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lunedì 4 maggio 2015

Fondazione Prada – Fra Milano e Venezia


Quest’anno per la Fondazione Prada un grande momento che duplica il suo grande impegno nel mondo della cultura e dell’arte.

L’apertura della nuova sede a Milano da Sabato 9 Maggio 2015 e parallelamente la nuova mostra nella sede di Venezia nel palazzo settecentesco di Ca’ Corner della Regina.

Da maggio e nel corso dell’estate 2015 i due spazi saranno idealmente uniti da due mostre di arte antica a cura di Salvatore Settis.


La nuova sede di Milano, progettata dallo studio di architettura OMA, guidato da Rem Koolhaas, espande il repertorio delle tipologie spaziali in cui l’arte può essere esposta e condivisa con il pubblico. Caratterizzata da un’articolata configurazione architettonica che combina edifici preesistenti e tre nuove costruzioni, è il risultato della trasformazione di una distilleria risalente agli anni dieci del Novecento. Situato in Largo Isarco, nella zona sud di Milano, il complesso si sviluppa su una superficie totale di 19.000 m2, di cui 11.000 m2 saranno utilizzati per le attività espositive. L’edificio all’entrata del nuovo centro accoglierà il pubblico con due spazi nati da collaborazioni speciali: un’area didattica dedicata ai bambini e sviluppata con gli studenti dell’École nationale supérieure d'architecture de Versailles; e un bar ideato dal regista Wes Anderson che ricrea l’atmosfera dei tipici caffè di Milano.

La Fondazione Prada è stata creata nel 1993 come luogo di analisi del nostro presente attraverso la produzione di mostre d’arte contemporanea e di progetti di architettura, cinema e filosofia. Grazie all’apertura di una sede permanente, la Fondazione intende partecipare in modo ancora più incisivo alla contemporaneità, con l’idea che l’arte sia un efficace strumento di conoscenza. Senza praticare una semplice contaminazione tra discipline, la Fondazione potenzierà la propria vocazione multidisciplinare, evidenziando l’autonomia e le specificità di ogni linguaggio creativo. Una struttura aperta e flessibile – formata da curatori, scrittori, cineasti e pensatori, invitati a partecipare all’elaborazione e alla realizzazione dei nuovi progetti – guiderà questo sviluppo e permetterà di rinnovare continuamente la programmazione e attivare un processo intellettuale in continua evoluzione.

In occasione dell’apertura della nuova sede di Milano, la Fondazione Prada presenterà una pluralità di attività. Robert Gober e Thomas Demand realizzeranno installazioni site-specific in dialogo con le architetture industriali e con i nuovi spazi. Roman Polanski esplorerà le suggestioni cinematografiche che hanno ispirato i suoi film in un progetto che si tradurrà in un documentario inedito e in una rassegna cinematografica. Selezioni di opere dalla Collezione Prada saranno presentate in esposizioni tematiche. Le mostre “Serial Classic”, a Milano, e “Portable Classic”, a Venezia – curate da Salvatore Settis, in collaborazione con Anna Anguissola e Davide Gasparotto – completeranno il programma. I due progetti espositivi, il cui allestimento è ideato da OMA, analizzano rispettivamente i temi della serialità e della copia nell’arte classica e della riproduzione in piccola scala della statuaria greco-romana dal Rinascimento al Neoclassicismo.



La mostra “Serial Classic”, aperta a Milano dal 9 maggio al 24 agosto 2015 (anteprima: 4-8 maggio), è dedicata alla scultura classica ed esplora il rapporto ambivalente tra originalità e imitazione nella cultura romana e il suo insistere sulla diffusione di multipli come omaggi all’arte greca. All’idea di classico tendiamo ad associare quella di unicità, ma in nessun periodo dell’arte occidentale la creazione di copie da grandi capolavori del passato è stata importante quanto nella Roma della tarda Repubblica e dell’Impero. Il percorso espositivo riunisce più di 70 opere e si apre con un approfondimento sugli originali perduti e loro copie multiple, rappresentate da due serie particolarmente note come il Discobolo e la Venere Accovacciata. Altri due importanti nuclei sono dedicati ai temi dei materiali e del colore dei bronzi e dei marmi classici. L’Apollo di Kassel, ad esempio, è riproposto in due recenti calchi in gesso che riproducono la superficie bronzea dell’originale greco perduto e la coloritura delle copie romane in marmo. Un’altra sezione della mostra esplora le tecnologie e le modalità impiegate nella realizzazione delle copie, illustrando due momenti fondamentali come la creazione del calco in gesso e il trasferimento delle misure sul nuovo blocco di marmo. Sono inoltre esposte due note serie, la Penelope e le Cariatidi sul prototipo dell’Eretteo di Atene.



La mostra “Portable Classic”, presentata a Venezia dal 9 maggio al 13 settembre 2015 (anteprima 5-8 maggio), esplora origini e funzioni delle riproduzioni in miniatura di sculture classiche, presentando oltre 90 opere. Sia nell’antica Roma che nell’Europa moderna si forma un vero e proprio canone di sculture, considerate come la formulazione più alta di un determinato soggetto. Il loro prestigio è tale che il pubblico colto ne desidera almeno una riproduzione, anche di piccole dimensioni e in materiali diversi dall’originale. Un esempio di questa tendenza è il caso dell’Ercole Farnese, proposto in mostra con una serie di riproduzioni in scala dai 20 ai 150 cm in marmo, bronzo e terracotta. Alcuni capolavori in piccole dimensioni di epoca classica sono avvicinati a multipli di età rinascimentale, attraverso gli esempi dell’Ignudo della Paura e della Venere al bagno. Un’altra sezione della mostra è dedicata a importanti figure di collezionisti del Cinquecento. In alcuni dipinti di Lorenzo Lotto, Tintoretto e Bernardino Licinio, i soggetti sono ritratti tra sculture classiche e calchi in gesso provenienti dalle loro raccolte. Partendo dai casi emblematici del Torso del Belvedere e del Laocoonte, la mostra illustra come gli artisti rinascimentali abbiano utilizzato le copie in piccolo formato per elaborare ipotesi sulle parti mancanti degli originali classici.



Fondazione Prada

fondazioneprada.org


#fondazioneprada

domenica 30 giugno 2013

Quando l’attitudine diventa consumo - Alla Fondazione Prada a Venezia ripensando al fallimento dell’arte contemporanea.


Si guarda indietro perché si vuole capire il presente? o forse per trarre nuova linfa? 

Non penso a nessuna delle due possibilità, penso che si guarda al passato perché chi lo fa oramai è vecchio e non ha più interesse al futuro. 

Questo è il grande dilemma che la mostra alla Fondazione Prada pare esprimere. 

In un mondo nuovo e mutato chi ha superato i quarant’anni si sente oramai marginalizzato dalle nuove culture e si rifugia nella ritrita illusione dei giovanili mutamenti, poiché nei nuovi non può consapevolmente esserne parte. 

La mostra molto ben confezionata, svela questo doloso sentimento di disperazione.

Una riproposizione che vista ora mette in risalto un cambiamento estetico che evidenzia la dicotomia con la realtà che chi visse quei tempi ora non vuole più sviluppare, o forse non ha mai sviluppato. 


Cambiamenti idealizzati staticizzati nelle opere, che persa la bellezza del sentimento che le animava sono diventati inutili prodotti commerciali. 
Che fine hanno fatto le tante utopie? 

Gli artisti rivoluzionari hanno messo le pantofole, le opere sono diventati sterili mantra per abbindolare ignari giovani artisti alla filiera del consumismo. 



Gli stessi stilemmi che diventati riti si possono vedere nella mostra a Palazzo Contarini Polignac, vicino all’Accademia, per il Premio Future Generation. 

L’arte contemporanea con quella mostra fece il passo più lungo della gamba e l’attuale crisi/cambiamenti la mette in pieno risalto. 

Oggi gli artisti sono diventati ottimi impiegati di un sistema che li ha svuotati del ruolo “rivoluzionario” per renderli comprimarie figure. 

La celebre mostra del funzionario svizzero è stato l’atto di avvio di un nuovo modo per vincolare la libertà espressiva al servizio di un sistema economico che ha appiattito la diversità/qualità omologando al basso costo produttivo il vantaggio del capitale. 

domenica 9 giugno 2013

Privati pubblici - La ricca offerta d’arte delle fondazioni private veneziane



Dopo la Biennale è la volta del ricco panorama esterno, iniziamo dalle dinamiche realtà private. 





Infatti in questi ultimi anni la città di Venezia ha attratto alcune delle più note fondazioni d’arte private del mondo, facciamo una rapida carrellata fra le tante proposte, alcune assolutamente da non lasciarsi sfuggire. 



Iniziamo dalla Punta della Dogana, che maestosa si erge sulla laguna, con una discreta mostra. L’ingresso avviene con l’opera di Philippe Parreno "Marquee" memoria di un avvio che preannuncia multi-visioni. Fra le opere più stimolanti si ripresentano i lavori di Roni Horn, che mi piacciono tanto, una bella serie di opere di Mark Grotjahn e due enormi dipinti di Zeng Fanzhi. Particolarmente interessante il confronto fra il gruppo giapponese Mono-Ha e quello italiano dell’Arte Povera. 


Punta della Dogana, Zeng Fanzhi



La seconda sezione della vasta proposta della Collezione Pinault prosegue con Palazzo Grassi con l’intervento e le opere di Rudolf Stingel. E’ proprio, nel suo complesso, una grande iniziativa da non perdere, emozionante. 

Palazzo Grassi, intervento di Rudolf Stingel

Ora che la proposta si integra dell’intervento di recupero del Teatrino di Palazzo Grassi, a cura dell'architetto Tadao Ando, si aggiunge un nuovo tassello per render ancora più variegata la ricca proposta da questa dinamica fondazione francese. 



Interessante, anche se un poco aleatorio, il progetto alla Fondazione Prada sulla storica mostra di Harald Szeeman "When Attitudes Become From: Bern 1969/Venice 2013". 



Pare che questa nuova esposizione confermi l’eccesso di enfasi su un progetto che era sì innovativo, ma che ora risulta molto debole e lascia perplessi visto la deriva imborghesita di quasi tutti i “rivoluzionari” artisti di quell’epoca, per cui pare più un monito critico alla vacuità del fare artistico, il progetto in se comunque è molto ben curato. 
Fondazione Prada, Ca' Corner della Regina



Il Peggy Guggenheim propone due progetti, la collezione Schulhof, che integra al presente, la già vasta raccolta, con oltre ottanta pezzi fra gli anni sessanta e ottanta, e i papiers collés di Robert Motherhall, una mostra che mette in luce una ricerca artistica molto trasversale. 



Fondazione Peggy Guggenheim, collezione Schulhof



Semplice intelligente e bello quello dell’Espace culturale della Louis Vuitton, che da poco ha aperto nel centro di Venezia, dietro a piazza San Marco, con l’intervento di Tony Oursler che dialoga con l’opera "La morte di Otello" di Pompeo Marino Molmenti, opera in custodia a Ca' Pesaro, restaurata recentemente col supporto della maison stessa, un approccio fresco, rispettoso e intelligente, che mette in risalto uno stile unico.



Opera di Tony Oursler intervento esterno alla Maison Louis Vuitton di Venezia.

../. continua (da equilibriarte.net)



domenica 2 giugno 2013

A Venezia per la Biennale. Il mondo dell’arte ai nastri di partenza - inaugurazione delle mostre alla Fondazione Vedova, dedicata ai lavori di Roy Lichenstein ed Emilio Vedova



Oggi con l’inaugurazione delle mostre alla Fondazione Vedova, dedicata ai lavori scultorei di Roy Lichenstein, presso i Magazzini del Sale, e all’opera “ … i cosidetti carnevali” di Vedova, nella Fondazione stessa, prende avvio la ricca settimana di eventi inaugurali della stagione artistica estiva di Venezia, legati alla Biennale d’Arti Visive, la manifestazione più importante al mondo sull’arte contemporanea. 

Se le opere di Lichenstein paiono ancora molto attuali quelle di Vedova risultano piu' storiche, il dialogo risulta così distante, ma mette in discussione il senso dell'azione artistica nel tempo. 

La Biennale è il fulcro di una serie di momenti che vedono enti pubblici, come i Musei Veneziani, (oltre una decina tutti) con interessantissime proposte, cui si uniscono le diverse fondazioni private, fra le più prestigiose la Collezione Pinault, la fondazione Guggeheim e Prada

Ma sono tantissime altre le strutture che propongono molte articolate proposte, avviando esposizioni, eventi, manifestazioni, performance, incontri, conferenze, offrendo così una ricca kermesse di attività d’arte unica al mondo. 

Cercheremo nel nostro sito di seguirle alcune proponendovi immagini e informazioni. 

Da Equilibriarte.net 27/05/13

domenica 28 aprile 2013

Fondazione Prada “When Attitudes Become Form: Bern 1969/Venice 2013” Ca’ Corner della Regina, Venice

Fra gli eventi più interessanti e più glamour la mostra della Fondazione Prada a Ca' Corner della Regina.

  (English  below)

La Fondazione Prada presenta dal 1 giugno al 24 novembre 2013 a Ca’ Corner della Regina a Venezia la mostra “When Attitudes Become Form: Bern 1969/Venice 2013”, a cura di Germano Celant in dialogo con Thomas Demand e Rem Koolhaas. Il progetto ricostruisce, in un inedito e sorprendente rifacimento, “Live in Your Head. When Attitudes Become Form”, una mostra ideata e realizzata da Harald Szeemann alla Kunsthalle di Berna nel 1969 e passata alla storia per il radicale approccio del curatore alla pratica espositiva, concepita come medium linguistico.

Riproporre oggi in modo letterale una mostra del 1969, mantenendo le originarie relazioni e connessioni visuali e formali tra le opere, ha posto una serie di interrogativi sulla problematicità e sul significato stesso di un progetto che si è sviluppato attraverso una profonda discussione sotto diverse prospettive: artistica, architettonica e curatoriale.

Sottolineando ed evidenziando il passaggio tra passato e presente di cui è importante conservare la complessa identità, si è deciso di innestare la mostra – nella sua totalità di muri, pavimenti e relative installazioni e oggetti d’arte – nella storica struttura architettonica e negli ambienti di Ca’ Corner della Regina, arrivando a inserire in scala 1:1 le stanze moderne della Kunsthalle, delimitate da superfici parietali bianche, negli antichi saloni affrescati del palazzo veneziano.

Si tratta di fatto di un esercizio di doppia occupazione: così come la Kunsthalle fu occupata da una giovane generazione di artisti rivoluzionari nel 1969, con lo stesso spirito le sale riccamente decorate di Ca’ Corner della Regina sono a loro volta invase dalle stanze novecentesche della Kunsthalle. Il risultato è una sovrapposizione tanto letterale quanto radicale di spazi, che genera relazioni nuove e inaspettate tra le opere stesse e tra le opere e lo spazio.

L’intento di questa operazione è ridare vita al processo espositivo con cui “When Attitudes Become Form” venne realizzata, così da evitare la mediazione dei documenti fotografici e filmici, e poterlo esperire e analizzare “dal vero”, esattamente com’era, seppur trasportato dall’ieri all’oggi. Un progetto di ripensamento che implica la consapevolezza che il linguaggio allestitivo e le relazioni tra le opere messe in mostra da un curatore sono diventati parte fondante e fruibile della storia dell’arte moderna e contemporanea.

Sul piano del contenuto dei lavori d’arte e sulle reciproche connessioni “When Attitudes Become Form: Bern 1969/Venice 2013” riunirà - dopo un’approfondita ricerca, compiuta a stretto contatto con gli artisti, i loro eredi e le loro fondazioni, e in collaborazione con Glenn Phillips, curatore del Getty Research Institute di Los Angeles (GRI) che ospita l’archivio e la biblioteca di Harald Szeemann - le opere originali e presenti a Berna, quelle ritrovate e provenienti da importanti collezioni private e musei internazionali, nonché interventi site-specific, “re-enacted”direttamente o in collaborazione con gli artisti oltre a una selezione di fotografie, video, libri, lettere, oggetti effimeri e altri materiali originali relativi alla mostra del 1969 e al suo fondamentale contesto. La mostra includerà anche materiali inediti provenienti dall’archivio di Szeemann e messi gentilmente a disposizione dal Getty Research Institute che sta realizzando la catalogazione di questa vasta collezione.


Lo scopo è di riproporre, con la stessa intensità ed energia, le ricerche post-pop e post-minimaliste che andavano dalla Process Art alla Conceptual Art, dall’Arte Povera alla Land Art, sviluppatesi a livello internazionale alla metà degli anni Sessanta, evidenziando al tempo stesso il contributo di Szeemann, capace di pensiero oltre i limiti delle etichette critiche e dei vincoli teorici del suo tempo. In particolare la messa in luce di un procedere fluido e mutevole dell’arte, destinato a esplorare gli orizzonti fisici e concettuali del linguaggio visuale, materiale ed immateriale, posti in un territorio multiforme e in continuo mutamento, al di là della dimensione compiuta e immutabile dell’oggetto artistico. La mostra, caratterizzata da un nuovo approccio dove tutto era lasciato al processo liberatorio del fare, senza limiti, difese, piedistalli e costrizioni perimetrali, divenne un campo d’incontro dialettico tra artista e curatore, tra eventi e architettura: un luogo dove le opere realizzate s’intrecciavano tra loro, come in una sorta di trama organica in continua evoluzione.

Tra gli artisti presentati alla mostra figuravano, per citarne alcuni, Carl Andre, Giovanni Anselmo, Richard Artschwager, Joseph Beuys, Alighiero Boetti, Hanne Darboven, Walter De Maria, Jan Dibbets, Michael Heizer, Eva Hesse, Jannis Kounellis, Sol LeWitt, Richard Long, Mario Merz, Robert Morris, Bruce Nauman, Claes Oldenburg, Robert Ryman, Sarkis, Richard Serra, Keith Sonnier, Lawrence Weiner e Gilberto Zorio.

In occasione di “When Attitudes Become Form: Bern 1969/Venice 2013” sarà pubblicato un volume scientifico che comprenderà l’antologia completa delle immagini, moltissime delle quali inedite, scattate dai fotografi presenti a Berna oltre al contributo di storici, teorici, curatori e critici di fama internazionale (Pierre Bal Blanc, Claire Bishop, Benjamin Buchloh, Charles Esche, Boris Groys, Jens Hoffmann, Chus Martínez, Glenn Phillips, Christian Rattemeyer, Dieter Roelstrate, Anne Rorimer, Terry Smith, Mary Anne Staniszewski, Francesco Stocchi, Jan Verwoert) con l’intenzione di offrire uno strumento editoriale completo e multiforme tanto sui temi della ricostruzione e del “re-enacting” di oggetti, ambienti e mostre, quanto sulla pratica legata alla creatività, alla logica e al fare del curatore.


English 

The Fondazione Prada will present between 1 June and 24 November 2013 at Ca’ Corner della Regina in Venice an exhibition entitled “When Attitudes Become Form: Bern 1969/Venice 2013” curated by Germano Celant in dialogue with Thomas Demand and Rem Koolhaas. In a surprising and novel remaking, the project reconstructs “Live in Your Head. When Attitudes Become Form”, an exhibition conceived and organised by Harald Szeemann at the Bern Kunsthalle in 1969, which went down in history for the curator’s radical approach to exhibition practice, conceived as a linguistic medium.

To present, today, an exhibition from 1969 just as it was, maintaining its original visual and formal relations and links between the works, has posed a series of questions on the complexity and very meaning of the project, which has developed through a profound debate from various perspectives: the artistic, the architectural and the curatorial. Though underlining and highlighting the transition from the past to the present, the complex identity of which it is important to conserve, it has been decided to graft the exhibition in its totality – walls, floors, installations and art objects, including their relative positions – onto the historical architectural and environmental structure of Ca’ Corner della Regina, thereby inserting – on a full-size scale – the modern rooms of the Kunsthalle, delimited by white wall surfaces, into the ancient frescoed and decorated halls of the Venetian palazzo.


It is, in fact, an exercise in “double occupancy”: in the same way that the spaces of the Kunsthalle were occupied by a generation of young revolutionary artists in 1969, taking the same approach, the richly decorated spaces of Ca’ Corner della Regina are in turn being invaded by the Kunsthalle’s twentieth-century rooms. The result is a literal and radical superposition of spaces that produces new and unexpected relationships: between the artworks themselves and between the artworks and the space they occupy.

The intention is to breathe new life into the exhibition process with which “When Attitudes Become Form” was staged, so as to avoid the necessity for photographs and films of the past event, and to be able to experience and analyse it literally, just as it was, even though it has been transported from the past to the present. The project has entailed the understanding that the language with which an exhibition is mounted and the relations between the works set out by its curator have become a founding element of the history of modern and contemporary art.

With regard to the content of the artworks and their reciprocal connections, following an in-depth research, conducted in close contact with the artists, their heirs and their foundations, and working with Glenn Phillips, curator at the Getty Research Institute in Los Angeles (GRI), which houses the Harald Szeemann Archive and Library, “When Attitudes Become Form: Bern 1969/Venice 2013” will bring together the original works presented in Bern. These have been loaned by important private collections and international museums, and have required site-specific interventions recreated directly or in association with the artists, plus a selection of photographs, videos, books, letters, ephemeral objects and other original materials relating to the 1969 show and its context. The exhibition will also include unpublished materials from the Szeemann archive generously loaned by the GRI, which is still working to catalog this vast collection.

The purpose is to revisit, with the same intensity and energy, the Post-Pop and Post-Minimalist Art research of the time, ranging from Process Art to Conceptual Art, Arte Povera and Land Art, that was developed internationally during the mid-1960s, but also to point up the contribution made by Harald Szeemann, a curator capable of thinking beyond the limitations fixed by critics’ labels and the theoretic associations of his time. In particular, the focus has been on the fluid and mutable development of art, with the purpose of exploring the physical and conceptual horizons of material and immaterial visual language, set in a multiform and continuously changing territory that transcends the immutable nature of the art object. Characterised by a new approach where everything was left to the liberating process of doing, where the viewer was not impeded by boundaries, protection systems, pedestals or perimeters, the exhibition became a dialectical field of encounter between the individual artists and the curator, between the event and the architecture: a place where the works formed links with each other, in a kind of continuously evolving organic weave.

Among the artists presented at the original exhibition were, to mention just a few, Carl Andre, Giovanni Anselmo, Richard Artschwager, Joseph Beuys, Alighiero Boetti, Hanne Darboven, Walter De Maria, Jan Dibbets, Michael Heizer, Eva Hesse, Jannis Kounellis, Sol LeWitt, Richard Long, Mario Merz, Robert Morris, Bruce Nauman, Claes Oldenburg, Robert Ryman, Sarkis, Richard Serra, Keith Sonnier, Lawrence Weiner and Gilberto Zorio. 

A scientific volume will be published to coincide with “When Attitudes Become Form: Bern 1969/Venice 2013”, which will include the complete collection of photographs, many previously unpublished, taken by photographers during the exhibition in Bern, together with contributions by internationally recognised historians, theoreticians, curators and critics (Pierre Bal Blanc, Claire Bishop, Benjamin Buchloh, Charles Esche, Boris Groys, Jens Hoffmann, Chus Martínez, Glenn Phillips, Christian Rattemeyer, Dieter Roelstrate, Anne Rorimer, Terry Smith, Mary Anne Staniszewski, Francesco Stocchi, Jan Verwoert). The aim is to offer a complete and multiform publication as much on the themes of the reconstruction and “re-enactment” of objects, settings and exhibitions, as on the creative practice, thinking and decisions of the curator.

mercoledì 3 aprile 2013

Fondazione Prada, replay di When Attitudes Become Form



Per la prossima mostra della Fondazione Prada sarà riproposto un inedito e sorprendente rifacimento, “Live in Your Head. When Attitudes Become Form”, una mostra ideata e realizzata da Harald Szeemann alla Kunsthalle di Berna nel 1969 e passata alla storia per il radicale approccio del curatore alla pratica espositiva, concepita come medium linguistico. 

In parallelo alla nuova edizione della Biennale di Arti Visive si è deciso di innestare la mostra – nella sua totalità di muri, pavimenti e relative installazioni e oggetti d’arte – nella storica struttura architettonica e negli ambienti di Ca’ Corner della Regina, arrivando a inserire in scala 1:1 le stanze moderne della Kunsthalle, delimitate da superfici parietali bianche, negli antichi saloni affrescati del palazzo veneziano.

venerdì 1 aprile 2011

Connubio Prada Venezia




La Fondazione Prada dopo aver usato per diverse occasioni gli spazi della stupenda Fondazione Cini sull’isola di San Giorgio Maggiore a Venezia, da quest’anno apre, nei giorni della prossima Biennale di Arte, un nuovo operato presso la Ca’ Corner della Regina, vicino a Cà Pesaro, che sarà gestito in accordo con la Fondazione Musei Civici di Venezia.

In questo suggestivo spazio barocco ideato da Domenico Rossi per i Comer di San Cassiano, saranno realizzati eventi culturali di portata internazionale sia in ambito contemporaneo sia storico.