazione a più voci, il lavoro filmico che sta al cuore di Logica del passaggio valorizza i racconti di coloro che hanno composto l’evento storico in questione in una posizione subalterna: il film contribuisce infatti a far circolare nuovamente immagini d’archivio fuoriuscite dal loro quadro istituzionale con l’obiettivo di generare nuove traiettorie.
 
La presentazione al pubblico del lavoro di Maria Iorio & Raphaël Cuomo segna la fase conclusiva della decima edizione del Premio Furla, iniziata lo scorso settembre con l’annuncio della rosa dei cinque finalisti, e proseguita con la nomina a novembre dei vincitori e la loro partecipazione alla mostra retrospettiva Growing Roots – 15 anni del Premio Furla, a cura di Chiara Bertola, Giacinto Di Pietrantonio e Yuko Hasegawa (Milano, Palazzo Reale 5 marzo - 12 aprile 2015), che ha ripercorso le dieci edizioni del premio attraverso le opere dei suoi vincitori.
 
I progetti dei cinque artisti finalisti della decima edizione del Premio Furla sono stati valutati da una giuria internazionalepresieduta da Vanessa Beecroft, artista madrina di questa decima edizione del Premio, e composta da Teresa Gleadowe(Presidente di Nottingham Contemporary, Nottingham, Gran Bretagna), Barbara Hernandez (Direttore di SOMA, Messico), Alya Sebti (Direttore Artistico della Quinta Biennale di Marrakech, Marocco) e Benno Tempel (Direttore della Foundation Gemeentemuseum Den Haag, The Hague, Paesi Bassi).
 
La giuria ha nominato Maria Iorio & Raphaël Cuomo vincitori con la seguente motivazione: “Il lavoro di Iorio e Cuomo crea un ponte tra la storia e le istanze del presente più rilevanti in Europa e nel mondo. Esplora questioni come la migrazione (immigrazione/emigrazione), le pratiche d’archivio nei musei, la memoria e la costruzione culturale di questi temi, controbilanciando il modo in cui sono normalmente trattati nella società dei mass media e introducendo nuove prospettive”.
 
Il progetto di Maria Iorio & Raphaël Cuomo, Logica del passaggio, sarà esposto alla Fondazione Querini Stampaliadi Venezia dal 5 maggio al 7 giugno 2015, in concomitanza con la 56. Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia.
 
Inoltre, così come per le edizioni precedenti, la coppia di vincitori del Premio Furla avrà la possibilità di studiare e lavorare all’estero, grazie alla partecipazione a un progetto di residenza d’artista che per questa edizione si svolgerà presso SOMA aCittà del Messico. La gestione della residenza è affidata a Viafarini, centro di documentazione sull’arte contemporanea che, dalla quinta edizione, raccoglie l’archivio generale del Premio Furla e che collabora all’ospitalità dei curatori stranieri grazie al programma di residenza milanese VIR Viafarini–in–residence.
 
Il video presentato nel contesto della mostra Logica del Passaggio, progetto vincitore del Premio Furla 2015, è realizzato con il contributo della Fondazione Furla e con il sostegno di Repubblica e del Cantone di Ginevra, Repubblica e Cantone del Jura e Le Souvenir du Présent, Ginevra.
 
La mostra sarà accompagnata da un reader composto dai testi di Simone Frangi e Cynthia Fornage. Il reader sarà pubblicato dalle edizioni Archive Books di Berlino.


 

martedì 5 maggio – domenica 7 giugno 2015
Press preview: martedì 5 maggio, ore 10.00 - 12.00
Opening: martedì 5 maggio, ore 12.00

giovedì 9 aprile 2015

Venice: Objects, Work and Tourism



Every city in the world seems to have a ‘Rialto’ theater and many also have nightclubs or cabarets called ‘Lido,’ as though Venice were the symbol of something important about the ‘good life.’ For the past three hundred years, this Italian port has been one of the undisputed highlights of the European tourist circuit, the real end-point of the so-called Grand Tour. Today this translates into thousands of people streaming in daily on the big cruise liners, and many more arriving in big planes too – tourists who may come for only half a day, a mere pit stop on their modern-day version of the ‘Grand Tour’.

Bigger and deeper canals are continually being built to accommodate bigger cruise ships. The same refrain has been repeated for 35 years: that Venice is being wrecked by the ever-increasing stream of tourists, and every year that goes by this complaint continues to ring true despite the tourists are also one of the main drivers for the city’s economy.

The clichéd tourist experience remains an easy target for mockery. Tourists are regarded as a strange phenomenon; they are constantly discredited and laughed at in a way that fails to recognize the object of their desire: an intrinsic part of cultural knowledge and experience. Meanwhile, the European cultural and intellectual world is also constantly converging in troubled Venice. According to Jimmie Durham, "curators, architects, filmmakers and artists also make their pilgrimage to attend the Biennales, which means that European intellectual thought is inseparable from both European tourism and from the man-made object." Moreover, he says, "the romantic vision of Venice held by tourists and European intellectuals alike excludes the vital reality of Venice’s working class. These people are constantly remaking the city; keeping it from falling into ruins, recreating it in front of everyone’s eyes."

Four years ago Jimmie Durham was invited by the Fondazione Querini Stampalia and began talking to people in and around Venice who work as boat builders, glass blowers, goldbeaters, woodcarvers, as well as people who work in restaurants and various administrative positions. He talked to all different kinds of workers and gathered their stories. He found that many came from countries such as Senegal, Tunisia and Bangladesh, and that they prefer to remain an invisible element of the local economy.


In May of 2015, during the 56th International Art Exhibition of Venice Biennale, Durham will present Venice: Objects, Work and Tourism. The installation at the Spazio Carlo Scarpa will feature new objects formed from unexpected combinations: broken glass collected over the years alongside brightly colored paint, three-hundred year old venetian bricks posed against elements from the tourist industry and everyday commerce of Venice. This work is not intended as a monument, but rather as a vehicle for dialogue that addresses the complex melding of these ideas: tourism, the social imaginary of Venice, labor, and the man-made object.

The exhibition will be accompanied by an artist book conceived as integral part of a single project. In this book, Durham has compiled writings and images – of objects he has assembled, as well as images of people and scenes of Venice – as well his analysis of the underlying connections between the tourism industries, the stories of local workers and Venice’s history. For Durham, "Venice is the embodiment of this confluence: a place where object becomes most evident as the cornerstone of cultural and intellectual life, and a place where this seemingly static symbol of culture and intellectuality is constantly being modeled and refined through handling and everyday labor."

Venice: Objects, Work and Tourism is a project curated by Chiara Bertola born from the collaboration between Fondazione Querini Stampalia and kurimanzutto, Mexico City, with the support of FURLA Foundation, Bologna; Dena Foundation, Paris; ZERYNTHIA Associazione per l’Arte Contemporanea, Rome




The Artist

Jimmie Durham, born 1940 in the US, is an artist, essayist and poet since the early 60s. He studied
art starting in 1969 at L’École des Beaux-Arts in Geneva. During the 70s he was a leading political
activist of the American Indian Movement and founder of the International Indian Treaty Council and
representative to the United Nations.
Durham’s works often, but not exclusively, challenge the idea of architecture, monumental works
and narration of national identities by deconstructing those stereotypes and prejudices on which the
Western culture is based.
Durham has taken part in numerous international exhibitions such as Documenta (1992, 2012),
Whitney Biennial of New York (1993, 2003, 2014) and the Venice Biennial (1999, 2001, 2003,
2005, 2013). Besides multiple shows at different Museums like Museum Ludwig in Cologne, ICA in
London, Palais des Beaux-Arts in Brussels and Madre Museum in Napoli, retrospectives of his oeuvre
were shown at MuHKA in Antwerp (2012) and Musée d’Art moderne de la Ville de Paris (2009).
In 2003 Jimmie Durham was the special guest of the ninth edition of the Furla Art Award with the
creation of the graphic design Add Fire.
Publications:
1993 A Certain Lack of Coherence, collected essays, Kala Press, London
2014 Waiting To Be Interrupted, collected essays, Mousse Publishing, Milano
1985 Columbus Day, a book of poems, West End Press, Albuquerque.
2012 Poems That Do Not Go Together, a book of poems, Wiens Verlag and Edition Hansjörg Mayer.
Further publications:
1996 Der Verführer und der Steinerne Gast, Springer, Vienna
1998 Between the Furniture and the Building: Between a Rock and a Hard Place, Walter König,
Cologne
2001 Stoneheart, CCA, Kitakyushyu
2004 Jimmie Durham, Edizione Charta, Milano
2005 The Second Particle Wave Theory, University of Sunderland and the Banff Centre
1995 Jimmie Durham, a comprehensive survey of his art, Phaidon
2009 catalogue Pierres rejetées, Musée d’Art moderne de la Ville de Paris (retrospective)
2012 catalogue A Matter of Life and Death and Singing, MuHKA Antwerp (retrospective)
Technical information

Title
Jimmie Durham
Venice: Objects, Work and Tourism

Curator
Chiara Bertola

Promoters
Fondazione Querini Stampalia, Venice

martedì 21 maggio 2013

Chiara Fumai, Premio Furla 2013, alla Querini Stampalia


Stefano Collicelli Cagol curerà la mostra di Chiara Fumai, vincitrice del Premio Furla 2013, dal titolo "I did not Say or Mean or Warning" presso la Fondazione Querini Stampalia.

Info al sito www.fondazionefurla.org

venerdì 10 maggio 2013

Imago Mundi


The exhibition presents the collection, made up of more than a thousand small paintings, (all in 10x12 cm format) that Luciano Benetton has collected travelling around the world. The collection exhibits the works acquired in Australia, India, Korea, United States and Japan. This collection is indeed similar to an open inventory able to contribute and show how varying is the way the world is seen, studied and represented by artists and how their experiences help us to understand the riches kept into whatever is different and far away that the world offers to our interpretations.

Fondazione Querini Stampalia, Castello 5252 (Santa Maria Formosa)


Italiano

La mostra presenta la collezione, costituita da più di un migliaio di opere, di piccoli quadri (tutti in formato 10x12 centimetri) che Luciano Benetton ha raccolto a partire dalle esperienze fatte nel corso dei viaggi che ha compiuto in ogni parte del mondo. Sono presentate le opere raccolte in Australia, India, Corea, Stati Uniti, Giappone. La collezione è simile a un inventario aperto in grado di contribuire a dimostrare come siano mutevoli i modi in cui il mondo viene visto, interrogato e rappresentato dagli artisti, e come le loro esperienze possano contribuire a comprendere meglio la ricchezza custodita in tutto ciò che di diverso e lontano il mondo offre alle nostre interpretazioni.

Fondazione Querini Stampalia, Castello 5252 (Santa Maria Formosa)

27 agosto - 27 ottobre

Organization: Fondazione Querini Stampalia onlus

domenica 28 aprile 2013

MATTA. Roberto Sebastian MATTA – Gordon MATTA-CLARK – Pablo ECHAURREN MATTA



In concomitanza con la 55. Biennale di Venezia, la mostra vuole indagare le idee e i pensieri che si sono tramandati – attraverso le generazioni, il tempo e la geografia – da Roberto Sebastian Matta ai suoi figli Gordon Matta-Clark e Pablo Echaurren Matta. 

Tre nomi, tre storie, tre paesi e un unico comun denominatore: l'arte. In concomitanza con la 55. Biennale di Arti Visive di Venezia e per la prima volta insieme, la mostra organizzata e prodotta dalla Galleria d'Arte Maggiore – G.A.M. di Bologna, riunisce negli spazi dell'area Scarpa della Fondazione Querini Stampalia, tre grandi protagonisti dell'arte internazionale. Gordon Matta-Clark e Pablo Echaurren Matta non hanno in comune solo il padre Roberto Sebastian Matta, figura storica che con le sue tele e le sue sculture ha preso parte al Surrealismo ed influenzato gli artisti americani dell'Espressionismo Astratto, ma con due stili espressivi differenti sono entrambi due personaggi di rilievo della scena artistica contemporanea.


La mostra, curata da Danilo Eccher, prende origine dall'opera di Roberto Sebastian Matta ed attraverso le opere dei suoi protagonisti percorre mezzo secolo di storia dell'arte, vissuta in tre paesi differenti: la Francia, gli Stati Uniti e l'Italia. Lo spaccato che ne deriva non è delimitato dalla loro storia familiare, per quanto eccezionale, ma amplia i propri confini all'ambiente culturale e politico in cui questi artisti sono stati profondamente coinvolti. Figli dello stesso padre, ma di madri differenti, sia Gordon che Pablo hanno avuto un rapporto conflittuale con la figura paterna ed attraverso l'arte entrambi hanno cercato un dialogo concettuale - impossibile nella vita privata - con Matta attraverso le loro opere pur maturando entrambi, ed ognuno a suo modo, linguaggi singolari e differenti. Se l'affinità con Matta-Clark è riconducibile a un livello formale, estetico-architettonico, in Echaurren l'affinitudine è da ricercarsi nel carattere più propriamente concettuale. 

Il filo conduttore della loro opera a livello critico sarà svelato da Danilo Eccher solo pochi giorni prima dell'apertura al pubblico, ma ad una prima lettura emerge già come la socialità, la continua ricerca di un rapporto non solo di partecipazione del fruitore, ma di un suo coinvolgimento diretto o indiretto, fisico o mentale, culturale o sociale, interno o esterno all'opera sia presente nell'opera dei tre. Non è un caso infatti se alcuni definiscono le figure antropomorfe di Matta sia in pittura, sia in scultura, come "morfologie sociali", come una trasfromazione di passaggio tra i paesaggi interiori e il mondo esterno. Per Gordon la socialità è un fattore ancora più evidente, essendo la sua effimera arte basata sulla performance, sui "building cuts", gli edifici tagliati, trasformazioni sculturali di architetture preesistenti dove lo spettatore è invitato ad entrare per muoversi fisicamente ed emozionalmente in quegli spazi. Nella sua opera Matta-Clark crea un rapporto diretto con il fruitore, spesso basato sulla fiducia che costui deve devolvere all'operato dell'artista che come in Matta ha fondamenti architettonici. Mentre per quanto riguarda Pablo tutta la sua vita artistica è immersa nella socialità, nella sua esistenza quotidiana. E se è vero che le sue tele riportano al mondo dei fumetti, della musica, della street art, alla cultura di massa, è attraversando la sua iconografia Pop fatta di contiminazioni di generi che dialogano ora con il Dadaismo, ora con lo stesso Surrealismo, che l'artista propone con ironia attraverso l'apparizione di una natura familiare ed allo stesso tempo inquietante una critica diretta alla società dei consumi. Proprio come sembrano suggerire le figure antropomorfe e primitive presenti nei dipinti del padre. Non a caso l'opera di Matta mira anche a una riflessione sull'impatto che la tecnologia ha sull'esistenza umana. 


Roberto Sebastian Echaurren MATTA (Santiago, Cile, 1911 – Civitavecchia, Italia, 2002)
Nato a Santiago del Cile, dopo gli studi in architettura Roberto Sebastian Matta si dedica alla pittura a partire dal 1934 quando si trasferisce a Parigi. Gli incontri di questi anni sono stimolanti e fondamentali: nella capitale francese lavora per Le Corbusier, a Madrid entra in contatto con intellettuali del calibro di Federico Garcia Lorca e a Londra frequenta Walter Gropius. Ma è a Parigi che conosce André Breton e Salvador Dalì, aderendo e dando impulso alla nascita del Surrealismo. Allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale accetta l'invito dell'amico Marcel Duchamp e si trasferisce a New York dove si inserisce nell'ambiente cosmopolita, rivestendo un ruolo di primo piano per la generazione di artisti successiva che avrebbero poi dato origine all'Espressionismo Astratto americano. I rapporti con questi artisti, e con i surrealisti rimasti a Parigi, sono però destinati a incrinarsi quando Matta è accusato di aver provocato il suicidio di Gorky per avere avuto una relazione con sua moglie. Alla fine degli anni Cinquanta, Matta è già un artista di fama internazionale, mentre nel 1971 la rivista francese Connaissance des Arts, lo colloca nella top ten dei dieci migliori pittori contemporanei del mondo e nel 1985 il Centre Georges Pompidou gli consacra una grande retrospettiva. Nel 1990 torna a Parigi passando dei periodi in Italia a Tarquinia, dove installa uno studio, una scuola di ceramica e una sala di esposizioni. Si spegne a Civitavecchia nel 2002.  Le sue opere sono conservate in alcuni dei più importanti musei del mondo, solo per citarne alcuni: il Museum of Modern Art di New York, il Centre Pompidou a Parigi, il Fine Art Museum di San Francisco e la Galleria d'Arte Nazionale di Roma. 

Gordon MATTA-CLARK (New York, USA, 1943 – 1978)
Gordon Matta-Clark è un artista americano attivo durante gli anni Settanta e meglio conosciuto per i suoi "building cuts", edifici tagliati: trasformazioni sculturali di edifici abbandonati realizzati attraverso tagli e smantellamenti di siti architettonici strutturati. Figura catalica del decennio per la storia e lo sviluppo di SoHo a New York, la sua arte mette in discussione lo stesso statuto di opera d'arte. Utilizzando la performance come metodo espressivo preferenziale, la gran parte del suo lavoro si basa su frammenti architettonici, oggetti decomposti, ma anche esperimenti culinari giunti oggi a noi attraverso una serie documentazione fatta di video, foto e films. Operativo sia negli Stati Uniti che in Europa, la prematura scomparsa a soli trentacinque anni non gli ha impedito di diventare una superstar sulla scena internazionale dell'arte contemporanea. Le opere di Matta-Clark sono infatti presenti in grandi collezioni pubbliche: il Metropolitan Museum of Art e il MoMA di New York, il Museum of Contemporary Art di Chicago, il MoCA di Los Angeles, il Museum van Hedendaagse Kunst Antwerpen ad Antwerp, il San Francisco Museum of Art, lo Smithsonian American Art Museum a Washington DC, il Solomon R. Guggenheim Museum di New York, lo Stedelijk Museum di Amsterdam e il Whitney Museum of American Art di New York.

Pablo ECHAURREN MATTA (Roma, Italia, 1951)
Pablo Echaurren ha iniziato a dipingere a diciotto anni ed è stato presto scoperto da Arturo Schwarz. Sul background della pop art, dell'arte povera, del minimalismo e dell'arte concettuale, ha incominciato a sviluppare il suo universo lessicale agli inizi degli anni Settanta quando si dedica a vari temi: dal mondo delle miniature ai segni del mastro giapponese Hokusai, dalle citazioni dal mondo del fumetto di Roy Lichtenstein alle immagini dei libri scientifici sulla storia naturale, la zoologia e la botanica. In un secondo tempo il confronto con l'eredità iconografica della storia dell'arte si espande in un dialogo costante con le avanguardie: il Futurismo, il Dadaismo, il Cubismo, lo stesso Surrealismo che rivista con l'occhio di un abitante del villaggio globale, nutrito di messaggi delle telecomunicazioni e dei mass media. L'arte di Pablo Echaurren si muove in molte direzioni, in salti costanti, dai dipinti ai collage, dalle copertine dei libri e dei fumetti alle ceramiche, ai video, ai testi. Si impone così l'idea dell'artista-artigiano in tutti i campi, indipendentemente dalle barriere e dalle gerarchie che di solito confinano l'attività creativa. La relazione tra Pablo e i giovani è sempre molto stretta e lo stesso si dica per i movimenti sociali. Autore di saggi, romanzi e brevi racconti, Pablo ha anche publicato una serie di biografie illustrate, dedicate a Filippo Tommaso Marinetti, Picasso, Ezra Pound ed altri.

Fondazione Querini Stampalia – Area Scarpa
Nel 1949 il Consiglio di Presidenza della Fondazione Querini Stampalia decise di dare inizio al restauro di alcune parti di Palazzo Querini. Manlio Dazzi, direttore della fondazione, affidò a Carlo Scarpa il compito di risistemare il piano terra ed il giardino sul retro del palazzo che si trovava in uno stato di estremo abbandono e degrado. Il progetto fu realizzato solo più di dieci anni dopo, sotto la direzione di Giuseppe Mazzariol, amico e sostenitore del maestro veneziano.

Il progetto di restauro di Scarpa parte dall'eliminazione dell'apparato decorativo ottocentesco, dal risanamento statico e conservativo delle murature, dall'accurata pulitura degli elementi architettonici esistenti per articolarsi attraverso quattro temi fondamentali: il nuovo ponte di accesso, l'ingresso, il portego ed il giardino, quattro luoghi uniti da un percorso, le cui tappe sono anticipate visualmente sin dal campiello antistante il canale, dal quale è possibile intravedere scorci dell'interno.
Il piano terra del palazzo è infatti permeabile, trasparente, ed il giardino assume il ruolo di naturale prolungamento del portego.

"L'acqua è assunta come un diaframma orizzontale che gradua le altezze obiettivamente mutate degli spazi. È in relazione a questi effetti che l'andamento di tutti i percorsi è stato orientato e svolto orizzontalmente dal canale al giardino, dalla fronte prospiciente il cancello al retro del palazzo, come un'unitaria transenna su cui la luce gioca, smaterializzando i residui plastici di ogni zona per assumerne soltanto il significato cromatico"

Giuseppe Mazzariol,  Un'opera di Carlo Scarpa: il riordino di un antico palazzo veneziano,  in "Zodiac", n. 13, 1964, p. 40.

Galleria d'Arte Maggiore – G.A.M.
La Galleria d'Arte Maggiore G.A.M. è stata fondata nel 1978 da Franco e Roberta Calarota che hanno costruito il prestigio internazionale della galleria grazie a una collezione di opere di grande qualità del XX secolo. La fliglia Alessia si è unita alla galleria diventando direttrice nel 2011 con l'obiettivo di unire la tradizione ad una nuova prospettiva. Con un approccio innovativo, le mostre presentate nella sede principale a Bologna mirano a illustrare come l'arte contemporanea scaturisca da un dialogo con l'arte moderna o già storicizzata.

Da sempre la galleria si occupa di due aspetti fondamentali del mondo dell'arte: il mercato – partecipando ad alcune delle più importanti fiere internazionali - e la promozione culturale. Da questa prospettiva si originano le collaborazioni con importanti musei ed istituzioni in Italia e all'estero (Metropolitan Museum di New York, Musée d'Art Moderne de la Ville de Paris, etc.), testimonianza tangibile dell'alta qualità delle opere proposte. Punto di riferimento per l'arte italiana del Novecento, la Galleria d'Arte Maggiore ha recentemente collaborato con il museo Estorick Collection of Modern Italian Art di Londra per la mostra "Giorgio Morandi. Lines of Poetry", l'esposizione più completa realizzata fino ad oggi, fuori dai confini italiani, sull'arte grafica del maestro. E, solo per citare alcuni esempi, tra le varie esposizioni curate da Franco Calarota vanno ricordate la mostra "Silenzi" dedicata all'opera di Giorgio Morandi dal Museo di Palazzo Fortuny a Venezia, e "Giorgio de Chirico. Myth and Archaeology" la mostra appena inaugurata con successo alla Phillips Collection di Washington DC, all'interno dell'anno della cultura italiana negli Stati Uniti, che presenta al pubblico una preziosa selezione di sculture e lavori su carta. 

Fondazione Querini Stampalia - Qiu Zhijie - L’Unicorno e il Dragone


L’artista cinese Qiu Zhijie, curatore dell’ultima Biennale di Shanghai, presenterà alla Fondazione Querini Stampalia una selezione di opere inedite in occasione della sua prima mostra personale in Italia durante la 55. edizione della Biennale d’Arte di Venezia. Attraverso un’articolata ed eterogenea scelta di lavori, l’artista esplorerà le dinamiche complesse che tracciano gli itinerari spaziali e temporali tra Occidente ed Oriente, tra passato e presente. Considerato nel panorama artistico cinese come un vero e proprio intellettuale - nel senso rinascimentale della parola - Qiu Zhijie è un pensatore, un attivista, un poeta, un cartografo e persino un archivista del sapere. Nessuno meglio di lui potrebbe esplorare queste storie intricate che si estendono parallelamente nel tempo e nello spazio. Come artista Qiu Zhijie definisce il suo modo di operare come “arte totale”, sostanzialmente una presa di coscienza che la creazione artistica non può essere sradicata e sottratta alla situazione storica e culturale che la circonda e che l’ha innestata.


La mostra di Qiu Zhijie è la prima tappa di New Roads, un progetto triennale di collaborazione internazionale tra Cina e Italia nato dalla volontà di creare una piattaforma di dialogo multiculturale attraverso l’arte contemporanea.
Tre sono le istituzioni coinvolte: Fondazione Querini Stampalia di Venezia e il Museo Aurora di Shanghai che, attraverso il fondamentale intervento di mediazione interculturale e artistica di Arthub Asia, mettono a confronto la loro storia e le loro collezioni, analizzandole e espandendole attraverso progetti commissionati a artisti contemporanei occidentali e orientali.



Le opere site specific di Qiu Zhijie, così come tutti i precedenti progetti di arte contemporanea del programma Conservare il Futuro, sviluppati dal 2000 alla Fondazione Querini Stampalia, sono state pensate in relazione agli oggetti della collezione permanente. In questo caso, il confronto e l’analisi si estenderanno oltre, costruendo dei ponti concettuali e stilistici tra le opere della Fondazione veneziana e la preziosa collezione asiatica d’arte antica del Museo Aurora di Shanghai.

Eludendo la distanza geografica e smascherando quei pregiudizi secolari accumulati nel corso degli scambi culturali tra Oriente e Occidente, l’approccio cartografico di Qiu Zhijie traccia, scopre ed evidenzia le connessioni tra i due musei ma anche tra Shanghai e Venezia, due città accomunate da molteplici aspetti tra cui la loro innata indole all’apertura e allo scambio, tipica dei luoghi che si affacciano sul mare. Guardando le mappe di Qiu Zhijie, viene subito in mente l’organicità e la Fluidità della mappa di Venezia, sinuosa e densa. Qiu Zhijie le costruisce individuando un sistema di cellule tipologiche e simboliche che si aggregano l’una all’altra come nel tessuto urbano della Serenissima, dando vita a straordinarie e organiche cartografie che come grandi arazzi capovolti raccontano dei molti nodi e fili che le tengono insieme.



Il titolo della mostra L’Unicorno e il Dragone. Una cartografia delle collezioni della Fondazione Querini Stampalia e del Museo Aurora, trova ispirazione nella conferenza di Umberto Eco - “Cercavano gli unicorni” - tenuta all’Università di Pechino nel 1993. Lo studioso, in un’analisi dei meccanismi che scaturiscono dal confronto e dalla scoperta di culture diverse, puntualizza una certa tendenza, protratta attraverso i secoli, a classificare simboli, nozioni e concetti estranei, adattandoli ai propri sistemi di referenze culturali. L’esempio più clamoroso citato da Eco è proprio quello secondo il quale Marco Polo, vedendo un rinoceronte durante i suoi viaggi in Oriente, lo identificò subito come un unicorno, seguendo l’unica possibile classificazione che la tradizione occidentale gli aveva messo a disposizione per definire una creatura con un corno.



La serie inedita di mappe di Qiu Zhijie, alcune impresse su carta con una tecnica secolare cinese di tamponamento con spugne (rubbing), altre disegnate ad inchiostro direttamente sulle pareti, illustrerà proprio questi bizzarri equivoci nati dai rapporti di scambio culturale tra Italia e Cina e, in senso allargato, tra Occidente e Oriente. Attraverso molteplici referenze storiche, filosofiche e figurative, l’artista non solo ci guiderà nella storia ed evoluzione di queste mistificazioni, ma ci aiuterà a scoprire come tali interpretazioni fuorvianti possano rivelarsi basilari nella scoperta di nuove e inaspettate analogie transculturali.



È infatti molto facile identificare l’errore palese di Marco Polo, ma quello che Qiu Zhijie ci sa rivelare è che in realtà, anche nella tradizione cinese è sempre stato presente un unicorno, che non è né un cavallo con un corno in fronte, né un rinoceronte. L’unicorno cinese è infatti una figura mitologica chiamata Qilin o Tianlu, e in alcune raffigurazioni appartenenti alla collezione Aurora, sorprendentemente simile al leone alato di San Marco.
L’opera dell’artista si vuole focalizzare quindi anche sul processo di trasformazione di quelle immagini che, pur strutturate già da antichi innesti di forme, vengono “contaminate” e trasformate dall’interazione e comunicazione tra culture.



Queste commistioni di significati mistici e forme verranno rappresentati da Qiu Zhijie anche attraverso una serie di sculture in vetro di animali mitologici che racchiudono immagini provenienti da due depositi di memoria: le collezioni del Museo veneziano e del Museo Aurora di Shanghai.

Fondazione Querini Stampalia Santa Maria Formosa
Castello 5252, 30122 Venezia
tel. 041 2711411 fax 041 2711445 www.querinistampalia.org

lunedì 22 aprile 2013

Hashimoto a Venezia


Il 29 maggio 2013 apre al pubblico la mostra Jacob Hashimoto: GAS GIANT organizzata da Studio la Città - Verona. Allestita al quarto piano della Fondazione Querini Stampalia a Venezia, nello spazio recentemente ristrutturato da Mario Botta, la mostra rimarrà aperta al pubblico fino al 1 settembre 2013, dal martedì alla domenica, dalle 10 alle 18. 

GAS GIANT è una grande installazione site-specific che l’artista ha pensato per interagire con gli spazi della Fondazione Querini Stampalia a Venezia con l’obiettivo di costruire un rapporto diretto con lo spettatore.

L’opera di Jacob Hashimoto (1973, Greeley, Colorado, USA) si caratterizza per l’utilizzo di alcuni elementi stilistici presi in prestito dalla cultura giapponese, come l’aquilone in carta e bambù, che Jacob assembla e ricostruisce per creare grandi installazioni e forme scultoree interattive che invadono letteralmente lo spazio espositivo.
La complessità visiva del suo lavoro, unita alla leggerezza dei materiali, accompagna lo spettatore lungo un percorso sensoriale in cui si confondono le coordinate spaziali e temporali e dove il visitatore viene accolto da un sentimento di stupore e meraviglia. Le installazioni di Hashimoto si pongono al contempo come un’esplorazione tangibile delle affascinanti e possibili intersezioni tra pittura e scultura, tra figurazione e astrazione, tra natura e artificio.
“C’è anche una componente giocosa nel mio lavoro” afferma l’artista.
“Gli elementi stilistici che utilizzo hanno a che fare con un generale sentimento di nostalgia più che con una diretta relazione con le mie origini. L’aquilone parla del sentimento dell’infanzia e del rapporto con la natura, più che della singola tradizione giapponese”.


Dopo una lunga serie di interventi per musei e spazi espositivi internazionali (tra questi l’opera Superabundant Atmosphere allestita
a Palazzo Fortuny a Venezia in occasione della mostra In-finitum, 2009), Jacob Hashimoto in concomitanza con la 55. Mostra Internazionale d’Arte de La Biennale di Venezia riempie l’architettura veneziana di Fondazione Querini Stampalia con una nuova installazione. GAS GIANT
si compone di 10.000 aquiloni in carta e bambù realizzati a mano dall’artista che attraversano gli spazi della storica e prestigiosa fondazione veneziana accompagnando lo spettatore lungo gli ambienti espositivi fino alla sala centrale all’ultimo piano del palazzo. Qui l’opera si condensa e trasforma in una fitta nube che invade e satura lo spazio.


Come preannuncia il titolo stesso dell’opera, il gigantismo dell’intervento, tipico della ricerca artistica di Hashimoto, dialoga con
la straordinaria leggerezza e delicatezza dei materiali utilizzati, innescando un rapporto di partecipazione diretta con il visitatore immerso nella quiete ma anche nella meraviglia di un ambiente che simula un mondo incontaminato che tuttavia ancora non esiste.

Il bianco, colore predominante dei 10.000 aquiloni che compongono
GAS GIANT, è interrotto da pattern colorati e motivi geometrici e fitomorfi che conferiscono all’installazione un ritmo e un’andatura temporale. Hashimoto, infatti, procede nel suo lavoro all’elaborazione
di una sempre nuova definizione dello spazio e del tempo, e all’esplorazione della dimensione onirica della natura che cambia prospettiva e significato in relazione al punto di osservazione, inducendo istintivamente lo spettatore a un’esperienza meditativa dell’opera.


La tensione, ma anche l’esuberanza, visiva del lavoro di Jacob Hashimoto, e la sua ricerca di una precisa dimensione luminosa – sia in senso letterale che metaforico –, conferisce all’opera un aspetto poetico, che spesso sfugge una precisa definizione e collocazione stilistica del lavoro dell’artista. Le opere di Hashimoto, infatti, sono al contempo architetture, vista la loro precisa struttura tridimensionale, sculture, vista la loro caratteristica autonomia formale, e pitture, visti i loro ricercati effetti cromatici tradotti sulla superficie della carta.

La mostra Jacob Hashimoto: GAS GIANT sarà accompagnata dal primo catalogo monografico sull’opera di Hashimoto, edito da Marsilio Editori e curato da Luca Massimo Barbero.

Si ringrazia Cartiere Gruppo Cordenons.

   

In concomitanza con la mostra Jacob Hashimoto: GAS GIANT presso laFondazione Querini Stampalia a Venezia, Jacob Hashimoto sarà presente con mostre personali alla galleria Studio la Città, Verona (Foundational Work, 25.05.2013 – 31.08.2013), alla galleria Forsblom, Finlandia (17.05.2013 – 9.06.2013), al Bildmuseet, Umeå, Svezia (Superabundant Atmosphere, 2.06.2013 – 13.10.2013), e presso lo Schauwerk Sindelfingen, Germania (Sky Columns  15.06.2013 – primavera 2014).


Orari  
da martedì a domenica dalle 10 alle 18; chiuso il lunedì

Ingresso
Intero 10 euro, ridotto 8 euro. 
La visita alle esposizioni temporanee è compresa nel biglietto di ingresso alla Fondazione Querini Stampalia.